A Casa Bruciata, Dagli Fuoco – La Verità di Coppia è Esponenziale

A casa bruciata, dagli fuoco

Proverbio Pugliese

Guglielmo e Anita arrivano in terapia con un evidente impasse: non ci s’incontra più, ci si sente estranei, ci si critica soltanto e non si fa più all’amore.

Nella coppia non è che possiamo tanto sfuggire.

Se siamo disordinati, rompiscatole, ipercritici, insofferenti, l’altro ce lo rimanda.

Ora, dipende da quanto in percentuale stiamo lì a beccarci e quanto a fare, costruire amore.

Perché davvero la costruzione di un amore spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore, se te ne rimane.

Allora, occorre “manutenere” la motocicletta.

 

La domanda è chiara: vale ancora la pena?

Quante volte ce lo chiediamo?

Va bene che l’altro ci indovini, ci migliori e ci stimoli. Ma siamo veramente così “chiaviche” come ogni giorno ci rimanda?

A che livello possiamo dire: basta, non ce la faccio più?

La prima cosa da fare allora è attraversare veri e propri esercizi corporei, seguiti da  esperienze in due.

Leggi Lo Schema di Chiusura della Coppia, con esempi specifici degli esercizi di Guglielmo e Anita.

Proprio per ripartire dalle basi, da dove tutto è iniziato.

A questo punto, togliere i legacci al cuore, pulire le incrostazioni alle relazioni, tornare a contare sugli altri, a potersi appoggiare serenamente alle aperture, sono tutte priorità per troppo tempo accantonate.

E questo vale ancora di più, perché ne abbiamo bisogno sia come SINGOLI che insieme, come COPPIA:

  • Cosa si prova “scardinando” con esercizi specifici l’area del cuore?
  • Cosa significa per noi respirare di nuovo l’atmosfera di condivisione?
  • Cosa vuol dire ritrovare la strada se l’abbiamo chiusa per proteggerci?

Lo sperimentiamo in una delle pratiche intensive del Sabato mattina, ove partiamo dall’integrazione tra i chakra e la Bioenergetica: mettere insieme emozioni-relazioni-parti-del-corpo, fornisce stimoli migliori e risultati esponenziali.

Se guardiamo i punti del programma e i focus relativi, si comprende il lavoro sul cuore.

 

Viene quindi detto ai partner: “Ora, dopo questi esercizi, come vi sentite?”.

Meglio? Più aperti e solidi allo stesso tempo?

Allora -vi chiederete- come mai questa visione radicata di sé s’infrange ogni volta contro lo scoglio degli affetti?

Guglielmo Sorride. Anita annuisce.

Eppure la risposta è semplice:

Perché il nostro carattere è pieno di protezioni per noi.
E lo è in maniera direttamente proporzionale a quanto abbiamo sofferto da bambini, a quanto abbiamo avuto bisogno di chiuderci per non soffrire ancora e ancora e così tanto.

E’ molto evidente la possibile chiave di sblocco delle dinamiche caratteriali:

Già solo questi, puliscono il rapporto e lo riportano al funzionamento originario.

 

Ora, una domanda è:  quando si scatena l’amore c’è sempre una dinamica caratteriale?

Sempre. Dipende da quanto è forte e da che posizione prendiamo, consapevole o meno di questa dinamica.

Poiché il carattere c’è sempre, come l’attrazione.

E possiamo solo esserne consapevoli e attenuare le rigidità, per far emergere le energie immense di cui disponiamo.
Ciascuno di noi sa perfettamente, infatti, se ripensa alle proprie relazioni passate, che esistono:

  • Coppie Fortemente Caratteriali
  • e Coppie più Affettive, Liberate, Mature.

 

Ma allora, da cosa si riconosce una coppia incardinata nei propri caratteri?
E soprattutto: già solo per questo, è destinata alla separazione?

No, non è destinata per forza a separarsi, anzi, a volte è la migliore possibile, ma è fortemente consigliata a lavorare su di sé, singolarmente e in coppia, altrimenti, certo, si vive, ma si ha la sensazione di sopravvivere appena.

Si riconoscono, le coppie caratteriali, da:

– Un evidente grado di obblighi personali che abbattono la convivenza
– Una palpabile atmosfera di assenza di desideri, di tutti i tipi
– Situazioni penose che si ripetono sempre uguali
– Un atrofizzarsi progressivo degli entusiasmi
– Ruoli eccessivamente definiti
– Comportamenti automatici, simbiotici, senza reale autonomia nel vivere: insieme siamo 1 in coppia, ma da soli: metà.

 

Obiezione classica: -Ma scusa un attimo… Abbiamo tutti, più o meno, sintomi di questo tipo. (!)
– Ma infatti: dipende dal livello, grado, preponderanza dei problemi rispetto agli agi e ai piaceri.
Proprio ieri una coppia, molto sollevata, ha condiviso in terapia che erano almeno 4 anni che aveva l’esigenza di lavorare sul rapporto. Solo che non sapeva come fare, a chi rivolgersi, e non riusciva a decidersi.

 

Come se ne esce da questo ginepraio?

Beh, già solo vedersi così, libera da anni di fatica e di risentimenti, angosce e rivendicazioni.

Quando poi ci si lavora sopra, la sensazione è finalmente di riprendersi l’alleanza smarrita chissà dove. Ci si riconosce e si scopre da dove vengono insonnie e sintomi psicosomatici incrostati tra le mura domestiche.

E’ una sorta d’incastro magico.

 

Sulla porta, Guglielmo e Anita si prendono per mano.
Lui si congeda con queste parole:

“ho visto chiaro come devo riprendermi il mio dialogo con il mio adulto
-prima di tutto!

Il rapporto che non ho è innanzitutto con me…

E da oggi -all'”altro”- devo sempre e soltanto “portare”.

Chi si può occupare di me lo conosco bene: sono io!


E poi posso finalmente sentirmi UNO nella coppia, e non META'”.

 

Al momento dell’uscita dallo studio di terapia, non sappiamo se il Principe e la Principessa di sangue blu riusciranno a stare ancora insieme. Non lo si può sapere.

Tutti siamo consapevoli che dipende da quanto queste dinamiche caratteriali di attrazione reciproca siano state importanti e da quanto la persona ci stimoli, oltre -e a prescindere- da queste dinamiche.

È solo vecchio e passato questo rapporto?
Può essere anche nuovo?

Quien sabe? Diceva Tex Willer.
Per adesso nessuno.

Ma si esce fuori da quella porta rigenerati, alleati, finalmente chiariti, rettificati, vicini, con la pressione di nuovo a posto e la convergenza a regime.

Pronti al fatto che se ci si separerà o si starà insieme non è più così preponderante.

E’ importante cosa non sacrificheremo più, pur di stare finalmente bene.

Singolarmente e da soli.

E poi in questa relazione o in qualsiasi altra coppia questo benessere rifiorisca.

E il respiro ci liberi.

 

 

Leggi Lo Schema di Chiusura della Coppia, con esempi specifici degli esercizi di Guglielmo e Anita.

I punti del programma “Scatenare il Cuore”, e i focus relativi, per comprendere il lavoro sul cuore.

Articoli di approfondimento:

 

Lo Schema di Chiusura della Coppia

 

 

L’innamoramento è un delirio
che ha l’unico pregio di essere breve,
perché non dura un’eternità…

Sigmund Freud, citato da Umberto Galimberti

 

 

La coppia spiega al terapeuta le dinamiche caratteriali:

Lo Schema di Chiusura di Anita

“Devo aver attratto Guglielmo perché lui critica,
pontifica ed è molto bravo a vedere
i reali difetti delle persone.

Fa sentire verità a me Anita,
perché lui vede i miei reali difetti…
ma mi riporta alla mia ferita,
che è l’assedio e la manipolazione personale:
l’altro mi critica tanto, non mi dà niente,
bensì cerca il suo interesse personale
e mi sfrutta, mi manipola”.

Ed è vero,
Guglielmo lo fa per suo bisogno di criticare
così non entra realmente nel rapporto.

Perché Guglielmo critica tutto e tutti…
e ha bisogno inconsapevole di stare
vicino ad una donna che necessiti
di essere criticata com’era da bambina.

A questa situazione Anita reagisce
sempre più chiudendosi e dedicandosi a sé,
ai suoi bisogni e a difendere i propri spazi.

E così si arriva ai giorni nostri e alla situazione che porta la coppia a dover scegliere: che fare?

Ecco, questo schema lo ripetiamo tutti, come partner e come individui.
La terapia di coppia lo disvela completamente.

Stupefacente? Ah l’amore no, l’amore mio non può…

 

Lo Schema di Chiusura di Guglielmo

 

Guglielmo ha attratto Anita
perché lei gli ricorda che chi gli sta vicino
non può esserci per lui, perché…

Lei è presa dalle proprie difese
e quindi chiusa, ferma, non dinamica
e non dedicata a lui, non interessata
agli stessi argomenti e passioni.

E Lui ha bisogno di avere qualcuno su cui sfogare
questo senso di solitudine che percepisce da sempre:
l’altro per lui non può esserci, non c’è, non ce la fa.

 

 

Il lavoro in sé è semplice. Uno degli esercizi significativi è:

A) Ci si chiede: cosa mi dà più fastidio dell’altro?

B) Ciascuno dei partner ad occhi chiusi esprime la propria lista, il proprio cahier des doleances.
L’altro prende appunti delle critiche fatte proprio a se stesso.

Anita: cosa mi dà più fastidio di Guglielmo

  • Arroganza di sapere
  • quando non sei empatico con me
  • gelosia
  • quando vuoi controllarmi
  • quando fai l’intellettuale emotivamente represso
  • quando sono ottimista sul futuro e tu mi stronchi
  • mi dà fastidio che cambi le cose che ti dico, le aggiusti un pò a modo tuo
  • quando sei critico
  • quando ti sento contruito in mezzo agli altri

Guglielmo: cosa mi dà più fastidio di Anita

  • Quando sei disposta ad accettare tutto di tutti e niente di me
  • quando sei iper-critica
  • non hai quasi mai voglia di fare cose leggere per me
  • quando vuoi apparire perfetta con gli altri, ma stai fingendo
  • quando vuoi fare la vittima
  • mi racconti bugie
  • mi accusi di essere controllante
  • quando cerco di esprimere un mio sentimento e tu mi accusi
  • se cerco io coccole o sesso, non va.

C) Chi ha espresso la lista, riceve dal partner il post-it con i fastidi più evidenti e poi -guardandolo fisso negli occhi -in posizioni particolari e in modi corporei specifici- gliela recita in faccia, dicendo: aiutami a non avere più questo fastidio, poi questo fastidio e poi quest’altro e così via…
Entrambi al termine si ascoltano.
E fin qui tutto molto emotivo.

D) ma poi si inverte il buon senso e si entra direttamente nella verità: la stessa persona ripete la lista dicendo: aiutami ad accettare che io ti ho attratto perché tu mi portassi questi fastidi a cui io sono abituato/a da sempre.
Quindi:

  • ti ringrazio vivamente di portarmi….(rilegge la stessa lista)…
  • non l’avessi fatto tu avrei trovato qualcun altro…
  • questo è il motivo per cui a volte ti tiro io fuori il peggio di te, mi dispiace…
  • aiutami a sopportare che io mi sentirò sempre, non solo con te…(ripete la lista)…

Di colpo, ci si sente osservati, come nudi, nella verità.

La verità è l’unica abbondanza.

Nella coppia, la verità è esponenziale.

E tutto ricomincia a girare.

Chi legge la lista e chiede aiuto a sopportare sente di stare lavorando su di sé. E parecchio. Avverte di tornare ad evolversi finalmente. E grazie all’altro. Il quale cessa di essere la fonte d’involuzione e torna alleato prezioso.

E non è ciò che vorremmo tutti da qualsiasi nostro rapporto?

Chi ascolta le richieste, si sente colto, beccato, colpito e affondato all’istante nelle proprie dinamiche relazionali. E s’impegna automaticamente a tenerle a bada, nella nuova ed eterna alleanza versata per voi e per tutti in remissione dei peccati eccetera eccetera.

Crescendo all’istante, grazie all’altro.

 

Commenta Anita:

  • “Tu mi chiedi di aiutarti a sopportare dinamiche tue antiche che io ti suscito e sollecito.
  • Tu mi aiuti a sopportare che io lo faccio davvero nella relazione.
  • E perché non riesco a fermarmi?
  • Perché proprio tu me le tiri fuori!
  • Adesso capisco perché sento che a volte noi ci tiriamo fuori il peggio.
  • Proprio ciò di cui ci lamentiamo, lo caviamo dall’altro come se avessino bisogno vitale per lamentarci e continuare a soffrire”.

 

 

Leggi l’articolo iniziale di cui questo è l’esempio specifico:
A Casa Bruciata, Dagli Fuoco – La Verità di Coppia è Esponenziale

I punti del programma “Scatenare il Cuore”, e i focus relativi, per comprendere il lavoro sul cuore.

Programma Scatenare il Cuore – Sab 27/5/17 9.30-13.30

Se guardiamo i punti del programma e i focus relativi, si comprende il lavoro sul cuore:

– Praticare col corpo l’accettazione della nostra apertura
– Sentire qual è la nostra reazione tipica per resistere alla fiducia
– Confrontarsi con le nostre private resistenze caratteriali e riconoscerle
– Sperimentarsi e abituarsi alla relazione: il “senso” per ciascuno di noi
– Percepire se siamo più predisposti al sì o al no all’altro.
– Riavvicinare le proprie parti emotive e corporee
– Aprirsi in modo nuovo al contatto, sentirlo sotto altri punti di vista
– Vivere attraverso leggerezza-fluidità-profondità anziché pesantezza-sollievo-superficialità.

 

Leggi l’Articolo completo: A casa Bruciata, Dagli Fuoco – La Veità di Coppia è Esponenziale.

Leggi Lo Schema di Chiusura della Coppia, con esempi specifici degli esercizi di Guglielmo e Anita.

Chi Sono

Marco Di Giovanni è Psicologo e Psicoterapeuta, specializzato in Psicoterapia Corporea ad Indirizzo Bioenergetico e in Analisi Transazionale per le Organizzazioni.

E’ stato membro del Direttivo e Docente IPSO, Istituto Di Psicologia Somatorelazionale, socio della Società Italiana di Analisi Bioenergetica e dell’IIBA, International Institute of Bioenergetics Analisys fondato da Alexander Lowen.

E’ Conduttore Certificato di Sessioni di Esercizi di Bioenergetica.

Ha lavorato diversi anni in azienda, occupandosi di Risorse Umane in diversi settori: Commerciale, Distribuzione, Finanziario.
E’ ancora oggi Consulente e Formatore su temi che stanno a lui profondamente a cuore.

Oggi ama svisceratamente e senza considerarla un lavoro, l’attività che svolge nel proprio studio, dove si occupa di terapia individuale, di gruppo e di coppia oltre che di sessioni di esercizi di Bioeenrgetica.

Organizza workshop tematici di Bioenergetica in giro per il mondo, nei quali si batte sempre di più per far sentire ai partecipanti quanto valga la pena di vivere meravigliosamente questa vita anziché trascinarsi in modo appena decente.

Il suo Scopo Primario è aiutare le persone a vivere sempre meglio, soprattutto nel non stare troppo tempo nell’incertezza, nella confusione e nello sprecare la propria vita.
Trae la propria soddisfazione dal riuscire ad accompagnare le persone a realizzare tutto il proprio potenziale vitale, espressivo, emotivo. E vederne i risultati nei loro occhi.

E’ capitato per caso più di 15 anni fa alla Bioenergetica e da allora è disposto a tutto pur di divulgare in ogni momento e in ogni luogo l’integrazione tra mente corpo ed emozioni.

Nonostante abbia sempre 30 anni, da bambino è stato giornalista ed aspirante sceneggiatore cinematografico. Ha collaborato in seguito per anni come giornalista in un network radiofonico.

Vive a Milano da troppi anni ed è ancora molto Abruzzese dentro.

Dove siamo

Centro SELF

Via Casoretto, 8 – 20131 Milano
T. +39 02 89659284
M. +39 348 2477564 / 340 0782384

Per effettuare 1 mese di prova gratuita di Bioenergetica

Per contatti: marco.digiovanni@analisibioenergetica.com

Per info sui prossimi incontri, conferenze, iniziative

Per leggere su facebook delle prossime iniziative

Infine, il Corpo

La pratica corporea vuol dire collegare i vari punti tortuosi del cammino.
Per illuminarli ogni volta con più sicurezza e fiducia.

Ogni volta, ciascuno di noi passa da periodi in cui le emozioni ci sorprendono, trascinano e, non così spesso, illuminano.

E’ il nostro metterci alla prova tutti i giorni, affettivamente e al lavoro, per poi smarrirci e infine riprendere il filo, la strada, il percorso.

Inserire una pratica corporea in questo tumulto, permette di collegare più facilmente i momenti ispiratori, di lucidità, di indirizzo alla nostra vita, in un modo che si addica a noi, ci stia bene addosso e sia pieno di scoperte.

Ci obbliga a fermarci e far luce, quindi evita di venire travolti da una struttura di tempi, rituali, verifiche corporee ed emotive, più importanti se vuoi del lavoro in sé o del rapporto con il nostro partner.

E’ un ritorno all’essenza, un richiamo costante alla profondità, un check up del respiro, della spiritualità del corpo, del “vale la pena vivere solo se ti senti vivere”:

  • Ci si perde molto meno spesso
  • Si sta di più nelle situazioni
  • Si abbassa il livello di ansia, smania e inquietudine
  • Ci si sintonizza di più
  • S’impara a “risuonare”, nel corpo quando ne abbiamo più bisogno
  • A riparare, a lenire, a prendersi cura, a respirare
  • Ma anche a sforzarsi quando è necessario
  • A capire che è necessario schiodare le pigrizie e le paure
  • A disarcionare i pensieri d’inadeguatezza ricorrenti.

E’ vivere più intensamente.

E’ vivere più secondo natura.

  • Ci sentiamo più parte
  • Percepiamo noi stessi e il gruppo passare ad un altro livello
  • Proviamo più vicinanza col prossimo
  • Più solidarietà, più tenerezza e accondiscendenza
  • Meno orgoglio e lotte banali
  • Più sensazione di seguire tutti lo stesso fluido vitale
  • Più anime simili nella corrente

E alla fine, guardarsi come se gli sguardi si toccassero letteralmente e così comprendere. Di com-prendere, prendere insieme, tutti insieme, di comprendersi.

E non ci sembra vero che fino a poche settimane prima ci sentivamo drogati di inconsapevolezza e adolescenza.

Ah, allora non era un complotto del grande fratello!
Era più comodo. Era non sapere come fare. Tutto qui.

Pertanto, come riconoscere i segnali di necessità di una pratica corporea?

Questo è uno schema possibile di domande da porsi.

Conoscete qualcuno che vive in uno o più di questi modi, che ha questi sintomi?

  • Non riuscire a chiedersi, non saper riflettere e non saper spiegare in che direzione stiamo andando
  • Non conoscere, non esplorare, non sentire l’esigenza di quali sono i propri punti di riferimento: valori, preferenze, capacità di incidere nella realtà; propri e non subiti passivamente
  • Perché vivo? Al di là della lotta quotidiana, con quale scopo primario? Me lo sono chiesto? Cerco una risposta, se non ogni giorno, almeno ogni tanto?
  • Che cosa ho messo in discussione di me e di ciò che ho trovato nella mia famiglia e che cosa mi sono riproposto di essere e di fare?
  • Quali pessime abitudini per me continuo da una vita a mantenere, sopportare, alimentare, cercare invano di abbandonare?

 

Non importa il livello e il punto d’arrivo. E’ importante porsi da adulto questi elementi fondamentali.

Quando tu smetterai di voler riempire la tua coppa di felicità ed inizierai a riempire quella degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre piena.

Paramahansa Yogananda

 

La domanda a cui il corpo aiuta a rispondere è sempre, ogni giorno, una sola:

ma come faccio concretamente, sant’Iddio!?

Ecco il senso di queste note e il mio obiettivo primario: dare spunti concreti, sostegno, idee, schemi su come fare.

La verità è una sola:

se non mi avventuro mai
al di là del promontorio protetto,

un vento diverso non lo prenderò mai…

 

 

 

Riepilogo: 8 Piccoli Segreti Per Scegliere Oggi per Me

 

1° Segreto. Non far entrare mai il negativo. L’atteggiamento convinto, entusiasta e determinato si difende da solo. Ha infinite possibilità di non lasciarsi influenzare e meno che mai abbattare.

 

2° Segreto. Reagire sempre con entusiasmo a qualsiasi situazione. C’è sempre un aspetto sotto la cui luce tutto diventa luminoso. Cercare l’aspetto motivante, credendo totalmente che tutto si aggiusterà per il meglio, produce in sé l’entusiasmo necessario e la marcia in più di cui abbiamo bisogno.

 

3° Segreto. Mai Lasciarsi Abbattere. Qualsiasi cosa oggi ci appare una tragedia, col tempo potrebbe sembrare ridicola.

 

4° Segreto. Comportarsi sempre come se avessimo una maratona da correre o un figlio da crescere. Uno scopo superiore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Fino a che non troviamo il nostro scopo primario in questa vita. E allora sì, che tutto diventa pieno.

 

5° Segreto: Smettere radicalmente di accusare “l’altro”, a casa e al lavoro, e tornare a dare luce, pensieri belli, complimenti, lodi e calda accoglienza.

 

6° Segreto. L’essere umano possiede solo la sua capacità di risollevarsi.

 

7° Segreto. Ho Sempre Diritto all’Espressione dell’Umore.

 

8° Segreto. Non aspettare mai più un’occasione negativa, una malattia, per attivarsi, per s-muovere la propria vita, per schiodare le proprie indecisioni. Bensì procurarsi stimoli oltremodo positivi, ogni giorno che ci è dato su questa terra.

 

Leggi l’articolo per esteso su questi 8 Piccoli Segreti per Scegliere Oggi per Me

 

http://www.blogdigiovanni.it/come-se-fosse-normale/

http://www.blogdigiovanni.it/16-labbondanza-e-a-priori/

INCIDERE

Articoli correlati:

Che cosa è davvero importante

L’Atteggiamento è tutto

La Logica Contenuto – Contenitore

Domani?

Torna a ARIA NUOVA

ATTRARRE
POTENZIARE
OSARE

Leggi anche Qualcosa di Significativo: Indice dei punti relativi

7 Mancanze di Denaro

 

Quante forme, problemi e mancanze di denaro ci possono essere?

Il tema che ci troviamo ad affrontare nella terapia è in realtà Denaro e Problema Caratteriale.

Ce lo siamo chiesti tutti:

è sempre lo stesso problema che il denaro mi ripropone?

 

Questa è la domanda. E la risposta di solito è:

“sì, più o meno, con diverse sfumature, ma la sostanza è la medesima”.

E’ illuminante e necessario saperlo, allorché si parla di denaro.

 

Ciascuno di noi può avere uno o più di questi problemi col guadagnare o lo spendere:

  • non valgo abbastanza per essere pagato bene
  • non mi sento all’altezza di guadagnare
  • spendo compulsivamente per una smania ereditata dai miei
  • non guadagno perché preferisco vivere isolato, protetto, salvaguardato
  • i simboli, come il denaro, li evito: meglio stare in guardia
  • faccio enormi sacrifici perché così mi hanno insegnato che va la vita
  • in realtà ho paura a chiedere… di poter guadagnare, di poter essere autonomo
  • a volte ho progetti grandiosi, in cui investo denaro, ma si rivelano senza sostanza, tanto che poi naufragano tragicamente
  • In definitiva, io dilapido il denaro come spendo senza sosta le mie energie…

Ovviamente, già solo esserne consapevoli, di queste immagini interiori profonde, ci aiuta incredibilmente.

Ciò perché ciascuna di queste motivazioni è caratteriale, quindi si realizza in ogni settore della nostra vita.

Ed in modo automatico…

E’ la stessa costellazione che si estende in ogni ambito.

L’apparente confusione che qui cerchiamo di chiarire è che la questione è semplice, mentre noi siamo bravissimi a confonderci e a non voler vedere davvero noi stessi allo specchio per quelli che sono i reali temi che ci accompagnano.

Vediamo -di seguito- quante sono le “radici” di tutti i problemi secondo la terapia caratteriologica.

Questo indirizzo si rifà alla bioenergetica e al lavoro di Alexander Lowen, e più specificamente, alla sistematizzazione di Stephen M. Johnson.

Ecco l’Elenco dei Problemi Caratteriali, secondo questo approccio.

In corsivo, le atmosfere, pensieri, che accompagnano le testimonianze di chi ha problemi di denaro derivanti da questi tratti caratteriali marcati.

 

Problema Caratteriale

  • Cerebrale: Gli altri sono un problema, non un aiuto. Quindi dissociazione, ritiro nel pensiero.
    Problema col Denaro >
  • non guadagno perché preferisco vivere isolato, protetto, salvaguardato: ai soldi non ho mai fatto caso, ho sempre tenuto a scelte che mi facessero stare per fatti miei. Mi è sempre andata bene così, anche se adesso inizio a sentire che esagero nel non considerare gli aspetti di guadagno, mai.

 

  • Orale: I bisogni sono negati o troppo grandi per essere negati. Dipendenza dagli altri, o gratificazione dei bisogni degli altri a spese dell’espressione del sé.
    Problema col Denaro >
    In definitiva, io dilapido il denaro come spendo senza sosta le mie energie…ho continui alti e bassi clamorosi, e i soldi seguono questa stessa dinamica…Sono capace di andare sull’orlo del fallimento, e accorgermene troppo tardi.

 

  • Simbiotico: Identità trovata negli altri, non nel sé. La fusione determina un’espressione del sé fuorviata, etero-diretta. Il vero sé suscita sensi di colpa. Problema col Denaro >
  • Non so mai cosa è bene fare, cosa mi piace realmente, quali diritti ho sul denaro, come farmi valere, a cosa dire sì e a che cosa no… quindi non mi sento all’altezza di guadagnare, credo di non valere abbastanza per essere pagato bene. In realtà ho paura di dispiacere qualcuno nel chiedere… di poter guadagnare, di poter essere autonomo

 

  • Narcisista: Identità cercata nel falso sé, non nel sé reale, sentito come fragile, labile. Tentativi di conservare il sé grandioso.
    Problema col Denaro >
  • Ho progetti grandiosi, incredibili, in cui investo enormi quantità di energie, e tanto denaro, ma alla fine devo ammettere che sono progetti senza sostanza, tanto che poi tutto naufraga tragicamente.

 

  • Sottomesso: Controllo della propria iniziativa ceduto a chi ha più potere, salvo poi lamentarsi in modo continuo, remissivo, passivo-aggressivo.
    Problema col Denaro >
  • Faccio enormi sacrifici perché così mi hanno insegnato che va la vita, solo che alla fine non mi rimane niente, se non frustrazione e fatica. Guadagno infinitamente meno dei miei amici, dei miei colleghi, dei miei familairi… ed è sempre stato così. Mi sento ogni giorno stanchissimo, sacrificato, sottopagato, e per di più tutti continuano ad approfittarsi di me.

 

  • Dominante: Abitudine a non considerare i sentimenti rispetto a situazioni di potere, di lavoro, di utilizzo degli altri a propri fini, con la convinzione che altrimenti gli altri lo faranno con noi. Un certo grado di cinismo, adattamento alla strategia, difesa attraverso la non sincerità.
    Problema col Denaro >
  • Guadagno tanto denaro, mi muovo sempre calcolando il guadagno che mi derivare dalle mie iniziative. Ma accade che poi spendo compulsivamente. Qualcosa devo aver ereditato dai miei: una smania di guadagnare e dilapidare. Tendo e vedere il denaro per quello che è: un mezzo per avere ciò che voglio. Ma non lo so controllare. A volte mi fa schifo e lo dilapido senza sosta.

 

  • Rigido: Scissione degli impulsi amorosi da quelli sessuali. Negazione o esaltazione: della sessualità, della sfida-competizione e dell’amore.
  • Problema col Denaro >
  • Mi sento sempre di fare tanto e di non avere mai il tempo di godere dei miei soldi.
  • Il mio senso del dovere mi abbatte. Guadagno anche bene, ma non ho mai un momento per spenderli come vorrei, per il mio piacere.
  • Mi trovo sempre a lottare contro le ingiustizie nei mie confronti: il denaro è una di queste ingiustizie perenni. 
  • Sono sempre in sfida, anche sui soldi, arrivo al limite con me stesso e mi metto continuamente alla prova… ma è un gioco al massacro…

 

Sentite di averne più d’una di queste tendenze, vero? Esatto.

Ciascuno di noi è un mix straordinario e irripetibile. Ma proprio per questo siamo creature incantevoli. E comunque siamo così: meglio saperlo, no?

Le dinamiche si comprendono di più se vediamo l’essenza del problema caratteriale e quindi:

le Polarità caratteriali

  • Cerebrale: Presenza – Assenza
  • Orale: Ricerca – Offerta della gratificazione nella dipendenza
  • Simbiotico: Autonomia – Farsi avviluppare
  • Narcisista: Indegnità – Megalomania
  • Sottomesso: Controllato – Controllante
  • Dominante: Manipolare – Farsi Manipolare
  • Rigido: Sessualità – Affettività

 

Se si rileggono quindi, gli esermpi precedenti in corsivo, si può facilmente notare che le dinamiche sono sempre le stesse:

il Cerebrale c’è e non c’è, quindi anche il denaro c’è e non c’è nella sua vita…

l’Orale ha continui alti e bassi di energia e di bisogni personali, quindi il suo andamento col denaro non può che seguirne le traccce…

il simbiotico non può guadagnare davvero e distinguersi in bene, perché altrimenti sancirebbe la propria autonomia e non può farlo completamente…

—Il Narcisista si carica di progetti enormi che dovrebbero garantirgli la fama, la considerazione, l’essere fantastico e di successo, finalmente riconosciuto da chi non l’ha ‘visto’ da piccolo… andando incontro tuttavia a bagni di sangue e di denaro indimenticabili…

il Sottomesso deve sempre controllarsi con il denaro come con il resto…

… il Dominante appunto la racconta a se stesso in modo cinico e quindi considera il denaro come mezzo per le sue manipolazioni a sé e agli altri… quindi ci gioca con insensibilità estrema…

e…. il Rigido va incontro a dinamiche più articolate, ma perennemente legate al non-piacere e alla sfida, all’accentuato senso del dovere, o alla procrastinazione della gratificazione. Per lui è primario “fare il bravo”. Alla fine, il rigido o guadagna tanto ma sta sempre a lavorare, o si dedica al piacere e spende e spande, ma si sente in colpa tremendamente…

Per approfondimenti sui caratteri, sono illuminanti i libri di Sephen M: Johnson:

  • La Trasformazione del Carattere
  • Stili Caratteriali

 

E se vi viene da dire: ma è possibile che sia tutto prederminato, dev’essere per forza così?

E’ bene considerare 2 Osservazioni:

  1. Sì, i caratteri tendono a proteggerci fin da quando siamo bambini, quindi ogni due minuti -più o meno- ci ripetiamo qualcosa che ha a che fare con le stesse dinamiche. Lo trovate in qualsiasi testo di Analisi Transazionale a proposito di Minicopioni… Per cui, anziché opporsi a questi archetipi, dovremmo accettarli. Altrimenti non facciamo altro che…? Esatto, agire dinamiche caratteriali, con la scusa che il mondo è più complesso di certe categorie arbitrarie
  2. E vero, purtuttavia, che NON esiste il Carattere Puro, cioè il Cerebrale, l’Orale ecc. nella sua forma così classica. Esistono i caratteri Giulio, Alberto, Francesco ecc. che sono l’insieme di diversi tratti caratteriali e tendenze che vanno avanti da decenni. Per cui, la persona in sé è certo più complessa delle generalizzazioni.
    Ma avere degli schemi, delle mappe interpretative, aiuta, e parecchio, sulla strada del benessere. Fanno proprio la differenza tra star bene star male.

Guarda il video di presentazione: Bioenergetica e Denaro

 

 

Benedetti i Problemi di Denaro

 

Almeno due clienti in questo periodo mi raccontano problemi in contro-tendenza rispetto a tutti gli altri:

“Magari avessi problemi di denaro.

Il fatto che io sia di famiglia ricca mi fa invece adagiare
e non mi fa dare alcuna mossa.
Sono lì ad angustiarmi tutto il giorno con le mie elucubrazioni
e nessuno mi mette fretta per darmi da fare
per risolvere le mie questioni.

Allora resto lì a vegetare”.

 

Vi viene da dire: anche i ricchi piangono, eh?

Sì, effettivamente, non è strana una constatazione del genere:

Se non ci facciamo scattare una molla qualsiasi
la vita -da sola- non ci smuove per niente.

 

Ma soprattutto ci conferma che il benessere assoluto o la felicità che sia non esistono.

Ciò che è un sogno per qualcuno è un incubo per qualcun altro.

Esiste solo il miglioramento di ciò che conta per noi
rispetto al nostro punto di partenza. Tutto qui.

Anche la mia storia sta a lì a significare il concetto:

io sono orfano di padre fin da ragazzo.
I miei problemi esistenziali coincidevano con quelli economici.
Non sarei chi sono se non avessi affrontato e a modo mio risolto le questioni di denaro.

E non vale solo per il denaro.

Notoriamente, ci sono due esigenze universali per gli uomini (maschi): la seconda è il Calcio.

Ora, mi viene da sorridere pensando ad una testimonianza un po’ piccante data alla radio da una notissima soubrette televisiva che raccontava che con lei gli uomini dovevano superare i primi tempi durissimi perché nel fare l’amore sentivano gli occhi addosso di milioni di italiani e facevano puntualmente cilecca.

Mai ‘na gioia, ci verrebbe da dire.

Eppure è proprio così.

Questa relatività della gioia tuttavia, aiuta molto.

Non conta per niente il livello assoluto di ciò che stiamo vivendo, conta la direzione verso la quale stiamo andando.

  1. Va meglio? Va peggio? E’ importante solo questo.
  2. E siamo consapevoli che siamo noi ad aver indirizzato questo bene o questo male?
  3. E sappiamo come abbiamo fatto? E’ ripetibile, se stiamo facendo esperienze arricchenti davvero? Tutto qui.
  4. Questo ci dà un enorme focus: pensa solo a piccole cose concrete -per te molto simboliche e importanti-Il resto, tralascialo il più possibile.

E se non ce l’hai questo focus, il focus è trovarlo.

Questa considerazione fa il paio con un’altra: milioni di nostri connazionali lavorano soltanto. E se lo facessero come una missione, come fossero Don Mazzi o Gino Strada, per intenderci, non ci sarebbe nulla da dire.

Ma ciò che si percepisce in molti racconti è che invece c’è solo dispersione.

In moltissime vite intorno a noi non c’è altro spazio che il portare avanti il proprio lavoro per arrivare a sera, a fine settimana, a fine mese, ma poi non arriva niente, se non altri impegni sempre uguali.

Che ci possono annientare letteralmente.

L’ingolfamento in questo caso è un problema serio. Una trappola sociale che non sappiamo più se siamo noi che ci siamo andati a trovare o se sia determinata dai datori di lavoro o dalla crisi.

Per cui “troppo lavoro” o “troppo problema denaro”, in ogni caso conta il “troppo”.

In questa sede trattiamo decine di punti per individuare il problema esistenziale e ripartire.

Guarda il video di presentazione: Bioenergetica e Denaro

 

Il Vero Problema del Denaro

Questo è il problema del denaro:

Quando in terapia io chiedo ad un cliente:

Vuoi risolvere davvero i tuoi problemi di denaro? Sì? Davvero?

Allora, rispondo:

basta fare come abbiamo scritto in Neverending Summer,
cioè realmente comportarsi come se il denaro ci fosse già.
E tutto arriverà.

 

E glielo dimostro, come è spiegato sempre in quell’articolo e in altri, qui sotto riepilogati.

E’ in questo istante di intuizione, folgorazione, che si risolve o non risolve il vero problema del denaro.

 

Qual è?

E’ che le persone mi guardano, ascoltano e non commentano, ma è chiaro nel loro sguardo:

Non voglio rinunciare al mio modo di volere denaro e alla mia battaglia.

In quello sguardo c’è l’obiezione palese:

“non ti ho chiesto come vivere bene e
e senza difficoltà con i soldi.
Ti ho chiesto soltanto di aiutarmi a trovare
il modo di procurarmi il denaro che mi serve”.

 

Non fa niente se io abbia appena dimostrato a questa persona che tutto ciò che ha raggiunto nei suoi soliti modi, poi l’ha consumato inesorabilmente senza goderselo.

E non fa niente se lui/lei sappia benissimo che il suo modo di fare è ansioso da una vita e -se il denaro non l’ha mai trovato-… così non lo troverà mai…

Conta solo che

“una volta risolti i miei problemi importanti con il guadagnare,
allora starò meglio e così cambierò”.

Non sentite niente, come sottofondo? Esatto. E’ un’armatura caratteriale, un sistema, un insieme di volontà, Ego, e disperazione sottile che si muove e rigenera continuamente, ogni giorno…

Di nuovo, chiediamoci:

non fa niente se entrambi sappiamo che non succederà mai?

 

Il vero problema del denaro, allora, è che non vogliamo smetterla di raccontarcela.

Attenzione: non stiamo parlando di problemi di licenziamenti, mancanze improvvise di denaro e casi urgenti. Stiamo parlando di questioni più private, angoscianti e caratteriali per le persone che con questi aspetti di guadagno, spesa e consumo, hanno problemi intrinseci e ripetuti da tanto, tanto tempo. E sono moltitudini.

Se non voglio fermarmi a vedere il filo rosso che collega i miei modi di attraversare e provocare tutto quel che mi succede, e quindi anche i problemi con il denaro, non potrà mai esserci un cambiamento.

Se vuoi consumare
la soluzione al denaro
come consumi denaro,
il denaro ti consumerà.

E via con un’altra ansia di risoluzione. Di qualcosa d’impalpabile, ma molto, molto presente. Magari per L’Amore. O per la Salute. O per il Lavoro.

Con buona pace del benessere.

 

Guarda il video di presentazione: Bioenergetica e Denaro

 

Accettazione Incondizionata: 12. Pur di Non Trovare

 

Il senso è proprio questo:

Ci massacriamo nella ricerca, pur di non trovare.

Uno dei punti di svolta è vedere chiaramente quanto siamo dietro ad obiettivi in cui crediamo ciecamente, che in realtà si rivelano falsi.

Vederlo è uno dei cardini del cammino di consapevolezza.

E sancisce il passaggio…

…da una vita sempre alle prese con lo stesso karma – tema – copione di vita –

…ad un’esistenza liberata, nella pienezza di ciò che ci meritiamo.

E ce lo meritiamo già solo perché siamo vivi.

Ne abbiamo trattato nel punto specifico “Le Persone Non Cambiano? 4 Modi per Far Finta di Cambiare”.

Sono esempi che lasciano senza parole.

Sempre di più, mi capita, nella mia professione e non, d’incontrare persone inconsapevoli di ciò che portano dentro, dicendosi il contrario.

Vittorio ha due enormi obiettivi:

  1. il primo è stare fuori dagli schemi, nello sport, lontano, alle prese con lunghe maratone quasi da professionista, a piedi e in bici, a patto che sia fuori dalla Società, lontano dal mondo del lavoro, fregandosene di tutto e tutti.
  2. il secondo è la perenne ricerca di una ragazza che gli colmi l’intera esistenza. La sua smania è immediatamente visibile nel suo guardarsi intorno, nella sua mancanza di qualcosa, di un paradiso perduto e forse mai realmente vissuto. Tra l’altro la cerca incredibilmente più giovane di lui, in uno scandaglio continuo con lo sguardo, incongruente agli occhi di tutti, tranne i suoi.

Io e Vittorio abbiamo parlato più volte in terapia della madre di tutte le accettazioni che ha da compiere: questa relazione non la potrà mai trovare.

Perché è fuori dal mondo del reale. Non è una compagna quel che desidera, è un essere idealizzato che si prenda carico di tutto, che “svolti” in vece sua verso il sogno.

Perciò allontana le ragazze anziché avvicinarle, con il suo modo di fare.

 

Vittorio è stato lasciato a se stesso dalla madre depressa che non accorreva alle sue grida quando era nella culla. Lui ricorda vividamente un episodio in cui alza le mani ad abbracciare la madre e lei lo accoglie ma non lo tira su. Lui è felicissimo, ma lei va via e non accorre più alle sue richieste.

Un pò più grande, Vittorio veniva trovato a sbattere ostinatamente la testa contro il muro, fino a quando non lo si fermava.

Oggi lui continua imperterrito a cercare avidamente una donna, una fidanzata, un amore pieno, totale, una madre, a cui affidarsi completamente. Lo fa in modo pesante, ostinato, ottuso, inconcludente e illuso. Sbattendo metaforicamente la testa sempre contro lo stesso muro. Guardandosi continuamente intorno. E con un’abitudine ventennale a non trovarla mai, questa donna. A cui lui reagisce con la sola attitudine che conosce: l’ostinazione. Così facendo non trova mai una ragazza affascinata da lui e che accetti qualcosa di così esagerato.

Il pensiero di Vittorio non è pieno, non è riflettuto, non è elaborato, non è digerito, confrontato, rispecchiato, risuonato nell’altro e così trasformato e reso maturo.

Non ha mai avuto nessuno dedicato a lui.

E’ quindi alla ricerca di una soluzione magica, con il pensiero magico proprio dei bambini, pur di non trovarla e continuare a sentire la pura verità:

“non riesco ad elaborare tutta la mancanza straziante che ho sentito,
e allora continuo a poterla-doverla ri-vivere solo facendo finta di cercare qualcosa
che mi sani ma che in realtà -lo so benissimo- non esiste.
Così sono a disperato contatto con ciò che da sempre mi fa soffrire,
a patto che non me ne renda conto davvero”.

Sospiro. Eh? Non è facile vivere così. E comunque la vostra impressione è che sia un caso estremo.

Lo credete davvero? Ne scriviamo in realtà perché il caso è moltissimo più comune di quanto sembri.

E poi, nei fatti, la gravità cosa conta? Anzi, gli infiniti casi più facili e meno gravi, dovrebbero avere accesso ad una vita più sana e chiarificata, non credete?

Eppure accade esattamente il contrario: siccome il caso non è grave il rimedio non arriva proprio, non si vede, non c’è e non si applica.

Allora, santiddio: i casi gravi sono gravi, e bon. I casi lievi non si affrontano, allora che stam’a fa, stam’a gioca’? – si direbbe a Roma.

 

Oggi Vittorio ha ricevuto pubblicamente i complimenti di una persona, davanti a tutto il gruppo di terapia, perché non è più pesante, non più fuori, non più alla ricerca, molto più “dentro” alle cose.

E’ bastato il magico potere del riordino, quello vero, della chiarezza.
Si è appuntato il post-it con la frase riportata qualche rigo sopra: “non riesco ad elaborare tutta la mancanza… ecc.” Lo rilegge ogni giorno più volte e inizia vigorosamente ad aggiustare concretamente la propria realtà.

Come per altri casi che vediamo di seguito, è sufficiente vedere la verità:

Cerchiamo per una vita pur di non trovare.

 

Come si situa questa ‘ricerca pur di non trovare’ nel nostro cammino delle 5 ricette per una piccola felicità?

Come ogni passo, riguarda sempre anche tutti gli altri.

  • E’ ACCETTAZIONE, perché è fondamentale per Vittorio e per gli altri casi che vedremo, accettare che questo è
  • ma contemporaneamente è anche VISIONE, poiché è questo il primo risultato: ma che cosa ho visto nella mia vita, sinora?
  • Ed è anche LEGGEREZZA, perché una volta iniziata la nuova energia verso la vita, ci si sente come rigenerati, ogni giorno.
  • Ed infine è EVOLUZIONE sostenibile, poiché non sappiamo proprio svolgere alcune funzioni, non soltanto non imparate a suo tempo, ma nemmeno mai conosciute, viste, sfiorate. E sono tutte da impiantare con entusiasmo nella nostra vita, come cariche benefiche di energia.

 

Vai a: Accettazione Incondizionata: 13. Silvana e il Sogno Magico

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

 

Accettazione Incondizionata: 13. Silvana e il Sogno Magico

 

Quando dissi a Silvana che non poteva avere -e non avrebbe avuto mai- ciò che da sempre cercava, a momenti mi fulminava con lo sguardo.

Non un Fidanzato, non una famiglia, non dei figli.

Non avrebbe potuto averli mai.

Ci mise un po’ a decidersi a chiedere “perché…”. Aspettava che lo dicessi io. E io aspettavo che l’informazione si realizzasse in lei.

  • “Vedi, Silvana, tu non lo vuoi il fidanzato, o almeno non lo vuoi per amarlo ma per ossessionarlo e vendicarti su di lui”.
  • “E chi è lui? Sorrise amaramente. Mio padre?”.
  • “Yes”.
  • “Of course”.

Oggi Silvana, come avevamo ipotizzato, un fidanzato ce l’ha ed è arrivato in modo completamente diverso.

E’ un uomo e ha uno stile e un carattere diametralmente opposti rispetto ai modelli del passato e soprattutto scambia con lei emozioni di natura completamente nuova:

  • non di sfida-conflitto
  • non di difficoltà insanabili nella convivenza
  • non di ossessione-compulsione
  • non di sospetto e difesa.

E chi nutriva questi sentimenti 30 anni prima? Voi direte: suo padre? Of course.

Sem semper lì, direbbero a Milano.

E’ proverbiale, tra me e Silvana, il momento in cui lei ha realizzato davvero che –dopo aver passato mesi a far finta di rinunciare ai 3 assiomi della sua vita, amore-famiglia-figli- riuscì a sentirne il beneficio:

non devo rinunciare alla possibilità,
devo solo smetterla di investire tutta me stessa
nella volontà che sia solo come dico io:

è vero, è solo una rivendicazione totale; è una vendetta.

E’ una compensazione di ciò che non ho mai avuto da mio padre.
Io dico che voglio da sempre queste tre ossessioni, ma in realtà non è vero.
Io voglio PRIMA DI TUTTO “farla vedere” a mio padre:
che venga ristabilita al più presto la mia dignità di figlia
che non ha avuto mai la minima considerazione.

E così mi vado a trovare PER PRIMA COSA tutti personaggi come lui.
Con cui non ho nulla da spartire, in realtà.
E riacutizzare così i conflitti e le separazioni traumatiche.

Allora?

“Allora decido che viaggio. Mi faccio il viaggio della mia vita,
che attendo da sempre di fare con questo famigerato “lui” che non arriva.

Rinunciando per sempre al fidanzato. Basta.
E mi sento così bene, leggera e finalmente in pace…”

E come è stata in viaggio? Benissimo, esatto.

E chi ha conosciuto dopo il 2°, il 3° o il 4° Viaggio? Esatto, il fidanzato di oggi.

Senza aspettarsi niente, solo grazie alla leggerezza e al gusto di viversi ogni momento appieno.

Vai a: Accettazione Incondizionata: 14. Adele, l’Assedio e la Guerra

 

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

Accettazione Incondizionata: 14. Adele, l’Assedio e la Guerra

 

Francamente, durante i racconti di Adele sui suoi rapporti con il padre, si stenta a crederci.

Per esempio, da bambina, il padre la teneva a studiare sui libri -dal primo pomeriggio fino alla sera alle 11- se soltanto lei non capiva qualcosa dei compiti assegnati.

E ciò avveniva letteralmente e regolarmente: cioè lui le si metteva di fronte e stava lì con lei, inflessibile, fino a quando non aveva finito.

Allo stesso modo, entrava in ogni ambito della vita della figlia, in qualsiasi questione.

E fuori? Nella vita comune?
Con gli altri, i vicini, i condomini, i colleghi, i parenti, erano continui litigi, conflitti, urla e manifestazioni spiacevoli. Imbarazzanti, spesso fino a livello legale.

In più, mille altre cose: per esempio ancora oggi, a 38 anni, il padre reputa non agevole per una “ragazza” fare la spesa e andare in banca e alla posta, per cui provvede lui personalmente, a queste necessità della figlia, che ovviamente si oppone, ma alla fine si deve piegare come fa da 35 anni dopo discussioni e pene infinite.

Capite perché ogni tanto mi verrebbe da chiamare questi genitori e di porre solo una domanda: mi scusi, brav’uomo, ma secondo lei è normale tutta questa faccenda?

Fatto sta che il problema di Adele non è ovviamente il padre. Lei è uscita di casa presto e conduce una vita autonoma da tempo e non avrebbe potuto sopravvivere altrimenti.

Il problema di Adele è l’assedio. E sta accettando questa grande verità:

“io vivrò sempre assediata:
da colleghi impossibili, difficoltà di ogni tipo, infortuni, fobie,
solitudini, sintomi psicosomatici inenarrabili,
allo stesso identico indice di gravità, intrusione e violenza con cui mio padre
entrava ed entra tuttora nella mia vita quotidiana, fino alle più piccole cose…”.

Anche in questo caso, Adele cerca da una vita una soluzione alle sue difficoltà e –a sentire lei all’inizio- il padre era ormai un problema risolto, molto meno grave dei guai causati da colleghi, fidanzati e dalla costellazione di umani che si trova ad affrontare ogni giorno.

E oggi, con le analogie, riflessioni, e condivisioni in gruppo, di tutta la sequenza che si ripete sempre uguale…

…Adele sta finalmente vivendo più serena, vede la luce e si predispone molto più che in passato verso la pace, ogni giorno, in ogni ambito, in cui si può imparare a staccare dal proprio destino segnato da abitudini assurde.

 

Vai a: Accettazione Incondizionata: 15. Viola, la Violenza

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

Accettazione Incondizionata: 15. Viola, la Violenza

 

Viola sente la violenza nella sua vita, il tradimento di una parte di sé, una voce che gli dice che lei non ha speranza, non ha speranza, non ha speranza.

Non riesce a trovare nulla più della precarietà.

E allora, ogni volta… ogni volta che sta troppo bene, si afferma sul lavoro, oppure è corteggiata da un uomo…

…si massacra di sostanze e di alcol, in una spirale sempre più violenta, senza tregua.

 

Da bambina, Viola era figlia di un uomo violento e alcolizzato. Ha subito tentativi di stupro, non ricorda bene se dal padre, ma crescendo anche da altri, di cui invece ricorda molto bene.

Tutta la famiglia, la madre, il fratello più piccolo, il padre stesso, si basavano e si basano ancora, a tutt’oggi, su di lei. Sulla sua capacità di provvedere economicamente a loro, ad accudire, lenire, preoccuparsi.

Viola c’è sempre, per tutti.

Solo per se stessa non può esserci. Quindi allo stesso modo di tanti anni fa, sente una spirale di violenza salire dentro di sé e rovinarle la vita, in ogni santa occasione in cui si sente serena.

L’accettazione da compiere per lei è:

“io sentirò sempre -anche se non sarà mai vero- che non posso mai, proprio mai,
vivere serenamente, nella gioia, e nella pace.
Perché altrimenti una parte violenta re-agisce contro di me,
direttamente.
E posso benissimo chiamarla col suo nome: papà”.

Grazie a questa verità, Viola sta tirando fuori tutte le risorse e rappacificandosi con la violenza che le sale dentro: la sente arrivare, la ascolta. E finalmente non l’agisce più.

Perché oggi può finalmente scegliere di farsi o non farsi del male.

Scegliere di star bene.

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

Accettazione Incondizionata: 11. Aiutami a…

 

L’esercizio “Aiutami a…” spalanca le porte all’accettazione e alla leggerezza a questa interconnessa. E’ il secondo esercizio importante, nella pratica dell’Accettazione Incondizionata.

Il primo, come abbiamo visto, è: “Pensa ad un tuo grande obiettivo e immagina che non lo raggiungerai mai..”. Lo abbiamo descritto nei punti precedenti.

Il secondo è appunto: “Aiutami a…”.

  • a) Nella prima fase dell’esercizio, ripetiamo più volte: AIutami a…” e riempiamo emotivamente la frase, con tutte le affermazioni che sentiamo più vere…
  • b) Poi – a seconda delle parole scaturite e appuntate nel punto a) effettuiamo di nuovo l’esperienza, secondo i vecchi schemi, abituali, che sentiamo da sempre: “Aiutami a… ad esempio raggiungere proprio quel grande obiettivo che nell’esercizio precedente ho accettato che non raggiungerò mai…”.
  • Esempi: aiutami a sentirmi all’altezza, oppure a sentirmi considerato oppure a farmi vedere dagli altri che non mi vedono mai ecc.
  • c) E infine lo ripetiamo per la terza volta, dicendoci la verità: “Aiutami a sopportare che non raggiungerò mai questo obiettivo…”. E sentiamo cosa implica e cosa produce una pratica del genere.
  • Esempi: aiutami a sopportare che non mi sentirò mai all’altezza, oppure mai considerato oppure mai visto dagli altri ecc.

 

E’ uno stimolo anche per noi terapeuti che passiamo a volte troppo tempo e risparmiare al cliente il più possibile una delusione. Mentre dovremmo dirgli più spesso, non sempre certo -e senza anticipare troppo le esperienze- ma molto di più di ciò che facciamo:

  • Guarda che non ti posso aiutare a fare qualcosa contro natura
  • Però ti posso aiutare ad aiutarti, a “stare” con la sensazione e con il lutto che deriva dal non poter mai raggiungere questo obiettivo impossibile…
  • Allora senti come ti suona questo esercizio…
  • …e fallo diventare una tua pratica quotidiana.
  • a) Per prima cosa, concentrati semplicemente sulla ripetizione, ad occhi chiusi, della frase: “Aiutami a… Aiutami a… Aiutami a…” e riempi emotivamente questa frase, più volte, come ti viene da riempirla, senza alcun pensiero, anche se ciò che ti viene alla mente sembra non avere alcun senso…
  • b) Adesso ripeti le risposte secondo i vecchi schemi: aiutami a realizzare l’irrealizzabile, in modo da sentire emotivamente cosa ti provoca questa impasse…
  • b) Infine lo ripetiamo con “aiutami a sopportare che non raggiungerò mai…” e aggiungiamo le stesse risposte del punto precedente. E vediamo che cosa provi: se finalmente senti un senso di liberazione dai tuoi vecchi schemi sempre uguali.

E così, a volte, qualcosa di molto semplice, pratico, quotidiano, spalanca intere esistenze migliori.

 

Vai a: Accettazione Incondizionata: 12. Pur di Non Trovare

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

Accettazione Incondizionata: 9. La Metafora del Vento

      

Se non mi aspetto più niente, arriva ciò che “reggo” con naturalezza.

Allora l’obiezione è facile: quindi devo diventare insensibile? E se è così, che fregatura è l’esistenza?! Tutto quello che mi interessa non lo devo più volere?!! Lo devo rimuovere?! E via una serie di parolacce e imprecazioni variamente combinate.

Ma non è questo che accade.

E’ che -se io sono ossessionato dal vento che arrivi e non vivo più senza vento-…

…mettiamo che il vento siano i soldi che non bastano ad arrivare a fine mese…

…o l’amore che non arriva mai da troppo tempo…

questo vento non arriverà mai come me lo sono figurato, perché carico di così tante attese che non coglierò la verità bensì solo quello che ormai la mia percezione distorta mi fa avvertire.

Ciò accade, ad esempio, quando percepisco che:

-se il vento è… il denaro o l’amore-…

  • “non è abbastanza”
  • “non è mai come io lo desidero”
  • “mi costringe sempre ad accontentarmi”.
  • …insomma, non mi basta mai.

Il fatto è che la natura se ne frega delle nostre aspettative.

Se sono esagerate e fuorviate, tali resteranno.

Io vento, se arrivo a te e tu mi rimandi aspettative innaturali, sento che non sei pronto ad accogliermi e allora vado istantaneamente a soffiare da un’altra parte….

…e da te resta solo il refluo, la folata, il sospiro che per qualche motivo ha bisogno di quella tua preoccupazione per alimentare se stesso/a:

ad esempio:

  • se sono preoccupato per i soldi
  • mi arriva l’energia di qualcuno che si illuda come me che i soldi risolvano tutto
  • o che preferisca salvare me col proprio denaro,
  • per poi chissà quali gabbie affettive creare…

Ma siamo in una finta verità, valida solo per noi due, e di breve respiro. E lo avvertiamo in forma di sottile fastidio.

Stiamo giocando al gioco: finalmente è arrivato il vento della mia vita!

E gli amici -chissà perché- storcono il muso…

 

Allora, tornando alla domanda: per avere ciò che desidero, ci devo rinunciare?!

No, certo, anzi, devo far ardere il desiderio, ma in modo naturale e verso elementi naturali.

Accade ciò che accetto come normale che accada…


…non quel che mi manca terribilmente
tanto da dare un senso inverso e innaturale alla mia vita.

Per cui se il vento mi serve per:

CIRCOLO VIZIOSO

  1. inseminare le colture dei miei campi
  2. e io non vedo l’ora che ciò accada perché non ne posso proprio più di questa vita
  3. e questo raccolto dovrà per forza essere miracoloso perché è davvero l’unica e ultima chance…
  4. … allora, qualsiasi cosa arrivi non sarà mai all’altezza delle mie aspettative.

Ed è soltanto giusto che la natura mi riporti a questo.

Solo se invece io accetto incondizionatamente:

CIRCOLO VIRTUOSO

  1. la mia situazione data -e quindi anche -che questo raccolto sarà abbondante come e quanto riesce, anche nella misura peggiore possibile!-
  2. e ci sorrido dentro
  3. senza resistere, bloccarmi e aspettarmi troppo
  4. a questo punto sì che ricomincio a sentire il piacere del vento e del ‘non vento‘, la profondità e gioia intense, sempre più elevate.

 

A questo scopo la pratica dell’accettazione quotidiana:

  • “accettare che il problema non si risolverà mai”
  • che “la preoccupaizone non passerà mai”
  • anche solo come simulazione

fa letteralmente la differenza tra benessere e malessere.

 

E aiuta perché predispone ad entrare nell’ordine di idee che:

  • “comunque vada, andrà bene”
  • “me lo farò andar bene comunque”
  • e “coglierò sempre gli aspetti positivi di ciò che mi capita. Sempre!”.

Senza mai più eccessive aspettative, orgoglio, volontà che vada sempre come farebbe comodo a noi ecc. ecc.

Accadrà così qualcosa che posso sostenere, in senso buono, non rinunciatario o negante o frustrante o compensatorio.

Per questo, quando nasce un bambino, la profondità della soddisfazione della vita e del “qui ed ora” è al livello al quale dovrebbe essere sempre.

Ed è per questo che alcune mamme e un pò meno papà vorrebbero continuamente procreare e allevare bambini, perché questa sensazione di pienezza, accettazione…

…non solo è al di là del vento, ma fa arrivare più vento, proprio perché non lo consumo più, ma me ne nutro, in parità e reciprocità.

Come diceva un comico una volta: È chiar stu fatt?

Dice il saggio:

In un certo senso, ogni terapia che ha successo si conclude con un fallimento. Non si raggiunge la propria immagine di perfezione. Il paziente si rende conto che avrà sempre dei difetti. Sa, tuttavia, che la sua crescita non è terminata e che il processo creativo iniziato in terapia è adesso sotto la sua personale responsabilità.

 

Lottando contro il destino ci si avvolge solo più profondamente nelle sue spire. Come un animale preso in una rete, più uno lotta più si lega strettamente. Questo significa che siamo condannati? Siamo condannati solo se lottiamo contro noi stessi. La spinta principale data dalla terapia è l’aiuto a smettere di lottare contro se stessi.

— Alexander Lowen

Vai a: Accettazione Incondizionata: 10. Due Accettazioni

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

Accettazione Incondizionata: 10. Due Accettazioni

 

Perché accettare? Perché il nostro carattere è sviluppato per rifiutare.

 

Permessi e proibizioni della nostra infanzia hanno creato la miglior struttura per la sopravvivenza. Un’armatura posturale, energetica, emotiva. Per far fronte alle difficoltà.

 

                                a) Se mi sono sentito…              b) Allora cercherò sempre…

CEREBRALE:           Rifiutato                                –       di essere speciale
ORALE:                    Abbandonato                       –       di sentirmi di nuovo amato
SIMBIOTICO:           Legato indissolubilmente      –       di essere finalmente autonomo
SOTTOMESSO:       Sottomesso                         –       di percepirmi libero di affermarmi
NARCISISTA:           Ignorato                               –       di considerarmi degno d’attenzione
DOMINANTE:          Tradito                                 –       di non essere più aperto e fiducioso
RIGIDO:                  costretto a fare il bravo         –       di vivere sempre teso verso i risultati

 

Vale a dire che tenterò sempre -in modo più o meno consapevole- di attivarmi immediatamente per essere IL CONTRARIO DELLA FERITA CHE HO RICEVUTO. IN UNA CATENA INFINITA DI AZIONI E REAZIONI CHE NON POSSONO MAI RISOLVERSI…

Ad esempio: sentirmi speciale o sentirmi accettato ecc. Se non mi ci sento e mi batto per sentirmici, non mi basterà mai… perché la mia esigenza è antica, smodata e non realistica.

Tutta questa attivazione quotidiana per decenni, ha creato appunto:

  • una struttura di comportamenti
  • un sistema caratteriale
  • una postura
  • delle emozioni
  • e pensieri ricorrenti

che tenderanno sempre ad alimentare se stessi, come quando sentiamo che le nostre paturnie si mettono in moto per produrre sempre lo stesso circolo di ossessioni, compulsioni, paure, ecc. dalle quali prima usciamo e meglio è…

Ma ne possiamo uscire? Certo: la difficoltà dipende da quanto sono state forti le ferite ricevute e -quindi- da quanto questo sistema è rigido e difensivo e pieno di blocchi, sintomi e impossibilità.

MA ATTENZIONE, perché qui viene il bello: da adulti, questa ferita è anche fonte delle MIE RISORSE… ma se io non le so vedere, diventano I MIEI LIMITI, che non mi portano più a niente.

Questo è il problema dell’armatura caratteriale: alla fine ci ritroviamo troppo automatici, rigidi, difensivi, ripetitivi, sintomatici.

Se invece accettiamo:

  1. Che lo schema a)><b) di cui sopra si ripete ogni momento
  2. Esiste da troppo tempo
  3. Ogni difficoltà è insita in noi e non nelle cose in sé
  4. Le preoccupazioni sono sempre così tipiche nostre

E se lo facciamo come pratica quotidiana, come abitudine, alla fine creiamo semplicemente un Mantra del Benessere e della Salute:

Questo tuo obiettivo ricorrente, questa preoccupazione inveterata, ce l’hai da sempre.

Dai allora per scontato che li avrai per tutta la vita, che non li risolverai mai,
perché fanno parte ormai di te

Quindi togli l’alibi dello sforzo perenne e dì a te stesso:
“io NON sono i miei obiettivi!
Cosa sento se do per scontato che non raggiungerò
mai questo obiettivo, qualsiasi esso sia?
Semplicemente perché non l’ho mai raggiunto davvero fino ad ora…?

E sono solo schiavo da decenni di questi obiettivi che mi stancano terribilmente?”.

Si scatenano così 2 fasi, stadi, elementi dell’Accettazione:

  1. LA DIRETTISSIMA VERSO L’ACCETTAZIONE
  2. LA VERA ACCETTAZIONE

 

1) la prima è LA DIRETTISSIMA VERSO L’ACCETTAZIONE. La mettiamo in atto anche normalmente, quando le difficoltà sono passeggere, episodiche e in superficie, quando stacchiamo dai nostri obiettivi e preoccupazioni.

Sto lì e mi ripeto semplicemente: “è così, è stato sempre così, e sarà sempre così…”. E registro cosa provo a staccare da questa tensione verso il farmi riconoscere, o ad affermarmi, che sento da una vita, come la lista di cui sopra.

Ma appunto, può essere fonte di ansia e di tristezza infinite, perché apparentemente ci fa piombare in ciò che la nostra struttura emotiva e corporea voleva evitare. E questa armatura si è sviluppata proprio per proteggerci. Se la togliamo così, d’emblée, ne subiremo un contraccolpo…

Ma se:

  1. le nostre spalle sono contratte e “spesse” di tessuto connettivo
  2. se la nostra schiena ci dà continui sintomi psicosomatici
  3. -e questo vale per qualsiasi parte del corpo o area della nostra vita-…
  4. …e se le difficoltà che viviamo sono diffuse: affettive, lavorative o esistenziali…
  5. non sarà facile sopportare questo contraccolpo, angoscioso letteralmente…

 

2) allora è necessario supportare la nostra VERA ACCETTAZIONE nella direzione corretta e naturale che avrei avuto senza la mia storia:

  • Cosa succederebbe se non avessi quei problemi che lamento da così tanto?
  • Come mi comporterei se non avessi avuto le disfunzioni e le mancanze che vivo da tanto tempo?
  • Quali stati d’animo sento o ho sentito quando sto finalmente bene, in questa “3^ dimensione” -rispetto ad esempio a: a)-tradimento; b)-reazione di sfiducia- che mi fa superare così bene qualsiasi oppressione?

Così:

Se NON mi fossi sentito…                                 E quindi NON mi sforzassi di…

CEREBRALE:           Rifiutato                                –       di essere speciale
ORALE:                    Abbandonato                       –       di sentirmi di nuovo amato
SIMBIOTICO:           Legato indissolubilmente      –       di essere finalmente autonomo
SOTTOMESSO:       Sottomesso                         –       di percepirmi libero di affermarmi
NARCISISTA:           Ignorato                               –       di considerarmi degno d’attenzione
DOMINANTE:          Tradito                                 –       di non essere più aperto e fiducioso
RIGIDO:                  costretto a fare il bravo         –       di vivere sempre teso verso i risultati

 

Come mi sentirei?

E inizio semplicemente a comportarmi così, anticipando.

Fiducioso?
Gioioso?
Appassionato?
Leggero?
Aperto?
Fluido?
Semplice?

Allora mi supporto e me ne prendo cura come se facessi il terapeuta di me stesso.

E mi appunto e porto avanti ogni giorno azioni che rispondono a:

Cosa posso fare per essere materialmente più:

Fiducioso _____________________________________________
Gioioso _______________________________________________
Appassionato _________________________________________
Leggero ______________________________________________
Aperto _______________________________________________
Fluido _______________________________________________
Semplice _____________________________________________
Altro… _____________________________________________

 

E inizio ad imparare ciò che non so fare, e non lo so fare per due motivi:

  1. Non mi hanno insegnato UN MODELLO per supportarmi, un “COME SI FA” a sdrammatizzare, vedere il bello delle cose, mantenere la fiducia di base, la calma, la serenità …
  2. E non mi hanno INDOTTO A PRENDERMI LA RESPONSABILITA’ DI SUPPORTARMI DA SOLO: NON HO SVILUPPATO UN GENITORE INTERNO ADULTO E MATURO, che mi dica ogni momento di stare sereno, tranquillo, fiducioso di base, ecc.

 

Ci hanno viceversa creato un Genitore Critico Interno che in ciascuno di noi può assumere forme diverse:

  • Iper critico con gli altri
  • Auto critico ed esigente
  • Distratto dalle paturnie continue
  • Iper razionale
  • Anaffettivo
  • Seduttivo e sfuggente

Che manda avanti la struttura difensiva e ha solo questo scopo:

noi ci facciamo da adulti quello che ci hanno fatto da bambini,
ripetendo l’unico schema che conosciamo.

Ed è da qui che occorre ripartire per accettare incondizionatamente la nostra meravigliosa vita possibile.

 

Vai a: Accettazione Incondizionata: 11. Aiutami a…

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Riepilogo:

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Approfondimenti:

Torna a: 5 Ricette per una Piccola Felicità

Sessione di Esercizi per Reflusso Gastrico / Esofagite / Ernia Iatale

 

Esercizi di grounding:

  • Scendere sulle piante dei piedi piegando le ginocchia, con mani a preghiera sul petto
  • poi con mani incrociate e rivoltate, sempre con la punta delle dita sul petto
  • con la testa leggermente all’indietro
  • (la testa è all’indietro in modo che stacchi, rilassi il collo e non controlli con gli occhi e con l’essere vigile in modo eccessivo. Può essere riproposto e ricordato ogni tanto: “staccate” la testa, il controllo, mettendola leggermente all’indietro)
  • con la mano che spinge il mento in basso e mento che si oppone e risale in senso opposto
  • mani incrociate sulla testa, che non spingono ma pesano, mentre si effettua sempre il grounding su e giù con le ginocchia. Sono come al solito solo le piante dei piedi a lavorare, il resto è completamente rilassato, i piedi sono paralleli, il peso è in ogni momento sull’avanpiede, sull’orlo del cadere in avanti
  • lo stesso, ma mani incrociate sulla nuca e testa piegata in avanti
  • Con le braccia a lungo allargate a croce, sempre piegando le ginocchia per scendere ed entrando nel terreno con le piante dei piedi per risalire.

 

Grounding a coppie:

  • A tiene B per le braccia da dietro, B si centra prima sul suo grounding andando su e giù sulle ginocchia. Poi mentre prosegue l’esercizio, si affida e si lascia andare in avanti sempre di più fino al limite, emettendo voce / suono
  • Sempre da dietro, A prende una caviglia alzata di B e il braccio opposto, quindi l’esercizio è lo stesso del precedente ma con una gamba sola
  • A contro il petto di B, eventualmente con un cuscino in mezzo. Lentamente ci si lascia andare entrambi al supporto dell’altro e si portano indietro i piedi fino al punto in cui si riesce. Entrambi iniziano a ripetere forte Ah! Ah! Ah!, se si ride alla fine, va benissimo. Variante: se troppo impegnativo, A può lasciarsi andare contro il petto di B che regge soltanto il compagno con il petto e il grounding, ma senza fare l’esercizio. Lo effettuerà in successione.
  • (Quest’ultima è anche una posizione per verificare tensioni alla schiena: è importante tenere il bacino in avanti, la bassa schiena completamente rilassata e la postura abbandonata al contatto rilassato con il petto dell’altro).

 

Esercizi bacino a coppie:

  • spingere, pesare, appoggiare sedere contro sedere, schiena contro schiena
  • idem ma sbattere con forza
  • giocare, trovare piacere schiena appoggiata a schiena e poi “strusciata” con sano vigore
  • cavalletto sulla schiena dell’altro, entrambi in piedi
  • sollevare l’altro sulla schiena a farlo affidare
  • schiena contro schiena, gomiti in alto, scapole contro scapole, girando schiena a dx e sx
  • A terra: A si stende come su un cavalletto con la schiena sulle ginocchia di B che è sdraiato e con i piedi in grounding

 

 

Esercizi diaframma

  • mano sulla bocca dello stomaco, respirazione sincopata (che muove in avanti la mano), poi con respiro più lungo
  • colpi di tosse per provocare spasmo del diaframma, con lingua leggermente in fuori e mano davanti alla bocca (aiutare a distinguere bene dal conato. Sono due sensazioni generalmente insieme ma che possono essere benissimo separate. E’ un grande apprendimento per vincere la pausa di perdere il controllo)
  • gambe e testa piegate, mani sulle ginocchia, tirare fuori tutta l’aria, e alla fine, ancora in apnea vuota, muovere gli organi interni come a massaggiarli
  • inspirare, poi in apnea piena, muovere le viscere
  • rimbalzare sui piedi, saltellando, sentendo di muovere le viscere nei sobbalzi
  • inspirare, poi spingere in apnea piena il pavimento pelvico, sforzando come nella minzione, in espirazione risucchiare verso l’altro
  • Caricare e contenere: palmi che premono l’un l’altro, mani sul petto, metterci tutta l’intenzione e il suono per far crescere l’energia premendo le mani e tirando fuori sempre la voglia di sentirsi carichi. Si può arrivare a fremere / gridare
  • altri esercizi sul diaframma, a piacimento, dalla letteratura o da internet, come ad es. i semplici gargarismi oppure il consueto massaggio sotto le costole
  • esistono anche esercizi più articolati come quelli con la schiena al muro e movimenti di braccia e gambe in senso opposto e al contrario delle normali abitudini di sincronia e respiro, che rimandiamo ad altra sede

 

 

Diaframma, a coppie:

  • A prende B da dietro con le mani sul petto, e lo cinge come in una morsa di un diaframma supplementare. Poi lo libera completamente
  • poi sempre A da dietro, fa passare le braccia sotto quelle di B e pone le mani sulla nuca di B
  • dare contenimento all’altro alla bocca dello stomaco mentre lui ci spinge (anche con il pugno)
  • strangolare l’altro che avanza (in modo ovviamente graduale e concordato)
  • colpi alla schiena all’altro, all’altezza del diaframma

 

Esercizi di relazione e immaginazione guidata:

  • immagino di relazionarmi mentre cammino comunicando con gli altri che incrocio, attraverso i piedi, poi il bacino, poi il sedere. Realizzo se ci sono mutamenti di stato fisico ed emotivo, come un relax, un “mollare” sulla parte davanti o sulla zona anale, perianale, genitale.
  • A coppie: Immagino situazioni problematiche o bloccanti, poi apro gli occhi e il mio partner mi grida forte più volte “no!” direttamente sul viso
  • Poi ascolto come mi sento e dove nel corpo e nelle emozioni percepisco l’effetto dei “no!”
  • Ripeto, ma prima do luce a situazioni e persone che mi preoccupano. Dev’essere:
    • a) grazie a me, attraverso un mio fluido, la mia luce, la mia energia (siamo in una fantasia, possiamo fare ciò che vogliamo)
    • b) posso percepire fino in fondo che le persone nella mia fantasia stanno meglio ed è lecito che io senta che le posso lasciar andare alla loro vita;
  • Di nuovo: “no!” più volte per sentire differenze (di solito, dopo questa seconda sessione, le persone si illuminano: scoprono che immaginare emotivamente qualcuno problematico per noi, evita del tutto contraccolpi emotivi)
  • Giriamo ora per lo spazio e immaginiamo di scambiare un fluido con chiunque incontriamo. Quindi, se prima abbiamo immaginato ad occhi chiusi e prima di provare l’esperienza, ora la proviamo in diretta e ad occhi aperti, dando un fluido di luce, energia, disponibilità e apertura proprio a tutti, in modo indifferenziato.
  • Ancora: “no!” per vedere se queste negazioni ci fanno meno effetto di prima, solo perché siamo aperti e in un energia di apertura
  • Ci si spinge a coppie, prendendosi per le spalle con la consegna di dover vincere contro l’altro e farlo indietreggiare. Ci si ascolta al termine per verificare come ci sentiamo e com’è per noi questa atmosfera dove dobbiamo vincere per forza
  • Poi ci si spinge allo stesso modo ma si cambia completamente la prospettiva: io mi prefiggo di arrivare ad un punto concreto nello spazio, ad un dettaglio del muro di fronte a me, e il mio partner fa lo stesso: entrambi spingiamo verso un nostro obiettivo. Non dobbiamo più vincere contro l’altro, il quale cessa di essere una sfida per noi, per diventare un ostacolo verso un nostro obiettivo: lo spingiamo ma non ce l’abbiamo più con lui (!)
  • Ci si ascolta al termine. Di solito le persone si sentono come “liberate”. C’è molto più divertimento, entusiasmo, e molta più spinta allo stesso tempo. Scoprire il senso di impiegare tutte le energie in una direzione più vitale per noi.
  • Il senso di questo esercizio è: La Sfida ci blocca, la Lotta ci libera.
  • Si ripete l’esercizio, questa volta tirando a sé una corda o una coperta arrotolata. Al termine lo si fa nuovamente, questa volta dicendo con determinazione dentro di sé: “io ho diritto!”. Anche in questo caso, la trasformazione è evidente: sentire il diritto fa tirare enormemente di più.

 

  • (Tutti i precedenti esercizi di immaginazioni guidate nascono dalla constatazione e dall’esperienza che il cambiamento solo fisico e corporeo può non essere sufficiente a sbloccare situazioni di tensione e disagio che in realtà nascono da come “vediamo dentro di noi” -e non oggettivamente- certe atmosfere/relazioni/dinamiche secondo la nostra armatura caratteriale)
  • (Inoltre, le immagini sono una via maestra per le emozioni, che rendono gli esercizi molto più efficaci e duraturi nel tempo)

 

Esercizi a terra

  • Schiena a terra, Ginocchia al petto. Giochiamo andando a dx e sx, come per massaggiare le spalle e la spina dorsale a terra. Ci si concentra sulla sensazione di maggiore/migliore intimità-fluidità-sensibilità tra petto e ginocchia, viscere, emozioni
  • Si può arrivare a prendersi le caviglie e a giocare alzando una gamba alla volta e sbilanciando il peso, cadendo da un lato, poi dall’altro
  • Oppure a prendersi entrambe le caviglie incrociate e andare a rotolarsi di scatto in avanti e indietro con i piedi dietro la testa e poi di nuovo in un gioco che ci faccia ritrovare seduti. Il piacere del gioco è molto importante
  • Pugni sotto al sedere e gambe in alto, ginocchia tese e dita dei piedi verso il viso, cercare di sentire le vibrazioni nelle gambe, nelle versioni più estese possibile: larghe, intense, piccole, fastidiose ecc. ed effettuare la propria ricerca in questo senso
  • Esercizi sul terzo chakra, pancia a terra:
    • apnea a terra, pesando sulla bocca dello stomaco. Poi crollare emettendo aria
    • mezza locusta, locusta (alzando un braccio e una gamba indietro e in alto, oppure entrambi)
    • alzare gambe e braccia in alto e rotolarsi sulla pancia, avanti e indietro
    • schiena a terra, poi ponte a terra: testa rivoltata e piedi in grounding, bacino il più possibile verso l’alto, prendendosi le caviglie
    • Seduti, esercizio della mezza lancia e poi lancia (alzare una gamba, ginocchio teso e prendersi le caviglie, cercare di non cadere all’indietro. Poi con entrambe le gambe. Per farlo, occorre tirare fuori e portare avanti il terzo chakra, energizzandolo)
  • (Il terzo chakra è la sede della trasformazione, penetrazione, cambiamento. E’ il punto in cui la fiducia di base del radicamento del 1° chakra e il “vento dei reni” del 2° chakra trovano –o non trovano- la forza di realizzarsi fuori da sé, verso i propri obiettivi)
  • (Secondo la meta-medicina il reflusso gastrico, l’ernia iatale, l’esofagite, trovano ragione di esistere, come sintomi, proprio in questa fioritura del problema: la mancanza di visione e di fiducia nel poter far entrare le esperienze, digerirle e poi “tirarle fuori” naturalmente digerite, attraverso la rabbia, che quindi è repressa, “retroversa”: con questi esercizi, queste pratiche, è invece possibile ri-abituarsi a far fluire la propria vitalità per incidere, caratterizzare il mondo attraverso il nostro prezioso, personale, profondo, modo di essere).
  • Infine, schiena a terra, piante dei piedi una contro l’altra, le ginocchia si allargano e si riuniscono lentamente. Si integra l’esercizio alzando il bacino di pochi centimetri, e girandolo in avanti e indietro. Allo stesso tempo, le braccia –a mani giunte- si muovono lentamente da dietro alla testa fino all’inguine e ritorno.

 

(Abbiamo verificato, nella prova pratica, che basta un terzo o un quarto degli esercizi qui riportati per riempire il tempo di una classe. Quindi è già possibile effettuare una serie di sessioni già con questo materiale. Altro comunque ne verrà prodotto in queste pagine per articolare ancora di più ciascuna pratica).

Evoluzione Sostenibile: 18. Esercizi per la Progressione Reale

 

Chiediamoci:

a) che cosa ciascuno di noi vorrebbe cambiare di sé.
b) poi interroghiamo qualcuno che ci conosca bene: che cosa piace a questa persona di noi.
c) E poi scoprire le risposte. Nella condivisione, emergerà sempre che alle persone piace di più proprio ciò che noi vorremmo rottamare (!).

Provate a farlo, è rivelatorio.

La nostra meraviglia noi vogliamo evitarla.

 

Un altro esercizio utile in questo senso è chiedere, in diadi (A chiede ad B):

“qual è il desiderio più grande che hai? E qual è il blocco che senti nel raggiungerlo?”

Poi A si mette nei panni del desiderio e si connette con la sensazione di permettersi a B: quale problema sente? E lo condivide con B:
Ad esempio, se io A rappresento il denaro e mi sento che tu vuoi entrare in relazione con me, dopo aver ascoltato le difficoltà che tu hai ammesso con il guadagnare…

  • sento che tu hai difficoltà antiche e credi di non meritarmi
  • quindi perché dovrei arrivare da te?
  • E perché stare a lungo con te? Se tu senti che non mi meriti?
  • E poi farai senz’altro qualcosa per cercare di sentirti alla mia altezza, snaturandoti perché tu vali e sei già alla mia altezza e non devi smaniare, investire energie e denaro per conquistarmi, perché finirai per perdermi…
  • e mi perderai (a me denaro!) in questo vano tentativo
  • perché la verità è che tu vali e mi meriti già, e tutti te lo dicono, tranne te stesso.

E’ un esercizio descritto anche nell’Articolo: Esplodere l’Emozione.

La realtà è che la strada maestra per far emergere il vero sé…

…è sempre l’Accettazione Incondizionata.

 

Un altro esercizio può essere infatti:

a) “Accetto per sempre che tu non mi riconoscerai mai, (oppure: mi abbandonerai, mi metterai da parte … ecc.. a seconda della propria sensazione profonda…) e quindi…”

… si appuntano tutte le conseguenze che occorre accettare per evolvere.

b) Può essere ripetuto per qualsiasi altro problema che abbiamo percepito nell’infanzia: mi sono sentito ignorato, sottomesso, abbandonato, tradito, sottoposto ad ingiustizia…

C) Infine, A ripete ad libitum a B: “Tu sei un essere meraviglioso…”. e B risponde sempre lo stesso intercalare secondo 3 varianti:
– Sì, ma…
– No, perché…
– Se fossi davvero meraviglioso…

E’ illuminante che cosa vien fuori in termini di vissuti profondi che c’impediscono di vivere appieno la nostra vita. E che possiamo da oggi ascoltare ma non agire.

Ed evitare di frantumarci la vita.

Serie di articoli Correlati: Qualcosa di Significativo.

 

Evoluzione Sostenibile: 16. Test Sulla Reale Progressione

 

Effettuiamo un piccolo test. Appuntiamo le risposte a queste domande sulla Progressione:

  1. Quando mi sento che sto progredendo e in quali occasioni invece mi sento di no?
  2. E cosa posso appuntare, osservare, notare, mettere in evidenza, in positivo e negativo sulla mia progressione? E sto lì. Resto in ascolto.
  3. Mettiamo il caso che sono ormai sicuro che questa attività, relazione, lavoro, non va, proprio non va. D’accordo, ormai ne ho la prova ripetuta. Ma se fosse sempre così, e mi dovessi rassegnare? Morirei? Bene.
  4. E se non morissi subito? Che cosa dovrei fare per sopportare? Cosa dovrei “mollare”?
  5. A chi dovrei chiedere aiuto? Posso farlo?
  6. Quali elementi di progressione potrei inculcare nella mia esistenza così dolorosa?
  7. E perché sarebbe così dolorosa?
  8. Sinceramente: se do per scontato, anche solo per un momento, che sono io che mi condanno da solo a questa vita? Cosa faccio ogni volta per darmi da solo/a l’insoddisfazione?
  9. Cosa dicono i miei amici di me in questo senso?
  10. Dove mi do la zappa sui piedi da solo/a?
  11. A che stadio si è interrotta la mia progressione? So individuare il punto?
  12. I miei, la mia famiglia, progredivano?
  13. Posso individuare uno schema diverso, più libero dai vecchi schemi, personali, famigliari, per me?

 

Serie di articoli Correlati: Qualcosa di Significativo.

Evoluzione Sostenibile: 13. Solo il Piacere Porta all’Evoluzione

 

Due “moti” ci spingono naturalmente, ogni mattina, verso il Piacere, per farci riprendere la via dell’Evoluzione:

  1. il primo è smettere di cercare di risolvere: periodicamente, scopriamo di nuovo che non c’è niente da risolvere in realtà, NON con lo spirito con cui abbiamo cercato di risolvere le cose finora. Occorre viceversa accettare tutto e dedicarsi a Star Bene Qui, Oggi. Ad ogni nuova ondata di eventi, alla fine questa consapevolezza emerge per ciascuno di noi.
  2. Il secondo è che abbiamo bisogno di una mappa di Sensazioni Piacevoli per orientarci e sostenerci. Scoprendo via via nuove strade per il benessere, più mature e creative -quindi contro l’apparente buon senso- ci rendiamo conto che non si possono ottenere risultati consolidati senza sostegni quotidiani di momenti intensi di piacere.

E’ sufficiente allora concentrarsi su un aspetto soltanto:

Piacere è Cambiamento. E cambiamento è Piacere.

Tutto qui.

Una prova?

Volete prendere ad esempio una persona che a vostro avviso sta bene -o sta meglio di voi- e che ammirate per questo? Concentratevi un attimo su questa persona.

E ora fateci caso: gode dei propri piaceri. Che siano i figli o i propri hobby o abitudini, i modi di lavorare o di fare qualsiasi cosa.

E’ così? Di solito è così: queste persone mettono i propri piaceri intensi al primo posto. E non sono per niente edonisti, egoisti e auto-centrati. Anzi, si dedicano agli altri e magari si sacrificano. Ma si sente immediatamente che hanno imparato a godersi sempre più ogni momento, e lo fanno attraverso le emozioni, i sensi e il corpo.

 

E’ il senso generale della nostra esistenza: solo i piaceri portano al cambiamento.
Il corpo conosce solo piacere e dolore.

Per questo aiuta: se sto bene lo sento nel corpo. Le sensazioni corporee uniscono, unificano, sintetizzano. Ci fanno sentire sicuri.

Se so cosa desidero, lo so nel corpo.

Se non so cosa desidero, non so ascoltare il mio corpo.

Pertanto, se accetto tutta la mia vita e le sue imperfezioni e mi sintonizzo finalmente sulla leggerezza e sul fatto che comunque va tutto bene, che posso star bene oggi, concentrandomi ogni momento su aspetti leggeri e piacevoli…

…occorre che salvaguardi OGNI GIORNO le mie possibilità di restare connesso a questo piacere.

 

Ma non lo so fare, se ho passato una vita a non ascoltarmi e a seguire l’esterno: i dettami familiari, culturali, educativi, i permessi e le proibizioni comuni.
E soprattutto, mi è difficile farlo se parto da un livello basso:

infatti, se sento il bisogno di cambiare davvero tanti elementi delle mie giornate, vuol dire che parto da una condizione spiacevole e non certo ottimale, e i principi del lavoro su di sé che qui illustriamo partono proprio dai presupposti di accettazione: se non cambierà, allora mi devo adattare.

Perciò questo mix può sembrare all’inizio deleterio:

1. Parto da un livello basso
2. Non so come fare
3. E tutto ciò non cambierà, va accettato.

Non facile come base di partenza, vero?

Eppure è proprio questa la condizione da sposare per tutta la vita. Se si comprende ciò, è fatta:

1. Non è vero! Il mio livello basso c’è l’ho dentro da sempre ed è falso! E’ solo un ricordo!
2. Non so come fare, e con questo? Posso realmente imparare! Basta non smettere mai di apprendere e progredire!
3. E tutto ciò non cambierà, va accettato. Ma NON nella disgrazia e sconforto che ho vissuto allora. Ripetiti che è solo un ricordo!
Ci sono solo 2 tipi di accettazioni: la prima è tornare quella disgrazia di una volta, di quando eravamo bambini e di quella atmosfera abbiamo tanto sofferto.
La seconda Accettazione è Incondizionata MA con uno spirito rinnovato,
non disperato come prima! Ed è da curare, allenare, sviluppare!

Sentite lo stato d’animo migliore? Fa la differenza abissale tra salute e malattia, malessere e benessere.

La situazione più facile è proprio PRIMA accettare fino in fondo di avere a che fare oggi, proprio oggi (!), con questo capo e non altri, con queste difficoltà che ho cercato e costruito per una vita per qualche motivo e DOPO sorriderci finalmente dentro.

E’ una specie di “togliere la corrente”, la tensione, e accettare la sconfitta. Una resa che va praticata. Perché il conflitto contro il capo, il lavoro, il mio partner, non è davvero una “tensione”, è una finta, è un conflitto atavico dentro di noi.

Allora va dichiarata una resa onorevole alla verità. Arrendersi al corpo, dice Lowen.

A quel punto, è il momento seguente ad essere rigenerante: noi abbiamo tutti i diritti immutati e espliciti. Mai più da rivendicare in astratto, bensì ogni giorno, concretamente.
E da questa condizione nuova, potente, nasce la nostra vera evoluzione.

Mi rendo conto che qualcosa cambia nelle mie giornate -se disinnesco finalmente certi meccanismi di conflitto e d’insoddisfazione che porto avanti io per primo.

Questa è la svolta. E l’evoluzione mi porta davvero a ricostruire, mattone per mattone, il mio personale e privato benessere.

 

Prendiamo un’esperienza comune nei gruppi di terapia:

a) Ripercorriamo una fantasia guidata. Le persone sono allungate e rilassate e seguono, ad occhi chiusi l’immedesimazione in una situazione data:

Siamo al mattino dopo la scoperta della Leggerezza Profonda.

1. da che livello basso di soddisfazione sono
2. che cosa non so fare per cambiare questo livello
3. che cosa non cambierà delle mie capacità in questo senso.

b) Ora, immagino di entrare in ufficio. E in questo spazio di lavoro, affronto i soliti giochi a cui sono abituato. Giochi di potere, o le consuete dinamiche di ufficio.

MI vedo muovermi nel mio spazio e registro come mi sento.

c) Poi, sempre allungato e ad occhi chiusi, inizio a dare luce, energia, un fluido reale, a me e al mio ufficio.
2 condizioni. Che la luce dentro di me venga da me, che grazie a me le situazioni e le persone stiamo meglio in modo emotivo evidente.

Lo abbiamo descritto in molti punti. Tra gli altri:

Mi esercito e mi esercito bene in questa fantasia guidata.

d) Poi -con lo stato d’animo nutrito da questa capacità di dare luce -vale a dire d’influenzare l’esterno, questo è il segreto!– entro di nuovo in ufficio nella mia immaginazione. E nell’ufficio di nuovo le consuete atmosfere. Ma li sento diversamente? Di solito è sempre sì, li soffro infinitamente meno. Ed è solo grazie alla pratica di infondere luce, energia, agio e respiro dentro noi stessi a situazioni apparentemente senza speranza.

Il senso allora è proprio questo:

se NON mi prendo la responsabilità di arrivare in ogni momento al piacere puro, totale e fiducioso, per prima cosa immaginato dentro di me…

….se non mi esercito a concedermi e concentrarmi su momenti assoluti
d’intenso benessere fisico, corporeo, emotivo…

…ciò non arriverà dall’esterno né da solo. 

Coloro che conosciamo che vivono più di noi attraverso piacere e soddisfazione -e ci piacciono per questo- se lo sono autorizzati e andati a prendere, il piacere. Il più possibile. Sapendo che non era facile. E si sono allenati. Lo hanno coltivato all’inizio con fatica. Poi sempre di più. O sono stati più preparati da bambini di ciò che si è fatto nella nostra famiglia.

E si sono sentiti sempre meglio individuando due piaceri: Trasversale e Dedicato.

Il Piacere Trasversale è fare qualsiasi cosa fatta fino a ieri ma da oggi con molta più espansione, coinvolgimento, accettazione, leggerezza. Togliendo la tensione dei conflitti per sempre. E per farlo, appunto, occorre cambiare molto le abitudini, giorno dopo giorno.

Il Piacere Dedicato vuol dire invece difendere i propri spazi di piacere consacrati a se stessi e molto sacrificati in passato.

 

E intorno a questi due cardini viene costruita tutta la nuova Evoluzione Sostenibile, nel senso di STRUTTURA BASATA non più sul controllo bensì sull’AGIO, LA SERENITA’ E IL RESPIRO AMPIO, sulla partecipazione, e non più sul ritiro, la tensione e il conflitto.

Mi posso dare struttura soltanto in due modi:

a) controllando con la testa, l’Ego, la volontà

b) oppure facendomi sostenere da una rete di emozioni piacevoli.

L’esempio cardine è un bambino o una passione che trascenda le giornate. Ma occorre ispirarsi a tali condizioni e iniettarle in ogni giornata della nostra vita, poiché il principio è sempre quello (!).

Perdonatemi, ma mia nonna, come le vostre nonne, aveva 9 figli, e non è successo millenni fa. Oggi non è più pensabile fare 9 figli e comunque non si fanno più. E per questo cosa possiamo fare?

  • condannarci alla pena
  • oppure sfruttare i meccanismi naturali di piacere e iniettarli nelle nostre giornate in maniera potente e alternativa, vera, illuminate?

Questa struttura, sistema, mappa, ci rigenera e ci sostiene ogni volta, con una grande caratteristica prima inesistente:

la sensazione di espandersi, attraverso la verità e quindi la progressione reale, basata sull’accettazione totale di questa vita e di questa nostra collocazione in essa.

 

Per cui prendo carta e penna o cellulare e scrivo a cosa posso dedicarmi di più ogni giorno e ci provo davvero, passo dopo passo, punto dopo punto, difetto ed errore.

 

Serie di articoli Correlati: Qualcosa di Significativo.