Accettazione Incondizionata: 10: I Livelli Superiori di Accettazione

 

5) Rintracciare le conseguenze positive di tutto questo: che cosa ci piace di noi? Ecco, viene indubitabilmente da lì.

“E alcuni pregi di questa ragazza di 30 anni?”- chiedo a Rosalina, parlando di lei. Lei risponde, sorridendo: “La ragazza di 30 anni? E’ orgogliosa di sé, di come tiene testa ai problemi, di quanto è… ehm, generosa, di come sa abdicare a sé e ai propri bisogni per dedicarsi agli altri… e soprattutto, di come sa non mollare mai… Beh, almeno questo…!”.

Non è male sapere di eccellerre nel dedicarsi agli altri… proprio come risorsa preziosa derivata da tutte le nostre sofferenze.

Ci fa sentire che noi “quello sappiamo fare”, e -se l’accettiamo- ci piace! E tanto.

Ci fa letteralmente ri-scegliere la nostra vita.

 

6) Ecco, lei si trova in questo periodo nella nuova fase, questa sì benedetta, di sentire meno ingiustizie e meno assedio:

  • “Sento che ne attiro di meno, me ne lamento infinitamente di meno”.

“E come ti senti?”.

  • “Preferirei non dirlo, ma sì: da Dio.
  • Perché so che cosa sto facendo e da dove deriva tutto questo.

Quindi non è passeggero?

  • (Ride): Non ci posso credere…”.

 

 

7) Segue un’altra fase ancora: “noto come io vado a procurarmele. E Come ci sto in queste ingiustizie e assedi. Mi vedo letteralmente da fuori mentre:

  • le compiono su di me
  • e come io le esercito su di me
  • e come me le vado a cercare…
  • e non riesco a fermarmi, come in un film a rallentatore”.

 

 

8)Fino a che, finalmente, interrompo il processo.

 

  • Chiedo, osservo, mi esprimo, laddove un tempo accettavo l’ingiustizia e mi ci crogiolavo dentro,

 

  • e facendo montare rabbia, delusione, dolore, ora blocco letteralmente l’ingiustizia e lo faccio senza conflitti, bensì semplicemente fermandola sul nascere, osservando:

“Scusate, care colleghe, sono già due giorni che non faccio pausa, perché non ci alterniamo? Che dite?

E loro mi hanno risposto ok, e mi hanno chiesto scusa! Impensabile, soltanto un mese fa. Semplicemente.

Mentre un tempo, in innumerevoli occasioni…

  • avrei risposto con astio
  • provocando conflitti
  • ed esasperando proprio delle ingiustizie
  • con escalation distruttive in tutte le relazioni”.

 

9) Segue uno stadio in cui mi riconosco Responsabile rispetto alle mie “paturnie”, blocchi, difficoltà e me ne prendo carico

(“Mi dichiaro ufficialmente -dice Rosalina- Manager delle Mie Paturnie”).

Ciò inizia a valere anche rispetto agli altri. Divento riconosciuto/a:

le mie capacità e i miei difetti sono accettati da me e quindi dagli altri, e non sono più il leader solo alternativo e solo in alcune occasioni:

  • “Le ingiustizie che qualcuno cerca di compiere nei miei confronti, mi fanno sorridere, mi fanno tenerezza;
  • non mi scatta più la rabbia, la frustrazione, la reazione;
  • bensì le gestisco, non m’infastidisce più niente.
  • Ciò ovviamente a diversi stadi successivi.
  • E comunque gestisco tutto, indirizzo, attenuo, insomma padroneggio (anzi, spatroneccio! Scusa ma mi viene da ridere!) il processo”.

 

 

10) E accade infine un fenomeno importante: che le esperienze ritornano a girare: diventano evolute, consapevoli, di reale progressione, laddove erano solo ripetitive.

  • Arriva una proposta di ruolo di coordinamento sul lavoro
  • oppure una decisione spontanea di sentirsela a fare un figlio o un altro figlio
  • di cambiare lavoro o città
  • di separarsi o di innamorarsi ancora.
  • E’ la fase della grande rivoluzione che si compie dopo tanti cambiamenti.

 

E un gigantesco sospiro di sollievo alleggerisce la nostra vita.

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

 

Riepilogo. I Livelli di accettazione:

  1. Direttissima per l’Accettazione: entrare finalmente nel dolore della Ferita che la nostra struttura caratteriale ha bloccato, fuggito, negato, contrastato.
  2. Attenuazione della Disperazione e Trasformazione nelle sue conseguenze naturali: tristezza e malinconia.
  3. Gli altri ci fanno da specchio, entrando diversamente in relazione con noi e ci danno segnali di questa accettazione.
  4. Prendere le distanze: Più portiamo fuori ciò che abbiamo dentro, più possiamo vederlo, più possiamo finalmente congedarci, prendere le distanze da questo modo di essere.
  5. Rintracciare le conseguenze positive di tutto questo: che cosa ci piace di noi? Ecco, viene indubitabilmente da lì.
  6. Sentire meno ingiustizie e meno assedio: Mi rendo conto che ne attiro di meno, me ne lamento infinitamente di meno.
  7. Noto come io vado a procurarmele e come ci sto in queste ingiustizie e assedi.
  8. Interrompo il processo. Chiedo, osservo, mi esprimo, laddove un tempo accettavo “l’ingiustizia” (o a seconda: l’indegnità, l’incapacità di farcela, ecc.) e mi ci crogiolavo dentro.
  9. Mi riconosco Responsabile rispetto alle mie “paturnie”, blocchi, difficoltà, me ne prendo carico.
  10. Le esperienze ritornano finalmente a girare: diventano evolute, consapevoli, di reale progressione, laddove erano solo ripetitive.

 

Vai a: Accettazione Incondizionata: 9. La Metafora del Vento

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

 

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30

5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

 

Accettazione Incondizionata: 7. Il Caso di Jenny

 

Così iniziò a fare anche Jenny: dopo aver visto l’effetto positivo sul marito, non poteva più tirarsi indietro.

Allora si sottopose anche lei –con un’ansia palpabile- a questo tipo di analisi comune, di fronte a me e al coniuge:

  • quante reali possibilità statistiche ci sono che la figlia venga “presa sotto” da una macchina, andando o rientrando da scuola?.
  • – Beh, non so; poche, ma esistono…
  • C’è il presidio nell’attraversamento pedonale?
  • – Sì.
  • Quante volte rientra a casa accompagnata da lei o dal marito o da una mamma di altri bambini?
  • – Sempre.
  • Sempre?
  • – Sì.
  • Allora, perché le-preoccupazioni-non-possono-essere-mai-inferiori-ad-un’angoscia-diffusa-tutto-il-giorno-tutti-i-giorni?
  • Da quanto esiste quest’angoscia onnicomprensiva?
  • – La risposta nello sguardo voleva dire: da sempre.

Bisognava quindi accettarla. Sentire che non sarebbe mai passata perché era connaturata in sé da bambina. Era una reazione all’atmosfera respirata da piccola nelle pareti di casa, nei “non detti” delle nostre famiglie.

Altrimenti, se NON l’accettiamo e invece la contrastiamo per una vita, come facciamo tutti, ogni azione compiuta per arginare quest’angoscia, ci stanca enormemente perché in realtà ogni minimo sforzo la riconosce e quindi rinforza, rinfocola, nutre e sviluppa, e ci lascia ogni volta con la sensazione che non finisca mai. Come una droga, che ci chiede sempre di più, come in effetti è.

Anche lei a quel punto si sciolse così in lacrime, piena di paura di accettare quell’angoscia e colma di desiderio che così, incredibilmente, potesse finalmente diminuire.

Iniziammo così a scandagliare tutte le sue immagini estremamene negative e al termine di una sola seduta era come se si fosse sollevata da decenni di macigni sulle spalle. Sì alzò barcollando, senza più pesi e sovra-struttura posturale, mentale, emotiva.

“Accettare che non passerà mai per farla passare? E’ questo il paradosso di cui parlavi?” -mi chiese.

“Esatto” -risposi. Ed entrambi i coniugi sorrisero da dentro, feriti e veri.

Marc e Jenny andarono via così, acciaccati e consapevoli, teneri e palpitanti, imperfetti e abbracciati, per la prima volta auto-diretti e non dalle proprie istanze da nascondere, fuggire, arginare.

 

Prosegui la lettura: 8. Non Farcela Più a Stento

 

Riepilogo:

 

 

Leggerezza Profonda: 18. Il Diritto alla Progressione

Misuro solo le ore serene.

Ora sei praticamente a buon punto della ristrutturazione dell’appartamento che abiti dentro di te.

Sostanzialmente, ora devi solo scoprire:

5. Il Diritto alla Progressione
6. Collegarsi al sé e respirare su tempi lunghi
7. Cercare il proprio scopo primario
8. Inserire il corpo.

(I punti precedenti sono nell’articolo correlato: Pronto Soccorso Bioenergetico)

 

E tutta la tua esistenza subirà mutamenti impercettibili ed epocali allo stesso tempo.

Prendi 8 fogli, ognuno con il proprio titolo di quelli qui riportati, appendili da qualche parte, e inizia a segnare ciò che fai o puoi fare materialmente su ciascuno di essi.

In capo a qualche stagione non riconoscerai più la tua immagine. In senso buono.

Ma fallo con decisione e incisività e mantieni la costanza nel tempo.

Ti attaccherai a queste nuove basi della tua vita come un naufrago ad una spiaggia preziosa, oppure semplicemente come una serie di utili spunti.

Ma tutto sta nello stare meglio. Molto meglio. Sempre meglio.

 

5. Il Diritto alla Progressione
Ritornare Avanti è rivedere l’atteggiamento. E l’atteggiamento è tutto.

Lo sblocco, l’evoluzione, la legge della progressione sono lì da sempre a regolare la nostra vita. Ed è solo questione di atteggiamento. Ma qualcuno ce lo ha mai detto?

Siamo lì a chiederci per anni perché ci sentiamo bloccati quando invece lo possiamo sapere solo se prima ci sblocchiamo e poi vedremo con maggior chiarezza su che cosa ci stavamo impantanando.

Per vedere come sbloccarti e percepire di nuovo la progressione nella tua vita, trovi qui meccanismi ed esercizi.

 

La novità per te è che incontri il diritto alla progressione, il quale diritto negato è alla base di tutte le questioni caratteriali.

E’ il diritto dei diritti. Di ciascun diritto appunto sentito come impossibile nella nostra infanzia. Ci dice che qualsiasi sia la nostra ferita, ingiustizia, tradimento, abbandono, abbiamo comunque -per principio!- accesso a progredire, fino alla piena espressione di noi stessi.

Ci fa dire:

Ho capito:
la progressione è un meccanismo utile da sempre e per sempre.
E basta seguirne i dettami per riprendersi -ab initio-
tutta una serie di possibilità che prima neanche vedevo.

E così, ad esempio, mi viene in mente una moltitudine di persone che solo grazie a questo assunto di base ha ripreso la motivazione e la speranza che qualcosa di molto concreto e utile poteva essere fatto per star meglio. In prima persona.

  • Frasi tipo: “ma davvero posso dire no al mio capo?”
  • Oppure: “non avrei mai pensato che potessi mettere in discussione il mio rapporto. E soprattutto, essere ascoltata”.
  • “Mai avrei creduto che i miei problemi di denaro potessero essere rivisti, affrontati e già in parte risolti solo vedendoli diversamente”.

 

Insomma, se ci sentiamo in un pantano: cosa ci restiamo a fare per tempi infiniti, vere e proprie ere geologiche, senza tentare più niente per noi? Quando le dimostrazioni sono ovunque?

Se intravvediamo una possibile progressione e la reclamiamo, ci renderemo conto che nessuno, ma proprio nessuno, avrà mai niente da dire, come invece abbiamo sempre temuto.

 

6. Collegarsi al Sé e Respirare su Tempi Lunghi
Quello che ti sei sempre rappresentato come “te stesso”, non è lui. Non è solo quello, non è vero.

E questa limitazione del tuo percepirti è la mandante di quasi tutte le difficoltà a cui sei andato incontro. Non male come rivelazione, no?

E come dovrei rappresentarmi?
Devi solo allargare la tua percezione, ragionare e decidere in modo diverso, esplorare e quindi conoscere le diverse parti di te e non credere, come fa la maggioranza -che stranamente coincide con coloro che non stanno poi così bene- che il nostro io-orgoglio-volontà-determinazione-razionalità e senso del dovere, esauriscano la complessità che siamo stati chiamati a rappresentare su questa terra.

Sull’orgoglio miliardi di euro vengono sprecati costantemente in mutui, truffe, sperperi, futilità e tiepide ammissioni di inadeguatezza delle nostre scelte.

Senza conoscerci non andiamo da nessuna parte.

Ma qui discutiamo sulla questione strutturale:

  • sappiamo che ognuno di noi ha un vero sé?
  • E come è strutturato?
  • E a cosa occorre fare attenzione per trovarne le traccie?

 

Il punto è dirimente. Divide:

  • le persone che stanno bene
  • da quelle che cercano il benessere senza raggiungerlo mai.

Chi sta bene, ha finalmente allargato la consapevolezza al proprio sé e decide diversamente, si ascolta seguendo temi differenti, considera esigenze più piene, profonde e articolate.

Ed è una scelta adulta, consapevole, matura, frutto di una ricerca, mai improvvisata.

Perciò… se tanto mi dà tanto, se vuoi star meglio, è arrivato il momento di conoscere di più come siamo fatti tutti, che cosa considerare e che cosa no, e come sei fatto tu nello specifico.

E scusa se è poco. No?

 

7. Cercare il Proprio Scopo Primario
Ho scritto talmente tanto dello scopo primario e vedo e credo nei miracoli che può far compiere che più volte sono stato tentato di dedicarci la mia intera esistenza. Alla divulgazione del concetto.

Quindi signore e signori, benvenuti alla scoperta del motivo per cui siete su questa terra.

Lo conoscete? Se sì, siete tra i fortunatissimi che ci sono incappati per caso, come me.

La mia esperienza tuttavia mi dice che perlopiù non sapete nemmeno di che cosa io stia parlando.

E non sapete neppure come esserne consapevoli, e come può radicalmente cambiarci la vita. Anzi, senza scopo primario nulla è possibile di organizzato e duraturo su questa terra.

Il principio è così semplice: ognuno di noi, in ciascun momento, ha uno scopo primario che lo anima. Ora, se ne siamo consapevoli, possiamo SMETTERE i nostri scopi caratteriali, nevrotici, quali:

  • farcela ogni volta con enorme fatica
  • farsi trovare sempre pronti
  • essere sempre fieri solo del proprio sacrificio
  • sopravvivere alla paura
  • adempiere sempre a tutto
  • essere perfetti senza alcuna deroga
  • farsi vedere, essere comunque al centro dell’attenzione
  • Ecc. Ecc. Ecc.

 

E dedicarci ad altri appunto degni del nostro stare su questa terra:

  • aiutare gli altri a star meglio
  • esprimere la bellezza della propria arte
  • avvicinare le persone alla propria interiorità
  • portare leggerezza in questa vita
  • offrire significato
  • realizzare qualcosa che renda il mondo migliore
  • far star bene il prossimo, i propri clienti, chiunque
  • evolversi in ogni occasione
  • crescere interiormente, sempre e comunque
  • conoscere e conoscersi
  • esprimere la propria interiorità
  • Ecc. Ecc. Ecc.

Cosa cambia scoprendo che esiste il proprio scopo primario e che possiamo ri-sceglierlo consapevolmente?

Muta completamente il quadro di riferimento. Innanzitutto, uno degli esercizi che troverete è di pensare ad una persona che sta bene e che ammirate per questo: fatto? (Fatelo!). Ecco, questa persona ha degli scopi degni di questo mondo. Sempre, in ogni caso. Non è così?

E se invece pensate ad un periodo in cui stavate bene voi stessi, immancabilmente era perchè gli scopi erano chiari ed eravate molto “dentro” di essi. Magari non erano così profondi e maturi, ma erano lampanti e molto coinvolgenti.

Se non sto bene
è soltanto perché
non ho qualcosa
che sia come un faro nella mia vita.

Anzi, se non ho qualcosa di bello, mi creo qualcosa di brutto.

E’ una vera e propria legge della vita.

Ne abbiamo necessità più di respirare. Perché è l’unica cosa che ci cambi il respiro e renda tutto intenso come abbiamo sempre voluto.
Se ci pensate, è come sapere che -se abitiamo case, lavori e pensieri sempre di un certo tipo- resteremo confinati solo in certi stati d’animo e di denaro.

Se invece cambiamo stanza dentro di noi e frequentiamo interi quartieri più ariosi, reali, concreti ed evoluti, facciamo un passo così importante che immediatamente, anche fuori, iniziamo a vedere e sentire tutto trasformato.

Ed è bastato solo un salto evolutivo fondato sulla conoscenza e l’interrogazione di sé.

Non è stato necessario comprare un attico vista mare, prima. Come non è mai necessario effettuare un cambio frenetico di qualsiasi idea, attività, frequentazione, senza sapere che cosa si fa realmente.

Lo Scopo Primario risponde alla domanda delle domande:

Vuoi cambiare la tua vita? Perché? A quale scopo? In quale direzione? E vuoi farlo per un’impostazione più stabile e duratura alla tua esistenza?
Allora, puoi solo scoprire che cosa sei qui a fare che ti realizzi più di ogni altra cosa.

 

8. Mettere al Centro il Corpo
Sul corpo mi verrebbe quasi da dire: non ti è ancora chiaro che se stai male e quando stai male, stai male nel corpo? Davvero?

E non hai mai seriamente osservato che:

chi è stressato o vive male ha sempre questioni corporee irrisolte?
Da cattive abitudini a sintomi psicosomatici?
Ma anche solo per lo stile di vita?
E se non sai scegliere, è solo perché non sai sentire il corpo e le emozioni?

Quante volte abbiamo notato -sempre e solo negli altri!- che mai avrebbero potuto star meglio se non avessere riconsiderato sane abitudini corporee?

Ma qui diciamo di più ancora:

il modo di sentire e di usare il proprio corpo determina ogni cosa.

Per cui ci sono due modi.

  • Inserire di più il corpo nella nostra vita.
  • Oppure, molto meglio, ricominciare a vivere attraverso di esso: rimettendo il corpo al centro della nostra esistenza.

E di colpo tutto cambia.
Ma davvero e profondamente.

Vale a dire che ogni passo qui illustrato fino ad ora può essere senz’altro utilissimo,
ma senza riconsiderare il corpo e le emozioni ad esso connesse,
l’effetto sarà comunque relativo.

Accade nella nostra vita che il corpo sarà sempre lì a farsi sentire.

E noi possiamo scegliere:

continuare ad ignorarlo, cosicché ci dia malaugurati segnali sempre più importanti,
oppure coltivarlo, ascoltarlo, sentire che conta prima di tutto il mondo delle emozioni
che il nostro sé corporeo ci invia e poi tutto il resto,
che viene automaticamente “ordinato” da una sola scelta,
il corpo, appunto.

Una volta Edgar Davids, campione olandese indimenticato, disse che mai avrebbe potuto ingerire sostanze dopanti, perché:

“il mio corpo è il tempio della mia anima”.

In definitiva…

…se ri-scegli il corpo davvero -come del resto ha scoperto chiunque si dedichi alla Bioenergetica-

…e ri-vivi sane abitudini, quotidiane, e ti basi sempre e soltanto su cosa provi in profondità,

…realizzi che hai deciso di basarti su un principio…

…da cui tutto parte e a cui tutto torna,

…come un sistema circolare, dove ogni cosa quadra di più.

 

 

Bene. Una volta alla fine, qual è la tua obiezione Signor Cliente?

Ti ho dato troppi spunti concreti? Non è così?

Quali altri difetti vedi in queste note che ti impongono di rimandare, criticare, distinguere? O ad esclamare che comunque “non fanno per te” questi piccoli baluardi del benessere?

La verità è che se hai letto fino a questo punto, ora è chiaro che è difficile prendere altre scuse. Tutto qui.

Ovviamente fai come vuoi.
Ma non pensare che quando deciderai, te la sentirai di più e sarà tutto più facile: è una balla gigantesca.

Io ti dico solo come e quanto questi principi ti possano guidare e sostenere nello stare decisamente meglio in questa miseranda vita.

E il bello di tutta la faccenda è che sono semplici, naturali, li conosci già e li pratichi da sempre, ma random e male e senza sapere ciò che fai.

E quindi li puoi approfondire da solo.

E questa stagione che stai vivendo, che fino ad un minuto fa non ti piaceva per niente… e ti repelleva urticandoti…

…oggi può assumere un piacere decisamente inaspettato.

 

Mantieni lo schema di questi punti, segui la sequenza qui descritta come un libretto di istruzioni, ripetila da capo quando ne hai bisogno e fallo tutte le volte che vuoi.

È stata concepita proprio sapendo benissimo che ne abbiamo bisogno più dell’aria, soprattutto in certi periodi.

E torna e crederci, perché abbiamo un solo bisogno, in definitiva: crederci.

E se sei tornato a crederci, aiutami a divulgare queste áncore, condividendo questi scritti.

Grazie infinite, prima di tutto a nome tuo.

Torna a Leggerezza Profonda: Pronto Soccorso Bioenergetico

1. Dare luce
2. Mai più contro
3. Accettare Incondizionatamente
4. Protezione e Sostegno dell’Adulto
5. Il Diritto alla Progressione
6. Collegarsi al Sé e Respirare su Tempi Lunghi
7. Cercare il Proprio Scopo Primario
8. Mettere al Centro il Corpo

 

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Riepilogo:

 

Leggerezza Profonda: 19. I Picchi si Toccano

Spesso mi chiedono: come mai ai momenti migliori si susseguono crisi improvvise e passi indietro inaspettati?

Eppure mi ha sempre stupito questa domanda, tanto è evidente il concetto.

Perché i picchi si toccano.

E questo è solo il primo aspetto del tema dei picchi d’intensità. Poi vedremo cosa c’è dietro le sensazioni di ascesa e ricaduta.

Ma per cominciare, giova vedere il meccanismo per quello che è:

le emozioni forti si richiamano l’una all’altra.

E se io ho vissuto “ritirato” per molto tempo, oppure a resistere o in apnea, o sotto uno stress incredibile…

…una volta che sto finalmente benino -e poi bene! -e infine benissimo…!

…devo comunque aspettarmi una botta di ritorno, una coazione a ripetere freudiana, un ritorno di fiamma delle mie paure o fissazioni.

Allora ben vengano, questo è l’atteggiamento giusto.

Non è altro che un ricordo-una connessione naturale-una corrispondenza normale, non è una ricaduta.

Mentre invece miliardi di persone si scoraggiano dopo i primi tentativi e si sentono condannate all’infelicità.

Bisogna solo saperlo, attraversare la botta, e non agire e non decidere nulla quando ci capita.

In questo senso, infatti, anche la ricaduta è un dono.

Poiché non può non esserci.

Come possiamo averlo mai pensato? Che un dono come quello di questa nostra vita, possa esserci risparmiato per sempre?

In tale accezione non abbiamo bisogno di nirvana, anzi.

È normale che io risenta ogni paura o fissazione o resistenza proprio quando la rompo di più, la supero o la integro maggiormente, poiché è un meccanismo omeostatico.

Esattamente come il diaframma bloccato, quando lo sottoponiamo ad esercizi potenti:

ha uno spasmo di rilassamento e poi di ritorno al blocco precedente. Fino a che, dai e dai… resta più rilassato ed elastico.

La natura non contempla il vuoto. E allora viene riempito immediatamente da energia. E se finalmente, a volte dopo anni, sento le emozioni pulsare fortissime, ciò richiama necessariamente le paure che hanno impedito che ciò accadesse. Come potrebbe essere altrimenti?

Va da sé che la nostra vita sia un’onda, più o meno estesa e profonda. E se accettiamo tutto…

…non cercheremo più momenti solo in sella all’onda, da cavalcare superficialmente…

…ma ci lasceremo andare volentieri alla forza della corrente…

…lasciando che ci rivolti come vuole.

E l’unica cosa da fare è godersi questo sconvolgimento fino a che risaliremo di nuovo.

 

Come vedete, cambia l’attenzione, il desiderio, l’accento e la valorizzazione di ciò che ci succede.

Je t’aime. Non temere -rispondeva Lino Banfi, in una vecchia battuta degli anni ’80. Eppure è proprio così. Se ami, temerai molto, prima o poi, con tutta la valanga che ne consegue.

Il caso del campione di sci italiano che usciva alla seconda manche solo quando era in vantaggio alla prima, è emblematico. Ed ha risolto il problema soltanto quando ha accettato il paradosso: non lo cambierò mai, va bene così, il motivo risiede nelle mie paure profonde di farcela, ci convivo per ciò che posso e cerco di comprenderle.
Ed è così che è diventato campione del mondo. Imperfetto e umanissimo e per questo finalmente Campione del Mondo.

In sostanza, posso decidere che non mi rovino mai più i momenti belli aspettandomi il peggio.

Ma perché ne scrivi? Perché tiri fuori l’argomento? Vuoi dire che le persone che si rovinano la vita sono tante?

Mi prendete in giro?

Sono miliardi.

 

Non facciamo altro. Non esiste altro.

Io ne scrivo perché la mia famiglia era la Fiera Campionaria del Rovinarsi la Vita.

Ci potevi trovare il padiglione del “Copriti. E se Piove!?”, ma anche il “Non mi far stare Preoccupata, per Cortesia!”. Fino al famigerato reparto: “Oddio, e adesso? Cosa succederà che non abbiamo Previsto?!”. Per citare ovviamente quelle più leggere.

Noi continueremo a chiederci e a “vedere” sempre le stesse cose e smetteremo non quando staremo meglio, anzi, quello sarà il momento in cui scateneremo di più le paure opposte.

Smetteremo allorché, avendo accettato tutto ma proprio tutto di noi stessi…

…allora non agiremo più le nostre ansie paturniose…

…bensì ascolteremo quel che continua a prodursi…

…senza fare più niente, sdrammatizzando e prendendoci parecchio in giro.

Io a volte guardo ancora l’addetto ai controlli dei furti con la paura assurda che mi accusi di aver rubato qualcosa, ma non esco dal negozio a mani alzate.

 

Perché il bello del principio dei picchi di emotività che si corrispondono non vale soltanto per capire che quando stiamo bene…

…poi seguiranno momenti di contraccolpo emotivo…

… vale ancora di più al contrario, ecco il bello di tutta la questione del nostro benessere:

Se accetto che sto male e lo comprendo e non lo fuggo più,
attraversandone le sensazioni…
e mi alleno a farlo ogni volta che capita, senza più farmi preda di agitazioni infinite…

…allora sì che sarò pronto -inaspettatamente!- per la gioia più intensa e profonda.

 

Poichè davvero in terapia si assiste ogni volta allo stesso fenomeno:

quando abbiamo accettato davvero e siamo stati nel lutto sul serio,
senza aspettarci più nulla-nulla-nulla…

…allora sì che si scatenano momenti intensi, importanti, liberatori e duraturi.

Momenti in cui gli altri stentano a riconoscerci per quanto stiamo “diversamente bene”.

Teresa, lo scorso Natale si sentiva talmente ok, dopo aver riattraversato, come Caronte, tutto il fiume delle sue paure famigliari, che si ritrovò un’energia inesauribile e una capacità di reggere l’organizzazione delle Feste che mai aveva avuto nella vita.

Ed ha dovuto ammettere che sì, era felicissima, come non mai. E in modo totalmente inaspettato.

Poi, certo, è bastata una frase di qualcuno a farla ripiombare nelle sue paturnie. Ma lo sapeva. Tutto qui. Intanto si è vissuta uno dei Natali migliori della sua vita.

 

Perciò, accade così:

non è fermandosi impauriti -e controllando!- che i picchi li livellano.

I PICCHI NON SI DEVONO E NON SI POSSONO LIVELLARE!

Succede che accettando il picco negativo
e buttandocisi dentro senza più alcuna mezza misura…

…allora accade che si tocchi di colpo lo stato estremo positivo dal lato opposto.

 

Ora, amici miei: che cosa è chiaro in questa immagine?
Esatto: che poi, alla lunga, tutto diventa più stabile e profondo, sia il contatto con le esperienze meno piacevoli che quello con le emozioni intense e trasformative.
È come un click che scatta.

Ed è questa la seconda parte della faccenda, cui accennavamo all’inizio.

Capiamo che i picchi non ci sono più (!).

Non nel senso in cui li intendevamo prima.

E ogni cosa è illuminata; un’esperienza da attraversare e da cui tutto si impara.

Il picco di esperienza non corrisponde in realtà alla dicotomia piacevole o spiacevole.

  • Bensì profondo o superficiale
  • trasformativo anziché difeso
  • connesso al posto di disgiunto.

Cambia pertanto tutta la nostra concezione del benessere. E solo per aver accettato che i picchi si toccano.

La vita non è più un arcipelago fatto di atolli di benessere.

E’ un territorio da vivere passo dopo passo.

Il resto è la trasformazione della strada.

 

E’ il quinto stadio del cammino di Portia Nelson che cito spesso:

Autobiografia in cinque brevi capitoli

Cammino per la strada.
C’è una profonda buca nel marciapiede.
Ci cado.
Sono persa…Sono impotente.
Non è colpa mia.
Ci vorrà un’eternità per trovare come uscirne. 

II
Cammino per la stessa strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.
Fingo di non vederla.
Ci ricado.
Non riesco a credere di essere nello stesso posto.
Ma non è colpa mia.
Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.

III
Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.
Vedo che c’è.
Ci cado ancora… è un’abitudine.
I miei occhi sono aperti.
So dove sono.
E’ colpa mia.
Ne esco immediatamente. 

IV
Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.
La aggiro.

V
Cammino per un’altra strada.

 

Arriviamo così ad un tracciato in cui ogni cosa non ci sembra più in salita
e non alterniamo più stati d’animo così diversi, altalenanti, drammatici.

Fino a scoprire che i picchi sono come tutti i paradossi e tutte le dicotomie: non esistono nella realtà. Sono rappresentazioni della realtà.

E fanno comodo perché distinguono, polarizzano e ci danno l’illusione di controllare gli eventi e di riuscire a contrastare le difficoltà.

Perciò noi abbiamo 2 sole possibilità:

o resistiamo, controlliamo, viviamo nell’illusione di “andar bene”, reprimiamo, anestetizziamo, ci opponiamo continuamente alle avversità e viviamo in sostanza ritirati, per non riprovare più il dolore che molti episodi ci hanno provocato. E ci sentiamo divisi perennemente tra 2 Polarità, i picchi appunto….

..Oppure attraversiamo queste vette emotive con fiducia che prima o poi troveremo una potentissima corrente entro cui stare sempre, nel bene e nel male.

E se ci perdiamo? Ecchessaràmai…

 

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Riepilogo:

Leggerezza Profonda: 17. Pronto Soccorso Bioenergetico

 

La notte migliore è sempre
quella dopo la tempesta.

E pensa se scopri che
la tempesta era solo nella tua testa.

 

Questi passi d’emergenza
li ho concepiti per Te,
che continui a dirmi che trovi giovamento da queste note
ma che ti manca sempre 14 per fare 15.

 

Cosa fare quando siamo in emergenza? In crisi? Oppure abbiamo subito un trauma? Un lutto? Un tradimento, un abbandono?
Oppure ancora ci troviamo in un momento cruciale, in cui dobbiamo ammettere che qualcosa non va proprio nell’impostazione totale della nostra vita?

Cosa c’è di più urgente? Cosa possiamo fare subito, immediatamente, per ritrovare la strada e possibilmente non perderla?

Qui di seguito trovate 8 passi che hanno sempre portato immediato benessere. Li trovate spiegati qui e negli approfondimenti. Alla fine sono riepilogati.

 

  1. La prima cosa è Dare Luce
    A partire dalla persona che ci ha fatto del male o alla situazione che continua ad opprimerci.

La pratica di Dare Luce ci riporta istantaneamente alle leggi della natura.

E’ come se ci rimettesse in asse.

E’ meglio del respiro.

Determina il respiro, dentro.

Ed è paradossale, quindi è inaspettata e molto benefica ed efficace allo stesso tempo.

Rompe gli schemi ossessivi e li trasforma attraverso una via direttissima per il benessere.

Per questo dovremmo Dare Luce in ogni momento e ogni giorno come del resto per ognuna delle pratiche d’emergenza qui descritte.

Ma cosa vuol dire Dare Luce e come si fa? Lo abbiamo descritto in diversi punti:

Ne La Storia di Piera viene narrata la vicenda di una persona lasciata, vituperata, tradita, ingannata, derubata, la quale non era uscita di casa per 6 mesi, fino a che gli amici non l’avevano sollevata di peso e portata nel mio studio.

Dopo soli due giorni di pratica di dar tutta la luce del mondo a questo fidanzato fedigrafo…

…-proprio disinteressatamente, e solo affinché capisse e realizzasse finalmente tutto il suo potenziale-

…è tornata a lavorare, come liberata. Ed potuto attraversare la delusione, il lutto, la tristezza e il lasciar andare per sempre questa brutta esperienza.

Per vedere come funziona:

 

In sostanza si tratta di rimettersi in bolla e tornare al flusso in cui per esempio vivono evidentemente i bambini:

se hanno un’idea di azione e di desiderio, si alzano e volano verso quello stato pre-immaginato e desiderato. Perché lo pre-vedono, lo vivono e anticipano mentre andrà molto, ma molto bene.

E’ come un massaggio dell’anima.

(Non vi è mai capitato di avere un forte mal di schiena che intuite sia legato a qualche “botta” psicosomatica? E vi sottoponete ad un massaggio e -a parte un pò di sollievo- non riuscite ad ottenere che passi perché sentite di aver bisogno di uno sblocco ad un livello più profondo? Ecco…).

 

Viceversa, se noi siamo in crisi e in emergenza….

…allora vediamo “a ruota” sempre la stessa sequenza negativa.

Per cui, se:

a) immaginiamo di dirigere energia come fosse una luce, un fluido, una presenza pregna di calore e di forza

b) magari prima esercitandoci con la persona migliore che abbiamo nella vita

c) o inviando luce e ogni bene a noi stessi e poi estendendo gradatamente questo raggio di benessere alla situazione che più ci ha fatto del male o ci angoscia…

d) … e se -quando siamo pronti- auguriamo e immaginiamo di donare proprio a chi ci ha fatto più del male o abbandonato o vorremmo semplicemente diverso…

e) … la consapevolezza, la forza e la potenza del benessere…

f) … di colpo sentiamo enorme sollievo, beneficio e sana separazione possibile.

Ci si lascia davvero solo quando ci si lascia bene. (Tale Principio è un altro utilissimo passo con esempi concreti).

Questo è il cardine su cui si basa la legge di progressione che regge tutto l’universo.

Se tu mi hai fatto del male
io ti disinnesco dentro di me per sempre
soltanto immaginando di farti del bene.

Se leggete gli approfondimenti saprete come fare, punto per punto. È solo una pietra miliare, una preziosissima legge per una piccola felicità.

 

Vediamo le altre pratiche d’Emergenza, considerando che può esserci utile una sola di esse o tutte insieme. Ma sono comunque leggi costanti naturali, che dovremmo frequentare ogni giorno, fino a che non ci venga spontaneo…

…e qualcosa di incredibile e rivelatorio esploda letteralmente nella nostra vita.

Per ciascuna di esse, troviamo gli approfondimenti per effettuarle nel dettaglio.

Al termine, è riportato il riepilogo, da rileggere e praticare.

 

2. Mai Più Contro
Se sento sempre forze che mi minacciano, bloccano la mia realizzazione; se sento che accade ogni volta che qualcuno o qualcosa si opponga alle mie volontà, è necessario immediatamente smettere la contrapposizione e decidere di non andare mai più contro qualcuno, per tutta la vita.

Questa pratica è insita nell’andare a favore di me e mai più contro nessuno.

Ne abbiamo parlato in:

Questa pratica ha spalancato interi spaccati di nuove possibilità. Con un solo esercizio corporeo. Provare per credere.

In sostanza, spero sia chiaro:

ci si apre alla serenità e allo star bene
a prescindere dalle condizioni che stiamo vivendo in un preciso periodo.

 

E’ un decidere i modi e praticarli, non vuol dire ri-scegliere il tipo di lavoro o la persona da amare, bensì questioni molto più basiche e trasversali: come assumere un atteggiamento prezioso e costante PRIMA del lavoro in sé o dal contesto…

…e a relazionarsi secondo natura, con chiunque e senza considerare se cambieremo o meno partner.

E tutto sta a cominciare da adesso. Oggi. Con il marito o moglie che abbiamo e con il lavoro che ci ritroviamo.

Da oggi e per sempre smetto di litigare,
contrappormi e andare contro te e chiunque altro.

Ma non per questo perdo la mia energia.

Anzi, si assiste ad un’esplosione senza precedenti, perché senza più legaggi.

E si scopre che la natura e il benessere funzionano in una direzione sola:

la sfida ci blocca, la lotta ci libera
(per i nostri reali obiettivi e mai più contro nessuno).

Definitivamente.

In maniera estremamente precisa, decidere di smettere di sentire che tutti ci vengono contro e/o che occorre “far fronte” a tutte queste minacce…

che intuiamo avere a che fare con il nostro modo di essere…

…svela uno dei falsi storici più mistificanti della nostra vita: l’inversione di causa e conseguenza.

La verità è che il modo in cui vedo, penso,
organizzo le mie difese, concepisco la sfida,
è la vera causa per cui sto sempre così
e mi ritrovo “chissà come mai”
sempre nei miei soliti casini.

 

NON è per niente vero che “siccome” tizio o caio ce l’hanno con me, la mia vita è rovinata.
È vero il contrario. Da troppo tempo mi ritrovo in situazioni simili, quindi le ho attratte io in qualche modo. Ne ho bisogno per continuare la disfida infinita, che porto avanti da decenni.

Allora smetto immediatamente. Molto prima di capire che cosa è successo.

Intanto smetto.

Decidere allora una buona volta di poter tornare ad esplodere con tutto me stesso perché non ce l’avrò mai più con nessuno, visto che nessuno mi minaccia mai davvero come ho sempre creduto…

…mi ridà un’ “aggiustata” che la metà basterebbe.

E inizio una vitale lotta qui ed ora con tutto me stesso per i miei obiettivi, in cui crederò molto di più.

 

3. Accettare Incondizionatamente.
Ma se i miei obiettivi naufragano sempre e non riesco mai e poi mai ad ottenere ciò che voglio…

…se mi sento caparbio e orgoglioso/a ma mi ritrovo costretto ogni volta ad essere messo alla prova…

se la vita mi porta sempre battaglie che mi logorano nelle forze e nello spirito…

…allora forse c’è qualcosa che mi rifiuto di vedere e di accettare, di questa vita e dei meccanismi che la governano.

L’orgoglio acceca, si dice.

E io sono talmente dal dimostrare che ho ragione, che ce la devo fare e che posso superare ogni difficoltà, che mi ritrovo a raccogliere molto meno dalla vita di quanto sento di meritare. E sto invece in situazioni oggettivamente di poco conto rispetto al talento e al potenziale che ho sempre ritenuto di avere. E solo perché evidentemente devo sempre star lì a dimostrare.

Ma ho paura di affrontare la sottile verità poiché credo sia legata a dover accettare che poi, questo gran talento e potenziale non ce l’abbia mai avuto, se mi ritrovo così. E mi fa una paura folle.

Allora, se sono a questo punto, occorre che inizi a praticare l’Accettazione Incondizionata.
Anzi, dovrei averlo fatto anche se non sono a questo punto e come sana abitudine quotidiana.

Io non sono i miei obiettivi.
Io non sono la mia vita complessa e complicata.

Cosa succede se mi dico ogni giorno che la mia esistenza -per qualsiasi aspetto- sarà sempre questa e non cambierò mai quel qualcosa che desidero da decenni… semplicemente perché non l’ho mai raggiunto sinora?
E cosa cambia se assumo completamente, senza riserve, un principio di base così significativo?

Ecco, benvenuti nell’Accettazione.

 

Non avete mai pensato che c’è un principio tra i più fondamentali che regola la nostra vita?

Noi siamo nel punto preciso e puntuale dove volevamo stare esattamente.

Se siamo in certe situazioni, è solo e soltanto perché lo volevamo. Punto.

Quindi tutto sta a capire perché e come ci siamo ritrovati qui.

E allora l’accettazione inizia a diventare il cardine della nostra esistenza.

Ne abbiamo scritto in ogni dettaglio. Possiamo iniziare a praticarla partendo da alcuni principi:

 

Sì è vero -ti dice l’accettazione: rispetto al film che ti sei fatto, tu sei un falso clamoroso, ma ad essere inesistente è solo il fallimento che senti sottostante.

Quindi se soltanto accetti davvero una grande verità…
“e se anche si realizzasse per ciascuno aspetto della mia vita, la peggiore delle ipotesi?”-…

scopri subito il castello di carta su si reggeva tutta la faccenda.

E lo fai semplicemente ragionando ipoteticamente! Come principio di umiltà, maturità e modestia.

Ad esempio:

da ignorato mi sono sempre sbattuto per farmi vedere? Ma non avrei potuto riuscirci mai: non è oggi e non è fuori che mi può soddisfare il farmi vedere. Bensì accettare dentro che non sono stato visto e non mi ci sentirò mai. A prescindere totalmente da quanto io mi sbatta.

Oppure da oppresso, mi angoscio per liberarmi di tutti i legacci della mia vita? Ritrovandomi sempre in qualche modo legato proprio a casua dei miei sforzi?

La verità è che -ignorato o oppresso che sia- è il film del mio carattere, che ho sentito da piccolo e sentirò per sempre. Perché è impresso nella struttura di me stesso, corporea, posturale, emotiva (!).

Allora posso accettare, sentire e non agire mai più tutte le mie paturnie, sdrammatizzando e in un colpo solo, prendendo in giro me stesso e i miei scopi assurdi e inadeguati.

Una virata in estremis, come Jim Carrey, ad un metro prima del muro con su dipinto il panorama del film che io mi sono fatto da sempre e da solo.

 

4. Protezione e Sostegno dell’Adulto
Se ci siamo convinti -da questi primi 3 punti- che tutto ciò ha un senso, possiamo notare che non stiamo facendo altro che fare appello ad una forza nuova che avevamo da sempre e abbiamo continuamente sottovalutato: la nostra parte adulta. Quella che tiene il punto e ci può sostenere, diversamente dal passato.

Possiamo vedere i due motivi per cui questo adulto non era abbastanza in comunicazione con noi e come fare a contattarlo e restarci in relazione nuova e profonda e come cambiare atmosfera definitivamente nella nostra vita.

Da oggi in poi, ho un alleato che avevo sempre sottovalutato: me stesso. Ed ce l’ho oggi, qui ed ora, da sempre, e non me ne sono mai avvalso come potevo, perché semplicemente non me l’hanno insegnato o non l’ho voluto imparare.

Viaggi all’Indietro

 

E’ un cambiamento epocale. Risolve la solitudine intrinseca che sentiamo da sempre.

Ci pone al centro dell’esistenza che abbiamo ammirato negli altri e nessuno ci ha mai detto come diavolo potesse funzionare per noi.

Una Bellezza al Giorno

 

Ora sei praticamente a buon punto della ristrutturazione dell’appartamento che abiti dentro di te.

Sostanzialmente, ora devi solo scoprire:

5. Il Diritto alla Progressione
6. Collegarsi al sé e respirare su tempi lunghi
7. Cercare il proprio scopo primario
8. Inserire il corpo.

E tutta la tua esistenza subirà mutamenti impercettibili ed epocali allo stesso tempo.

Prendi 8 fogli, ognuno con il proprio titolo di quelli qui riportati, appendili da qualche parte, e inizia a segnare ciò che fai o puoi fare materialmente su ciascuno di essi.

In capo a qualche stagione non riconoscerai più la tua immagine. In senso buono.

Ma fallo con decisione e incisività e mantieni la costanza nel tempo.

Ti attaccherai a queste nuove basi della tua vita come un naufrago ad una spiaggia preziosa, oppure semplicemente come una serie di utili spunti.

Ma tutto sta nello stare meglio. Molto meglio. Sempre meglio.

 

Continua la lettura: Leggerezza Profonda: Il Diritto all Progressione

1. Dare luce
2. Mai più contro
3. Accettare Incondizionatamente
4. Protezione e Sostegno dell’Adulto
5. Il Diritto alla Progressione
6. Collegarsi al Sé e Respirare su Tempi Lunghi
7. Cercare il Proprio Scopo Primario
8. Mettere al Centro il Corpo

 

Riepilogo:

 

Visione Radicata: 30. Tu Sei Una Persona Meravigliosa

 

L’esperienza “Tu sei una persona meravigliosa” spalanca prospettive luminose di consapevolezza.

Di fronte ad un complimento quale simbolo dell’affermazione vitale, noi ci schermeremo sempre con le frasi critiche interiorizzate da bambini.

Il compito è:

  • a) un compagno ci ripete ad libitum “Tu Sei una Persona Meravigliosa” e noi dobbiamo rispondere in successione:
  • b) Si ma…
  • c) No, perché…
  • d) Se fossi davvero meraviglioso…

Quel che accade compone quadri rivelatori.

Antonia ad esempio risponde:

Sì, ma…

  • non ho ancora un lavoro per matenermi da sola
  • Non sono perfetta, intelligente, sicura di me, come vorrei
  • vorrei un uomo che me lo dicesse e mi amasse totalmente

Se lo fossi davvero:

  • avrei raggiunto i miei obiettivi
  • mi stimerei tanto da non aver bisogno di nulla
  • X. avrebbe scelto me anziché lasciarmi
  • me ne sbatterei i c. di tutto e di tutti
  • mi amerei, starei bene, saprei comportarmi sempre nel modo giusto

No perché:

non sono ancora indipendente, sicura di me, realizzata, e e non mi sento totalmente bene in me stessa

 

Brunella invece:

Si ma:

  • non sono bella
  • non so andare verso il mio obiettivo
  • mi arrendo facilmente
  • non riesco a far valere le mie ragioni
  • faccio tanti sbagli

 

Cosa provate a leggere questi tessuti d’incertezze?

Esatto, sempre la stessa canzone: convinzioni profonde, che occorre ribaltare.

Senza sapere come fare.

Tra l’altro, come sempre succede, a sentire pronunciare dal vivo queste pietre miliari del nostro disagio, è evidente come compongano una miriade di fantasie su un “altro sé” che non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai. Eppure ci condiziona da sempre.

E soprattutto ci evita di vedere i miracoli che siamo e mettiamo in atto, tutti tesi a criticarci, ad allarmarci, a condizionarci, rimproverarci e così via ad alibitum…

Se io mi sento non bella e non interessante e per questo credo che gli uomini mi lascino ogni volta…

…se il mio essere meraviglioso è condizionato a prestazioni, risultati e status che non ho da sempre…

…se ho visto e so perfettamente che ciò deriva da non essere stata vista come volevo dalla mia famiglia…

… sento che oggi, come un cane che si morde la coda… sento ogni volta che è il mio non volermi bene alla fine a farmi lasciare dagli uomini ecc.

ma è il NON SO COME FARE ad interrompere il processo, la chiave di tutta la faccenda.

 

Invece, al contrario, è molto chiaro e semplice il da farsi, forse non facile, ma non è importante riuscirci e innanzitutto, non è possibile riuscirci subito.

Il punto di partenza è, ripetiamo, semplice:

…non posso far altro che condizionarmi potentemente in una situazione terza, diversa, rigenerante, attraverso domande potenti e azioni incisive:

Perché non so far valere le mie ragioni? Perché non sono interessante agli occhi di un uomo?

Entrambe le persone di cui sopra sanno che la risposta è nella loro infanzia. Una di esse ha dichiarato pubblicamente: ma se io sento che mio padre non mi ha mai stimata, come posso vivermi appieno la mia vita? E noi tutti le abbiamo risposto: ma scusa, prova a scriverlo immaginando caratteri cubitali sul muro più grande di casa tua: IO NON POTRO’ MAI VIVERE APPIENO LA MIA VITA PERCHE’ MIO PADRE DECINE DI ANNI FA NON MI HA MAI STIMATA. Ha senso per te? Capiamo tutti che non si sa come fare ad uscirne, mentre si può facilmente trovare la strada, in realtà, ma addirittura sentire che questa frase è vera ed ha senso, no, per favore (!).

Occorre allora che io compia un’operazione di ribaltamento completo della realtà. come uscire da Matrix che continua ad agire in me e vedermi

a) per come sono in realtà e
b) per come invece tenderò a sentirmi sempre
(Entrambe le possibilità!)…

…allora inizierò ogni giorno a scegliere la me stessa che ho diritto di essere. Meravigliosa per diritto, non per prestazione, e neppure “solo se” raggiungo qualcosa per sentirmi in un certo modo 8fantomatico, ipotetico, inafferrabile).

 

Inizio così a sentirmi PRIMA in quel modo meraviglioso che ALTRI QUANDO SONO CRESCIUTA hanno sempre CONDIZIONATO a qualcosa, ad un modo di essere, prima di poter semplicemente vivere.

Smetto di agitarmi nella Metafora del Quando Riuscirò a.., e vivo INTENSAMENTE oggi, a prescindere da come mi sento e dai giudizi che (ADESSO LO VEDO!) continuo ad agire dentro di me, prima ancora di fare qualsiasi passo.

I passi sono sempre 2 e sono sempre gli stessi:

1. non accadrà niente di diverso da oggi,
2. e allora soltanto oggi posso vivere il più intensamente, profondamente e palpitante possibile. Si legga per approfondimenti: Scateniamo L’Inverno.

 

I problemi pratici, fuori dalla porta di casa, non scompaiono, certo. Perché noi siamo stati bravissimi a renderli effettivi, oggettivi, concreti.

Se io non ho denaro perché non ho ancora un lavoro stabile alla mia età -dice Antonia- come diavolo posso vivere intensamente?

E perché? -le risponde il gruppo. E’ proprio questo il problema. Sei una libera professionista molto valida agli occhi di tutti. Se vivi intensamente la gioia a prescindere dalla tua condizione, e PROPRIO E SOLTANTO se ti alleni ad essere intensa, a prescindere, allora tornerai nell’alveo della natura, rispettandone le leggi, e le persone torneranno a notare il tuo talento e a venire da te per i tuoi servizi. Se no, non avrai considerazione e lavoro solo perché tuo padre decenni fa non te l’ha dato. Che vuoi fare? Che cosa SCEGLI?

La questione quindi si sposta dal banale:

“se non sono protetta da un lavoro e da una situazione sicura, non posso vivere, alllora devo barcamenarmi e sbattermi per qualsiasi lavoro mi aiuti, anche se mi fa schifo”.

E diventa:

“La verità è che occorre farlo 10, 100 volte di più, di sbattersi per trovare lavoro, qualsiasi lavoro. E nessun lavoro al mondo mi può fare schifo, perchè niente mi fa più schifo, e io cambio completamente stato d’animo, atteggiamento ed entusiamso. E se ci metto 100 volte l’impegno per trovare qualsiasi lavoro, ce ne metto 1000 per avere lavoro per ciò che mi piace fare, mi realizza e SO FARE BENE”.

Perché una volta che ho capito che lo schifo ce l’ho dentro perché ce l’hanno messo e io continuo ad alimentarlo, aspettando che qualcosa cambi, qualcuno ritorni, e una scoperta mi faccia “svoltare la mia miserabile vita”, allora so da che parte cominciare:

“io sentirò sempre che non merito, ma devo solo accogliere, dare calore, far sentire meravigliosa proprio questa parte bambina che sento così sola e indifesa e che deve sempre dimostrare e non sarò mai abbastanza, e non servirà mai eccetera eccetera”.

E quando vedo questa verità, la mia vera esistenza inizierà a volare.

Accade fuori quel che abbiamo dentro, secondo sempre la stessa legge che regola la natura: la legge della corrispondenza: si verifica e vediamo fuori solo quello che vediamo dentro e e per come lo vediamo.

E se non cambiamo queste immagini con qualcosa di più vero e meno incistato e non più sempre uguale a se stesso come uh disco rotto, se smettiamo di ripeterci frasi da una vita che non hanno mai avuto senso, allora tutto riprenderà a girare come in un alito di vento.

 

E si arriva così al punto cruciale:

Se la vedo la mia situazione per com’è realmente, allora posso attrezzarmi poi con le pratiche quotidiane di Accettazione, Leggerezza, Evoluzione. Ed è tutto un divenire. Finalmente meraviglioso per me perché molto sentito, veritiero, stimolante.

Ma se non la vedo dentro di me questa situazione, continuerò ad agitarmi sempre dentro gli stessi meccanismi ripetuti, girando a vuoto come faccio da decenni.

E non è preziosissimo, di valore inestimabile, già solo questo?

Perciò il lavoro “Tu Sei Una Persona Meravigliosa” da fantomatico punto d’arrivo…

…è necessario che si trasformi in punto di partenza.

Com’è semplicemente naturale che sia.

 

 

Visione Radicata: 29. E se io “Fossi” Mio Padre?

 

Oppure mia madre?

Anche questa esperienza spalanca abissi e voragini oppure panorami meravigliosi a seconda di come prendiamo questa epifania.

Se io assumo quale assunto di base che io sia proprio come mio padre, come mi sento?

– Oddio, mi risponde Aldo. Abbiamo parlato di lui nell’articolo precedente.

– E’ una vita che cerco di distinguermi da lui, da loro… e adesso tu mi dici una cosa del genere… mi sento mancare. Ecco come mi sento.

– Però scusa, (considera il terapeuta da spiaggia, visto il periodo estivo), non abbiamo lavorato per accettare qualsiasi ipotesi, partendo dalla peggiore? E non abbiamo detto che -per il benessere reale- occorre andarsi a cercare e non fuggire qualsiasi ferita o paturnia o titubanza e onorarla, accoglierla, valorizzarla fino a che si scioglie e si rivela per quello che è, un incredibile punto di forza?

– Non sono io calvo e miope? Mi risponde lui ironico, parafrasando una vecchia battuta tra noi, in cui gli ricordavo la triste condizione che ci accomuna.
– Vogliamo ancora considerarci biondi e fluenti come da bambini? (Concludo io, riprendendo la battuta).

– Quindi, ricapitoliamo…
– bravo, fai il terapeuta.
– Vuoi dire che io ad esempio sarò sempre ferito, titubante, insicuro, esattamente come babbo bello appapà, solo che devo considerarmi fortunato perché, lavorando su me stesso -a differenza di lui- non ho attacchi di panico e non prendo psicofarmaci?
– Quasi quasi non ti faccio pagare la seduta.
– Sì effettivamente, comincio a capire. Allora devo considerare che sono anche come mia madre. E non se ne esce più.
– Se continui così, tra un pò mi dici che non hai più bisogno di terapia.
– Va bene. (Scoppia a ridere). Allora adesso ti dico cosa mi accadrà nei prossimi mesi.
– Non è che alla fine mi dici che ti devo pagare io la seduta?
– Partirò dall’assunto che sono esattamente come mia madre. E se mio padre è sconfitto e ferito, lei è una macchina da guerra per far fronte alle disgrazie continue, giornaliere. Presentissima, mamma anche di mio padre, mai doma, ma implacabile, che non te ne risparmia una…
– E non vedi niente?
– Oddio.
– Esatto, amico mio. Tu sei esattamente così. Non tutto. Non sempre. Ma buona parte di te è una macchina da guerra. Non solo: è uno dei tuoi pregi più grandi.
– Anzi, come dici tu da tempo, è la mia incongruenza più grande. Essere capacissimo e feritissimo. Un mostro.
– Un bellissimo mostro.
– Oh mamma.

La seduta si conclude con entrambi che ci confrontiamo con il passo de La Profezia di Celestino, che io avevo da 20 anni senza aver mai letto fino a che ci sono proprio capitato alcune settimane fa.
Il passo è quello della 6^ illuminazione che sottolinea quanto noi siamo al mondo per proseguire-compiere-personalizzare-elevare il copione di vita di entrambi i nostri genitori.

(Se volete approfondire: James Redfield, Guida alla Profezia di Celestino, 6^ Illuminazione. Fare Chiarezza Nel Passato: l’eredità dei nostri genitori e i drammi del controllo”).

 

L’incontro si era aperto con l’esperienza -consueta in terapia- di immedesimarsi con la Parte Ombra e poi con i singoli genitori e analizzare analogie e differenze, preziose utilità.

 

Lavoro sulla Parte Ombra

a) Immaginate di essere di fronte a persone e situazioni che vi fanno sentire bloccati, impacciati, insicuri.

b) A coppie, fate dire al vostro interlocutore, in piedi davanti a voi che siete rannicchiati, le parole più efficaci per far uscire la vostra parte ombra: “di fronte a te sono insicuro perché…”

c) Lasciate che queste sensazioni diano vita ad un essere che non siete del tutto voi stessi, ma che rappresenti solo queste sensazioni. Questa è la vostra parte ombra.

d) Immaginate ora di vedere la vostra parte ombra che cammini per l’ambiente in cui siete. Com’è? Che aggettivi usereste?

e) Ora interpretate la vostra parte ombra: vi calate nei suoi panni e camminate sentendovi parte ombra. Alla fine, annotate le sensazioni più forti.

f) Ora effettuate lo stesso procedimento pensando a Vostro padre: com’è vederlo camminare? com’è poi interpretarlo mentre cammina?

g) Idem rispetto a vostra madre. Com’è vederla camminare nella stanza e poi interpretarla?

h) Pancia all’aria. Bacino in aria e vibrazioni. Di nuovo ci sentiamo davanti a qualcuno che ci metta soggezione o che faccia scatenare la parte ombra. Poi pensare la frase: “lascia che…” e finirla con ciò che viene. Sentiamo un unico legame: con la nostra parte ombra. E ripetiamo più volte la frase detta al nostro interlocutore.

i) Ripetere tra sé e sé mormorando le parole che vengono spontanee di fronte a questa persona.

l) Terza volta: con energia ripetendo la frase per noi più significativa che è venuta fuori.

m) Al termine, notare se ci si è commossi, oppure se si è restati ai margini dell’esperienza.

 

Nelle settimane successive io e Aldo siamo pronti a confrontarci con Veri e Propri Passi e Contrappassi Danteschi.

Sono allegorie vere e proprie. Vite vissute al contrario di ciò che avremmo sempre pensato e addirittura opposte rispetto a quanto desiderato.

Le persone che attraversano questo cammino, mi guardano come se vedessero la loro vita scorrere dal finestrino di un treno, finalmente più chiara, come in un film.

Per esempio, Aldo ha lottato per una tutta la sua giovinezza contro i modelli repressi-impauriti del padre da un lato e dall’altro contro un efficientismo e una forza di volontà ossessivo-complulsiva della madre: mai un attimo di tregua e mai soddisfatti rispetto a “ciò che si sarebbe potuto fare”…

…e oggi lui deve ammettere che è proprio così: estremamente (ma anche più di estremamente!) esigente, instancabile, oltre ad avere in profondità l’altra parte, quella ombra, del padre, che ha una paura folle e crede di non farcela mai.

Se non si vede in questa prospettiva, non ce la potrà mai fare. Se non abbandona l’illusione-tensione-sfida verso i propri obiettivi, non potrà che toccare delusione periodica.

 

Anche un altra persona, A., ha evitato come la peste il cinismo percepito nella propria famiglia e si ritrova ad accettare che proprio il Cinismo -che in realtà possiede a bizzeffe- è alla base del suo successo nel lavoro. E ne resta all’inizio sconvolta, poi se ne fa una ragione e comincia a progredire realmente.

B. invece ha sempre sentito di essere stata tradita dai genitori che le tendevano agguati quotidiani senza alcuna considerazione.
E si ritrova oggi accusata di tradimento “solo perché mi voglio occupare di me! Quindi ogni volta che lo farò mi sentirò sempre in colpa”. Con il piccolo particolare che occuparsi di sé ha consistito nel tradire il partner. “Io che sono stata tradita devo accettare che io tradisco perché è ciò che conosco, mentre tendo a considerare tradimento solo quello degli altri”.

 

In conclusione: voi “siete” vostro padre o vostra madre. Tutti lo siamo. Un pò, magari solo un pò, ma lo siamo e occorre capire dove e come. Altrimenti il proceso di consapevolezza ed emancipazione come fa a compiersi pienamente?

Fino a che sentiamo di esserlo infinitamente meno per certi versi, quelli più importanti, e per una parte, quella delle risorse, lo saremo sempre. E va bene così.

E provate ad immedesimarvi in questa ipotesi e a fare l’esercizio sopra descritto.
Allora sì che emergerà quello che diceva Jean Cocteau: lo stile è quel che resta quando abbiamo fatto di tutto per togliercelo.

Ma per toglierselo di dosso bisogna vederlo, capire come e dove, quanto può essere “volturato” in pregi e non solo in difetti e in che misura possiamo cambiare senso, direzione e scopo della nostra intera esistenza.

 

 

 

 

Visione Radicata: 27. Cosa Significa per Me?

 

Una volta, in un corso di recitazione cui partecipavo, una ragazza era alle prese con un classico esercizio di improvvisazione.

E’ un episodio che ancora ricordo a distanza di decenni, poiché rende distintamente che cosa vuol dire vedere le cose diversamente e che cosa rappresenta fino in fondo cambiare punto di vista.

Questa mia compagna di corso era alla quarta ripetizione della scena. Ma l’insegnante non riusciva ad essere soddisfatto:

  • “T’ho detto semplicemente di prendere il libro e di iniziare a studiare, alla fermata, mentre aspetti l’autobus, fino a che non ti si avvicina un ragazzo!”.
  • “Ma è quello che sto facendo!”.
  • “Ti sembra quello l’atteggiamento di una che studia?”.
  • “Certo, io amo studiare”.

La frustrazione del gruppo scoppiò in una risata liberatoria. L’insegnante di teatro non aveva evidentemente mai amato studiare. Lei invece era appassionata di filosofia, ricercatrice all’università sulla sua materia e benché non ancora trentenne, insegnante di ruolo.

Negli anni, tra l’altro, ho sempre collegato questa chiarezza di intenti al fatto che poi si fosse fidanzata da giovane e che vivesse un rapporto sereno e appagante affettivamente. Secondo me c’era una qualche relazione che adesso posso capire proprio alla luce delle condiderazioni sull’immagine interiore e lo scopo primario.

Non possiamo mai presumere che l’immagine nostra sia la stessa dell’altra persona.

E scoprire quali sono le immagini interiori con cui e per cui le persone compiono le loro azioni, è diventata per me una delle sensibilità più importanti che si possono esercitare per garantirsi il benessere.

Per questo, chiedersi sempre, e chiedere sempre al nostro interlocutore, che cosa vede e come vede -dentro di sé- la situazione che sta raccontando, spalanca universi sconosciuti.

A quale immagine è legata questa emozione, a quale sentimento?

E il punto è: se non cambio prima questa immagine, con una necessariamente più vera, adeguata, corrispondente al mio mondo emotivo, alle leggi della natura, alla realtà concreta delle cose, come potrò migliorare la mia vita?

Visione Radicata: 26. In un giorno come questo, non si sente felice di essere vivo?

 “In un giorno come questo,
non si sente felice di essere vivo?”


“Non mi spingerei fino a tanto”.

Samuel Beckett
(Premio Nobel per la Letteratura)

 

Chi è preso a difendersi non ha tempo né spazio per vedere le proprie meraviglie.

 

Questo è il motivo per cui parliamo di Visione Radicata.
Perché più realistica, connessa, collegata alla verità, quindi al concreto.

I suoi rimandi danno emozioni di stabilità e progressione, fiducia e integrazione.
E ne abbiamo bisogno come il pane.

Parliamo di visioni e non di semplici immagini interiori perché sono più vive, complesse, articolate e legate al corpo e almeno ai tre sensi principali -vista, udito, tatto- e non sono quindi rappresentazioni bidimensionali, piatte e illusorie, prive cioè di un vera soddisfazione nella realtà.

E così costituiscono una storia. La nostra storia.
Come abbiamo detto in Una Storia che Valga la Pena:

immagini + emozioni

costruiscono una storia.

Che rimane dentro di noi per decenni.

 

Allora SOLO un’Altra Storia,
costruita coscientemente, profondamente,

IN NOI e DA NOI
PIU’ AUTENTICA – MATURA – ACCETTANTE – REALISTICA – CONDIVISA

può mutare il corso degli eventi della nostra vita.

Altrimenti abbiamo fatto intrattenimento.

Le storie sono l’unica cosa che ci ispira.
Quindi l’unica cosa che conta.

E può essere una storia di sconfitte e di fatiche, oppure di affermazioni, appunto.
E quante volte non sappiamo vedere le nostre affermazioni?

Se ci pensate, ecco in cosa consiste una terapia, un’evoluzione, un lavoro su se stessi.

Ruggero ad esempio, in questo periodo si confronta su “Accettare Davvero”.

Ha avuto recentemente un’epifania: dopo anni a ripeterselo senza crederci fino in fondo, ha dovuto ammettere fino all’ultima goccia:

  • io non sentirò mai di avere obiettivi miei reali e profondi
    (mentre qualcosa in realtà c’è sempre che m’ispira, se mi ascolto davvero)
  • mai percepirò che posso liberarmi dal rammarico
  • (anche se, quando lo accetto, questo rammarico cambia forma e perde significato)
  • mai sentirò di potermi meritare una famiglia e dei figli
  • (mai “quella” famiglia sempre fantasticata, compensatoria, ideale, mentre una relazione sincera, perché no?)

E ciò perché -come ormai sappiamo entrambi…

  • ogni suo obiettivo era un falso clamoroso, giusto per per darsi una direzione forte, un’identità precisa, un’apparente inserimento nel mondo, come desiderano tutti.
  • Il suo rammarico per qualsiasi scelta è da sempre esagerato, come un’agitazione perenne, senza alcun reale fondamento, solo perché da piccolo nn poteva fare ciò che voleva, quindi ora sente sempre -se sceglie A, il rammarico di non aver vissuto B…
  • E la famiglia e i figli non li ha mai voluti sul serio, poiché sentiva nel profondo che non erano “puliti”, bensì colmi di false aspettative e ha finito ogni volta per boicottarli.

Tutto questo “falso sé” si è sviluppato solo per una smania della sua parte bambina, cresciuta con divieti assurdi.

  • Non poteva da piccolo essere se stesso
  • andare a giocare senza motivi validi (!)
  • elevarsi, individuarsi
  • non poteva mai sentire che gli altri c’erano per sé.

Tutto qui. Tutto qui?!

Voi direte: ti pare niente? Ti sembra facile accettare affermazioni del genere?

E io vi rispondo: vi pare poca l’energia che si libera in un’operazione del genere?

La verità è l’unica abbondanza.

Lei è lì che aspetta: 10 giorni / 10  mesi / 10 anni.

Sempre impegnativa sarà, ma sempre da lì occorrerà passare: vuoi la verità o vuoi continuare a raccontartela?

Tutto qui.

Per Ruggero, si scatenano esempi sconcertanti di

 

Visioni Sradicate                        contrapposte a         Visioni Radicate

Professionista Affermato, “In Grado”          /                     Uomo Maturo, Vero, Ferito, Reale
Marito, Padre, Figlio Adeguato                   /                     “Essere” Emotivo, Appassionato
Imprenditore di Successo                          /                     Anima finalmente con un’Identità
Partner Generoso e Presente                     /                     Single che preferisce la libertà
Cauto, Comprensivo, Attento                     /                    Travolto, Vibrante, Incazzato

 

E quando si percepisce nella parte destra dello schema, si sente meglio, molto meglio.
E sta cominciando ad assumere finalmente l’idea che va bene così.

Va molto meglio così.

 

Fin da ragazzo, mi ha sempre colpito il caso di Samuel Beckett, che era un grande narratore di storie… e di cui abbiamo riportato l’epigrafe in testa a questa nota.

Ottenne il successo -per esempio con il testo Aspettando Godot- e il Nobel per la Letteratura nel 1969, probabilmente quando decise di compiere passi drastici -lasciandosi per sempre il passato alle spalle. Un concetto che m’impressionò molto, da un suo studio su Proust, fu che la routine e l’abitudine, “non sono che il cancro del tempo”. Della madre disse: “non voglio più sapere niente di lei. Non le auguro né bene né male. Voglio semplicemente che scompaia dalla mia vita”. Irlandese, andò a vivere a Parigi, si fece installare una linea telefonica che poteva solo chiamare e non ricevere. E iniziò a scrivere in Francese.

Visione Radicata: 25. Doppie Immagini, Doppio Corpo

 

Quando entri dentro i meccanismi della Visione Radicata nel corpo, diventi subito sensibile alle doppie immagini:

ad esempio, Maura esponeva -a sé e agli altri- immagini bellissime e coinvolgenti

ma si percepiva immediatamente l’incoerenza e poi la recita, il respiro iperventilato e l’ansia, in alcuni tratti l’angoscia, diffuse, che l’attanagliavano letteralmente.

Due mondi:

  1. Il primo in superficie che cerca di lavorare per ammorbidire l’altro
  2. Quello profondo, composto da visioni di sé di indaguatezza e grande preoccupazione.

Dal vivo poi, le osservazioni su corpo, emozioni ed energia, assumono ancor più significato:

  • Maura ha una parte alta molto sviluppata, pesante, con le spalle e il collo avvolte da uno spesso strato di tessuto connettivo…
  • … e una parte bassa fragile, con una debolezza cronica alle gambe e problemi annosi ai legamenti delle ginocchia.

 

Si diventa sensibili in breve tempo ad osservare in sé e negli altri le immagini doppie:

mi devo sorridere
-e si vede dal sorriso volenteroso, accentuato e forzato-
altrimenti la mia ansia mi travolge.

La quale ansia è percepibile dal respiro, dalle posture, dalle tensioni croniche del viso e da altri particolari.

Negli esercizi con il corpo, le due immagini sono visibili -come due diverse fotografie- prima e dopo intense sessioni che facciano emergere e integrare la struttura.

Per questo, la Pratica Corporea ci aiuta in modo difficlmente sostituibile. Perché integra ciò che il pensiero e la riflessione, elucubrazione, ruminazione, non potranno mai “risolvere”.

Costringe ad accettare davvero ciò che invece vogliamo constrastare da una vita, mentre è solo da rimettere nel circolo delle emozioni e da valorizzare poiché ci ha resi come siamo, imperfette meraviglie.

Tali esperienze pratiche, concrete, quotidiane e settimanali, attraverso il lavoro su se stessi, “fanno luce” (come vedete sono tutte metafore immaginative) su “che cosa deriva da che cosa”, o su “tutto il giro del fumo”, come dice un altro caro cliente.

 

Visione Non Radicata – Sintomi e Difficoltà

Maura infatti come prima cosa lamenta:

  • enormi difficoltà di denaro
  • di non trovare un posto nel mondo
  • di sopravvivere appena al peso dell’impossibilità di vivere delle proprie abilità di terapeuta olistica
  • e tornare ogni volta a dover lavorare come impiegata
  • avvertendo due mondi contrapposti, due immagini in opposizione.

 

– “Ma non c’è mai un momento in cui questa contrapposizione, questo peso, non ti opprime?”.
– Lei sorride e s’illumina, inaspettatamente:
“Solo quando danzo, una volta a settimana”.

 

E prende a raccontare un mondo totalmente diverso.
Ogni sette giorni, mentre balla:

  • ritrova se stessa bambina
  • univoca
  • serena
  • leggera
  • integrata
  • non sente il rifiuto della propria famiglia
  • che poi ha caratterizzato tutta la sua vita: “volevo esistere, essere me stessa, ma sentivo che non me lo avrebbero mai permesso”.

Qui emerge anche un’altra osservazione importante per il suo cammino:

  • allora, forse, loro non lo permettevano: ma oggi? Sono reali le difficoltà?
  • Oppure a “vincere” sono le rappresentazioni interiori, le visioni ripetute di sé e certo ormai presenti da decenni, dove lei si vede mentre non può mai, non basta mai, non si concede mai?
  • Non sarà per questo che le dicono spesso che è lei stessa a impedirsi di star bene?
  • A darsi obiettivi difficili da mantenere e generosità esagerate che s’impone con la volontà?

 

Ecco perché la terza immagine può sanare tutto. Quella di-per-sé-già-al-di-là dei problemi. Quella che si pone oltre. Maura che danza. Basta sentirla raccontare di questa versione splendida di sé per comprendere che la soluzione è già lì.

In questo periodo Maura sta semplicemente portando il sorriso naturale dell ballo a tutta la sua vita, illuminandola. E ogni cosa è illuminata.

Ne abbiamo parlato anche in Le Due Connessioni.

 

Ora, vi chiederete:
Abbiamo tutti doppie immagini?
E che cosa si può fare sapendolo?

La prima risposta è sì, le abbiamo tutti.

a) La prima immagine di sé e della vita, Visione Non Radicata e immediatamente percepibile, è come al solito quella del Tema della nostra vita, dei grandi obiettivi sbandierati ma falsi, attinenti al falso sé, di ciò che ci attiva da sempre ma non ci soddisfa mai: nel caso di Maura l’essere volenterosa, il dichiarare che è nella battaglia per l’affermazione di sé e che: “prima o poi ci riuscirò, senza mai chiedere niente a nessuno”. A patto di non farcela mai davvero.

b) La seconda immagine, questa sì Radicata, reale, concreta e “lavorabile”, è quella sottostante, quella del vero sé, della ferita ricevuta: io mi sentirò sempre rifiutata, o ignorata, o non all’altezza -a seconda del carattere- e per questo avrò sempre l’ansia di dovermi affermare, o di farmi vedere, o di essere autorizzata o chissà che altro ancora…

Cosa ci può fare Maura e cosa possiamo farci noi?

Seguire le fasi della trasformazione:

 

Visione Radicata – La Danzatrice Leggera

a) Accettare la seconda immagine, quella profonda, per sempre. Assumere il punto di vista della verità, della profondità -magari fissando su carta le frasi emotive sfuggenti e per questo molto utili- che vengono fuori da sé e che rileggeremo ogni giorno per mesi fino a quando non ci faranno più male.

b) Ascoltare, accogliere e non agire mai più reazioni a queste vecchie istanze, poiché sembra che chiedano risoluzione ma in realtà necessitano solo calore e comprensione, visto che sono solo un vecchio trauma.

E così, sintonizzarsi su una realtà completamente nuova:

c) Far vivere dentro di noi immagini “terze” di leggerezza, nel suo caso, la danzatrice leggera, rispetto alle 2 dicotomiche e sempre in opposizione della Ferita (“sarò sempre riifutata”) e del Tema (“ma ce la farò da sola ad affermarmi”).

d) Trovare il modo di integrare la nuova accettazione e le levità che ne derivano in una vita molto più sostenibile in termini di salute, meno stress e molta più soddisfazione.

e) Predisporsi al grande cambiamento di immagine appunto, di Visione Radicata di sé:

  • cosa sarebbe stato se non fosse successo quel che mi ha forgiato così?
  • Quale abbondanza avrei potuto vivere?
  • Che ruolo positivo, pieno, entusiasta avrei voluto sentire da chi mi stava vicino?
  • E quali stimoli avrei sentito dai genitori che, purtroppo non hanno potuto esercitare?

Ora, immedesimarmi in questa abbondanza -che adesso posso sviluppare- mi fa stare meglio? In che modo ripetibile?

  • Che cosa mi fa sentire meglio di questa immedesimazione? Il sostegno, il respiro più ampio? Maggior Sicurezza di sé?
  • Quale immagine più vera emergerebbe? Quale condizione realistica, realmente libera e potente?

E la coltivo. Punto.

f) E occorre fare tutto questo attraverso il corpo, con una pratica quotidiana, allo stesso modo delle altre 4 pratiche, dall’accettazione alla visione…(che trovate descritte e spiegate in ogni dove in questo blog). Altrimenti non abbiamo FATTO niente, quindi NON cambierà niente. Abbiamo creato conoscenza, non cambiamento.

Tutto ciò che conosciamo di nuovo è solo un sollievo se non è legato ad azioni concrete.

Allora perché non trasformarlo in pienezza totale?

Colpisce sempre vedere moltitudini che si fermano ad un passo dal benessere, accontentandosi del parziale sollievo di sapere da dove derivano le proprie dinamiche, fino a che queste si ripresentano.

Se invece sto nel corpo, se pratico tutti questi nuovi pensieri, abitudini, aperture e rituali e lo faccio in profondità e affrontando tutto ciò che mi faceva paura, attraverso la bioenergetica o qualsiasi altra terapia o disciplina che mi faccia star bene, allora la mia personalissima via per il benessere è tracciata.

E respiro finalmente in modo nuovo e ripetibile tutti i giorni.

Visione Radicata: 28. Viaggi all’Indietro

Un viaggio di una persona cara, mi riporta alla mente quanto noi dimentichiamo il condizionamento a cui siamo stati esposti da bambini.

E passiamo decenni, (davvero, senza scherzi, un’infinità di anni) a credere che IL PROBLEMA, quello maiuscolo, sia DENTRO di noi, dalla nascita.

Una sera, questo cliente che chiamiamo Aldo -tornato a passare pochi giorni di ferie a casa dai genitori- sentendosi leggero, finalmente nuovo, di buonumore grazie al lavoro su di sé, comunica alla madre che ha invitato anche la propria cugina con il fidanzato a mangiare la pizza insieme a loro.

Di colpo, la scena è come se si riavvolgesse su se stessa e tutto ritornasse alla propria infanzia.

La madre di Aldo s’inviperisce.

“Ma come! -Esclama- Siamo già in 4, come possiamo permetterci altri 2 ospiti? E poi, non potevi dircelo prima? Sei sempre il solito egoista e avventato!”.

Lo stupore, la rabbia, lo sguardo infuocato da tradimento che Aldo assume mentre mi racconta l’episodio, è lo stesso di quando mi raccontava di altre occasioni di agguati improvvisi dei genitori, in cui gli facevano provare un senso di colpa incommensurabile.

Una volta, a 5 anni, era a dormire beato, alle 10-11 di sera, ormai da tempo, e la madre lo andò a risvegliare rimproverandolo perché aveva fatto soffrire il padre, non dandogli il bacio della buonanotte. Effettivamente, il padre era in un angolo, in lacrime. Quello fu uno dei primi momenti in cui Aldo si convinse che lui era sbagliato e che doveva necessariamente sforzarsi moltissimo (e chissà se ce l’avrebbe mai fatta) per tenere a bada il proprio cattivo carattere. Ma cosa aveva fatto Aldo? Non aveva dato il bacio della buonanotte al genitore. Peccato Mortale. Voi avete notizia di alcun padre che si sia mai messo a piangere per questo? E che abbia fatto svegliare e mortificare il figlio?!

Ma ora Aldo è adulto. E molto più consapevole. Reagisce. Ovviamente assicura che pagherà lui la parte dei cugini e poi insiste: non accetta più discorsi di questo tipo! Non hanno mai avuto problemi di denaro. Mai nella vita. Sono solo ossessioni famigliari che vanno avanti addirittura dai nonni!

Ma ovviamente la porta dell’ascolto è ormai chiusa, come da sempre in occasioni del genere.

E lui si sente di nuovo reietto, inadatto, escluso, incapace.

La cena ovviamente va molto male: i genitori non permettono che sia lui a pagare il conto ma tutto il convivio non dura più di un’ora e mezza, con un’atmosfera rovinata, per tutti, soprattutto per i cugini.

Al ritorno a Milano però, per Aldo si spalanca un mondo: il senso di colpa di cui abbiamo sempre discusso emerge in tutta la sua grandezza e influenza. Me ne ha parlato in tutti i campi. Si è sempre rimproverato di:

  • non essersi sforzato abbastanza;
  • non essere sensibile;
  • non lavorare e guadagnare mai il necessario;
  • di non fare un lavoro “serio”, in cui poter credere.
  • Ma soprattutto, non trovare nessuna donna che lo accetti per quello che è.
  • Perché lui si sente sbagliato. Egoista. Incapace. Reietto.
  • E sa che più si sente così e più attrae sensazioni e persone che lo fanno sentire così.

L’atmosfera in cui vive Aldo viene da lontano, non è mai nelle questioni di oggi.
Ora si può vedere da fuori:

Causa Apparente
(situazioni ATTUALI di scacco mortificante che lo sorprendono, impauriscono e infine inviperiscono)

e Conseguenza
(star male dentro, essere angosciato per problemi affettivi e di lavoro / denaro)

sono in realtà invertite:
non starà mai male in verità per gli oggettivi problemi, bensì:

attirerà e tenderà sempre
a vedersi in MODO angosciante
SOLO QUANDO TEMERA’ E FUGGIRA’
quelle atmosfere come se venissero da dentro e dimostrassero che lui è sbagliato mentre sono al contrario solo ESTERNE A LUI, ricattatorie DI UNA VOLTA, mortificanti.

Dal punto di vista corporeo ed emotivo è la rabbia nello sguardo che gli rende gli occhi assassini, con una reattività che ammazzebbe chiunque.
Ma non può reagire, non può sfogarsi, in un gioco perenne con i genitori, da bambino, e con se stesso, oggi.

Adesso, Aldo sta accettando che sentirà sempre questa doppia sensazione:

  • lui si percepirà per tutta la vita fallato: si comporta male ed è cattivo e nessuno lo vorrà. Tenderà allora nella sua vita a vedere SOLTANTO solitudine e disadattamento, lavorativo e affettivo.
  • Ma questo non sarà mai vero in realtà, non lo sarà mai, nel modo più assoluto.
  • Sentimento sempre sentito, mai reale, che oggi può essere men che meno agito, ingrandito, drammatizzato, come un tempo.
  • bensì compreso, ascoltato, accolto e lasciato acquietare.

Adesso VEDE da dove viene tutto questo. E può finalmente uscirne. Con tutto se stesso e tutti i complimenti e i riconoscimenti che la vita gli riserva, da sempre.

E che adesso sente finalmente di meritare sul serio.

Ah, non ve l’ho detto? Aldo è un professionista molto apprezzato e un’anima benvoluta da moltitudini di persone. Perché? Perché ha sofferto tanto nella vita. E tutti lo amano per questo, per la lezione che ha saputo superare. E può oggi considerarsi un dono meraviglioso, per sé e per gli altri.

E può farlo totalmente, non in modo appena sufficiente.

Solo che fino ad oggi ha altermato l’accettazione all’illusione che questa PENA un giorno finisse…

Quel che di nuovo invece sta attraversando oggi è la sensazione di quanto sia profondo e sfaccettato questo suo modo di vivere le stesse atmosfere radicate di una volta.

E sta abbandonando l’illusione che -lavorando su di sé- prima o poi questo disagio non lo sentirà più.

Accettando davvero -ripetutamete, giorno dopo giorno- che non c’è niente da non sentire, ma che occorre ringraziare, come ringraziano tutti Aldo per com’è fatto.

E’ necessario che Aldo sorrida DENTRO e accolga come un dono OGNI RICORDO del passato e ATMOSFERA DEL PRESENTE che arriva dalla propria famiglia.

Allora sì che di colpo, andando in direzione naturale, e non più contraria, sarà orgoglioso di com’è e del perché è così.

Occorre che si prenda carico dei genitori ormai anziani, che li sopporti, che stia loro vicino, per ciò che riesce e laddove non riesce si faccia aiutare e provveda in qualche modo.

Senza più illusioni che qualcosa cambierà, che lui cambierà, che loro cambieranno, che lui troverà qualche maniera di superare PER SEMPRE i propri problemi.

E quando ci riesce, si sente rinato: quali problemi? Puf. Spariti. Non ci sono problemi oggi in realtà nella vita di Aldo. Non ci sono mai stati: esattamente come ha rimproverato i suoi di non avere mai avuto in realtà problemi di denaro o di altro. Ecco la folgorazione:

“io sto facendo esattamente come loro, senza rendermene conto. Loro non hanno mai avuto problemi reali, solo supposti, di denaro, di salute, di sopravvivenza:
e io faccio lo stesso, in modo identico!
E così alimento sempre preoccupazioni inesistenti.
Esattamente come loro. Pazzesco. Da non crederci…!.

Perché alla fine aspetto da sempre, come la mia famiglia,
di trovare una soluzione, una svolta, uno stato in cui non sentire più la mia vita,
le mie angoscie.

Praticamente impossibile, ma soprattutto, inutile”.

Accettazione Incondizionata: 18. Muoviti

Muoviti.

C’è solo una cosa che non si può sopportare: stare anni ad aspettare.

Non fare niente è la cosa peggiore che possiamo fare.

Rispondi a queste domande:

  1. Puoi dire francamente che così non va? E’ così?
  2. Senti che te la sei raccontata troppo per troppo tempo? Sì?
  3. Hai la sensazione che non puoi fare altro che sopportare? E’ questo il problema?
  4. Ne hai parlato con qualcuno ma non è servito?
  5. La tua vita ha decisamente bisogno di una svolta ma non sai che fare?

Hai risposto sì a queste domande?

1) Allora muoviti. Poi Muoviti. E Ancora Muoviti.

 

Il fatto è che noi ci spegniamo.

Semplicemente: ci lasciamo andare.

Ma scherziamo? Si dovrebbe insegnare nelle scuole, urlarlo a tutti: fai qualsiasi cosa! Ma non stare fermo ad aspettare.

Ci sono persone che vengono in studio dopo che 1 pensiero, 1 solo pensiero, ha rovinato loro la vita per 6 mesi. Ma scherziamo? 6 mesi a lottare ogni giorno con se stessi? Oppure anni a rimuginare?

2) Noi abbiamo bisogno di 1 sola cosa: rispecchiamento, risonanza, crescita, sviluppo, consapevolezza. In sostanza, qualcuno con cui parlare. Confrontarsi. Riprendere il cammino. E sapete chi è questo qualcuno? Una persona soltanto: me stesso.

3) Ma ho bisogno degli altri per trovare me stesso.

E ciascuno degli altri, attraverso me, trova se stesso: trova appunto rispecchiamento, risonanza, crescita, sviluppo, consapevolezza.

4) E’ un triangolo: consapevolezza-verità-accettazione e poi ancora altra verità-accettazione-consapevolezza…

Perciò, per favore, non restate lì anni a non fare niente. Per favore. Non ha alcun senso.

Chiunque inizi ad aprirsi, ha un unico rammarico: non averlo fatto prima. Rimpiange gli anni passati a vivere male, malissimo. A non dire, a non affrontare.

C’è chi ha ritrovato se stesso tornando semplicemente a casa a piedi dal lavoro, pioggia o vento, estate o inverno, lui torna a casa a piedi.

 

Allora: Basta, basta, basta.

5) Fa qualcosa di rivoluzionario per te. D’inaspettato, d’impensabile per te, oggi. Ma fallo oggi. Non domani. Oggi.

E’ questo l’unico segreto: rendi questa giornata speciale, oggi. Ogni giornata.

 

Qualcuno si alzava alle 6 per lavoro; e la sua vita non andava per niente bene.

Adesso si alza alle 5 e fa tutti i suoi esercizi, che ha provato, cercato e finalmente trovato.

E ora è molto più riposato alzandosi addirittura prima.

Qualcun altro ha ripreso a ballare e poi ha portato lo spirito del ballo in ogni cosa che fa.

6) Comportati come se il tempo e lo spazio non esistessero.

Non hai tempo? Non dormire.

Non riesci a dormire? Alzati ed esci.

 

7) Ma soprattutto non restare fermo, cerca qualsiasi cosa, iscriviti ad ogni corso o attività possibile. E se non hai i soldi coltiva come puoi tutto quello che vuoi.

Non hai idea delle risorse che hai.

E non ne hai idea fino a quando non fai qualcosa che non credevi possibile prima.

8) Se cerchi c’è sempre il modo. Te lo dico tre volte. C’è sempre il modo. Il modo c’è sempre. Sempre c’è il modo.

9) E se non sai che fare, fatti aiutare. Cerca su internet discussioni, partecipa a gruppi di solidarietà, affidati a qualcuno che ti piaccia.

 

Sai perché non ti muovi? Per 1 solo, unico, motivo: perché credi che non ce la puoi fare. Ne sei convinto. Magari perché ne hai passate tante, troppe e ormai ne sei sicuro. Ma non senti che c’è qualcosa che stona in ciò che ti ripeti?

E cosa succede? Che in ogni gruppo di aiuto, le persone che lo dicono di sé –quelle che dicono: non ce la posso fare- sono quelle che agli occhi di tutti hanno sofferto di più e che sono per questo le più forti.

E lo vediamo negli altri e non in noi: le persone che hanno ricevuto più disgrazie sono quelle più forti. Semplicemente perché ce l’hanno fatta a superare prove che li hanno resi migliori.

La cosa che ti blocca di più in assoluto è quella di cui dovresti essere più orgoglioso perché è la tua forza più grande.

Curioso, eh?

10) Ma o accetti questo paradosso e te ne fai carico e vivi la tua esistenza pienissima e colma di significato proprio grazie a ciò che ti ha reso come sei…

…oppure non potrai andare da nessuna parte, credendo di non poter fare niente.

Prendiamo un caso: Sei stato offeso, limitato, abbandonato, ignorato?

E il tuo rispetto infinito degli altri?

La tua autonomia?

La tua generosità preziosa per tutti?

Da dove credi che vengano se non da queste offese?

Ma andiamo…!

E ne sei anche orgoglioso.

E’ solo che continui ad offenderti, a limitarti, ad ignorare te stesso e le tue qualità e potenze. Esattamente come hanno fatto gli altri con te da piccolo. Geniale, no?

E per chi circonda oggi, le tue qualità sono preziose ed infinite. Mentre per te non contano niente.

Solo per te- tu non conti niente.

Tutto qui. Capito quant’è semplice?

 

11) Quindi ORA fa qualcosa. Qualcosa per te. Qualcosa per te!

Fa’ qualcosa di strano, semplice, sentito, e vedrai che sarà rivoluzionario.

Una volta una persona si decise dopo anni ed anni di silenzi, ad affrontare il grande tema con la moglie. Impiegò mesi a decidersi di dire una sola frase.

Prova a immaginare.           Silenzio.                     Ogni giorno.                          Tombale.

E lui a ripetersi: non ci riesco.

Un altro giorno: non ci riesco.

E non ci riesco, per un altro giorno ancora.

Per 1000 giorni. Prova a dirlo, a pronunciarlo:

– ogni              – giorno          – per               -mille              -giorni.

Così non va, le disse una mattina. In questo modo. 3 Parole:

-così                – non              – va.

E da quel momento, l’aria sembrò rientrare dalla finestra. E per entrambi fu come riprendere a respirare. Sembrava che avessero passato anni in apnea.

Ma possiamo passare anni in apnea? Per favore!

Le in-spirazioni sono in ogni dove. Persino i proverbi possono aiutarci. Sai come si è decisa questa persona ad affrontare la moglie? Con un proverbio: è meglio fare e pentirsi che non fare e pentirsi. E’ bastato ricordare insieme, io e lui, questo proverbio e tutto si è riaperto…!

E’ meglio fare e pentirsi che non fare e pentirsi.

Un blocco di mille giorni stroncato da un proverbio.

12) Ma se volete ci sono gigantesche bibliografie che possono aiutarci.

Un autore di Empowerment dice:

“se tutte le fatiche sono impiegate nel mantenere a tutti i costi lo status quo, quando arriva un’idea nuova, non trova le energie per svilupparsi”.

Cos’è allora questo congelamento? Cos’è? Nulla. Nulla più di un’abitudine alla paura.

Non senti che hai bisogno solo di questo entusiasmo?

Di questo parole che stai leggendo o ascoltando?

E se è così, da cosa credi che arrivino queste parole? Da un’ispirazione poetica passeggera?!

O da muoversi con determinazione perché non si può più stare fermi?

Rompiamo tutte le situazioni bloccate e dedichiamoci alle idee nuove.

13) Scopriremo così la verità della vita: le difficoltà ci saranno sempre.

E’ la sensazione di sentirsi bloccati che è falsa. E possiamo non accettarla.

E ritornare ad affrontare tutto.

Senza fermarci più.

Sai cosa si dicono i viaggiatori sul Cammino di Santiago? Una cosa sola, tutti, ogni giorno. perché una cosa sola è importante, una cosa sola:

 

Buen Camino, Peregrino.

 

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Riepilogo:

 

Leggerezza Profonda: 12. Due Connessioni, Due Leggerezze

Un altro aspetto illuminante del sentire il corpo è che si scoprono due connessioni.

1) Una è la connessione tout-court: aprirsi a sentire di più e meglio i propri bisogni, dedicarsi molto di più ai desideri, sapere che cosa ci sta succedendo, conoscere e rispettare ed esprimere le emozioni. Porre la consapevolezza del sé reale al centro della propria esistenza.

E portarla avanti come pratica e prassi quotidiana. Senza alcun punto perfetto d’arrivo dopo-il-quale-risolvere-per-sempre, bensì come sana abitudine per tutta la vita, come costanza e sostegno al benessere vitale.

Scegliere la connessione non vuol dire:

essere-connessi-sempre

bensì

dedicarsi-ogni-giorno-a-come-sintonizzarsi-meglio-stamattina,

a prescindere dal livello in cui si parte ad ogni risveglio.

 

2. L’altra connessione è però, su questa base:

collegarsi-innestarsi allo stesso modo della prima connessione…

…ma-considerando-la-miglior-versione-di-sé,

vale a dire ad un’immagine interiore che ci faccia sentire
autorizzati-abbondanti-soddisfatti-integrati.

Finalmente fuori dalla solita nostra immagine ferita, che sappiamo essere infelice cronica, o mancante o incapace, o colpevole e così via.

 

Sta succedendo ad esempio a diversi miei clienti che scoprono inedite e insperate declinazioni di sé:

G. sta iniziando a vivere addirittura senza la distinzione tra lavoro e tempo libero.

V. invece sta scegliendo di portare nella propria città, in ufficio e a casa, la miglior esperienza di sé “toccata” in un viaggio recente.

E’ il processo di Anticipazione di cui abbiamo parlato più volte:

 

Funziona così: mi chiedo…

  • cosa succederebbe se io vivessi come se fossi sempre in vacanza?
  • O se vivessi di nuovo come mi sono sentito in quell’epoca che da allora rimpiango?
  • Oppure se vivessi ancora come se mi fossi sempre dedicato a quella passione o a quel lavoro? O a quella relazione? O a tutte le situazioni che sto rimpiangendo da troppo tempo? Come starei adesso?

E ci provo, vedo su quali presupposti si baserebbe questa declinazione di me e quali “fiumi” diversi può di nuovo far affluire alla mia vita.

Se allora, nella prima scelta di connettermi alla mia profondità, pratico abitudini legate a corpo, emozioni e sintonizzazione attraverso leggerezza, fluidità, apertura e piacere, ogni volta che ci provo (ne abbiamo parlato in numerosi punti, si veda Leggerezza Profonda: Riepilogo).

nella seconda, assodato il processo, “mi accorgo che posso”, che il solco tracciato mi porta ad escludere naturalmente alcuni comportamenti obsoleti:

  • Contrapposizioni sterili
  • Atmosfere che non evolvono più
  • Piccoli o grandi vizi che non portano più a niente
  • Lamentele dffuse e pesanti
  • Mancanze e insoddisfazioni che via via risaltano sempre più come atteggiamenti e non come reali necessità, poiché (ormai lo so!) una volta soddisfatte, lasciano il posto ad altre simili smanie.

 

Si arriva così a preparare il terreno al cambio di visione di chi siamo e del mondo nel quale ci sentiamo inseriti.

È credere nella più limpida ed intensa espressione del nostro potenziale vitale e autorizzarci giorno dopo giorno ad affermarci.

(Un chiaro esempio è nel video: Ti Amo Così Tanto.)

 

Ma perché diavolo sentiamo il bisogno di ri-connetterci?

Il senso della connessione perduta è semplice:

se ci sentiamo oggi non-a-contatto come vorremmo, vuol dire che nella nostra infanzia, evidentemente, ogni naturale sintonizzazione a ciò che ci stava succedendo, ogni apertura all’ascolto di sé e degli altri… era legata ad un dolore, un contrasto, un’insoddiafazione, una difficoltà.

E’ la nostra educazione/esperienza/condizione di un tempo, che si è poi strutturata in noi come un’armatura caratteriale:

  • se io sono cresciuto in un’atmosfera insincera o violenta
  • o depressa o incostante
  • non protetta o abbandonata…

…ho sentito che connettermi davvero ai miei bisogni o alle altre persone mi portava dolore, problema, pericolo.

Ciò può essere successo anche in situazioni normali, visto che da piccoli tutto può essere drammatico o traumatico. Quindi non è l’oggettività, ma il vissuto che conta.

  • Nella sua relazione di base con “l’altro”, S. si sentiva sotterrata da una montagna di sacrificio per l’azienda di famiglia, cui tutti erano totalmente dedicati…
  • …G. invece era tormentato da piccoli soprusi di amici e fratelli…
  • … laddove V. è stata investita da una responsabilità bloccante derivata dall’essere la prima figlia, “quella che bada ai fratelli”.

Se ho avuto uno o altri di questi impedimenti…

  • … Allora devo aver messo in atto tutte le mie strategie caratteriali per esserci e non esserci, per realizzarmi ma non troppo.
  • E così mi conosco poco e mi esploro male.
  • Sono in relazione certo, ma solo parziale, con gli altri e il mondo.

 

(Sulla separazione del proprio sé dal corpo, si veda la nota* alla fine di questo articolo con la citazione di Lowen di Luciano Marchino ).

 

Perciò, se lo vedo e comprendo come l’ho messo in atto prima, posso dare -e in certo senso devo dare- un’agio, un’ampiezza e un’apertura totali, diverse, senza più mezze misure, alla mia espansione.

Inizio ad osare un pò di più e poi levo finalmente le àncore.

Per questo mi connetto, nella nuova prassi della leggerezza profonda, non solo al sollievo, bensì alla migliore rappresentazione di me, interna ed esterna, e la coltivo pian piano, fino a che si appalesi nella realtà.

 

G. immagina ed espande un “sé” come stesse sempre in vacanza e -paradossalmente- partecipa molto di più al lavoro, al qui ed ora.

C’è sempre un paradosso che si risolve, in terapia:

“Ma scusa, se faccio così, se mi sento sempre in vacanza,
mi avvertirò lontano e superficiale, menefreghista e disattento!”.

 

Invece accade invariabilmente il contrario:
si provano attenzione, concentrazione, apertura e disponibiltà. Qui ed ora.

 

“Alla fine è stato proprio così…! In altre parole mi sintonizzo davvero con l’essenza di tutta la faccenda che chiamiamo vita. E sto decisamente meglio!”.

E arrivano gioia e partecipazione totali, secondo i propri migliori picchi esistenziali, non secondo i canoni precedenti, parziali e sacrificati.

 

“Ma come, mi sono sforzato per una vita di star meglio, ed ora mi accade senza alcun sacrificio? Scegliendo semplicemente un’immagine più adeguata e vera di me?”.

 

Questo è il motivo per cui gli altri ci vedono rifioriti, perché ci stiamo autorizzando e non abbiamo più confini e obblighi prima di tutto, bensì diritti, soddisfazioni e possibilità prima di tutto.

  • G. allora rinuncia all’anno sabbatico che aveva deciso poiché non sente più il sacrificio totale che respirava appena pochi mesi prima. Anzi, vede il periodo di pausa dal lavoro per quello che era: una fuga nell’illusione. E non ne ha più alcun bisogno.
  • V. si sta facendo raggiungere da un amore sconfinato per se stesso e i propri diritti e un mondo intero si sta spalancando davanti ai suoi occhi:
    Può esprimersi, espandersi, essere molto più creativo.
    E allora sta anche incredibilmente guadagnando di più: capitolo irrisolto da una vita.

 

Ah, ovviamente le persone non si ammalano più in periodi come questi, anzi guariscono.

M. ad esempio ha risolto le proprie allergie in modo naturale e non riesce, incredulo, ancora a gioirne.

Ma come si fa mantenere il solco della Connessione Profonda alla nostra parte migliore?

Attraverso la nuova funzione adulta di cui ci riappropriamo pienamente. E’ questa forse la più grande rivoluzione: Mi prendo la RESPONSABILITA’ NUOVA, come non ho mai fatto davvero fino in fondo, di infondere quelle atmosfere, fiducie e sicurezze che la mia parte bambina, emotiva, non ha mai avuto. E’ così che si compie la connessione più elevata, semplicemente perché ora adeguatamente sostenuta.

Lo spieghiamo in dettaglio ne: “2 Accettazioni” e in Leggerezza Profonda: 15. Le 2 Funzioni dell’Adulto

 

Scegliamo in questo modo di connetterci ogni giorno a noi stessi e autorizzeremo una rappresentazione inedita di noi che avremmo sempre voluto realizzare.

Lei è lì che non vede l’ora.

 

 

Leggi i prossimi articoli e quelli correlati:

 

* A proposito della Connessione perduta, scrive Luciano Marchino nella prefazione alla raccolta di scritti di Lowen “La Voce del Corpo” – Astrolabio Editore:

Una mole considerevole di dati ci costringe viceversa a rilevare come il processo di separazione dell’identità dal corpo proceda di pari passo con lo sviluppo del bambino e con la maturazione di stati dell’essere che Lowen ha associato a cinque diritti fondamentali: il diritto di esistere, di avere bisogno, di essere autonomo, di imporsi e di amare sessualmente.

La negazione protratta o traumatica di tali diritti sembra costringere il bambino a dissociarsi dall’area del proprio corpo implicata nella rivendicazione del diritto negato, serrandolo nella morsa di una tensione che appare necessaria a impedirne l’espressione e quindi l’appagamento, perpetuando di conseguenza lo stato di bisogno e di frustrazione.

In cambio del paradiso così perduto egli riceve un’illusione, l’illusione che il non sentire, cioè il dissociare il piano fisico della sensazione dal piano psicologico della percezione dotata di emozione e di significato, lo metta al sicuro da un ambiente correttamente o erroneamente percepito come minacciante.

Vai a:

 

Riepilogo:

 

Leggerezza Profonda: 13. Il Segreto degli Esercizi Connessi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il segreto degli esercizi bioenergetici è anch’esso legato alle 2 Connessioni di cui abbiamo appena trattato.

1) Negli esercizi bioenergetici, quando qualcuno ‘Accetta’ davvero di iniziare a connettersi, all’inizio non sente niente o la prima cosa che percepisce è il dolore da cui è fuggito sconnettendosi, e così avverte senza filtri le proprie rigidità muscolari, posturali, emotive, caratteriali.

Il Segreto degli Esercizi allora è
immaginarli Sempre Connessi
:

se accetto la frustrazione completamente
SENZA FUGGIRE come mia reazione tipica
e mi apro e con tutto me stesso, totalmente…

…allora il dolore scompare, qualcosa si scioglie
e mi sento come in un salto evolutivo, più integrato.

 

Solo dopo, col tempo -ma devo saperlo fin da subito, così posso risparmiare periodi infiniti di peregrinazioni e casualità- inizio a connettermi in un altro modo, più evoluto, mentre compio gli esercizi, ad immagini interne di me molto diverse, FUORI dagli schemi caratteriali soliti.

 

2. E’ qui che sperimento la Seconda Connessione, molto più profonda e vitale per me.

G. ad esempio, ogni volta che inizia gli esercizi, si rende conto di poterlo fare in due modi, anzi, in due MONDI: il primo è emettendo una serie di suoni gutturali da sforzi enormi, vista la sua struttura corporea pesante, legata, impossibilitata.

Viceversa, in questo periodo, spontaneamente, sta constatando che ogni volta che attraversa gli esercizi in questa modalità, non può che ‘far fronte’ un pò meglio alle stesse dinamiche, magari con un EGO rafforzato, ma confermando e quindi RAFFORZANDO dentro di sé la difficoltà della propria esistenza:

“anche qui! Anche negli esercizi di Bioenergetica, sento che comunque è tutto pesante!”.

 

Allora, qual è la strada?

E’ nella seconda versione di sé:

G. può immaginare belle sensazioni di agio e di spazio e di leggerezza mentre esegue gli stessi esercizi di prima.

Infatti inizia a:

  • ridere mentre si muove
  • a sciogliere grasso e legaggi enormi
  • liberarsi da sensazioni di impossibliità
  • a beneficio di godimento
  • leggerezza
  • svago
  • disimpegno
  • e soprattutto: facilità.

Per questo il radicamento a terra è il radicamento del cuore.

E’ accettare di stare oggi nella propria vita, qui ed ora.

Trema la Terra
N
on il Nostro Cuore.

Striscione al passaggio del giro d’Italia
a l’Aquila,
1 mese dopo il terremoto

 

Queste 2 diverse connessioni nel dedicarsi agli esercizi, testimoniano anche qui 2 Livelli di leggerezza profonda nel corpo.

 

1) Il primo livello ri-apre soltanto alla vita: “è pure troppo che sono qui e riesco a tenere botta”. Ma sento che sto iniziando una strada nuova per me.

 

2) il Secondo Livello di Leggerezza Profonda, attraverso la Connessione più alta, approfondisce, esplora, partecipa, si afferma, vuole farlo.

Ha compreso e non è più presente/assente.

Il primo livello può essere facilmente tramortito dalle insidie della vita,

il secondo invece è ciò che cerchiamo da decenni,
presente, radicato flessibile e costante.

 

Per questo è opportuno sapere che esiste un secondo livello, molto più radicato, a cui tendere, altrimenti il più banale traffico, raffreddore, difficoltà, impedimento, rischiano di farci dire: “ma sì, io volevo andare a fare gli esercizi, ma capita di tutto, alla fine mi sono arreso; vuol dire che tutto questo avrà un senso.

Certo, il senso è che il Carattere è molto tenace, e noi possiamo essere più tenaci ancora di lui. Tutto qui.

 

Scrive Marchino nella sua prefazione a “La Voce del Corpo”, Astrolabio Editore, citando Lowen, (ne abbiamo parlato nell’articolo precedente: Le Due Connessioni):

Il processo dell’analisi bioenergetica però può essere visto in due modi, diametralmente opposti.

Il primo, che l’avvicina alla terapia dell’Io, è un processo che, senza troppo allontanarsi dalla realtà, potremmo definire di manutenzione dell’armatura caratteriale, e che prevede la riorganizzazione delle difese sotto l’egemonia di un Io rafforzato da una migliore sensazione di esistere (dovuta all’integrazione dei vissuti emozionali e sensoriali corporei) e quindi di potersi battere con maggior successo per i propri fini. In questa luce il terapeuta si pone al servizio dell’Io del paziente, correndo però il rischio di promuovere un intensificarsi del senso di separazione, e spesso di conflitto, tra l’organismo e l’ambiente, e rendendo il suo paziente un combattente più fiero e fiducioso ma non per questo più gioioso.

(…) È solo con l’ultimo Lowen, quello per intenderci di La spiritualità del corpo, che l’autore amplia la propria visione includendovi l’arrendersi. Ma arrendersi al corpo per Lowen non significa rinunciare all’autorealizzazione ma, al contrario, portarla a compimento (…), svestire l’armatura in condizioni di passività e di recettività, consentendo il pieno riequilibrio dei sistemi simpatico e parasimpatico.
Si chiude così il cerchio di un processo di pieno recupero delle potenzialità umane originarie (…) e si ripristina la capacità piena di erigere confini in condizioni di pericolo e di sospenderli per accedere pienamente alla fusione amorosa e ai sentimenti nutritivi.

 

Leggi il prossimo punto correlato:

Leggerezza Profonda: 14. Nella Relazione, la Connessione Segue gli Stessi Principi

 

 

Riepilogo:

 

Leggerezza Profonda: 14. Nella Relazione, la Connessione Segue gli Stessi Principi

E’ illuminante poi notare come le relazioni in generale e quelle affettive in particolare, seguano gli stessi principi che abbiamo appena visto ne “Le 2 Connessioni“.

Sono punti fermi, vere e proprie leggi della natura, che fanno luce su una miriade di situazioni dove:

  • continuiamo a non capirci più con gli altri
  • non ci siamo incontrati proprio con quell’anima che ci piaceva tanto
  • ci troviamo a desiderare persone e situazioni che però sentiamo confusamente essere ad uno stadio della propria conoscenza diverso dal nostro, come più avanti o più indietro
  • ci amavamo tanto e -di colpo- non ci siamo più trovati.

 

Il motivo di tutti questi disallineamenti è che quando si smarrrisce la connessione con se stessi -immediatamente- anche ogni relazione ne risente.

Vale anche in senso inverso.

Se qualcuno fa un salto quantico in avanti, in terapia o solo per vicende che lo portano a comprendere la propria vita…

…allora, all’improvviso, ha bisogno di codici di relazione diversi, più evoluti,
e non sempre sono disponibili nei rapporti precedenti…

proprio perché attraiamo situazioni e persone in linea
con la connessione / sintonizzazione di cui siamo capaci in ogni momento.

 

Riallineare questi sistemi di collegamento e farlo in modo elastico e consapevole, senza tagliar fuori pezzi giganteschi di vita, come a volte purtroppo succede, è il bello di tutta la faccenda.

Vediamo alcuni di questi principi della Connessione, legati alla relazione.

 

Schema Connessione / Relazione

1. + O sono connesso con me stesso o non sono in una reale sintonizzazione con gli altri. Non posso proprio, non seguirei le leggi della natura.

2. ++ Se mi sintonizzo sui miei reali desideri e sentimenti, sulla mia autenticità, mi relaziono con chi sta facendo la stessa operazione, né più avanti né più indietro di me.

3. +++ Anche in questo caso, come per la connessione con se stessi, se io oso, e mi prefiguro, anticipo, sperimento e imparo a sentirmi nella migliore-vera-reale-versione di me, entrerò in contatto con chi è sulla stessa strada. Perciò posso avvicinarmi ad altre persone come ad altre consapevolezze e scoperte. E’ una sorta di connessione esponenziale (alla quarta, se ci si concede la metafora): io mi connetto esponenzialmente (alla seconda) attraverso la migliore espressione di me; e così posso incontrare chi fa altrettanto.

4. ++++ E così, mi allontano dai vecchi cammini e dalle persone che mi rimandano  versioni di me, in cui non mi riconosco più.

5. +++++ E’ ciò che attiva in modo percepibile la legge dell’attrazione, sempre operante, di cui tanto abbiamo ragionato nelle nostre umili vite.

 

 

Si identificano così 2 livelli di Leggerezza Profonda nella Relazione, entrambi legati allo stadio di Connessione:

1. Il Primo Livello di Connessione nelle Relazioni in cui, vedendomi diverso, più nella verità dei miei schemi nevrotici, caratteriali, decido di sdrammatizzare, togliere pathos, ripetitività, circoli viziosi; tendo a fare pulizia delle emozioni, a comunicare diversamente, a smetterla con i conflitti continui, a dare costanza a me stesso e alle relazioni con chi mi circonda.
E tutto ciò migliora nettamente, in tempo reale, ogni mia capacità di aprirmi e lasciar arrivare comunicazioni e atmosfere di gran lunga migliori.

E’ come togliere corrente ad un’ansia irrisolvibile che ci assale da decenni.

Si può dire che questo Primo Livello non muta il quadro di riferimento: gli amici, gli affetti, i modi di aprirsi, le abitudini, le frequentazioni, restano le stesse…

… tuttavia, giorno dopo giorno, viene meno il negativo, si alza una patina, un velo. Fiorisce intensità nelle nostre connessioni. Ci sono certo sempre difficoltà, ma la persona le accetta molto di più e ci si cala dentro. E questo gli altri lo sentono eccome.

 

L’ulteriore Livello, viceversa, presuppone il positivo senza più limiti.

2) Il Secondo Livello di Connessione nelle Relazioni è legato all’intesa, alla scintilla, all’armonia senza sforzo.
E’ uno stadio d’immediata integrazione con i 2 Livelli di Connessione.

Sono finalmente in contatto con la parte migliore di me, e la legittimo, la esprimo, mi sento creativo e allora è molto facile che mi esprima in circoli diversi, in atmosfere dove sono molto più a mio agio, nella soddisfazione e nel piacere…

…e proprio qui trovo gli amici che resteranno per una vita e forse anche un amore -in modo molto ma molto diverso da quello che mi permettevo prima- in quella che oggi mi sembra davvero una “vita precedente”.

Si percepisce così come trovare l’amore sia a volte difficile perché difficile è tutto, mentre può essere facile perché facile è tutto.

Occorre solo scegliere la facilità. Ma davvero e fino in fondo. E non è immediatamente realizzabile. Perciò ci sfugge ed è bene invece sapere come funzioniamo in queste complesse dinamiche (!).

In tal senso Il Secondo Livello di Connessione nelle Relazioni è disinteressato e -apparentemente- non occorre più far nulla per superare le difficoltà.

Difficoltà? Quali difficoltà?

Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!

Doc, in “Ritorno al Futuro”.

 

Leggi l’articolo successivo: Le 2 Funzioni dell’Adulto

 

 

Riepilogo:

 

Leggerezza Profonda: 15. Le 2 Funzioni dell’Adulto

Nella nuova accettazione, l’adulto vero, il sé reale, ha due funzioni importanti:

1. la prima è che è al servizio del bambino e mai più lo costringe in un conflitto tra le parti -appunto bambina<contro>adulta- che ripropone “dentro” la situazione infantile che era “fuori”, e che ha accompagnato tutto il malessere.

2. Ma soprattutto sdrammatizza e infonde energia pulita, legittimata, piena di diritti, vera, attuale. E con lucidità, prende in giro le paturnie, sostiene ciò che è bene e nuovo e possibile. E lo fa con un’intensità inedita, che gli altri notano immediatamente.

Ne abbiamo parlato in: Le Due Accettazioni, dove si evince come sia il processo più importante, e quanto disveli la responsabilità di sviluppare la nostra parte adulta che quasi non sapevamo di avere e soprattutto, di poterci contare finalmente come desideriamo da sempre.

Nulla è possibile, nessuna leggerezza può radicarsi, alcuno sviluppo di sé può decollare, se non è supportato da un’adulto nuovo che promuova un’energia diversa da quella antica che abbiamo sofferto.

E’ un’epifania per chi scopre questa inedita possibilità.

E’ un vero e proprio cambio di paradigma:

la nostra funzione

adulta-genitoriale-reale-attuale-concreta

comprende-collega-elabora-integra-distingue

quel che non va >< da quel che va.

E, in sostanza, tiene il punto, esattamente come NON hanno fatto con noi bambini e NON ci hanno insegnato a costruire.
E’ questo il “pezzo” che il nostro carattere non ci ha permesso di completare e che la nostra crescita personale ci aiuta a compiere.

Quindi:

cosa accade se le figure di accudimento, per qualche motivo,
non hanno potuto svolgere al meglio il proprio ruolo?
E io non mi sono sentito protetto, sostenuto, amato incondizionatamente?

Innanzitutto occorre che mi risponda: bene!

Perché la ferita è un dono. E senza un nuovo “occhio” adulto, maturo, che ci dica la verita, non riusciremmo a farlo.

E’ una parte cruciale di noi, che ci dice:

“se non avessi avuto questo, avrei avuto altro. E così in verità mi piaccio.
O mi posso piacere molto di più di oggi!
Succede a chiunque si metta a lavorare su di sé.

Basta ammetterlo e accettarlo radicalmente.
Ogni giorno, come pratica di benessere.

E senza una parte adulta nuova e rigenerante come potremmo mai riuscirci?

 

In più però, occorre che io sappia che -oltre a questi sostegni che non ho avuto..

io non ho visto esercitare l’adulto amorevole, il genitore in gamba, capace…

….bensì il critico o l’assente o il cattivo esempio.

 

Allora c’è solo una cosa da fare:

Come mi sentirei se i miei ci fossero sempre stati come io avrei voluto?

Simulatelo un minuto prima di proseguire nella lettura. Più sostenuto? Protetto? Fiducioso? Fluido? Ottimista?

E inizio a comportarmi così.
Sento letteralmente ogni giorno questa presenza-solidità-sicurezza accanto a me fino ad abituarmi.
E chi è questa presenza? Allora non c’era, ma oggi c’è:

è la mia parte adulta!

A cui i miei genitori avrebbero dovuto insegnare ad accudirmi. E allora lo faccio io.
Altrimenti in che cosa può consistere una terapia se non in un auto-sviluppo riuscito?

 

E allora, ogni volta, ogni giorno…

…Che io oggi stia bene o stia male, non è più così importante:

l’importante è quanto io mi supporto oggi per star meglio.

Ogni giorno. Punto.

 

Vale quanta fiducia ho in me stesso.

Una fiducia importante, nuova, potente, che imparo sia a sentire che a esercitare:

è la mia funzione che “vede” la verità, genitoriale, supportiva, sdrammatizzante, che mi fa vivere amato e legittimato e finalmente fuori dai problemi.

Altrimenti sto ad aspettare e non succede mai niente. Mai.

Si veda a questo proposito, il punto: Scateniamo l’Inverno.

 

Le persone che stimate fanno così.
Quelle che considerate stabili e mature più di voi,

non hanno fatto altro che aver recepito il messaggio:

“rilassati e godi tranquillo -ha imparato a dire la parte adulta a quella bambina-
ci sono qua io!

In qualche modo ce la siamo sempre cavata.

Perché non dovremmo farlo oggi, a maggior ragione,
che abbiamo ritrovato la nostra forza e alleanza?!”.

 

Vai all’articolo successivo: Leggerezza Profonda: 16. Il Posto nel Mondo

 

Riepilogo:

 

Evoluzione Sostenibile: Mai ‘Na Gioia

“Ma tu mi spieghi perché, anche in Agosto, mi devo sforzare, fare fatica, costringermi a fare una vacanza di cui non ho nessuna voglia?!”.

 

Perché sforzarsi, sacrificarsi in vacanza, quando si può stare in pace?

Ecco una buona domanda. Da farsi per ogni aspetto della nostra vita.

  • Su che cosa è giusto fare o non fare il sacrificio?
  • Su quali punti impegnarsi o lasciar perdere?
  • Ci sono dei criteri per capire se vale o non vale la pena?
  • Se sto andando bene?
  • Nella direzione giusta che ho voluto dare alla mia vita?

Devo farla questa vacanza anche se proprio non mi va?
Devo sempre sforzarmi? Anche in ferie? Eccheddiamine!

 

Beh, alcuni principi ci sono –altroché- per capire come siamo messi e come orientarsi.

 

1) E’ un Tipico Problema Mio?
Vale la pena sforzarsi –a fare questa vacanza o qualsiasi altra azione che io sento come penosa, incombente, e senza piacere-…

…solo se mi dico che qualcosa che ho sentito al termine di questo tipo di sforzo mi ha fatto bene -anche se all’inizio riconosco la stessa indolenza e pigrizia nel cominciare, nel partire.

  • Banalmente, è come l’andare a correre o a nuotare se poi so che mi fa star meglio nella direzione che ho voluto sentire nella mia vita.
  • Oppure se in altre vacanze simili, poi alla fine ho conosciuto persone nuove e vissuto esperienze inaspettate.
  • Oppure vale la pena partire per questo viaggio anche solo per stare in compagnia, se l’unica alternativa è ritrovarmi come al solito a stare da solo/a.
  • Insomma, lo devo fare comunque questo viaggio se so che in cuor mio -non partendo- rifarei sempre lo stesso gioco con me stesso, che è ogni volta la solita canzone: pretendo troppo o non mi accontento mai oppure non voglio mettermi in gioco fino in fondo e alla fine mi ritrovo nelle solite insoddisfazioni.
  • Per di più, sono come al solito in preda ai miei meccanismi del cavolo che sento di riproporre come in una nemesi.

Quindi l’importante non è la fatica o la pigrizia. L’importante è:

2) Scelgo Progressione o Ritiro?
Le cose che faccio, pur faticose, mi lasciano al termine la sensazione di sentirmi rinnovato, rigenerato, con obiettivi migliori, dove il peggio è superato?

E’ questa sensazione che via via traccia il solco della nostra nuova struttura, quella basata sulle risorse e attitudini, sull’evoluzione reale.

E’ questo il tipo di sforzo, ad esempio, che si effettua negli esercizi bioenergetici: scomodi, impegnativi a volte, eppure rigeneranti, e portatori di scioglimento delle tensioni.

Fuori dalla bioenergetica, succede quando non volevamo proprio uscire e andare a quell’incontro e poi ci siamo decisi e… alla fine abbiamo cantato, ballato, chiacchierato e conosciuto gente nuova e ci diciamo: ecco, vedi!?

Se invece una costrizione ci lascia privi di piacere e null’altro –e succede, uh se succede- allora non dovremmo più farlo…

Mentre uno degli scogli più frequenti del cambiamento è che noi confondiamo questo sforzo da non fare più….

…con il precedente, quello sano, da compiere perché sconfigge una nostra pigrizia, una bad attitude.

Ciò poiché NON vediamo e NON accettiamo di tracciare un SOLCO NUOVO nelle nostre consuetudini e ci avviciniamo alle esperienze in 3 soli modi:

  1. Piegandoci: ci rassegniamo che tutto sia sforzo.
  2. Entrando in Sciopero: oppure, a volte, scioperiamo ad libitum, perché qualsiasi sforzo non si debba più presentare nella nostra vita.
  3. Ritirandoci: Ci mettiamo in malattia, ci facciamo prendere da sintomi psicosomatici, ci ritiriamo, o semplicemente evitiamo di esserci sul serio, per preservarci.

Quindi il problema è di Visione Radicata di noi e delle cose della vita. Null’altro che modi di prendere la vita con CONVINZIONI LIMITANTI:

3) E’ solo una mia Convinzione, senza basi di realtà?
Siamo lì sempre ad attendere di non sentire più fatica, a cercare con tutto noi stessi uno stato irragiungibile in cui non saremo più noi con le nostre indolenze, conflitti e sforzi quotidiani?

Arriverà questo stato? Arriverà solo se accettiamo che non arriverà mai. Ecco la verità.

Lo raggiungeremo solo se non lo cerchiamo più: perché è infantile. E’ un falso problema.

Cercare di non far fatica equivale ad alimentare fatica.

Viceversa, accetto che il benessere sia solo l’alternarsi tra l’impegno per un piacere emotivo desiderato, costi quello che costi, quindi anche sforzo e fatica –ecchesaràmai!- per poi però alla fine lasciarsi andare completamente alla soddisfazione finale.

La verità è una sola: la fatica è solo divisione, resistenza, conflitto interno. Se mi apro e mi butto, puf, la fatica sparisce. Punto.

E’ sempre l’estensione dell’atteggiamento degli esercizi bioenergetici di cui sopra:

Mi concentro quindi sulla sensazione di apertura e –se non la sento- la cerco, mi sforzo, lotto, mi impegno, non abbandono mai il coinvolgimento, il senso dell’esistenza…

…ma mai più in modo mentale, orgoglioso e di principio, bensì con tutto me stesso, totalmente, aprendo il corpo, le emozioni, lo sfogo, la partecipazione, la gioia, il divertimento….

 

Allora, l’importante è chiedersi:

4) Cerco l’Intensità?
Più totali sono queste due intensità…

  1. impegnarsi totalmente in ciò che si fa, andando al di là della fatica
  2. e ponendosi nel piacere, quindi al di là del concetto di sforzo…

…e maggior benessere si percepisce.

Per questo funziona il paradosso: …se sono sempre stanco

…..faccio finta di non esserlo mai più nella vita…

….e accetto tutto, anche di stare 24 ore senza dormire e divertirmi a più non posso o lavorare oltre ogni limite. E lo faccio solo per ristabilire “il fondo corsa”.

 

Scopro così che devo superare l’impasse e tornare a stancarmi immensamente e poi riposarmi in profondità. Solo questo conta, solo questo mi rigenera.

Quindi:

5) Sento Connessione?
Il benessere è un chiamarsi dentro, mai un chiamarsi fuori.

A questo punto sì, sentiremo leggerezza, fluidità, profondità, quando non le cerchiamo più come prodotto principale, ma quando andiamo dietro al nostro scopo primario, che ci faccia partecipare di più, che ci connetta ogni momento a ciò che è più importante per noi in ogni momento dell’esistenza.

Anche su questa connessione insistono sempre gli esercizi di bioenergetica che alla fine ci fanno sentire fluidi e collegati a sé e agli altri. Per questo la pratica corporea è fondamentale per il benessere partecipato, rigenerato, ogni giorno, ogni settimana.

Leggiamo nel successivo articolo le altre condizioni in cui vale la pena o non vale la pena fare lo sforzo.

Leggi l’articolo successivo, collegato: Le Giuste Domande.

Riepilogo: Le Giuste Domande

1) E’ un Tipico Problema Mio?
2) Scelgo Progressione o Ritiro?
3) E’ solo una mia Convinzione, senza basi di realtà?
4) Cerco l’Intensità?
5) Sento Connessione?
6) La Relazione Viene Sempre Prima?
7) Conta per Me Solo l’Arricchire Esperienze e Consapevolezze?
8) Riesco ad Aprirmi a Nuove Abitudini?
9) E’ Sempre lo Stesso Sforzo?
10) Seguo delle Tecniche per Prendere Decisioni?
11) Tendo a Fare Qualcosa Fuori dal Comune?

 

Evoluzione Sostenibile: Le Giuste Domande

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cosa da fare è sempre la stessa: porsi le giuste domande.

  • Ho provato davvero di tutto per restare qui?
  • Questo nuovo lavoro soddisfa la parte più profonda di me?
  • Sto dando priorità, con questo cambio radicale, ad aspetti profondi del mio modo di essere?

Se la risposta è sì, allora andare, cambiare tutto pur di trovare se stessi.

 

Più in generale: quando ci offrono un lavoro che ci impegna in sforzi notevoli come cambio di città o di nazione o di competenze: accettare o rinunciare?

Se la risposta è non lo so, non solo parlarne e parlarne e parlarne, su queste basi di domande, bensì molto di più:

  1. simulare e stare con la simulazione senza dirlo a nessuno; giorni, settimane…
  2. poi simulare la scelta contraria, e anche a questa entrarci dentro e viverla, anticipandola, PRIMA di effettuare la scelta definitiva…
  3. …fino a quando sarà chiaro se voglio far diventare realtà la prima o la seconda simulazione.

 

Perché certo, possiamo anche sbagliare, però ponendoci ogni giorno della nostra vita, le giuste domande. Questo è il bello.

Quindi pre-figurarmi la rappresentazione emotiva e corporea di una delle due scelte, e stare giorni in questa realtà dentro di me, è l’unica possibilità, anziché elucubrare all’infinito su quale scelta sia quella “oggettivamente” giusta.

Scegliamo con la pancia in realtà, mai con la testa.

La pancia rappresenta tutto noi stessi, compresa la testa, mentre la mente, il ragionamento, taglia fuori gran parte del sé.

Punto.

E se la risposta è ancora non lo so, allora è no. Semplice. Almeno non è sì. Su questo siamo d’accordo?

Il problema è il contrario: se ci facciamo le domande sbagliate, la nostra vita gira a vuoto.

Se molti miei amici, consulenti, terapeuti, mi dicono che sto girando attorno alla profondità ponendomi dei problemi non così profondi, allora, forse è il caso di mettere avanti altro.

Volete esempi di domande parziali, non appropriate, non utili?

Presto fatto:

  • Questa scelta mi porrà in una condizione più vantaggiosa?
  • Quanto sarà conveniente?
  • In che modo posso evitare che mi freghino?
  • Mi porrà nella migliore prospettiva di carriera?

Se viceversa ci facciamo le domande giuste, tutto riprende a girare bene, a prescindere da qualsiasi risultato:

  • Mi interessa davvero?
  • Tanto di più?
  • Mi coinvolge?
  • Mi fa stare meglio questa scelta, senza ombra di dubbio?
  • Cosa mi interessa in realtà di questo nuovo lavoro o vacanza che sia?
  • Che garanzie ho che sia soddisfacente per me?
  • Ho fatto tutte le domande del caso sui dettagli?
  • RIspetta tutte le esigenze che mi fanno espandere e arricchiscono le mie esperienze? (si veda elenco al termine di questo articolo).

 

Porsi le giuste domande si impara in terapia, o nei workshop che durano più weekend, dove la ritrosia delle prime occasioni lascia il posto ad un’apertura, ad un’ampiezza di sensazioni e sentimenti, ad una consapevolezza e ad una crescita finale che tolgono ogni dubbio residuo sul buttarsi nelle occasioni future della vita.

 

Altri principi che regolano la fatica o meno di vivere:

(Le precedenti domande sono riportate nell’articolo correlato: Mai ‘Na Gioia)

 

6) La Relazione Viene Sempre Prima?
Si percepisce quando lo sforzo è per aprirci o per chiuderci alla presenza degli altri.
Se la decisione che voglio prendere –su questa vacanza o altra partecipazione che la vita mi richiede- mi farà chiudere alle relazioni, anche solo rinunciando ad un cinema in compagnia per stare da solo a casa, allora la scelta dovrebbe essere sempre quella di stare in gruppo. E di uscire.

Ciò perché non abbiamo mai la garanzia che non ci stiamo chiudendo nei nostri circoli viziosi. Mentre gli altri, il prossimo, gli amici di sempre oppure nuovi, sono sinonimo di benessere.

Quando stiamo bene ci sono sempre tante persone che ci girano intorno e facciamo sempre nuove amicizie. E questo avviene quando abbiamo azzeccato un hobby, un lavoro, un viaggio, una relazione che ci apra e non qualsiasi attività che ci chiuda. Sentiamo vitalità e non appiattimento.

Gli altri sono un acceleratore di Benessere, sempre. E’ un principio costante. Anche quando ci danno fastidio.

Si dice che quando qualcuno ci dà fastidio è perché ci rimanda qualcosa di noi. E’ molto vero.

Quindi se mi sforzo di partecipare a qualcosa che sulla carta non mi va perché ci sono altri che non mi piacciono o perché non mi va di stare stasera in compagnia, oppure perché c’è proprio quella persona che oggi non sopporto, allora è proprio il momento invece di accettare, di uscire, di andare, di partecipare. E di cercare di farlo in modo nuovo. Proporre attività ludiche diverse dal solito piuttosto che sempre le stesse.

Il motivo è sempre quello: quel che fuggo m’insegue, quel che affronto, si scioglie.

 

7) Conta per Me Solo l’Arricchire Esperienze e Consapevolezze?
La natura se ne frega di ciò che ci piaccia banalmente stasera o per le prossime vacanze.
Il principio è sempre: ci si lascia solo quando ci si lascia bene. Magari non mi divertirò come stare a casa a vedere un film, ma se mi butto nella mischia, ne uscirò sempre arricchito.
Sarò più sicuro che con questa persona non ho più niente da spartire. Ma sarò andato a vedere il punto. E la prossima volta avrò chiamato più spontaneamente altre persone con cui preferirò naturalmente uscire e che incontrerò magari per caso il giorno dopo o mi telefoneranno. Ma se resto a casa a chiudermi stasera, domani avrò sempre la stessa scelta interiore: tra quelle situazioni che non mi piacciono e stare chiusi e da soli.

Sentite che in tutto ciò c’è comunque una direzione?

In un senso o in un altro. Evoluzione o involuzione. Basta scegliere. Solo questo conta.

 

8) Riesco ad Aprirmi a Nuove Abitudini?

E se non ci riesco? Se non riesco a cambiare modo di reagire? A non chiudermi?

Non è importante riuscirci, è importante provarci. L’universo, le leggi di natura, sentono la direzione, avvertono se ci stiamo aprendo oppure vogliamo come sempre fare di testa nostra. E ci premiano o ci bastonano per questo.

Occorre allora aprirsi sempre a nuove abitudini o ad una nuova organizzazione del tempo e dello spazio -non facile da realizzare all’inizio, ma in un circolo che sento virtuoso.

Questo è un altro caso per cui vale la pena lo sforzo.

Ad es. una nuova abitudine alimentare non è mai facile da instaurare.

Ma ci sono cibi a cui ero intollerante per decenni senza saperlo, che mi davano raffreddori e altri sintomi quotidiani. Quindi togliere alcuni ingredienti nella mia vita ha comportato sforzi e sacrifici per alcuni mesi, dopo i quali però sono rinato fisicamente ed emotivamente. Certo, all’inizio, le scarse conoscenze e la dispensa, e il frigo, mi dicevano che era difficile e sono stato più volte tentato di smettere, e solo alla fine, mi sono detto che n’è proprio valsa la pena.

La stessa cosa accade con lo smettere di fumare o di bere o con un vizio importante.

O con una relazione o un lavoro che non ci danno più quanto desiderato.

Ci sono diversi miei clienti ad esempio che banalmente fumano sostanze psicotrope. Più colloquialmente, si fanno le canne. Il ché non fa male in sé. Ma come ogni esagerazione, se è eccessiva, provoca insoddisfazione laddove cerca qualcosa che non può essere, non può verificarsi. Quindi il dibattito sul farsi o non farsi le canne, che tra i giovani è tornato un argomento frequente, è fuorviante. E’ un falso problema. E’ ciò che faccio rispetto a cosa desidero, l’importante. E’ l’esagerazione rispetto alla giusta norma. Se dipendo, da qualsiasi abitudine, e non ne posso fare a meno, allora, smetto. Semplice.

 

 

9) E’ Sempre lo Stesso Sforzo?
Occorre NON accettare la fatica, quando lo sforzo è di un tipo solo: è sempre il nostro solito sforzo e lo abbiamo già ripetuto troppe volte.

Cioè: mi metto lì a pensare. Oppure mi metto lì a lavorare sodo, senza riflettere. A faticare, come mio solito, a rinunciare ai miei desideri. O qualsiasi altra situazione a me ben nota, in cui mi sento limitato.

Allora, anche in questo caso, vale la pena interrompere il circolo vizioso. In qualsiasi modo. Ma non ricadiamoci più, per favore. Ogni altra scelta, è migliorativa.

In qualsiasi altra situazione:

Che la facilità ci accompagni. E che lo sforzo sia lungi da noi.

E se, alla fine, la domanda si ripropone: ma ‘sta vacanza, la devo fare o non la devo fare?

 

10) Seguo delle Tecniche per Prendere Decisioni?

Oppure mi comporto sempre secondo l’inutile buon senso che MAI mi ha portato davvero novità essenziali?

La prima tecnica l’abbiamo vista prima: si sceglie con la pancia: quindi state 1 giorno e 1 notte decidendo uno dei 2 poli senza dirlo a nessuno: vado non vado, amo non amo, lavoro non lavoro. E mi immedesimo nella decisione presa, come se fossi già lì. Poi, prendiamo il polo opposto, sempre per almeno 1 giorno e 1 notte. E sento dentro cosa mi succede. Di solito, si sa al volo, con la pancia, che cosa desideriamo in profondità.

Lo abbiamo descritto meglio in: Fare sempre di testa propria, ma mai scegliere d’istinto. 

 

La seconda è che –se quello che proviamo pe’ ‘sto viaggio, ‘st’amore, ‘sto lavoro, NON è sì, Sì! SI’!!, allora molto probabilmente è semplicemente NO… Noi siamo esseri di grandi entusiasmi, solo che ci abbiamo rinunciato.

Quindi cerchiamo di saperlo, che è opportuno riprendere a vivere con tanta più intensità. Allora, se possiamo, diciamo no, grazie, vacci tu a fare ‘sto viaggio, se ti piace tanto…a patto di avere qualcos’altro da fare, altrimenti ci chiudiamo e valgono le regole di cui sopra. Quindi partiamolo stesso, se non abbiamo alcuna alternativa, faremo qualcos’altro la prossima volta…!

Vale infatti la terza regola:

La terza regola è che possiamo sbagliare. Anzi, sbaglieremo sicuro. Però è il dramma di non poter sbagliare e tornare indietro che troppo spesso ci rovina la vita.

Quindi prendiamo qualsiasi scelta con leggerezza e se non ci troviamo bene, pazienza. Ma se ho fatto gli esercizi, letto tutti i libri del mondo, interrogato chiunque, dagli astri agli amici, alla fin fine… presa una decisione, va bene così: possiamo tornare indietro, possiamo aver cannato completamente la situazione, l’importante per qualsiasi cosa, è non angustiarsi dopo aver scelto. Mai. A che serve?

E così ci arrichiremo comunque e sentiremo che la nostra esperienza progredisce. Sempre.

E godersi quel poco di vacanza che comunque è almeno uno spazio nostro, fuori da tutte le menate.

Ma soprattutto, il principio più importante di tutti quelli visti sinora è:

11) Tendo a Fare Qualcosa Fuori dal Comune?

La vacanza serve a fare qualcosa che non facciamo di solito.

E non vale certo solo per le vacanze (!).

E’ da chiedersi per ogni giorno della nostra vita: per quale motivo ci vado o scelgo qualcosa? Se è per un’idea che mi accende, che mi catapulta in una dimensione che mi fa palpitare, allora ok ok ok.

L’entusiasmo dovrebbe essere sempre il reale motivo valido per dire sì ad una scelta.

Se no…

E’ questo il senso d’intendere la nostra vita. Molto più importante di scegliere solo una vacanza.

E se non è per queste ferie, dove ho deciso semplicemente alla meno peggio e adesso scelgo di non angustiarmi… per le prossime sì! Che sia per un’idea che mi accenda, mi appassioni, mi “acchiappi un casino”.

 

Leggi l’Articolo precedente, correlato: Evoluzione Sostenibile: Mai ‘Na Gioia

 

Riepilogo: Le Giuste Domande

1) E’ un Tipico Problema Mio?
2) Scelgo Progressione o Ritiro?
3) E’ solo una mia Convinzione, senza basi di realtà?
4) Cerco l’Intensità?
5) Sento Connessione?
6) La Relazione Viene Sempre Prima?
7) Conta per Me Solo l’Arricchire Esperienze e Consapevolezze?
8) Riesco ad Aprirmi a Nuove Abitudini?
9) E’ Sempre lo Stesso Sforzo?
10) Seguo delle Tecniche per Prendere Decisioni?
11) Tendo a Fare Qualcosa Fuori dal Comune?

 

Torna a: Evoluzione Sostenibile: Riepilogo

 

Il Resto è Già Qui

 

Marcella piange davanti a me, disperata, raccontando quanto il suo lavoro d’ufficio sia frustrante.

“Ma poi -conclude tra le lacrime- arriva il venerdì sera e io vado a ballare…

..e rifiorisco”.

 

Ma vogliamo rifiorire ogni settimana, solo per una sera?

Oggi, lei ha imparato a coltivare questo stesso stato d’animo del ballo ogni santo mattino, a portarlo in ufficio, a vedere la propria immagine di sé che balla.

Il suo corpo è rinvigorito ed entusiasta.

E tutto è rifiorito nella sua vita.

Chi sta bene, sta bene nel corpo.
Il corpo conosce solo piacere o dolore.

Il piacere è collegato solo a sensazioni di espansione, vitalità e calore nel corpo.
Non basta quindi ripeterlo. Occorre dedicargli tempo e immaginazione interna.

E non basta muovere il corpo.

La chiave di volta è approfondire le emozioni legate al corpo.

Occorre tornare ad indirizzare le sensazioni e chiederci:

  • dove le sentiamo
  • che cosa si apre e che cosa si chiude
  • e in quali situazioni ci apriamo
  • e dove invece ci chiudiamo inesorabilmente.

Solo praticando questa attitudine, dedicandosi ad un pratica, dalla Bioenergetica allo Yoga, dal ballo a qualsiasi altra disciplina ci coinvolga:

sentiamo che qualcosa di più saldo, esteso e potente si sviluppa nella nostra vita.

E dopo aver accettato che questa -e non altra- è la nostra realtà…
E aver tolto l’inafferrabile dai nostri obiettivi…

Allora sì che siamo pronti per comprendere appieno:

… come vivere più semplicemente qui ed ora
… quale azione ci motiva ogni giorno, tanto da smuoverci dentro un piacere tale che chiameremo finalmente: il nostro Scopo Primario in questa vita.

Il punto è che vivi soltanto quando ti sintonizzi attraverso il corpo

Ogni momento toccante, che ricorderemo, si scatena quando rimettiamo il più possibile ogni funzione nell’alveo della natura.

La testa non può che arrivare per terza, dopo corpo ed emozioni.

Soprattutto oggi, che la nostra vita è sempre più virtuale e le infinite possibilità fanno leva proprio sulla testa, sul nostro ego e NON su effettivi bisogni e sinceri desideri.

Vuoi cercare il tuo centro? Lo senti solo nel corpo. Il corpo univoca tutte le emozioni.

C’è qualcosa oggi che gli esseri umani cercano di più della sicurezza di sé e dell’intensità?

Marcella mi dice: hai ragione tu. Ci ho pensato tanto e hai ragione tu.
E’ inutile: ci sono solo due modi di vivere.

  • Vivere Sul Corpo. Usare e consumare la vita.
  • Vivere Nel Corpo. Dedicarsi a percepire sensazioni ed emozioni.

Prova allora a mutare solo il modo di fare qualsiasi cosa -le rispondo io.

E rendilo solo ogni giorno un po’ più corporeo, concreto, sentito e naturale.

Il resto? Il resto è già qui.

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

La Pratica Bioenergetica. Riepilogo:

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Evoluzione Sostenibile: 15. Piacere Trasversale e Piacere Dedicato

Coloro che conosciamo che vivono più di noi attraverso piacere e soddisfazione -e ci piacciono per questo- se lo sono autorizzati e andati a prendere, il piacere. Il più possibile.

Sapendo che non era facile. E si sono allenati. Lo hanno coltivato all’inizio con fatica. Poi sempre di più. O sono stati più preparati da bambini di ciò che si è fatto nella nostra famiglia.

E si sono sentiti sempre meglio individuando due piaceri: Trasversale e Dedicato.

Il Piacere Trasversale è fare qualsiasi cosa fatta fino a ieri ma da oggi con molta più espansione, coinvolgimento, accettazione, leggerezza. Togliendo la tensione dei conflitti per sempre. E per farlo, appunto, occorre cambiare molto le abitudini, giorno dopo giorno.

Il Piacere Dedicato vuol dire invece difendere i propri spazi di piacere consacrati a se stessi e molto sacrificati in passato.

E intorno a questi due cardini viene costruita tutta la nuova Evoluzione Sostenibile, nel senso di STRUTTURA BASATA non più sul controllo bensì sull’AGIO, LA SERENITA’ E IL RESPIRO AMPIO, sulla partecipazione, e non più sul ritiro, la tensione e il conflitto.

Mi posso dare struttura soltanto in due modi:

a) controllando con la testa, l’Ego, la volontà

b) oppure facendomi sostenere da una rete di emozioni piacevoli che nutrano il mio sé reale, spontaneo, vero, espressivo.

L’esempio cardine è un bambino o una passione che trascenda le giornate.

Ma occorre ispirarsi a tali condizioni e iniettarle in ogni giornata della nostra vita, poiché il principio è sempre quello (!).

Perdonatemi, ma mia nonna, come le vostre nonne, aveva 9 figli, e non è successo millenni fa. Oggi non è più pensabile fare 9 figli e comunque non si fanno più. E per questo cosa possiamo fare?

  • condannarci alla pena?
  • Oppure sfruttare i meccanismi naturali di piacere e iniettarli nelle nostre giornate in maniera potente e alternativa, vera, illuminate?

Questa struttura, sistema, mappa, ci rigenera e ci sostiene ogni volta,
con una grande caratteristica prima inesistente:

la sensazione di espandersi, attraverso la verità e quindi la progressione reale, basata sull’accettazione totale di questa vita e di questa nostra collocazione in essa.

 

Per cui prendo carta e penna o cellulare e scrivo a cosa posso dedicarmi di più ogni giorno e ci provo davvero, passo dopo passo, punto dopo punto, difetto ed errore.

Vediamo come fare, qui di seguito? In ogni punto trattato in queste note ci sono spunti, e idee, per azioni e abitudini concrete che ci ridonino il sorriso.

Leggi il precedente articolo, correlato:

 

 

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