Il Campionato Mondiale di Opa


C’è un sogno ricorrente che faccio, da decenni, in cui, se solo riesco a sentirmi leggero, sintonizzato sul piacere e in pace e armonia con l’universo…. la ricompensa è … levitare, alzarsi su tutto e iniziare… a volare.

Nell’ultima versione del sogno di stanotte, le persone mi chiedono come si chiama questa disciplina, e mi incitano dicendo: Opa! Opaa! Allora io rispondo: siiiiiiì! Si chiama Opa. E come si fa? Ve lo insegno! È facile. Venite! Organizziamo un campionato mondiale di Opa!

Chissà come mi è venuto di chiamarla Opa! Ma nei sogni, si sa…

Al risveglio la sensazione è presto detta: è la miglior sintesi di felicità io abbia mai sentito nella mia vita.

Il ricordo è ancora vivido. Nel sogno cerco di spiegare alle persone che mi stanno vicine cosa mi succede:

niente di speciale, ma io sto così bene, mi sento così ispirato…
… che inizio a stare attento al punto e al momento in cui questo stato, se mi sintonizzo in ascolto e a braccia accoglienti, in una particolare predisposizione di stato d’animo, mi accende come un’illuminazione, che mi porta in alto, e in alto, tanta è la leggerezza che provo.

E letteralmente decollo verticalmente davanti a loro e fluttuo nell’aria dove e quando voglio.

E godo dentro di me come se qualcosa sgorgasse dal petto, dal respiro, dal cuore.

La cosa ancor più bella è che nel sogno occorre che io non mi distragga con pensieri e preoccupazioni e che rimanga in questo stato di Opa, e continui a respirare presumo con la stessa profondità di quando si dorme.

Quindi oscillo in momenti in cui “fasare la Opa” dentro di me, come si cerca un’ispirazione e in altri in cui me la godo in un’estasi continua, alzandomi sopra tutte le preoccupazioni e quindi più in alto di tutto, sopra ogni banale impedimento.

E la ricompensa consiste nel sentire come una verità mentre volteggio nell’aria, elevato dalla leggerezza nel petto, muovendomi beato in una sorta di liquido amniotico, che credo sia l’origine di tutta la faccenda e lo scopo di tutti noi: tornare nella beatitudine della pace e dell’amore totale, provato nella pancia di nostra madre.

Ecco: la leggerezza, la profondità, l’intensità.

Auguro a tutti una dose mondiale di Opa.

  

 

E’ indicativo per me

che nel sogno io voglia condividere questo potere magico della sintonizzazione con il più alto numero possibile di persone organizzando il campionato mondiale di Opa.

Se si va a vedere il senso del volare nell’interpretazione dei sogni, si troverà senz’altro che il volo è la sensazione di gioia che si prova nell’amore e nel sesso.

Per me rappresenta il mio scopo primario di divulgare il più possibile il modo di vivere pieno di senso, significato, espressività e soddisfazione che tutti noi meritiamo.

L’Opa è il punto di partenza e di arrivo di tutto e per tutti.

Adesso mi alzo dal letto e ci provo.
Vediamo se questa volta riesco a levitare davvero.

  

Quando ho provato la Opa nella mia vita?

Nel canto adesso. Mi sono iscritto ad un corso di canto da pochi mesi e sto riprendendo il piacere immenso di tornare a creare con la voce e la musica, con l’espressività e creatività assoluta.

Nel volo, le poche volte che l’ho provato. Nell’amore, per poche e indimenticabili volte nella vita, nel gioco appassionato e inarrivabile da ragazzo e in alcune situazioni di natura, italiana e tropicale.

Ma negli ultimi anni mi rendo conto che questo stato d’animo è il sottofondo del lavoro con i miei clienti, quando ciascuno di essi trova la strada e percepisce la sintesi di tutta propria esistenza.

Getta un’Opa sulla propria vita.

Visione Radicata: 17. Trovare la Propria Normalità

La terapia non è altro che un continuo confronto tra:

–       ciò che sembra normale e crediamo immutabile
–       e punti di vista e azioni diverse / opposte che invece sono legittime e ci possono portare ad un benessere incredibile e a volte insperato.

Occorre sempre prendere una sana abitudine al confronto su temi vitali, che si vada in terapia o meno.

E’ proprio ciò che s’impara in un lavoro di qualsiasi tipo su se stessi.

Quindi, come cominciare?

Semplicemente, inizia a scrivere:

  • Che cosa credo che NON sia così normale nella mia vita?
  • Per stabilirlo, con chi mi sono confrontato?
  • Sono stato sincero? Posso esserlo di più?
  • Viceversa -se credo che tutto sia normale- c’è qualcuno a me vicino che mi bombarda con osservazioni su mie abitudini non propriamente nella norma?
  • Quali? Ne ho parlato con altri, insieme a questa persona? Quello che lei mi attribuisce, sembra normale a terzi che ci ascoltano?
  • C’è qualcosa di cui francamente mi vergogno e ho difficoltà ad ammettere?
  • Ho mai pensato di rivolgermi ad uno specialista, Terapeuta o Counselor per affrontare questi aspetti di cui mi vergogno o su cui mi sento in colpa? Perché sì / Perché no? (scrivere e rileggere queste opposte motivazioni (!)).
  • Ho letto dei libri su ciò che mi riguarda?
  • Ho cercato almeno su internet qualcosa che mi possa illuminare?
  • Ho pensato di iscrivermi ad un corso che mi permetta di approfondire questi aspetti di normalità/anormalità (es. comunicazione se non so comunicare, arti marziali se credo di essere timido, scrittura creativa se sento di non esprimere emozioni)? E sviluppare un interesse strutturato in questa direzione?

A volte basta poco per capire davvero come funzioniamo.

Io credevo di essere pauroso e che nessun altro al mondo provasse il livello di paura che provavo io.
Adesso so che questa paura l’avrebbe provata chiunque e che io sono solo sensibile, ed è un pregio assoluto, mentre prima era per me fragilità e vulnerabilità da cui difendermi.

Gennaro ha trovato la propria normalità sentendo che per lui la dimensione di coppia non può andare bene se non alle sue condizioni: “mi vuoi non sposare?”. La famiglia che ha avuto ha incistato tutte le esistenze a vincoli impossibili, leganti e pesantissimi.

E lui non si considerava affatto normale e sentire tutto quel peso. Invece l’avrebbe sentito chiunque.

Anna esordì nel mio studio dicendo: “ma davvero posso dire di no al mio capo, a mia madre, alla mia famiglia?”.

Vi è chiaro il livello di lavoro su se stessi necessario per vivere “lì fuori nel mondo”?

In terapia / negli incontri di gruppo settimanali / nei weekend di lavoro, dedichiamo del tempo a capire che cosa sia normale nella Ferita e nel Tema che ci accompagnano, e che caratterizzano la nostra personalissima vita.

In questi incontri si esplorano tutte le possibilità per uscire da false immagini di sé e normalità a cui adattarsi che non lo sono per niente. E la sensazione di chiarezza e di sollievo è enorme: quanta energia…

Le nostre presunte a-normalità sono solo sintomi che servono a ricordarci quali sono i nostri problemi irrisolti.

Fino a scoprire che –per risolverli- è necessario vedere ciò che ci è capitato come un dono: la nostra educazione ci ha messo alla prova e -pur grave che sia- è sempre e comunque un dono, che ci ha resi come siamo, meravigliosi cialtroni.

La vita distribuisce a pioggia difficoltà sparse, al solo scopo di selezionare la specie. Se le superiamo la specie è migliore. Tutto qui. Chi riceve la disgrazia, ha l’occasione per essere migliore, non peggiore. Per cui, perché passare la vita a lamentarsi? Uno spreco enorme.

Recentemente, il nostro amico Super se n’è uscito con un’affermazione così, in leggerezza: “Ah, ci sono un paio di cose che non vi ho detto: io non ho mai fatto le vacanze insieme ai miei genitori. Loro andavano per fatti loro e io e mia sorella in colonia o dai nonni. E poi, io non ho mai festeggiato i miei compleanni né ricevuto regali. Forse solo un anno. O due. Fatto sta che ogni volta che arrivava il mio compleanno, sapevo che a differenza di tutti i miei amici, io non l’avrei festeggiato e non ci sarebbe stato niente per me”.

Ehi, è il nostro amico Super, ci siamo detti tutti nel silenzio generale. Quanto è limitata la mente di certi genitori, e quanto è depauperata l’esistenza di certe persone, di conseguenza… Eppure lui è così speciale… Chissà come avrà fatto…

Fatto sta che è così proprio per ciò che ha ricevuto.

Il risultato di tante mancanze allora può essere proprio Super.

 

Riepilogo:

Visione Radicata: 5. Esempi Corporei della Forza delle Immagini Interne

 

Un altro paio di esempi ci conduce direttamente a come si può lavorare su quel che vediamo dentro. Vogliamo provare?

Alziamoci in piedi e poniamo il braccio dritto davanti a noi. E’ un esercizio classico che produce sempre lo stesso risultato. Proviamo a girare su noi stessi torcendo il busto senza spostare le gambe e con il braccio sempre alzato in avanti che segue i nostri spostamenti. Memorizziamo il punto massimo al quale riusciamo ad arrivare con il braccio in avanti.

Poi ripetiamo solo mentalmente l’esercizio. Chiudiamo gli occhi e immaginiamo soltanto di alzare il braccio e di ripetere il gesto, torcendo il busto all’indietro. Attenzione a NON farlo realmente, bensì solo col pensiero, ad occhi chiusi.

Ora, visto che siamo solo in un’immagine interna, una volta immaginato di arrivare nel punto di massima torsione, che ricordiamo, proseguiamo nella nostra mente a torcere di più il busto e ad arrivare molto più in là, come se il nostro corpo fosse snodato.

Infine, ripetiamo realmente l’esercizio, apriamo gli occhi, poniamo di nuovo il braccio in avanti e torciamo concretamente il busto all’indietro. Nella stragrande maggioranza dei casi, dopo averlo soltanto immaginato, riusciremo ad arrivare molto più in là con la torsione, di quanto siamo riusciti la prima volta.

Chi lo prova, resta con una motivazione incredibile a lavorare sulle proprie immagini.

 

Il secondo esercizio si effettua a coppie: A pone il braccio teso, con il palmo della mano al soffitto, sulla spalla del compagno. Costui -che chiameremo B- deve piegare il gomito di A, che cercherà di resistere.

Poi lo si ripete e A si concentra sull’immagine interiore di essere legato da un fluido, un’energia, una luce bianca, ad un oggetto reale, concreto dietro le spalle di B. E di nuovo resiste al tentativo di piegamento di B. Anche qui, molto più della maggioranza, avverte che A, se “collegato qui ed ora attraverso un’immagine”, resiste infinitamente di più…

 

Infine, sempre a livello di immagini interiori, ditemi: cosa sapete dello zucchero? Leggete su internet la reale storia dello zucchero e gli effetti devastanti che ha sul nostro organismo. Al termine, verificate se è cambiato il vostro atteggiamento emotivo e profondo nei confronti dello zucchero. Se ciò accade, avete sperimentato una via maestra per cambiare direttamente ogni vostra attitudine, vizio, difetto, pigrizia. Basta soltanto affinare il meccanismo.

Fatto? Lo avete letto? Dopo avete approfondito le informazioni, che cosa sentite cambiato dentro di voi? Almeno un pò? L’immagine interiore, esatto.

 

Questo ad esempio è “lo studio” concepito a livello motivante: tutte le volte che volete studiare in modo appassionato e non solo ripetitivo, basta usare meccanismi di questo tipo.

Interessante, non è vero?

Stupisce sempre in terapia come le persone arrivino con un problema d’immagine di Sé.

Quando c’è un problema che ci porti a farci aiutare, c’è sempre una disfunzione dell’immagine di sé, delle immagini degli altri e delle situazioni ricorrenti, non adeguate, non realistiche, stereotipate e bloccanti.

Continua la lettura:

 

 

Riepilogo:

Visione Radicata: 7. Rinforzare gli Stimoli Positivi

 

Racconto spesso dei tanti momenti in cui la mia vita è cambiata. Uno di questi è stato quando –rialzandomi dalla posizione di piegamento in avanti, altrimenti conosciuta come bend over- mi sono detto:

“ma che bella la bioenergetica, mi aiuta a far fronte.
Ma un momento: io non devo più far fronte a niente”.

Era una vita che non mi occupavo d’altro che di far fronte alle difficoltà.

Un video di ted.com, sito che vi segnalo per l’ennesima volta, raccontava di un’indagine effettuata in un’università americana. Su un giornale locale era uscita questa offerta:

Offerta abbonamento al giornale:

  •   59 $ quotidiano web
  • 125 $ quotidiano stampato
  • 125 $ quotidiano stampato + web

Voi quale offerta scegliereste?
Che cosa osservate? Che la seconda offerta non ha senso. Perché sceglierla allo stesso prezzo della terza, che offre in più la possibilità di consultare il quotidiano su web?

E avete ragione. Perché si trattava di un refuso, un banalissimo errore di stampa, di cui il quotidiano si è scusato nei giorni seguenti.

Alcuni ricercatori universitari tuttavia, incuriositi, ripeterono in laboratorio l’esperimento, e che cosa trovarono?

Che -se si fanno vedere tre stimoli in questa successione “a; b; b+;”- le persone saranno portate sempre, a scegliere b o b+.

Pertanto, quando io voglio influenzare una scelta, se rinforzo in qualsiasi modo due stimoli su tre, avrò sempre più persone che li preferiranno.

Ciò proprio perché le immagini sono così forti, dentro di noi, da farci preferire quelle più potenti, sempre. Sempre vuol dire in ogni occasione. Quindi anche per le nostre paure, difficoltà e problemi.

Allora, che aspettiamo?- mi dissi tanto tempo fa.

E via a costruire immagini interiori più vere, potenti e naturali.

E’ chiaro allora perché è importante sapere come si fa?

Lo vediamo insieme?

 

Continua la lettura:

Visione Radicata: 8. Attrarre Realmente Ciò che Desideriamo

 

Riepilogo:

Visione Radicata: 6. Gennarino Il Sopportatore e la Terza Via per il Cambiamento

 

Chiediamoci allora: perché questa persona che ho di fronte mi fornisce un’immagine di Sé che non è quella che io sento?

Gennaro ad esempio, non a caso detto Gennarino nonostante fosse un omone di 100 chili, aveva come immagine di sé: sopporterò. Ma solo fino a quando non fuggirò mandandovi tutti a quel paese.

Lo aiutava questa eventualità.

Illusione di contrazione:
Sopporterò. Solo se sopporto mi sentirò sicuro e amato

Illusione di liberazione:
Prima o poi fuggirò. Ma se lo farò, sarò punito
pesantemente e perderò l’amore.

Quindi:         o Libertà         /        o Amore e approvazione.

 

Per cui, Gennaro sceglieva piuttosto spesso:

Illusione di Ritiro, di compromesso:
Ci sarò fino a quando e fino al punto in cui lo dico io. Non sarò mai più generoso come un tempo!

 

Ma questa scelta di vista -comune a miliardi di persone!- non produce altro che vitalità al minimo!

Il vero cambiamento è stato allora per Gennaro:

Immagine Interiore d’Integrazione
Posso partecipare alla vita da una posizione davvero libera, non che rivendichi la libertà, perché non è vero che non ce l’ho…

Posizione quindi né sottomessa né in fuga né alternata, bensì presente, perché partecipare con generosità e responsabilità è il mio scopo primario in questa vita.

“Solo se mi vedo diversamente, riuscirò ad essere in grounding, cioè -come si usa dire in Bioenergetica- radicato al suolo, sulle mie gambe”.

E a vivere pienamente qui ed ora, NON PIU’ solo per “far fronte” ai problemi consueti bensì per avere davvero ogni giorno di meno, i problemi del passato.

Questa ricerca della terza via -la reale Progressione- è un cardine del cambiamento di cui parliamo spesso: non ha senso opporsi a qualcosa che non esiste più se non dentro di noi.

Noi continuiamo a somministrarcelo tutti i giorni e a far finta di contrastarlo. Basta.

Le ferite sono conseguenze di diritti negati. Allora, se è un diritto non si rivendica, si pratica. E basta.

La terza via -anziché resistere- ci permettere di ritornare nell’alveo della natura. Ciascuno ha la sua terza possibilità.

Ad esempio:

  1. Sono stato ignorato / 2. Cerco di farmi notare senza riuscirci mai / 3. Mi concentro su che cosa farei se non mi sentissi ai margini e lo faccio e basta.

 

Così, per vedersi diversamente, Gennaro considerò questo SUO mondo interiore di sottomissione falso e fine a se stesso, cioè utile solo alla propria sopravvivenza, del sistema stesso.

La persona originaria che lui aveva sentito che voleva sottometterlo, nel caso specifico la madre, non lo faceva per sottometterlo. Lo faceva per altri suoi personali bisogni. Cavarsela da madre separata, con due lavori sulle spalle e due bambini da accudire.

Quel che Gennaro provava era che la madre doveva per forza portarlo all’asilo entro 15 minuti secchi. E che al fratello più piccolo veniva concesso molto più agio. E lui si è sentito sottomesso. Certo, la madre avrà usato modi più che bruschi.

Ma solo se Gennaro accetterà che sentirà sempre questa sensazione forte provata ogni giorno da bambino, in ogni situazione futura, e solo cambiando ogni volta immagine di sé e volgendola al positivo, per quello che è oggi: un’impressione, proiezione, inganno; allora sì che potrà cambiare e sentire di non dover reagire sempre male a qualsiasi “tentativo di sottomissione” che continua a sentire. Perché quella sottomissione non è vera.

“E in ogni caso non vuol dire che noi oggi io possa solo reagire.

Perché continuerei solo a reagire per tutta la vita ad attacchi esterni che inventerò o mi procurerò senza accorgermene, per riprovare sempre le stesse sensazioni”.

 

Nessuno invece può mai sottometterci se noi non lo vediamo possibile. E soprattutto: che cos’è per noi la sottomissione? Una pena, un dramma, o una regola del vivere civile o qualcosa che semplicemente non esiste?

Solo vedendo il mondo liberato dentro di noi non avremo più bisogno di liberazione fuori di noi. E potremo prenderci così le nostre opportune responsabilità di partecipazione.

Il radicamento di sé e della propria vita
è il radicamento delle proprie immagini interiori.

 

 

Visione Radicata: 3. Il Meccanismo Interno-su-Esterno

E’ stimolante vedere lo schema della trasformazione del carattere, attraverso il meccanismo Interno su Esterno.

Rispondiamo come al solito ad una domanda:
che cosa ci piace di più delle persone che stimiamo? Prendiamone due. Fatto?

Ora vediamo quale minimo comun denominatore c’è tra loro. Vi è facile? Sì, no?

 

Ok. allora, per coloro che ci sono riusciti al volo: vediamo se questa caratteristica che ci piace di più è che ….

…le persone che stimiamo di più influenzano l’esterno attraverso l’interno:

le loro immagini interne, quelle che qui chiamiamo Visioni Radicate,

alla fine vincono, cambiano, trasformano gli eventi esterni,
li padroneggiano, li plasmano e alla fine escono bene da situazioni,
in cui noi, letteralmente, ci perdiamo.

E’ così? Lo fanno queste persone che ci stimolano, che ci piacciono, che sono per noi un esempio?

Vogliamo vedere come ci riescono?

E’ molto utile vedere lo schema della trasformazione del carattere, secondo queste dinamiche:

  1. Accettazione Incondizionata: Interno Positivo su Interno Negativo. Nel primo punto, l’Accettazione Incondizionata, si tratta di riprendersi la padronanza “interno su interno”. Non succede niente all’esterno, non arriverà niente di diverso o di illusorio. Ci respiro dentro. E mi ripeto che sarà sempre così.
    Così, “da dentro”, inizio ad influenzare di nuovo il mio interno, in modo deciso ed esercitato: accade così che il mio nuovo stile di pensiero si impone sul vecchio, sulle paturnie, che venivano dall’esterno, una volta, da bambini, ma che adesso so essere state introiettate da tempo immemorabile. Ora so che la partita si gioca tra me e me. Quindi non più illusioni e aspettative esagerate su influenze e accadimenti esterni che mi avrebbero dovuto cambiare la vita.

Il match dell’anno è da giocare in casa:

Io non accetto più che qualcosa di me influenzi troppo qualcos’altro di me,
che in realtà non c’entra niente!

2. Leggerezza Profonda: Interno Positivo su Esterno Negativo. Ed accade in questa dinamica che inizio a portare questa consapevolezza dall’interno verso l’esterno, nella Leggerezza Profonda. Quindi diventa interno su esterno il meccanismo che mi aiuta. E’ un sistema ancora agli albori. A volte proprio sconosciuto e da esercitare e solo al termine padroneggiare. Quindi è una serie infinita di tentativi ed errori. Tuttavia è una rinascita vera e propria, nel senso che sappiamo finalmente che cosa stiamo facendo e perché (!). E conosciamo ed accettiamo i nostri limiti: non ci aspettiamo più niente e proprio per questo oggi-qui-ed-ora siamo molto più presenti e determianti a influenzare il nostro piccolo piacere quaotidiano all’esterno, nella nostra incerta ma dignitosa giornata, ad anticipare la soddisfazione che arriverà, a “vivere prima” il convolgimento che adesso so essere possibile. Finalmente.

 

3. Evoluzione Sostenibile: Esterno Positivo su Esterno Negativo. Nell’Evoluzione Sostenibile si passa allora ad Esterno su Esterno, nel senso che si cerca di radicare dei meccanismi utili, attraverso mere abitudini, difese di atmosfere troppe volte lasciare scemare, cambi di struttura delle giornate, rituali nuovi di conoscenze e frequentazioni diverse. Se lo si vede nel complesso, è un vero e proprio mutamento di paradigma. Potenzio questa rinnovata capacità di infuenzare dall’interno le situazioni esterne: le relazioni, gli affetti, i lavori che intraprendo. Lo faccio però senza nemmeno mettere in discussione il principio. E’ come quando sappiamo che non possiamo rinunciare al nostro hobby o al nostro momento tutto nostro, ma non stiamo più lì a dirci il perché e il come. Non è in discussione. Solo che lo avevamo perso, questo senso e questo spazio. Adesso ce lo riprendiamo all’interno di una terapia o di un cambiamento epocale, quindi:

“Guarda che non stiamo più parlando di un hobby o di una piccola passione. Qui stiamo parlando di nuove ispirazioni alla mia vita, di motori che mi mandano avanti, necessari come l’aria. Per questo sperimento, provo, cerco, qualsiasi cosa mi dia un entusiasmo che per troppo tempo ho trascurato…”.

“Prima, decenni fa, andavo a ballare per riempire una vita già bella, ora mi sono rimessa a ballare perché non avrei mai dovuto abbandonare, perché ho capito che è una fonte di ispirazione, benessere, vita piena, che mi guida come un faro che porto nella vita di tutti i giorni. Altro che ballo!”.

E gli altri sentono una potenza di fuoco e una battaglia vitale per la nostra vita presente che anche noi non sentivamo da decenni e ci stupiamo per questa determinazione, che però ci piace, ci piace assai.

Ne abbiamo scritto anche in Evoluzione Sostenibile: 3. Portare l’Evoluzione all’Esterno di Noi.

 

4. Visione Radicata: Interno Determinante su Esterno Potente. Ma è nell’ultimo passaggio finale che si compie la piena Trasformazione del Carattere: attraverso la Visione Radicata, ci permettiamo di influenzare l’esterno di nuovo in modo ristrutturato completamente, da posizioni di vita completamente diverse. Un esempio è che ci viene chiaro che possiamo intraprendere un’impresa commerciale laddove fno a ieri ci sentivamo meri impiegati che si dovevano accontentare. E così il matrimonio, i figli, i cambi di vita completi. Ci assumiamo il diritto pieno e incontrovertibile ci immaginare la vita e realizzarla pienamente come la desideriamo.

Un attimo prima avevamo una visione del mondo legata alla sopravivvenza del fine mese. Un attimo dopo, ci sentiamo di poter diventare imprenditori, scrittori, artisti, artigiani, operatori sociali, volontari.

Potete immaginare che Potenza Profonda Completa ciò rappresenti?

Nel fai da te che praticavamo prima della terapia andavamo incontro a disastri solitari, accennati e poi ripudiati, fragili e e appunto non radicati, mentre qui ci muoviamo senza stravolgere niente. Senza dimetterci. Senza dare fuori di matto.

Ci autorizziamo soltanto a poter finalmente dedicare la nostra vita allo scopo per il quale siamo al mondo, che adesso sappiamo molto di più qual è, che cosa concerne, senza magari ancora possederne appieno il significato. Ma sappiamo che ci siamo vicini, che è tutto qui, a portata finalmente della nostra -oggi- pienissima esistenza.
‘O ora o mai più’ è il principio che ci guida, e attendevamo da anni questa situazione. L’immagine potente, strutturata, radicata, ci guida e ci difende. In questa immagine, Visione Radicata vera e propria, tutto quadra: le vecchie istanze, come lo stipendio a fine mese, le rispettiamo, perché adesso abbiamo una visione centrata, presente, adulta e matura, quindi il progetto si realizzerà senza incoscienza o avventatezza, ma solo se quadra.

E, incredibilmente, quadra. Tutto in questa visione si armonizza e assume un valore, semplice, facile ed efficace. Si materializzano così occasioni, case, lavori, nuove vite, nuovi incontri, e solo perché siamo pronti a vederli, altrimenti li sfioriamo senza rendercene conto per tutta la vita. E’ come -rendiamo grazie!- avere le chiavi di interpretazione questa nostra esistenza, che prima non avevamo, e abbiamo cercato da sempre. Non male.

 

Continua la lettura:

Visione Radicata: 4. Cambiare le Immagini e Influire Diversamente

 

Ne abbiamo parlato anche in:

 

Riepilogo:

Visione Radicata: 2. Prime Visioni

 

La 4^ pratica quotidiana di benessere -La Visione Radicata- si prospetta ogni giorno, allorché produciamo immagini interne che ci catapultino in situazioni piacevoli, emotive, calorose e sicure per noi. Per esempio, un bambino.

E percepiamo discrepanze allorché questo pensiero non abbia un corrispettivo reale. Nel caso di problemi di salute del bambino, noi non stiamo affatto bene. L’amore, la visione ispiratoria del bambino non si può più canalizzare nella risposta del bambino qui davanti a noi, perché il nostro bambino ora sta male.

Ci sono due immagini interne in opposizione.

Ciò accade anche nella coppia o nel lavoro. L’affetto che portiamo avanti ormai cozza con atmosfere della relazione non più così soddisfacenti. E ci sentiamo divisi, mentre stiamo amando, come una volta, una persona con cui non abbiamo quasi più relazione.

Si verifica così uno scollamento.

Il buffo di questo stadio è che ne abbiamo bisogno come il pane di queste immagini interne. Sono praticamente tutto. Un’ispirazione, una fantasia. Un desiderio intenso. Una passione che ci trascini. Qualcosa che ci faccia vibrare. Qualsiasi cosa pertanto va bene a questo livello. Allora ricorriamo anche a sotterfugi, veri e propri inganni della realtà, pur di coltivare qualcosa che ci attivi.

A volte ci buttiamo negli hobby in modo francamente grottesco. Dove tutti sanno che siamo esagerati: in realtà di quell’hobby non è che ce ne freghi come in realtà sbandieriamo. Perciò lo sbandieriamo, perché abbiamo bisogno di un’idea evidente.

Mah, chissà!- ci diciamo. Non sappiamo: ci serve quel qualcosa, quell’esagerazione, quell’essere patetici ma custodi del livello profondo.

Esagerati ma almeno pieni.

E tutti ci sopportano ormai così.

 

Oppure, quando ci battiamo con il nostro partner per uscire con quella coppia che ci piace tanto, con la scusa che magari i bambini giocano bene assieme, ma in realtà, lui/lei vi fa notare: cosa ci troverai di bello e di compatibile nel rapporto tra noi e loro…!? E sappiamo intimamente che è così… ma nel profondo seguiamo i nostri bisogni senza poterne fare a meno.

Quindi, il quarto stadio del cammino verso il benessere consapevole si sviluppa -fuori dalla nostra volontà cosciente!- quando iniziamo a produrre un’emozione, dei veri e propri flussi ormonali, i quali si trasmettono -dalle nostre immagini interne- ai nostri comportamenti.

Ecco perché funzionano questi strumenti di trasformazione
-dall’Accettazione alla Visione-
perché sono meccanismi naturali che ci trascinano in ogni momento.

E se non li consideriamo, come possiamo migliorare la nostra vita?

Compiamo soltanto azioni concrete, altrimenti non sono azioni, sono illusioni.
Ecco la verità.

Ispirati sempre da un’ipotesi, una luce, una forte motivazione. Che vediamo dentro, la percepiamo e ci accende. E gli altri notano che ci accende.

Anche questa attività Visionaria la portiamo avanti tutti i giorni della nostra vita. Ma in modo inconsapevole, senza sapere bene come siamo fatti e perché funzioni. E’ un fenomeno pieno quindi di interpunzioni, di stop and go, di direzioni diverse, e pertanto non potenti come potremmo.

 

Solo quando questa vera e propria essenza del genere umano diventa consapevole, se ne può assumere la padronanza e la ripetibilità. La si può indirizzare e governare verso una reale efficacia.

E il livello di contributo alla nostra vita aumenta in modo esponenziale.

Ciò poiché il problema principale di questo stadio è la connessione con il reale.

E’ reale questo innamoramento per uno così str… ecc. ecc. ?

Jenny, la moglie di Marc, la coppia che ci accompagna in questo cammino, cominciò così a sviluppare luce in modo scientifico, per niente spontaneo, perché non lo aveva mai imparato, il modo di illuminare l’esistenza. Prese letteralmente a sviluppare visioni delle situazioni che sarebbero andate sempre bene. E piano piano accadde dentro di sé: il viso si rilassò. Le idee si aprirono, l’agio fece capolino in modo più costante nelle giornate sempre più colme di sole.

Occorre allora portare qualsiasi luce nella nostra vita. E Poi questa prenderà la strada della concretezza.

Il bambino contiene in sé l’ennesimo paradosso della nostra esistenza: non sono per niente concrete spesso le immagini interne dei nostri bambini, ma smuovono possibilità enormi. Tutto è possibile nella loro fantasia. E nella nostra, per le parti folli di questa immaginazione che ancora manteniamo.

Il loro entusiasmo di vedere che tutto è possibile è contagioso e naturale. Occorre ritornare a nutrirsene. Proprio come fanno i genitori con le domande e le osservazioni illuminanti dei figli. Che vengono a ragione percepiti come un dono straordinario.

Ma con i bambini è giocare facile.

Vederlo nelle situazioni più problematiche è un’altra storia. Però fateci caso: come sono fantastici i bambini; in un momento sono creativi e per niente legati al reale e poi, con la stessa identica intensità, si dedicano a desiderare qualcosa che è qui, che è concreta, per niente ideologica. Cioè conoscono -dall’immaginazione pura- la strada che porta alla concretezza. Eccolo il segreto:

Massima Follia, Immaginazione, Creatività.
E Fiducia che questa Idea diventerà una Pianta Meravigliosa.

Allora occorre solo riprendersi questa attitudine, troppo trascurata quando ci siamo rifugiati nella testa, decenni fa.

Con buona pace di tutti coloro che non considerano che sognare, ispirarsi, e godere di ciò che ci ispira è più prezioso del respirare.

Continua la lettura dell’articolo successivo:

Visione Radicata: 3. Il Meccanismo Interno-su-Esterno

 

Riepilogo:

Evoluzione Sostenibile: 3. Portare l’Evoluzione all’Esterno di Noi

 

Lo schema della Trasformazione del Carattere, che qui riportiamo, è:

Trasformazione del Carattere

                          Ferita                      >                        Accettazione Incondizionata

                          Tema                      >                         Leggerezza Profonda

                          Ritiro                      >                         Evoluzione Sostenibile

                         Trasformazione     >                          Visione Radicata

 

Dal Ritiro posso passare all’Evoluzione Sostenibile, che sancisca un cambiamento su rituali diversi, che ponga i desideri e i bisogni in primo piano, e non che sia una rinuncia, una chiusura, un ritiro, appunto, dalla vita.

Così come dalla Ferita siamo passati all’Accettazione senza più alcun compromesso.

E dal Tema ricorrente -in questi casi riguardante sforzo, sacrificio, salute- alla Leggerezza come scelta di ogni mattino che Dio mandi su questa terra.

E così come attraverso una Visione Radicata, di cui predisponiamo proprio nell’Evoluzione Sostenibile le basi, possiamo arrivare a una visione matura e adulta delle cose, che strutturi concretamente la Trasformazione della propria esistenza.

Pertanto, questo terzo passo dell’Evoluzione verso il benessere riguarda l’inserimento e la cura dedicata a creare un tessuto, una rete di tanti piccoli spazi vitali, che aiuti a mantenere ogni giorno l’intensità, il relax, il vero divertimento, il senso dello svago, la passione intensa e profonda, l’interesse e la concentrazione che desideriamo e che molte volte perdiamo per troppo tempo.

La nostra storia, la storia di tutti, è di smarrimento e di ripresa di questi meccanismi, che siano delle semplici cene tra amici, o degli hobby, oppure ancora delle passioni sviluppate in età adulta e così via.

Oscilliamo tra la sensazione di averne necessità e la constatazione che non ne troviamo mai il tempo a sufficienza.

Solo se ne parliamo, qui o altrove, solo se se ne comprende l’imprescindibilità, allora si compie un lavoro più strutturato. Suona come: “me lo ha detto il medico. Allora lo faccio”.

Purtroppo, come dico speso altrove, noi ci muoviamo troppo sul negativo e troppo poco sul positivo. Non ci decidiamo quasi mai da soli, senza un terapeuta, sull’anticipazione di benessere e sulla direzione di prevenzione e salvaguardia dei nostri umori e energie. Quindi, ci attiviamo per darci da fare solo quando abbiamo avuto una delusione notevole sul lavoro, un problema di salute decisamente grave o una preoccupazione famigliare che ci faccia riflettere sull’importanza di saper staccare e preservarci.

Marc, allora, di cui parliamo in queste note come un filo conduttore degli esempi, insieme alla moglie Jenny, riprese a fare le cose che adesso enumereremo; le troverete familiari, perché ci appartengono.

Marc:
“Se io posso star bene solo in montagna e ci posso andar poco, non posso star bene (!).

E’ incredibile come, per tanti anni, questa è stata l’immagine e il pensiero che mi hanno accompagnato.

Dalla scorsa settimana invece mi ripeto due cose completamente diverse: io posso star bene comunque e basta. E poi ho diritto (e me lo prendo!), di andare a camminare in montagna, quando posso e non appena posso. E se non me lo impongo come una medicina, so che sarà di nuovo travolto dalla rinuncia (!)”.

Marc è un esempio di immagini negative esagerate e di limitazione necessaria di questi meccanismi.

Nel nostro schema era all’inizio: Interno Positivo su Interno Negativo. Prima era invaso da una marea di suggestioni negative, quindi ogni pensiero era sufficiente che non fosse così negativo. La prima parte della terapia è stata molto razionale: ci sono prove che questa negatività necessariamente accada? Diminuire il negativo era la sola parola d’ordine. Ed è stato necessario come respirare.

Oggi, finalmente, sviluppa immagini interiori trasformate, tutte positive, attive, luminose.

Siamo sempre al meccanismo Interno su Interno, senza che questo ancora non vada ad intaccare la realtà esterna: Marc fa sempre lo stesso lavoro, ha sempre la stessa “struttura” della giornata, ma avanza, all’inizio faticosamente, e poi via via con maggior agio e piacere.

Attraversa rituali, abitudini, leggerezze e un insieme di NO e di Sì diversi, che stanno creando la sua Evoluzione Sostenibile. Oggi. Qui. Piano piano.

Jenny invece predicava positività con lui, ma lei stessa non riusciva mai a staccare dalle proprie immagini interiori pessimistiche nella peggiore accezione.

Lei è un ottimo esempio di rituali di benessere, però utilizzati per alleviare, prendersi cura di sé, senza troppo agio, solo per limitare le paure e andare avanti. Adesso anche lei si forza a non rifuggiarsi nei suoi rituali: la doccia lunghissima o la cura esagerata della bambina.

E s’impone di affrontare, ogni giorno, piano piano, la ricerca di clienti diversi (lei è una libera professionista), e di occasioni di lavoro in modo più attivo, in una giornata MAI PIU’ in difesa e in trincea. E in modo sempre fiducioso, solare, entusiasta. Per lei è come volare.

Ecco, queste considerazioni servono proprio per capire come funzioniamo naturalmente, per poterci riprendere una fisiologia dello star bene, senza troppi percorsi fuori fase.

Marc riprese ad alzarsi un’ora prima, alle 5, anziché alle 6. E a camminare verso il lavoro anziché prendere i mezzi.
A quell’ora, estate e inverno, la camminata gli sembrava un polmone rigenerante. E fu davvero così. Poi iniziò a praticare i Mudra per alleviare le proprie allergie. Sono esercizi di ripetizioni fisiche e mentali che influiscano sullo stato d’animo, collegandosi a visioni di sé e a emozioni diffuse. I risultati furono tangibili: per la prima stagione dopo tanti anni, non dovette prendere antistamici quella primavera.

La sensazione che sviluppò fu un’enorme sollievo, sicurezza e padronanza delle proprie possibilità. Ritornò alla legge della progressione, di cui tanto parliamo nelle nostre note e di cui abbiamo necessità come l’aria. La vita ricominciò semplicemente a rifluire, progredendo.

Questo lasciò uscire anche la tristezza e il dispiacere profondo per i 15 anni persi in salute e vita sprecata. A volte piangeva pensando a quanto stava bene ora, semplicemente assaporando la padronanza delle proprie abitudini e la capacità di staccare e di dedicarsi a belle attività che lo rigeneravano.

L’ossessione per i debiti incredibilmente calò e, come spessissimo capita (!)- qualche bella notizia finalmente fu attratta da queste nuove atmosfere: l’opportunità di rinegoziare il mutuo con la banca; un piccolo aumento di stipendio e una piccola spesa in meno al mese. Tutto sembrava indicare che le cose potevano finalmente andare verso una vita vissuta come un lungo fiume tranquillo e non come una disgrazia incombente.

Ma soprattutto:

“io mi sono rilassato, ho capito, mi sono svagato, lavoro di meno, mi sbatto di meno, e non mi preoccupo più di niente… e cosa succede? Le cose vanno meglio proprio dal punto di vista economico? E’ questa la vera rivoluzione per me!”.

Eccolo il terzo stadio del benessere: Inserire il Positivo Esterno su Esterno. Il senso è che c’è qualcosa all’esterno che posso fare e che conosco, che mi fa bene e che posso innestare di più nelle mie abitudini. In un modo tutto mio, tutto da costruire, ma proprio per questo strutturato e portante.

Ma a Marc e Jenny accadde qualcosa in più grazie alla terapia:

Potevano non accontentarsi più.
E produrre un cambiamento diverso, una visione della vita completamente nuova.
Lo sguardo incredulo e affascinato che assunsero quando lo realizzarono, ne fu la dimostrazione: era come scoprire un tesoro nemmeno mai immaginato.

E’ la Visione Radicata di cui parliamo al Quarto Strumento, Pratica, Nodo o Grado di Trasformazione del Carattere.

Non è solo quindi solo una questione di livelli e di gradi di benessere da raggiungere.

Certo, dopo è così. Ma prima?

E’ una visione e quindi una decisione conseguente.
O decidiamo che iniziamo da oggi a vivere secondo uno di questi livelli
e poi piano piano sempre di più, oppure no, e non accadrà mai.

E’ un varco. E’ un valico, un guado. E’ “il dado è tratto”.

Il benessere che scegliamo si radica sempre di più. Oppure resta ai livelli inferiori, magari determinati decenni prima dalla nostra famiglia d’origine, e mai messi nemmeno in discussione.

Le regole di funzionamento dei Nuclei di Benessere, dall’Accettazione alla Leggerezza, alla Sostenibilità e alla Visione finalmente Radicata, sono presto dette:

  • Di solito i mutamenti di abitudini che ci portano salute e agio mentale non sono automatici.
  • Quando lo sono, non producono reale benessere.
  • Per far sì che non siano automatici, abbiamo bisogno che siano condivisi, nel counseling, in terapia, nei workshop, o fosse solo con amici, in piccolo gruppo o in coppia. E occorre che ci coinvolgano totalmente, come del resto qualsiasi altra impresa massacrante in cui ci buttiamo per rovinarci l’esistenza…
  • Il paradosso è che noi tendiamo a ritualizzare e quindi a far diventare automatica qualsiasi abitudine ci porti qualcosa di buono per noi.
  • Ma se non mettiamo in discussione i nostri comportamenti quotidiani, rischiamo di non sapere più perché abbiamo iniziato, anni prima, a comportarci in quel modo…
  • e quindi –se avvertiamo un disagio nuovo, e se queste abitudini non creano più benessere- non sapremo più riprendere il filo che ci ha portati fin lì.

Per questo abbiam bisogno di schemi di salute e salvaguardia del benessere, come quelli che qui esponiamo.

Che siano semplici e convincenti. Che ci ricordino il cammino fatto e quello da fare. Che sottolineino a che cosa fare attenzione.

“Dice il saggio:

“Quanto devo piangere prima di riuscire a liberarmi della mia tristezza? Mi sembra di aver già pianto a lungo”. La mia risposta è che non ha importanza la durata del pianto, ma la sua intensità, che deve portare a toccare il fondo del pozzo, del pozzo del ventre. Quando l’onda convulsiva dei singhiozzi si estende alla base del bacino provoca l’apertura di una botola e la persona emerge alla felicità. 

Alexander Lowen, Bioenergetica

Citazione tratta da Bioenergetica Italia.

 

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Evoluzione Sostenibile: 4. Le Leggi dell’Evoluzione Sostenibile

 

Ma quindi concretamente, cosa occorre fare per garantirsi uno sviluppo personale, una progressione reale, un arricchimento spirituale, sostenibili?

Cosa devono fare Gertrud, Fabrizio, Romina, gli esempi del punto Sostenibile Vuole Dire Oggi?

Devono solo tenere presenti alcuni principi cardine dell’Evoluzione Sostenibile:

  1. Noi funzioniamo secondo il giorno-dopo-giorno, dall’alba al tramonto, secondo ritmi naturali.

Quindi, se abbiamo per tanto tempo ignorato questi principi e vogliamo cambiar vita, NON possiamo, semplicemente, farlo secondo schemi oltremodo stressanti per noi.

Quindi:

2. Occorre commisurare in modo adeguato il meccanismo sforzo-risultato ai nostri bisogni e desideri corporei ed emotivi.

il quale meccanismo è forse proprio ciò che nella nostra famiglia d’origine era completamente sballato. Quando chiedo lumi ai miei clienti, vengono fuori genitori fuori da ogni minima legge della natura:

  • un padre di 74 anni che lavora da una vita tutte le sere ad un lavoro cui si sente costretto;
  • una madre che usciva tutte le sere per andare a ballare, lasciando i figli con il padre alcolizzato;
  • genitori che non hanno MAI fatto vacanze con i figli, che lasciavano ogni anno dai nonni e che non facevano mai festeggiare compleanni ai bambini né facevano loro regali.

E codesti figli, che poi sono i clienti che io mi trovo davanti, passano decenni a chiedersi che cosa non va in loro. E non è facile intuirlo. Proprio perché sono stati forniti dagli stessi genitori di un meccanismo di senso di colpa o d’incapacità diffuse, entro cui si muovono senza vedere altro.

Per questo ne scriviamo.

Pertanto, seguendo i casi di cui abbiamo già parlato, cosa deve fare Fabrizio per riprendere la strada del benessere? Deve rimettere il corpo al centro della propria vita. Lui per adesso ha accettato di andare a correre 3 volte alla settimana e di iscriversi in palestra. E già i suoi sintomi, le protusioni alla schiena, l’insonnia, l’incapacità di ascoltare a lungo i discorsi delgi altri, stanno lentamente migliorando.
Ma molto ancora può fare: vedrà (Visione Radicata) tra qualche tempo -glielo auguro- che stare dentro al lavoro in cui si districa ogni giorno, e in cui viene bellamente sfruttato dai suoi soci, non è la scelta ideale per lui, sia dal punto vista economico che di vita vissuta. Può così scoprire che il suo lavoro sarebbe molto più soddisfacente da consulente e con dieci volte più retribuzione se solo si rendesse conto del talento che possiede. E, ovviamente, moltissimo meno stress per lui.

Ad alcuni in questa fase sembra di non lavorare, se paragonano lo sforzo attuale rispetto a prima. Ed hanno la sensazione che lo stipendio venga loro letteralmente regalato.
Sanno che non è così, e ci sorridono sopra, ma sentono un vago senso di colpa per tutto questo benessere. E lo sentiranno per anni e anni.

Ah, vi ho mai detto che spesso i miei clienti sono eccezionali sul lavoro? (Davvero, non è un modo di dire). Per un periodo ho pensato che ci fosse un diavolo di motivo per cui mi capitavano sempre persone super dotate, o che almeno a me così sembravano. Poi ho scoperto che invece:

3. La Ferita è un Dono. Ogni Ferita caratteriale ricevuta è un dono reale, concreto, per noi stessi e per gli altri che entrano in contatto con noi. E ciò solo perché più siamo stati messi alla prova nella nostra educazione e più abbiamo sviluppato qualità, resilienze, forze ed energie da metterci in grado di spostare montagne.

Per questo uno dei paradossi più importanti cui gli esseri umani si trovano è:

sentirsi in grado, molto in grado;
e purtuttavia, ritrovarsi in problemi infinitamente più piccoli rispetto
a ciò che riescono a realizzare sul lavoro o per gli altri,
ma mai per se stessi, come se fossero comandati, bloccati, disinnescati.

E ciò solo perché sono stati messi parecchio alla prova. E parecchio, vi garantisco, è un eufemismo.

 

La questione con l’Evoluzione Sostenibile è presto detta:

4. il corpo se ne frega del nostro orgoglio. Se vogliamo ristabilire soddisfazione e benessere ci dobbiamo di nuovo sintonizzare su ciò che ci manca. Non possiamo farlo “al ternine di quest’ennesimo sforzo”. Non funzionerà mai.

Ciò poiché:

5. Corpo ed Emozioni funzionano secondo un meccanismo direttamente proporzionale in misura di 1 a 1: non funziona se facciamo A per ottenere B. Se manca A, il nostro sistema ci richiederà sempre A, non B. E lo farà oggi, non domani, ogni giorno.

Allora, Gertrud ad esempio, ha necessità di un piacere corporeo ed emotivo, di soddisfazione e riconoscimento, che non ha mai nemmeno chiesto.

Quindi occorre un allenamento a sentire, sviluppare, concedersi e darsi con determinazione e contro ogni gigantesco blocco, tutto il piacere che riesce a sentire. Ogni giorno un pò di più. Piano piano. Ma in modo piatto-piatto e diretto-ed-efficace.

Ora, qual è il vantaggio (vivaddio. ci sarà qualche vantaggio, no?!): che Gertrud -se voi la conosceste lo notereste subito- è un panzer inarrestabile sul lavoro e sul sacrificio per gli altri. Non sarà certo facile per lei invertire quella sorta di macina di mulino che è la sua vita dedicata all’impresa di famiglia, ma se inizia, poi vi giuro che non la ferma più nessuno. Nessuno nemmeno si azzarderebbe a pensare di ostacolarla.

Perché Gertrud è uno spledido ed eccezionale essere umano. Completamente formato e autonomo. Deve solo riprogrammarsi, risolvere un errore di sistema, famigliare. Aggiustabilissimo.

 

Romina, dal canto suo, deve interrogarsi parecchio su che cosa le arriverà da questi studi che ha intrapreso: tutti coloro che ce l’hanno fatta a studiare lavorando (io sono uno di questi) ci sono riusciti con una marea di tentativi ed errori, su come commisurare gli sforzi e quali premi darsi ogni volta. E ci sono riusciti bene, senza pezzi enormi di vita sacrificata, soltanto:

  • quando hanno inserito ogni giorno i risultati degli studi nella propria attività professionale
  • quindi motivati dal “giorno dopo giorno” e non da una lettura asettica di argomenti lontani dalla propria realtà
  • non dandosi alcuno scopo se non il piacere dello studio, e solo se questo piacere è reale e non supposto. E’ appasionante il libro che stai studiando? Lo divori? Oppure lo subisci, ma ti stai sottoponendo allo stesso sacrificio di sempre?
  • e per il resto, per i punti e libri per noi difficli, facendosi aiutare parecchio da altri, da gruppi di studio, colleghi studenti ecc. Rendendo cioè VIVO lo studio, con emozioni, partecipazioni, divertimenti, riti collegati (il té, la tisana, la musica di sottofondo, le amiche o amici che chiacchierano e non vogliono mettersi a studiare, le imprecazioni su qualcosa d’incomprensibile, la memoria che sparisce, il sonno che ci sorprende con la testa sui libri ecc. ecc. ecc.)
  • se dietro questi studi c’è uno scopo primario consapevole e non una velleità o un orgoglio dato dall’altisonanza del titolo o dal piacere compensatorio degli studi stessi (un classico è lo studio della psicologia anziché andare da uno psicologo). Leggete articoli e questionario sullo Scopo Primario. Attenzione: potrebbero cambiarvi la vita:
  • Inserendo questo studio ad altre attività molto più articolate: canto, ballo, ceramica o scuola di volo; insomma, lo studio è una delle cose che faccio e vediamo come va se lo sostengo e se mi dà giovamento e mi permette di vivere insieme alle altre attività che mi stanno cambiando la vita; alltrimenti, se non funziona, lo lascio senza problemi
  • togliendo questo stiudio dai meccanismi di compensazione del Tema, di copioni ricorrenti di rivendicazione e fallimento, rispetto alla nostra Ferita caratteriale, la quale, ricordiamoci, è sempre attiva.
  • Pertanto, lo studio al termine fiorisce senza pensare mai al risultato finale. Non ci deve aver pesato come un macigno gigante. Semplicemente perché abbiamo deciso che nulla, e intendiamo proprio nulla-nulla, mai più peserà nella nostra vita come un macigno gigante. Tutto qui.

Poiché è bene ricordare che:

6. L’Evoluzione è Sostenibile solo se è fuori dai meccanismi della nostra famiglia d’orgine e dalle dinamiche di compensazione della nostra ferita, dalle quali saremo sempre tentati.

 

7. L’Evoluzione Sostenibile è un insieme di cambiamenti cui occorre dare agio e spazio e non limitare o “incanalare” mai l’espansione, soprattutto troppo presto, altrimenti ritorniamo a voler incardinare le nostre nuove spontaneità nella vita precedente.

 

8. Nell’Evoluzione Sostenibile si compie il principio scoperto nell’Accettazione Incondizionata e iniziato con la Leggerezza Profonda:

  • A: Non succederà mai niente, non arriverà mai nulla di ciò che attendo da una vita, perché ho accettato la verità: era meramente compensatorio. E ormai lo so benissimo. Allora non mi aspetto più niente di innaturale.
  • B: Allora occorre che io mi muova con tutto me stesso, per il mio benessere quotidiano, proprio oggi, e proprio perché altrimenti non arriva nessuno e non cambia niente di così altisonante e appunto illusorio, caratteriale.

 

Continua la lettura: Evoluzione Sostenibile: 5. La Legge della Progressione

 

Leggi gli articoli precedenti:

 

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Evoluzione Sostenibile: 2. Sostenibile Vuol Dire Oggi

Il senso dell’evoluzione sostenibile è immediato:

è sostenibile oggi questa vita prima di tutto dentro di me?

Quando i clienti vengono in terapia, di solito è perché la risposta è no: non la sostengo più questa esistenza, nei termini quotidiani che vivo oggi.

E la loro sorpresa è evidente quando -un volta compreso che cosa ci ha portati in quel punto e averlo accettato incondizionatamente- scoprono quanto è prioritario dirsi:

è sostenibile questa nuova visione, prima di realizzarla davvero fuori di me?

Perché delle due l’una: o me la sento già addosso oppure non si realizzerà mai all’esterno.

 

E’ questa l’accezione migliore per il reale mutamento di prospettiva sentito ed efficace.

La salvaguardia della legittima sostenibilità è uno dei cardini della nuova vita che si sceglie in terapia: e all’arrivo nel mio studio per la prima volta, non è scontata per niente. Anzi, nel leggere i casi che adesso v’illustro, la stragrande maggioranza dei lettori li valuterà incredibilmente esagerati, salvo poi non vedere all’inizio e rendersi conto solo successivamente, quali aspetti della nostra personale esistenza sono insostenibili come e più di questi.

 

Il caso di Romina e dello studio. Una mia cliente, di pochi mesi fa, ha avuto una serie di epifanie. Si è sempre sentita attaccata, suggestionata da storie della sua comunità d’origine di una zona di montagna dell’Europa dell’Est. Storie di fantasmi, di spiriti, di paure e superstizioni che l’hanno resa sempre intimorita. Ha poi accettato che tutte le situazioni della sua vita, principalmente il rapporto affettivo, erano dipendenti e sarebbero sempre dipese da questo mondo interiore pieno di frasi inibenti qualsiasi iniziativa. Si era scelta così sempre partner che in qualche modo la “tenevano bassa” e non le concedevano il rispetto e il sostegno che lei da una vita desidera. Ha scoperto così la leggerezza, i nuovi entusiasmi, la ritrovata sicurezza di sé, la capacità di auto-sostenersi e di ‘fare da sola’ l’adulta che ha sempre desiderato al proprio fianco.

Tuttavia, in questo periodo, proprio su questa splendida leggerezza, ha basato una serie di decisioni improvvise, orgogliose e difficilmente sostenibili, se non con gli stessi sacrifici e rinunce in cui è sempre incappata. Ed ha difficoltà a vedere che i suoi soliti meccanismi si stanno ripetendo di nuovo. Ha deciso che uno dei cardini della sua sensazione di inferiorità rispetto al partner e agli altri in generale, è il suo livello di istruzione, oggettivamente basso.

Allora, a 42 anni, ha scelto di lasciare tutto, tranne il lavoro, e iscriversi ad un liceo serale, dalle 18 alle 23 tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, per i prossimi 5 anni. Al termine, il progetto prevede di frequentare l’università, sempre serale, e di concluderla in altri 5 anni. Ha quindi lasciato la terapia, gli interessi, gli hobby, gli amici e avvisato i figli e il partner che lei adesso è impegnata per recuperare la propria vita e quindi non può più occuparsi di loro, ma anzi, ha bisogno del massimo sostegno per i prossimi 10 anni.

Ora, qual era il problema di Romina quando era arrivata in terapia? L’orgoglio, lo sforzo, la testardaggine quando si mette in testa una cosa, il sentire che gli altri non la sostengono, la mancanza di piacere quotidiano e di benessere, sempre rimandato.

E cosa sta facendo in questo momento? E cosa succederà nei prossimi anni secondo voi?

Si sentirà al centro di uno dei tanti paradossi, tir’e molla e incapacità di scegliere di cui parliamo spesso qui e che ci portano poi dritti in terapia:

  1. Se continuerà sarà solo per orgoglio rispetto al beneficio che si aspettava ma che per definizione non può essere soddisfacente. Dovrà così sopportare uno stress e un’insoddisfazione a rischio psicosomatico grave.
  2. Se invece decidesse di smettere- si sentirebbe di nuovo fallita, senza speranza, prigioniera di una vita grigia e relegata in un angolo, che è esattamente ciò che quella scelta di studiare così tanto solo “per recuperare autostima”, voleva in realtà raggiungere: la sua ferita: “io non valgo, ho paura, posso solo sopravvivere…”.

E quante volte noi stessi ci comportiamo allo stesso modo senza accorgercene?

E quante energie, denaro, sacrifici veri e soddisfazioni effimere evochiamo nelle nostre imprese, pur di NON farcela?

 

Il caso di Fabrizio e del lavoro ogni weekend. Quando ho conosciuto Fabrizio lavorava tutti i weekend, nessuno escluso. Era stato spedito in terapia, pena la separazione, dalla moglie inviperita. Piano piano iniziò-a-poter-intravvedere-di-proporre-ai-propri-soci-di-non-lavorare-proprio-tutti-i-sabati-e-le-domeniche-mattina (pausa: sospiro), e alla fine, anche di fronte ad eccezionali rimostranze, ce la fece e adesso è abbastanza acquisito che lavori fino al venerdì, se non a volte, in cui “passa” il sabato a vedere come stanno le cose.

Inoltre, si è imposto di non uscire più alle 9 di sera dall’ufficio e di staccare alle 7. Il proprio capo, socio di maggioranza, gli ha fatto comunque capire che la sua carriera in questo modo è finita, se sceglie così apertamente la famiglia rispetto al lavoro.

Sentite? E’ come se Fabrizio avesse scelto il part time… (e poi anche se fosse?).

Eppure è così. Adesso Fabrizio è abbastanza disadattato, non sa davvero chi è, si sente addosso sensi di colpa infiniti e ha deciso di affrontare anche gli altri problemi: i rapporti sessuali sporadici e tiepidi con la moglie, la necessità e la naturalità di entrambi i partner di avere un figlio e quindi lo spazio indispensabile nella loro vita da preparare per la sua futura nascita.

Quello che tuttavia Fabrizio non ha cambiato e non ha capito che occorre trasformare è se stesso: non vuole fare esercizi di bioenergetica e la sua terapia è solo ed esclusivamente di pensiero, parola, appunti scritti. Anche la consulenza con il sessuologo cui la coppia si sottopone è tecnica: prende appunti su come fare, cosa fare, come predisporsi e su quali farmaci prendere.

E fino a quando la sua vita, dentro di sé, sarà insostenibile (rifiutata) dal punto di vista corporeo, emotivo, di benessere reale, di “star dentro” alle situazioni, di abitudini molto più sane e naturali e di considerazione della moglie come un essere umano in carne ed ossa e non un entità pensata e pensante che risponde a criteri di razionalità e basta, non ci potrà essere alcun mutamento concreto di prospettiva. E se lui non si prende in carica da solo e totalmente la responsabilità di accudire se stesso e le emozioni nel proprio cambiamento, senza cercare compromessi e soluzioni ad incastro da seguire come una procedura, allora non ci sarà evoluzione e resterà solo disagio e disadattamento.

 

Il caso di Gertrud e del ristorante. Gertrude, detta Gertrud, alla tedesca, per la sua inflessibilità proverbiale, gestisce il ristorante della propria famiglia sulle alpi da generazioni e generazioni. DI fronte ad una sua malattia grave, per un lungo periodo totalmente invalidante, tutto il sistema della famiglia-lavoro è andato in crisi. E lei con lui. È esplosa una vita di militanza che portava avanti fin da bambina e si sono frantumate le responsabilità caricate sulle sue spalle solo perché lei è la più grande in famiglia.

Lei è la titolare responsabile dell’azienda, e i fratelli, regolarmente stipendiati, non si recano nemmeno al lavoro. Quando si è trattato di essere vicini a lei, malata, in realtà crollata psico-somaticamente, le è stato risposto che occorreva provvedere con altro personale, perché le loro vite non potevano certo interrompersi solo perché lei era malata (!).

E in terapia, non è stato facile dimostrare che avevano ragione loro: erano insensibili e ingrati, e su questo eravamo d’accordo; ma lei ha preparato, predisposto e agevolato tutta questa situazione.

E se lei non avrà il coraggio di far saltare davvero tutti gli equilibri e dedicarsi ad una nuova vita -che lei realizzerebbe facilmente e con soddisfazione attraverso il suo B&B nella loro villa- tutta la situazione le si rivolterà sempre contro.

Mentre lei, in queste stesse settimane, sta accettando l’idea che non vuole rinunciare a cercare una soluzione di compromesso difficile da trovare, che accontenti tutti.

E’ da una vita che cerca compromessi per accontentare tutti.

E non vuole, non riesce, non è capace di ammettere che delle due, l’una:

  • o accetta una vita dimezzata -ed è dire poco-
  • oppure fa saltare tutto e si dedica a se stessa, come avrebbe in realtà sempre voluto, senza compromessi e con tutto il piacere, la soddisfazione e le energie a disposizione.

Quanto lei ha chiaro e desidera davvero vivere appieno? Questa è la domanda reale da porsi.
Senza compromessi, per milioni di noi, è una frase impronunciabile.

 

Tutti i casi sopra riportati seguono lo stesso schema evolutivo.

Ma cosa dovrebbero fare queste persone?

Abbiamo provato a seguire gli stessi esempi, negli articoli successivi, in particolare: Le leggi dell’Evoluzione Sostenibile. Proviamo a leggerli e troveremo spunti concreti, che è la chiave di tutta la faccenda che il mondo chiama terapia.

Per questo ho ritenuto prezioso cercare il filo comune che riporto in queste note: è la traccia di un modello terapeutico che può dare i suoi frutti.

Chiarire ed esplicitare il modello, aiuta a mettere in luce gli sviluppi possibili della nostra vita, diminuirne i tempi morti ed evitare di smarrire la strada; serve ad avere un navigatore nel cambiamento e nell’individuare che cosa sembri cambiamento e poi non si riveli per niente tale.

E’ un’informazione cruciale poiché il rischio, in questo terzo passo verso il benessere, è che –un attimo dopo aver vissuto finalmente la leggerezza profonda- ci sia un ritiro: il classico esempio: ho imparato la lezione, adesso non mi fregate più e quindi, la mia nuova leggerezza, la coltivo in segreto, difendendola e non facendola più diventare il trampolino di lancio per relazioni diverse, scintillanti, entusiaste.

Continua la lettura:

 

Sul Ritiro possiamo leggere:

 

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Leggerezza Profonda: 5. La Burrasca E’ un’Abitudine

 

Fu così che nel corso delle stagioni successive, di giorno in giorno, io ero pronto -sia che fosse sabato o lunedì- ad affrontare qualsiasi giornata di lavoro o vacanza con lo stesso spirito.

Capii sulla mia povera pelle una lezione fondamentale: conta solo lo spirito, l’atteggiamento, la sintonizzazione con cui ti presenti alla nuova giornata.

Non conta mai la cosa in sé che farai oggi. Che può essere la più terribile o la migliore in assoluto.

Ma se sei inverso o sei disponibile fa una differenza abissale. Incolmabile.

 

E mi resi conto che era bastato questo nuovo impulso a guidarmi nell’accettare di aprire uno studio di psicoterapia fuori dall’orario di lavoro per vedere clienti dalle 19.15 fino alle 22.15. Se ci penso adesso, non so come ho fatto.

Eppure, semplicemente, era piacere, scambio, reciprocità e parità. Avevo deciso che non esistevano più tempo e spazio, e quindi nemmeno stanchezza e orari.

Esistono solo modi di affrontare situazioni: modi che ti nutrono e danno una carica incredibile e modi che ti abbattono in un istante.

Ed effettivamente, mi sentivo rigenerato ed entusiasta ad uscire dal lavoro in azienda e ad andare in studio fino a notte fonda, piuttosto che stanco e contrariato tornando a casa alle 7 di sera. Ed è quello che sento ancora oggi.

E se una mattina –oggi per esempio, mentre scrivo, sono le 6 del mattino di un sabato di quasi autunno- io lavori o non lavori- non me lo chiedo più. Allora non è uno sforzo, allora arriva tutto normalmente. Ieri sera avevo sonno e sono andato a dormire alle 22.00 e ora mi sento riposato secondo ritmi naturali, non imposti da nessuno. E se sto lavorando o no, che importanza ha?

Ma se oggi, come effettivamente succede adesso che continuo a scrivere due giorni dopo, devo lavorare dalle 8.00 alle 23.00 incontrando situazioni e persone che mi sono creato nel tempo, in anni e anni di sentiero tracciato, so che mi nutrirò e caricherò, certo stancandomi, ma in modo pieno ed entusiasta (e non più esaurendo ogni volta le mie risorse).

Per poi rigenerarmi la prossima notte, naturalmente.

Lo so benissimo che non vale per chi è costretto ad un lavoro mefitico e pesante e che quindi queste sono considerazioni che non valgono in assoluto. Ma lasciate stare i “vorrei vedere te a guadagnarti il pane con i sacrifici che faccio io…”. Lo benissimo e io ho patito le vostre stesse pene. Ma per favore, concedetevi una tregua e analizzate solo i momenti in cui vi siete detti:

“qui c’è qualcosa che io alimento, che sta al mio modo di non risolvere, alla mia maledetta capacità di attrarre sempre i guai, di stare sempre troppo in situazioni dolorose per me”.

Ecco. Sarà capitato anche a voi, no? Allora considerate queste situazioni. Relative e non assolute.

Atteggiamento deciso una bella mattina, spirito arrivato immediatamente, risultato costruito con segnali tangibili stagione dopo stagione:

dopo che il mio studio era stato avviato, anche se in orario praticamente notturno o nei weekend, visto che avevo frequentato 2 specializzazioni quinquennali sempre fuori dall’orario di lavoro, mi resi conto che potevo continuare benissimo così, con mia grande soddisfazione. E piano piano, i miei clienti di psicoterapia iniziarono ad aumentare, fino a che mi permisero, una bella mattina, di realizzare che potevo cambiare lavoro. Anzi: che lo avevo già cambiato “dentro” da tempo, e finalmente anche “fuori” si era manifestato.

Ed io non ci pensavo nemmeno più! Ero disponibile a continuare così. Ero grato già solo di questa possibilità.

E quando non ti aspetti più niente? Arriva ciò che reggi con naturalezza. Né più né meno.

Per questo, solo per questo, successe di più. Le leggi dell’universo tramano in maniera esponenziale a seconda di ciò che noi indirizziamo. Accadde così che l’azienda dove lavoravo fu venduta e a me chiesero che cosa volevo fare. Non mi pareva vero: andare a fare proprio il lavoro che desideravo.

 

Accade ciò che è semplice che accada.

Occorre solo che noi ci mettiamo a favore di vento, ma dobbiamo iniziare in condizioni di mare apparentemente in burrasca. E non dobbiamo fremere in attesa spasmodica del vento, che altrimenti semplicemente si allontana.

E’ che la corrente sotto la nostra barca, cambia solo se noi ci immedesimiamo in una condizione di verità profonda e non apparente. E ciò vale in condizioni di totale armonia “per come potrebbe essere secondo natura” con le persone e le situazioni che ci circondano.

Non è possibile che il mare sia sempre in burrasca. Non è vero. E’ Matrix. Semplicemente.

La fatica ci porterà solo fatica. La burrasca non esiste. La burrasca è un’abitudine. Accetto di sentire la burrasca che non esiste. La burrasca la sento tutti i giorni ma l’accetto. La burrasca non mi interessa più. La burrasca non c’è più.

L’accettazione ci porterà solo energia. Luminosa.

 

Ne parliamo anche in:

Il Caso Emblematico del Neo Papà e Neo Manager

Attrazione Bioenergetica: che cosa attiriamo realmente nella nostra vita?

Riepilogo:

 

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Leggerezza Profonda: 4. Leggeri Fino All’Ultima Goccia

 

Per me stesso, ogni giorno, l’esempio migliore della Leggerezza Profonda è proprio il mio caso personale: quello del mio lavorare secondo i miei ritmi naturali ogni giorno, e perciò anche tutti i weekend per 1 mese, quindi anche 20 giorni consecutivi.

Non è che io sforzandomi di lavorare così tanto, raggiungo un agio e un’abitudine e un piacere che poi mi sostengano e non mi facciano più sentire che questo sia un lavoro bensì un piacere. Certo è anche questo. Ma non è ciò che è successo un fatidico Day-1 e che succede ogni giorno.

In verità, si verifica esattamente il contrario: quando ho deciso, in un certo giorno di anni e anni fa –come racconto in Neverending Summer– di sentire agio e piacere in ogni cosa che faccio… ….dal momento dopo, ho iniziato a dare luce emotiva e piacere ad ogni situazione lavorativa e affettiva.

Non si è trattato quindi di fingere. E’ stato anticipare. E chiedersi:

“Che cosa farei, come mi sentirei, se tutto fosse come io desidero da tanto?

Se la mia relazione con la mia compagna fosse un’ispirazione quotidiana
e il mio lavoro una realizzazione totale di me?”.

E ho iniziato a comportarmi così. Letteralmente. Non si è trattato di sforzo, non sarebbe servito. Se c’è sforzo, ci sarà sempre sforzo.

Il principio è semplice: se per troppo tempo non ho esercitato una funzione qualsiasi, allora, se io non mi applico, e non mi apro a provare piacere, a comportarmi come mi ricordo che era, oppure come presuppongo che sia, come posso re-imparare comportamenti dismessi?

Di solito la risposta è: aspettando.

Qui parliamo del piacere trasversale, ma vale per qualsiasi cosa.

Tutti aspettiamo che succeda qualcosa o cercando nuovi stimoli, che però non potranno bastare. Occorre ad un certo punto predisporsi con lo stato d’animo giusto, opportuno per ciò che non sappiamo ancora bene padroneggiare.

E questo vale per qualsiasi attitudine che non ho più o non mai avuto, e sento che mi fa bene sviluppare.

Per questo occorre anticipare, sapendo quel che stiamo facendo.

Ma occorre farlo emotivamente.

E’ questa la grande differenza tra fingere e anticipare.

Scrive Stephen M. Johnson a proposito del simbotico, ma in senso lato vale per qualsiasi carattere, ciascuno secondo la propria struttura:

Il lavoro che il Simbiotico deve compiere nella vita riguarda in buona parte la riscoperta e lo sviluppo del Sé: il recupero di capacità, possibilità e attitudini innate, che possano finalmente svilupparsi originando interessi, gusti, predilezioni ecc.
Esso può anche portare alla scoperta di inclinazioni atletiche, intellettuali o artistiche mai coltivate e che vanno ancora riconosciute, sostenute e rafforzate.
Naturalmente, a ciò si aggiunge l’esigenza di una specie di rivalutazione individualizzata nello sviluppo delle proprie identificazioni, idealizzazioni e introiezioni. Occcorre che il Simbiotico affronti la supina accettazione dell’incapacità di interiorizzare adeguatamente funzioni e strutture che in qualche misura devono svilupparsi dall’esterno all’interno.

Stephen M. Johnson, Stili Caratteriali, pag. 165.

 

Certo, per me, in quel periodo, non erano momenti facili. Quindi, ho iniziato con le situazioni più spinose: lo screzio annoso con il collega, la probabile causa con i miei vicini di casa, che concerneva decine di migliaia di euro, le difficoltà e l’insoddisfazione perenne sul lavoro che mi consumavano psico-somaticamente.

Era chiaro che le situazioni esterne mi stavano angosciando.

E mi sono immaginato che il respiro e l’agio e il rinnovato entusiasmo io lo trasmettessi nella mia immaginazione, letteralmente, a queste situazioni. Vere e proprie fantasie guidate di me di fronte a quelle persone in quelle condizioni. Piene di aria e zero contrapposizioni. Con la fiducia totale che quegli stessi individui, se sollecitati sulla solidarietà, la tregua e la collaborazione, avrebbero risposto affermativamente. Azioni basate sul presupposto -dentro e fuori di me- che fossero mie proiezioni sempre degli stessi problemi che respiravo da piccolo.

Immaginazioni di flussi di energie concreti, fluidi effettivi, che si trasmettevano dalle mie mani alle situazioni e persone problematiche dentro di me. E sentire quanto fosse difficile per me e quanto poi invece mi liberasse il respiro e la mente…

Quindi assunti di base:

  1. Se continuo così, niente cambierà mai.
  2. Allora io in qualche modo mi muovo qui ed ora per il piacere più minuto, accessibile, per nulla compensatorio e senza mai più “Grandi Obiettivi”.
  3. Di nuovo credendoci, fiducioso, ma senza grandi proclami, senza aspettarmi niente di che.
  4. E senza più scetticismo, perché la sfiducia e il risentimento non hanno mai portato nulla di buono per me.
  5. Tutto questo, oggi immaginato e domani messo in pratica. Punto.

E se quelle persone avessero risposto negativamente, sarebbero stati problemi loro. Io sarei uscito per sempre da quelle situazioni di emme promuovendo energia, luce e pace. Ho così smesso da un giorno all’altro di voler vincere.

A voce, nei fatti, è stato semplice-semplice. Ho comunicato schematicamente:

  1. “siamo brave persone
  2. ci sono stati malintesi
  3. smettiamola di discutere
  4. su che cosa possiamo essere d’accordo?”.

Dopo una settimana, avevo impresso una direzione completamente diversa alle ragioni del mio stress. Non ero più in causa tramite avvocati. Non ero più angustiato delle questioni di coppia tanto da perderci il sonno.

Il segreto è stato non smettere mai. E ri-cominciare da capo l’approccio al lavoro e agli affetti.

Mi ripetevo ogni mattina e ogni sera: solo se accetto tutte le difficoltà che la natura mi manda come fossero un dono e non mi lamenterò mai più, bensì le onorerò come si onora un regalo prezioso, allora qualcosa cambierà e inizierò a ri-conciliarmi con qualsiasi situazione. Ci sarà un motivo per cui sono qui, no?

Nulla di religioso, di buddista, di spirituale o trascendentale. Bensì di molto laico, empirico, con la saggezza dei contadini o dell’esperienza reale e concreta su come funziona in realtà tutta la faccenda che chiamiamo vita.

Ma ho dovuto farlo davvero e in profondità, ontologicamente e intrinsecamente, credendoci totalmente, sbagliando e ricominciando ogni settimana. Fino all’ultima goccia. Altrimenti, facendo finta, sarebbe arrivata solo roba finta.

Soltanto così, mi dicevo, avrò già quello stato d’animo che prima credevo di dovermi sudare, quella libertà, quella soddisfazione sfavillante che sto anelando da decenni.

 

Le prime settimane è stato atroce, come lo sarà per voi: arrivare di colpo in ufficio e dopo anni di atteggiamento angustiato e contrappositivo, tornare ad infondere entusiasmo a me e agli altri, credere in progetti qualsiasi, esser leggero, dimenticare, passare sopra una marea di situazioni pregresse. Non è stato per niente facile.

Aiuta molto vedere la verità: non è tutto così importante da far diventare ogni cosa questione di principio. Ci sono ben altre priorità e leggerezze nella vita…! Non è mai tutto così angosciante come ho vissuto negli ultimi anni! Basta…!

E subito dopo ho iniziato a sentire che la mia opera sul lavoro incideva 5-10 volte di più. Infondeva una direzione a me, alla mia vita, al mio rapporto affettivo, che erano sempre gli stessi, ma proprio questi elementi, persone e situazioni iniziavano a guardarmi in maniera diversa. E io mi accorgevo di stare respirando diversamente.

E’ stato in quel periodo che ho incontrato per assoluto caso- ma siamo sicuri che fosse un caso?- la Bioenergetica. E da quel momento ebbi un aggancio quotidiano a degli esercizi corporei ed emotivi, che andavano proprio nella direzione già impressa.

In capo a poche settimane, ero diventato una tale fonte di idee, di proposte, di azioni e di energia che mi arrivarono i primi risultati tangibili. Da ogni parte. Ricordo addirittura telefonate di evidenti felicitazioni di questo nuovo entusiasmo.

Il mio condòmino con cui ero quasi in causa, dopo solo alcune settimane, mi chiamò in lacrime per confidarmi problemi coniugali. Non ci potevo credere. Poche notti prima non mi faceva dormire, tormentando i miei sogni.

La mia compagna riconobbe che ero cambiato incredibilmente. E moltissime situazioni ripresero a girare tra noi.

Una notte mi ritrovai a piangere di commozione per questa armonia, sollievo, conforto e speranza. E mentre le lacrime scorrevano veloci, realizzai che appena un mese prima, piangevo per le stesse situazioni, di disperazione.

Continua le lettura: Leggerezza Profonda: 5. La Burrasca E’ un’Abitudine

Riepilogo:

 

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Leggerezza Profonda: 3. Sintonizzarsi sulla Leggerezza Profonda

micio e bimba

E’ una sintonizzazione interna, prima di tutto.

Che s’impara e si pratica ogni giorno.

Questo è il segreto: se io non mi sintonizzo su qualcosa che non conosco ancora, come posso raggiungerla?

Se non pratico la leggerezza, continuerò a ripetermi, viceversa: non devo stare così male! Non posso stare così male!… e così via… e alla fine come starò? Cosa farò crescere a dismisura dentro di me?

Invece, la Leggerezza Profonda è dire alle persone intime, come fece Marc:

“sai, sto lavorando su di me. Le questioni di salute, come sempre succede, mi hanno obbligato ad avere nuove consapevolezze su dove sta andando la mia vita.

Quindi è come se vivessi in una bolla, in questo periodo. In cui ho compreso e sto accettando la mia realtà, profondamente.

E allora, quando vengo in ufficio, tutto assume una luce diversa. Le beghe, le preoccupazioni, le angosce di prima, non mi interessano semplicemente più”.

Solo che nella vita normale, senza un supporto, uno schema, una terapia, di solito il problema di salute lascia tutti in un limbo, in cui è inserito chi è oggetto della malattia: tutto il resto del mondo vi ruota attorno.

E tale condizione speciale si tramuta in un’eccezione, un essere dispensato, un sentirsi anche in parte relegato, come chi abbia pagato più del necessario e fosse oggi in credito dalla vita. E poi, purtroppo, si tramuta in disorientamento prima, e in senso di esclusione poi.

Non si vede l’ora di sentirsi di nuovo “inseriti”, tanto da affrettare i passi, mostrarsi al meglio, nascondere i sintomi, e tornare piano piano alla solita routine di preoccupazioni, ansie e poi alla fine, come prima, senza voler mai più toccare quel periodo di dolore.

Ne abbiamo scritto, a proposito di convalescenza, nella 5^ Ricetta per una Piccola Felicità:

Cerca il Piacere Corporeo ed Emotivo e Scopri il tuo Scopo Primario

Se tutto ciò fa parte invece di un cammino di consapevolezza, anche solo grazie ad un corso, un incontro, un libro, senza necessariamente essere reduce da una malattia, ci si rende conto di essere finalmente a questo stadio, questo punto di vista, di nuovo nel giusto alveo della natura.

Innanzitutto, non si arriva più a stati di dolore sintomatico così gravi, come un tumore, una malattia invalidante, un rischio concreto di morte. Si va, viceversa, in direzione contraria, verso il dolore emotivo e non ancora somatizzato: a sviscerarlo, a comprenderlo, ad affrontarlo, a stanarlo nelle sue sfaccettature.

Ma allora? Come sviluppare la leggerezza profonda?

Sapendo che ci sono due stati d’animo attraverso cui fare terapia o qualsiasi lavoro di consapevolezza:

  • Il primo, quando si arriva a chidere aiuto impellente, stando male, sentendosi come “sotto un treno”;
  • e il secondo, in seguito, stando decisamente meglio. Tanto che si ha la tentazione di smettere. Eppure, ecco: questo è lo stadio della Leggerezza Profonda. Collego tutto, capisco tutto, allora non ho voglia nemmeno di fare più terapia, e sono tentato dal prndermi una pausa. Tuttavia, in realtà, non so consolidare il cambiamento. E allora, spesso questa convalescenza, questa leggerezza non è così profonda come credevo e può venire travolta e smarrita.

Nel primo stadio si può solo capire e praticare l’accettazione.

Nel secondo, quando abbiamo compreso e sentito il desiderio da dentro di stare meglio, sentiamo la necessità di essere conseguenti: se ho accettato tutto della mia vita, allora… se stiamo bene oggi, la terapia è propedeutica ad una vita intensa, luminosa, piena, colma di espressione di sé e del proprio potenziale vitale.

Perché allora restare in terapia in una condizione di tale intensità e benessere?

Perché la terapia è causa di benessere, non conseguenza di un malessere.

Per sentirsi sempre più pieni e profondi, “estesi” nelle proprie consapevolezze e sfumature di stati d’animo, occorre sentire che non esistono parti scure o nascoste, ma che proprio queste parti, che abbiamo evitato per una vita, occorre quotidianamente accettare e affrontare con rinnovata fiducia nelle nostre capacità, proprio perché questa fiducia deriva dal dono delle difficoltà che abbiamo affrontato e che prima, fuggendo, non sentivamo più.

Occorre allora fare dei salti quantici in atteggiamenti, sentimenti ed emozioni che non conosciamo proprio o che abbiamo abbandonato da tanto tempo.

Non sappiamo sorridere a chi fino al giorno prima sentivamo che ci voleva fare del male e ci sembra assurdo farlo; mentre oggi sappiamo che era soltanto un’espressione di nostre figure antiche del passato, che ora sono interne a noi e ancora indirizzano i nostri comportamenti.

Pertanto, sentirsi sollevati dopo esseri stati tanto male non basta, non dura, non è consolidato.

Marc, di cui abbiamo parlato nell’Accettazione Profonda, ad esempio, soffriva il suo capo perché era pieno di stereotipi manageriali: si comportava come fosse un libro di management: completamente costruito, distante, rigidissimo, mentalissimo, grottesco.

In più, questo capo aveva su di lui un ascendente: era capace con una parola di alimentare la stessa angoscia che lui aveva per i debiti, per la preoccupazione di non poter perdere il lavoro, per un’esistenza sempre tesa e senza gioia.

Il suo capo, era diventato negli anni l’attivatore quotidiano di angoscia.

Per cui, non fu proprio facile iniziare a non chiudersi emotivamente andando al lavoro, dargli letteralmente luce in fantasie guidate, immaginazioni nuove e diverse, pensieri più costantemente indirizzati al meglio, al piacevole, al luminoso.

Lo abbiamo riportato nel punto: Ringraziare la Ferita.

Qui conta, soprattutto all’inizio, il principio percentuale. PIU’ tempo NON si passa nel negativo totale e pervasivo e PIU’ abbiamo giocato la partita quotidiana per la leggerezza e il benessere.

La parola d’ordine è affrontare, vivere, accettare tutto come se non passasse mai più, e solo così ridurre il negativo delle nostre giornate, passo dopo passo, stagione dopo stagione. Se tutto questo non passerà mai più, mi dovrò necessariamente aprire a stati d’animo diversi, molto più luminosi e di sollievo. Sono soltanto io che vedo questa situazione negativa e senza speranza. E solo per abitudine antica. Se mi convinco di questo e ci provo sul serio, il gioco è fatto.

Ci aiutano molto tecniche, pratiche, libri, terapie, counseling, esperienza, passioni vere e proprie che possono rigenerarci completamente.

E’ di ieri la notizia del 34enne che ha effettuato 401 maratone, giornaliere, consecutive, per altrettanti giorni della sua vita, per uscire per sempre da una vita venata da traumi profondi.

Questo l’articolo con la sua storia:

L’inglese Ben Smith ce l’ha fatta. Dal 1 settembre 2015 ad oggi ha concluso 401 maratone in 401 giorni. Smith ha percorso 16.920 chilometri, consumando 22 paia di scarpe e divorando 6.500 calorie al giorno. Partendo dalla sua città natale, Bristol, ha toccato 309 località diverse, dove oltre 9.500 persone hanno corso al suo fianco per alcuni tratti del suo tour di beneficenza. Smith ha raccolto 283.000 euro dallo scorso anno, cifra che donerà alle associazioni delle vittime di bullismo. Infatti, il nuovo Forrest Gump, ha iniziato a correre per lanciare un messaggio di solidarietà ai ragazzi che quotidianamente subiscono prevaricazioni, violenze fisiche e verbali, nelle scuole, o in altri contesti sociali. L’impresa di Smith sta facendo il giro del mondo, tuttavia il record di maratone consecutive appartiene ancora allo spagnolo Ricardo Abad, che nel 2012 ne concluse 607.

Leggi i dettagli.

Non bisogna certo arrivare a questi estremi, ma il senso di svolta da dare alla nostra vita è lo stesso. Anzi, se si sa cosa si sta facendo, si comprende che non occorrono eccessi, e quindi si evitano sforzi sovrumani, ma s’inizia a mirare all’obiettivo minimo, che è quello di emozioni benefiche quotidiane e nutrimenti splendenti. In questo senso, pertanto, non serve cambiare vita. Serve, viceversa, cambiare segno alle attenzioni, alle atmosfere, ai significati.

Marc prese a dare luce ogni giorno al suo capo. Ma non fu facile, ovviamente.

Non riusciva a visualizzarlo dentro di sé. Non lo aveva mai conosciuto un capo diverso da quello e non aveva l’ardire d’immaginarselo diverso. Non sapeva nemmeno che fosse possibile un’altra vita, fino a poche settimane prima.

Jenny, la moglie di Marc, invece iniziò a immaginare che alla figlia accadessero cose meravigliose. Fu uno sforzo per lei titanico. Le lacrime di gioia, però, quando ci riuscì, solo due giorni dopo, sgorgarono da decine di anni di perdita di speranza.

Perciò non bisogna demordere. Ma occorre legare questa leggerezza a qualcosa che resti.

Nel punto successivo, il terzo, l’Evoluzione Sostenibile, vedremo come funziona proprio questo processo di continuità e costanza della leggerezza: attraverso piccoli e concreti passi di salvaguardia del pieno benessere.

Un bel respiro… Ooohhh….

 

Riepilogo:

 

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Leggerezza Profonda: 2. Il Senso della Leggerezza Profonda

 

L’accettazione incondizionata, se è tale, non appena viene intesa per quello che è, senza alcuna riserva o finzione, produce dei meccanismi notevoli di liberazione:

Permette di affrancarsi:

  • dalla fatica continua, dallo sforzo incessante
  • dai soliti meccanismi di mancanza di tempo e spazio
  • dai corsi e ricorsi storici verso obiettivi che non potevano essere raggiunti
  • da situazioni ripetitive, che finalmente vediamo per ciò che sono: una vana compensazione di qualcosa che avremmo fatto meglio ad accettare per ciò che è, la ferita che ci ha reso ciò che siamo e di cui siamo orgogliosi, con tutti i limiti e le meraviglie che ciò comporta.

Scrive Stephen M. Johnson a proposito:

La combinazione dell’arresto evolutivo costantemente frustrante può annullare gli effetti potenziali di nuove esperienze di apprendimento in potenza correttive.

Per queste ragioni, un adulto per altri aspetti normale, può continuare ad agire in base a strategie, difese, e sistemi di convinzioni che gli derivano da esperienze traumatiche della prima infanzia. E’ una cosa che tutti stentiamo a credere, ma che diventa più credibile per il terapeuta, il quale continua a constatare che questo modello di psicopatologia è compatibile con la realtà dei fatti.

E’ anche credibile per i pazienti tormentati, che hanno esperienza diretta dei loro comportamenti, atteggiamenti e sentimenti sintomatici come di qualcosa d’infantile, sottratto all’influenza immediata delle loro esperienze e nozioni adulte.

Soprattutto in analisi, i pazienti avvertono che la parte sintomatica della loro realtà si fonda su un modello del mondo e di se stessi in chiaro contrasto con la realtà corrente. A volte senza terapia e molto spesso dopo averne effettuata pochissima, cominciano a dire: “Questo non sono io. Io non sono affatto così”.

(Stephen M. Johnson, Stili Caratteriali, Ed. Crisalide, pag. 162 ).

 

Per tutti questi motivi, una volta raggiunta la consapevolezza di sé e averla accettata… il secondo passo verso il reale benessere, si sviluppa come una fioritura.

Lo stesso è accaduto nella mia terapia personale. E negli anni, molti miei clienti testimoniano di essere andati a lavorare il giorno seguente con un’epifania nel cuore, come fossero innamorati e con una prospettiva di cambio completo di vita.

E rappresenta l’immediata conseguenza, l’altra faccia dell’accettazione: se accetto, provo sì tutto il dolore che avevo rimosso e la sana tristezza di un adulto costretto a crescere e a salutare le illusioni di una vita, ma si alleggerisce qualcosa nella qualità dei giorni a venire.

Si percepisce così, e si tiene ben presente, che l’unica cosa che può realmente fare la differenza è la leggerezza con cui oggi, non domani, io vado incontro alle stesse situazioni in cui provavo proprio ieri un’angoscia profonda.

Solo che spesso, nel fai-da-te delle innumerevoli situazioni in cui ci abbiamo provato da soli, questo sollievo, questa nuova visione ri-motivante della vita, crolla, soccombe, deraglia, di fronte alle atmosfere lavorative e relazionali che sentiamo risucchiarci immancabilmente, ricacciarci nell’angolo, abbatterci di nuovo, come sempre.

Quindi la domanda cambia.

Da:

“come faccio a risolvere le mie preoccupazioni una volta per tutte?”
(Tema della nostra vita per decenni e impossibile nei fatti),

a:

“che cosa posso fare per mantenere l’anelito, lo spirito,
la leggerezza profonda che, in quanto tale, sento fragile e vulnerabile?”.

 

“Ma non è un paradosso in termini? -mi chiedono-. Devo essere leggero e profondo in un mondo che sento angosciante e pesante?”.

Certo che lo è. Altrimenti non funzionerebbe.

E’ la verità: ci releghiamo in situazioni davvero paradossali. E siamo bravissimi.

Per questo abbiamo bisogno di uno schema di come funzioni tutto il giro del nostro disordine dei comportamenti. Per risolvere il paradosso ad un livello più profondo, con una domanda più chiara ed una risposta efficace.

All’inizio non si hanno proprio gli strumenti, ma in capo ad un periodo che va da poche settimane aad alcuni mesi, è una rivoluzione quotidiana.

L’immagine che risolve tutte le obiezioni è che occorre vivere e muoversi, all’inizio, come quando andiamo a lavorare dopo che ci siamo innamorati, o al ritorno da un viaggio incredibile che ci abbia cambiato profondamente.

E’ quell’attimo prima che il lavoro ci riporti al solito livello di stress. D’altra parte il primo punto relativo all’Accettazione Incondizionata è proprio questo:

smettila di dirti “non pensare all’elefante”! (Che fa vivere sempre l’elefante!),
bensì comportati come se l’elefante non ci fosse,
come avresti sempre voluto!

Una piccola rivoluzione copernicana. E come posso compierla se non con l’ardire di stati d’animo diversi, per adesso rari, preziosi, non comuni?

E’ questo il momento in cui mutare i circoli viziosi in virtuosi. Del capire in quale preciso istante io mi sia rovinato questa giornata.

Facciamo un piccolo passo indietro: la molla alla nuova leggerezza viene proprio dall’esercizio di accettazione incondizionata che abbiamo appena effettuato.

Dopo alcune settimane ad accettare, accade:

  • si percepisce un soffio
  • un recupero di energia
  • un’evidente rigenerazione.

E ci fa dire naturalmente:

“ma se devo accettare tutto in modo doloroso e profondo, e va bene…!
…allora mi dedico però a me stesso! Completamente!
Oggi, qui ed ora e senza più progettare, sognare, compensare.
Mi santifico e riservo a me per tutto ciò che ho sempre rimandato,
nella gioia delle piccole cose e senza mai più drammi e angosce.

E -soprattutto- nessuno mi può più fermare!”.

Lo abbiamo reso in questo resoconto in prima persona, che abbiamo chiamato “Scateniamo l’Inverno”.

A questo punto, come abbiamo scritto nell’accettazione quotidiana, basta allenarsi a: …

  • staccare la testa dei problemi
  • imporsi di distrarsi
  • rendersi conto dei danni che facciamo agli altri con le nostre ossessioni -ai bambini per esempio-
  • dedicarsi a pensieri molto diversi (luminosi! Non mi sembra vero…!)
  • affrontare le cose come stanno
  • fare le giuste azioni o telefonate per risolvere le questioni, e non per aggravarle
  • evitare allarmismi
  • parlarne più spesso
  • esprimere le proprie emozioni
  • non tenersi tutto dentro
  • affrontare le proprie paturnie con ironia: “mi sento preoccupato in modo assurdo, ma so che ci devo ridere su. E adesso almeno ne parlo…”.

(Se vuoi leggere tutto il punto: Marc e Jenny e L’Accettazione Profonda).

Il punto focale quindi, di questo secondo passo nel benessere attraverso la leggerezza, è l’affidarsi al navigare a vista e il riuscire a farlo sintonizzati solo e soltanto sulla base del trampolino di lancio dell’accettazione e quindi di una nuova accondiscendenza, priorità, leggerezza, fluidità, profondità, appunto.

 

Abbiamo parlato più volte di questi aspetti, Due su tutti:

Check-list: Piacere al Posto di Tempo

La Legge della Progressione

 

Leggi il punto successivo:

Leggerezza Profonda: 3. Sintonizzarsi sulla Leggerezza Profonda

 

Riepilogo:

 

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Leggerezza Profonda: 8. La storia di Endless Summer

 

E’ emblematica per me la storia di Endless Summer, il film di Bruce Brown che scatenò un modello, uno stile di vita, in cui si poteva finalmente vivere senza preoccupazioni, spostandosi solo di continente in continente, di stagione in stagione, continuando a vivere solo di poche cose legate al surf e al piacere, in un’estate senza fine.

E’ indicativa la stagione, i primi annni sessanta, contrapposti alla rigidità degli anni ’50.

In quel clima e in quel contesto è emblematico per me l’idea da cui è scaturito il film, un documentario in super 8 inizialmente, poi diventato un successo planetario.

La constatazione che ne è alla base è la stessa delle nostre più umili riflessioni.

Stufi dell’acqua fredda dell’oceano, in certe stagioni, dei surfisti californiani entrarono in un’agenzia di viaggi per acquistare dei biglietti per Città del Capo, Sudafrica.

L’agente di viaggio fece la sua ricerca e poi li guardò e disse loro: “ma siete sicuri? il costo del biglietto aereo per il sudafrica è di 50 dollari più alto di quello valido per circumnavigare il mondo!|”.

Quindi decisero di acquistare l’altro biglietto e vivere dove era sempre l’estate. L’estate Perenne.

Da qui poi si è sviluppata tutta una filosofia legata a quest’atto:

trasformare la propria vita in una condizione interiore -vivere sempre in vacanza-
piuttosto che spostarsi dove poter trovare l’atmosfera della vacanza…

E sono le stesse considerazioni che noi facciamo, molto più in piccolo: che senso ha spendere i soldi, il tempo, le occasioni, in un modo che potrebbe costare molte meno energie e dare infinite soddisfazioni in più?

Chi non ha mai fatto considerazioni di questo tipo?

Chi non ha mai desiderato cambiare vita? E le storie di coloro che vanno a vivere in campagna, al mare, in Thailandia ecc.?

Ecco, è la ricerca del senso della propria esistenza, vera, profonda, personale, ma non di deriva dalla norma, bensì di ridefinizione della norma per me, per ciascuno di noi.

E attenzione: cosa sentite, nel profondo? Esatto, una specie di senso di colpa, di non essere al centro della vita, di scegliere una smodata superficialità, il piacere fine a se stesso, e non il benessere vero.

Ma quale sarebbe il benessere vero? La felicità tanto cara agli americani, fatta oltre che dal piacere (Pleasure), anche da Coinvolgimento (Engagement) e Significato (Meaning). Ne parliamo a proposito dell’abbondanza:

6a – Check-list: Seguire i Desideri. Smettiamola di Continuare a Cavarcela

 

Allora, non è evidente che cosa fare? Come diciamo spesso in queste pagine, la vera svolta è portare questo d’animo dentro di sé, al lavoro, a casa, nelle relazioni, e lasciare che le cose accadano e il giro del mondo venga a casa mia, se mi passate il concetto.

E poi non distinguere più se siamo al sole o al freddo, all’equatore o al polo, ai margini o dentro alla vita piena, che sentiremo sempre un pò di più, sempre più piena.

C’è altro? Sinceramente no.

Buena onda.

Evvaiiii!

 

Riepilogo:

 

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30
5 Ricette per una Piccola Felicità

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

Altri approfondimenti:

Torna a: Quando Mi Sveglio di Notte – 5 Ricette per una Piccola Felicità

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Accettazione Incondizionata: 8. I Livelli di Accettazione

 

L’esercizio quotidiano dell’accettazione spalanca un mondo.

1) La prima dinamica che la costituisce è entrare finalmente nel dolore della Ferita che la nostra struttura caratteriale ha bloccato, fuggito, negato, contrastato.

Accettare pertanto assume maggior valenza tanto più la nostra armatura, posturale e di atteggiamento, è rigida, bloccata, ripetitiva e negante e quindi tanto più sono automatiche le difese, le impossibilità, le fissazioni e le nevrosi che da esse derivano.

Se sono una ragazza di 30 anni e per una vita mi sono sentita sotto assedio, ripetermi ogni giorno il mantra dell’accettazione –“io mi sentirò per sempre sotto assedio perché così è stato per troppo tempo da bambina”- mi scatenerà un mondo di reazioni.

Questa ragazza così vivace e preziosa per tutti, Rosalina-Rosalina, due volte, come ama ripetere lei citando una nota canzone, ha avuto una vita irta di così tanti ostacoli da parte del padre, che a raccontarli non basterebbe un romanzo sull’apparente normalità delle educazioni impartite nelle nostre famiglie.

Quindi questo primo stadio è quello che chiamiamo la Direttissima per l’Accettazione. E’ una vera e propria pista nera e si può accompagnare a momenti di sconforto.

Nemmeno a farlo apposta, Rosalina ricorda proprio l’imposizione di una pista nera per lei così difficile che lei si era tolta gli sci ed era scesa a piedi. Il padre l’aveva talmente traumatizzata all’arrivo, che lei era stata 3 notti senza dormire e quasi senza mangiare.

Quindi occorre, se Angelina si ripete ogni giorno

“io mi sentirò per sempre sotto assedio
perché così è stato per troppo tempo da bambina”:

  • limitarsi se è troppo per noi e staccare da questa sintonizzazione quando necessario.
  • Sapere che siamo dentro un paradosso: è simulazione perché non è proprio vero ci sentiremo sempre sotto assedio. Ma una parte di noi lo ha sempre ritenuto vero ed ha basato l’intera esistenza sul contrasto tra questa sensazione e il suo polo opposto: rompere ad ogni costo l’assedio. Quindi cosa mi fa pensare che smetterò se non stravolgo qualcosa di drastico nei miei comportamenti?
  • Sapere quindi cosa stiamo facendo: ci serve per sentire che cosa abbiamo provato decenni fa e non oggi. E prenderne così le distanze.
  • Tenere ben presente che non ci possiamo fare nulla: così è stato e possiamo solo viverne il lutto e il dono per le risorse che tutto questo dolore ci ha permesso di sviluppare.
  • Infine, sentire fino a che punto l’atmosfera di blocco, che possiamo percepire e disvelare se siamo in ascolto e accettazione, è antica e non adeguata (!), venata di ferita e non più attuale, e soprattutto, può finalmente lasciare il posto -temporaneamente certo, e con l’accordo di tutte le parti (!)- alla nuova leggerezza, felicità, serenità matura e adulta che ri-scegliamo ogni giorno.

 

2) E’ qui che si apre una nuova fase: Attenuazione della Disperazione e trasformazione della delusione e dell’ingiustizia, dell’essersi sentiti non visti o negati o sottomessi ecc., nelle sue conseguenze naturali: tristezza e malinconia, le quali ci danno la prova che è proprio l’accettazione ciò che si sta verificando:

“Non è più così penoso per me stare in questo dolore. Mi fa solo male, d’accordo, molto male all’inizio e poi via via ri-conosco un dolore familiare, che mi appartiene in realtà da tempo immemore e che sto ri-contattando ora in modo lenitivo, trasformativo…”.

 

3) La fase seguente riguarda gli altri, i quali, entrando diversamente in relazione con noi, ci danno segnali di questa accettazione: ci vedono diversi, e fanno sì che ci accadano cose inaspettate:

“Sai che in queste settimane mi arrivano telefonate, scuse, riconoscimenti
che non aspettavo nemmeno più?”.

Sentiamo allora in modo esatto e misurabile fino a che punto è cambiata la nostra atmosfera, il clima che respiriamo intorno a noi.

Sono mutati i segnali che inviamo agli altri (“mi hanno aumentato i Giga senza che io abbia fatto niente”, scherza Rosalina. Vi ho detto che è molto auto-ironica, simpatica, arguta e sdrammatizzante? E secondo voi da dove deriva?).

Di conseguenza, si stravolge tutto il sistema di azione e reazione che mettiamo in moto. Siamo tornati ad evolverci. E sappiamo collegare tutto questi segnali all’accettazione, che è il processo più importante della nostra vita, in questa stagione.

 

4) A questa fase segue, finalmente, ciò che stiamo aspettando con trepidazione: a furia di ripetere i nostri mantra e immedesimarci in essi e di ridirci che cosa occorre accettare, più lo facciamo incondizionatamente, più portiamo fuori ciò che abbiamo dentro, più possiamo vederlo, più possiamo finalmente congedarci, prendere le distanze da questo modo di essere.

Alcune frasi scritte, significative, che trasformano nella rilettura, in questo caso di un’altra persona, Federica:

  • “Prima accetto che… la mia vita sarà sempre grigia, relegata, impossibilitata.
  • E ci sto settimane, mesi. A piangere, ma in modo nuovo, diverso da prima, meno disperato.
  • Poi mi sale la rabbia: la mia vita grigia e il mio lavoro mi sono stati imposti dalla mia famiglia (!). E mi fa imbestialire.
  • Poi … inizia ad essermi chiaro: Ogni giorno –impossibilitandomi- inseguo ancora l’amore dei miei! Li accontento! Ma si può !?!?
  • Poi ancora… Da una vita inseguo l’accettazione e l’amore di mia madre che non potrò mai avere. Questa è la vera mazzata.
  • Mia madre è sempre fuggita da me e mi ha sempre trattata male perché rappresentavo un rapporto che le ha rovinato la vita.
  • Tale consapevolezza mi rovina. Mi lascia senza fiato. Quante volte l’ho vissuta! Tutta la vita. Ma sento che ci devo ripassare con questa nuova lucidità, e accettarla. E’ stato sempre così… altrimenti continuo a riviverla… ma quante lacrime…
  • Io cerco l’accettazione, l’approvazione, delle mie figure, ma sento che non valgo e non varrò mai abbastanza.
  • E più sento che non valgo e più loro non mi accettano: sono cresciuta così. 16 anni così…
  • Sogno: mia madre mi dice che è sempre fuggita da me. E’ straziante per me.
  • Ma io le dico nel sogno: per questo io sento che non valgo niente? Per questo sento che è colpa mia? Se non valgo è più accettabile? Io fingo che tu fuggi perché io non merito niente? Ma lei, ovviamente, non mi risponde, e mi sveglio.
  • Mi tiro su dal letto e vedo chiaro che così si chiude il giro: se non merito niente, cosa posso volere? Solo una vita grigia, relegata, impossibilitata. E sarà sempre così”.

 

Attenzione: sentite quanto il processo è vero e contorto, chiaro e sfuggente allo stesso tempo? E quanto il discrimine di che cosa sto realmente facendo è da ripetere e ripetere e ripetere, prima che il significato sia fluido e pulito? Ciò perché noi siamo bravissimi ad ingannarci e ad andare dietro finti obiettivi a vita.

E’ una pratica sempre parziale e composta di aggiustamenti successivi. Ogni tanto, dovremo sempre ripetercelo che quella è la nostra ferita, perché l’illusione di risolverla all’esterno per non sentirla più è una tentazione falsa e sempre in agguato.

E per molte parti della nostra vita potremo davvero non risentirla più, questa ferita, ma non appena la cavalchiamo e la usiamo, non appena la serenità e la sicurezza ritrovate, le consumiamo, le abusiamo, accade qualcosa che ci riporta alla delusione e al dolore che alla ferita si accompagnavano, poiché è come se non onorassimo più la nostra storia, i nostri ricordi, quel che è successo davvero.

E’ questo il motivo per cui, in terapia, molte persone sentono che se si abbandonano al piacere di vivere e al benessere, allora accade sempre qualcosa: un sintomo psicosomatico, un problema più o meno grave, addirittura un infortunio a qualcuno della propria famiglia che li riporti all’erta! (Rosalina: “E’ come se mi ri-togliessero i Giga! E io mi dico: Ah, ecco, mi sembrava strano!”).

Curioso, no? Ma è ancora più curioso, come questi “prezzi da pagare” si attenuino via via e scompaiano, una volta che si è evidenziato e reso palese alla persona questo processo… E’ accettare l’accettazione, se ci pensate: è la pratica il passo che ancora dovevamo compiere e finalmente sentiamo un clic, dentro:

  • a) accetto davvero, incondizionatamente, che non succederà mai niente di diverso e
  • b) mi muovo allora in modo molto più determinato e fine a se stesso, per il mio piacere di oggi e qui ed ora, senza sperare mai più che accada qualcosa.

 

Detto questo, il processo è da attraversare, soffrire e infine godere. E’ tenero e delicato: ci sentiamo non più in quel preciso stato d’animo; sentiamo che lo abbiamo accettato sul serio e quindi non è più solo quella solita solfa. E ci sentiamo finalmente arricchiti, più pieni, maturi, allargati nel novero di esperienze e atteggiamenti possibili. Più ampi nel respiro, orizzontalmente, e più profondi, verticalmente: ci muoviamo percependo tutto il corpo e respiriamo in profondità.

 

5) A questo punto, viene naturale rintracciare le conseguenze positive di tutto questo: che cosa ci piace di noi? Ecco, viene indubitabilmente da lì.

“E alcuni pregi di questa ragazza di 30 anni?”- chiedo a Rosalina, parlando di lei. Lei risponde, sorridendo: “La ragazza di 30 anni? E’ orgogliosa di sé, di come tiene testa ai problemi, di quanto è… ehm, generosa, di come sa abdicare a sé e ai propri bisogni per dedicarsi agli altri… e soprattutto, di come sa non mollare mai… Beh, almeno questo…!”.

 

6) Se prendiamo sempre il caso della ragazza di 30 anni, si trova in questo periodo nella nuova fase, questa sì benedetta, di sentire meno ingiustizie e meno assedio:

“Sento che ne attiro di meno, me ne lamento infinitamente di meno”. “E come ti senti?”. “Preferirei non dirlo, ma sì: da Dio. Perché so che cosa sto facendo e da dove deriva tutto questo. Quindi non è passeggero? (Ride): Non ci posso credere…”.

 

 

7) Segue un’altra fase ancora: “noto come io vado a procurarmele. E Come ci sto in queste ingiustizie e assedi. Mi vedo letteralmente da fuori mentre le compiono su di me e come io le compio su di me e come me le vado a cercare… e non riesco a fermarmi, come in un film a rallentatore”.

 

 

8) “Fino a che, finalmente, interrompo il processo. Chiedo, osservo, mi esprimo, laddove un tempo accettavo l’ingiustizia e mi ci crogiolavo dentro, e facendo montare rabbia, delusione, dolore, ora blocco letteralmente l’ingiustizia e lo faccio senza conflitti, bensì semplicemente bloccandola sul nascere, osservando:

“Scusate, care colleghe, sono già due giorni che non faccio pausa, perché non ci alterniamo? Che dite? E loro mi hanno risposto ok, e mi chiesto scusa! Impensabile, soltanto un mese fa. Semplicemente. Mentre un tempo, in innumerevoli occasioni, avrei risposto con astio provocando conflitti ed esasperando proprio delle ingiustizie, con escalation distruttive in tutte le relazioni”.

 

9) Segue uno stadio in cui mi riconosco Responsabile rispetto alle mie paturnie, me ne prendo carico (“Mi dichiaro ufficialmente -dice Rosalina- Manager delle Mie Paturnie”). Ciò inizia a valere anche rispetto agli altri. Divento riconosciuto. Le mie capacità e i miei difetti sono accettati da me e quindi dagli altri, e non sono più il leader solo alternativo e solo in alcune occasioni:

“Le ingiustizie che qualcuno cerca di compiere nei miei confronti, mi fanno sorridere, mi fanno tenerezza; non mi scatta più la rabbia, la frustrazione, la reazione; bensì le gestisco, non m’infastidisce più niente. Ciò ovviamente a diversi stadi successivi. E comunque gestisco tutto, indirizzo, attenuo, insomma padroneggio (anzi, spatroneccio! Scusa ma mi viene da ridere!) il processo”.

 

 

10) E accade infine un fenomeno importante: che le esperienze ritornano a girare: diventano evolute laddove erano solo ripetitive.

Arriva una proposta di ruolo di coordinamento sul lavoro, una decisione spontanea di sentirsela a fare un figlio o un altro figlio, di cambiare lavoro o città, di separarsi o di innamorarsi ancora. E’ la fase della grande rivoluzione che ci compie dopo tanti cambiamenti.

E un gigantesco sospiro di sollievo alleggerisce la nostra vita.

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Riepilogo. I Livelli di accettazione:

  1. Direttissima per l’Accettazione: entrare finalmente nel dolore della Ferita che la nostra struttura caratteriale ha bloccato, fuggito, negato, contrastato.
  2. Attenuazione della Disperazione e Trasformazione nelle sue conseguenze naturali: tristezza e malinconia.
  3. Gli altri ci fanno da specchio, entrando diversamente in relazione con noi e ci danno segnali di questa accettazione.
  4. Prendere le distanze: Più portiamo fuori ciò che abbiamo dentro, più possiamo vederlo, più possiamo finalmente congedarci, prendere le distanze da questo modo di essere.
  5. Rintracciare le conseguenze positive di tutto questo: che cosa ci piace di noi? Ecco, viene indubitabilmente da lì.
  6. Sentire meno ingiustizie e meno assedio: “Mi rendo conto che ne attiro di meno, me ne lamento infinitamente di meno”.
  7. Noto come io vado a procurarmele e come ci sto in queste ingiustizie e assedi.
  8. Interrompo il processo. Chiedo, osservo, mi esprimo, laddove un tempo accettavo l’ingiustizia e mi ci crogiolavo dentro.
  9. Mi riconosco Responsabile rispetto alle mie paturnie, me ne prendo carico.
  10. Le esperienze ritornano finalmente a girare: diventano evolute laddove erano solo ripetitive.

 

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Riepilogo:

 

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Accettazione Incondizionata: 7. Non Farcela Più a Stento

 

Nello stadio dell’Accettazione Incondizionata, consapevolezza e confronto, rispecchiamento e risonanza, sono indispensabili come dovrebbero esserlo sempre, nella vita di tutti i giorni; tuttavia, solo pochi di noi riescono a farne tesoro, se non dopo anni di lavoro su se stessi. E ciò soltanto perché è un gigantesco faidate, non c’è cultura sanitaria, sociale, personale e familiare, costruita su questi aspetti. C’è ancora purtroppo l’eredità nazionale di non parlarne, di farcela da soli, del giudizio e pre-giudizio, della paura di essere etichettati ecc. Mentre c’è invece, in altri paesi, un’attenzione a tali aspetti, a partire dai programmi scolastici, come mostra questo articolo sui bambini danesi:

Come ha dimostrato anche un recente studio dell’Università del Michigan condotto su 14.000 studenti: i ricercatori hanno infatti rivelato un drastico calo nei livelli di empatia tra i giovani americani, il 40 per cento in meno rispetto agli alunni negli anni Ottanta e Novanta. L’aumento di narcisismo e la perdita di empatia sono le ragioni chiave per cui oggi quasi un terzo dei ragazzi negli Usa sono depressi o hanno problemi di salute mentale. C’è però un Paese, la Danimarca, quello con gli abitanti più felici al mondo, che prende molto seriamente l’empatia. Nelle scuole danesi è stata inserita fra le materie proprio l’empatia, disciplina che i ragazzi dai 6 ai 16 anni studiano un’ora la settimana.

I temi delle lezioni

Durante “Klassens Tid”, o tempo di classe, i ragazzi parlano di problemi personali o di gruppo; della difficoltà che provano nel rapportarsi con la famiglia, con i compagni, con gli amici. E anche di emozioni: imparano a comprenderle, ad esprimerle a regolarle. «La classe cerca di rispettare ogni aspetto dei problemi degli alunni e – dopo uno scambio di opinioni, di consigli e di solidarietà – prova a trovare una soluzione», dice Iben Sandahl, psicoterapeuta, ex insegnante e autrice del libro «The Danish Way of Parenting: A Guide To Raising The Happiest Kids in the World». L’obiettivo è quello di creare un‘atmosfera accogliente, piacevole, intima (…).

(Fonte: http://www.corriere.it/scuola/medie/16_settembre_11/bimbi-lezione-empatia-avere-adulti-piu-felici-543d3c8a-7833-11e6-83b8-0f3d7d1c35c5.shtml).

Il punto è che il confronto, l’espressione, lo scambio e la cooperazione sono proprio i cardini della nostra vita, intesa come nostra salute, mentre noi passiamo decenni interi al contrario, tenendo dentro tutto, ossessionandoci e andando avanti con il pilota automatico, nonostante basterebbe una parola per uno scioglimento naturale delle tensioni.

Cosa c’è di questo stadio che suona come una mezza sconfitta per il genere umano? Che il matrimonio tra Marc e Jenny si reggeva sull’appoggiarsi l’uno all’altro in una situazione di disgrazia quotidiana percepita ma non reale, in cui a malapena veniva garantita la sopravvivenza. In un modo assolutamente arbitrario e non commisurato ai problemi: in sostanza, era tutto suggestionato e immaginato, come se ci fosse una guerra che non c’era.

Pensate allora al sesso, alla sensualità, al divertimento, alla risata sfrenata. Perché mai dovremmo rinunciarci anche solo per 1 giorno? Eppure, quante famiglie funzionano così? Secondo voi, noi ne scriviamo qui perché riguarda solo Marc e Jenny?

Ma erano, dissi loro, solo al primo stadio della connessione con il benessere.

Gli altri stadi, che riepilogai e che vedremo qui di seguito, sono:

  • Leggerezza Profonda. Inserire il positivo (esterno su esterno: prendere dall’esterno per influenzare l’esterno; vedremo poi in cosa consiste)
  • Evoluzione Sostenibile. Rituali di benessere. Uscire da spazio e tempo. Porsi al di là di conflitti e divisioni. Unificare gli scopi. Alimentare il positivo (interno su interno: considerare il mondo interno che influenzi umori e atteggiamenti e non li subisca più dall’esterno)
  • Visione Radicata. Creare il positivo (interno su esterno: è in questo stadio che autorizziamo le nostre istanze interne ad influire sull’esterno, finalmente). Vuol dire scegliere l’esistenza che desideriamo.

Il senso generale è che noi abbiamo sempre una scelta, tra gioire di questo momento oppure ritornare ai nostri soliti meccanismi e continuare a massacrarci l’esistenza. Ma occorre avere i giusti riferimenti per non perdersi.

Una volta, scherzando, commentai con un amico: noi esseri umani ci vediamo spesso come delle mosche in volo tra una merda e l’altra. Ma noi non siamo mosche e la merda non è merda. E se non vediamo la verità, indovinate dove andremo a finire?

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Riepilogo:

Accettazione Incondizionata: 6. Il Caso di Marc e Jenny

 

Nel punto precedente, Le 5 Ricette e la Trasformazione del Carattere, abbiamo detto che Marc era angustiato e teso a livelli insostenibili. E per lui contava solo risolvere, risolvere, rsolvere.

Ma anche Jenny, ad esempio, la moglie di Marc, nel corso di un’esperienza, confessò apertamente di vedere ogni mattina, fin da quando era ragazzina, delle immagini terribili dentro di sé: che succedeva qualcosa ai propri familiari, che i progetti sarebbero andati male e che, se non avesse fatto tutto come doveva essere fatto, sarebbero successe catastrofi solo per colpa sua.

Quindi, sia moglie che marito, a questo punto del cammino, erano di fronte alla necessità che qui chiamiamo il primo nucleo di cambiamento interiore per la trasformazione del carattere: Accettazione Incondizionata della realtà. In questo caso è l’esigenza di attenuare il negativo, svelare l’assurdità di certe scelte e reindirizzare tutta la propria esistenza.

All’età di 48 anni, dopo 15 anni di questa vita, Marco, il marito di Jenny, aveva sviluppato un abbassamento notevole della vista e soprattutto dell’udito, disturbi diffusi del sonno e intolleranze alimentari gravi. In sostanza, un invecchiamento precoce, in cui aveva letteralmente consumato la propria esistenza, proprio come diceva la moglie, la quale non aveva disturbi psico-fisici, ma a scapito di realizzazione mancata sul lavoro, abitudini rigide e determinate su non poter guidare o lavorare più di un tot, sempre alle proprie condizioni e senza la capacità di poter fare alcun compromesso.

La necessità che manifestarono entrambi a me e che io prospettai a loro come naturale, fu proprio quella di accettare la realtà: avevano nella testa e nel cuore un mare di emozioni negative.

Prendemmo allora a ragionare insieme, entrando molto in profondità con vere e proprie domande strutturate sulle loro preoccupazioni: ci confrontammo su quanto il loro comportamento fosse automatico, irragionevole e sconsiderato sotto certi aspetti e quanto invece le vere risposte erano lì, a portata di mano.

Come sappiamo, il livello di cambiamento o è emotivo o non è. Allora, rappresentai a Marco, davanti alla moglie, qual era il suo stato psicofisico, mettendo per terra dei simboli: 1 era il suo udito, 2 la sua vista, 3 la sua schiena, e così via. E poi dall’altro lato qualcosa che rappresentasse i suoi problemi economici: disposti nello spazio a coprire quasi tutto il percorso della sua vita, passata e soprattutto futura.
Solo in quel momento, pur sapendolo perfettamente, entrambi i coniugi realizzarono davvero che era impensabile rilassarsi solo al termine del pagamento dei loro debiti, perché era previsto dopo altri 15-18 anni da quel giorno. Lo sapevano razionalmente, ma Marc non lo aveva mai compreso e accettato emotivamente. E lui allora fece qualcosa di cui aveva necessità da anni: staccò qualcosa, e si sciolse, letteralmente, come una dinamo a cui si toglie tensione. Poi allungò le braccia, si ri-allacciò alla moglie e iniziò a piangere come se non ci fosse un domani.

Ma facemmo un passo in più. Che rappresenta il vero mutamento di stato dell’Accettazione Incondizionata. Chiesi a Marc d’immedesimarsi -per le successive due settimane- non solo sulla sensazione di potersi rilassare; gli chiesi di più: immaginare che non li avrebbe mai raggiunti. Letteralmente. Che questi obiettivi, essendo caratteriali, andavano avanti non solo sui debiti, ma su qualsiasi area della propria esistenza, da sempre. Ogni suo gesto si basava sulla necessità di avere una mancanza, un debito di qualsiasi forma fosse, per andare avanti. Ed era –pensate un po’- un’abitudine imparata in famiglia, ma che per Marc era divenuta un’ossessione. Tutto qui.

Dovevamo solo rintracciare la traccia comune, il fil rouge, e accettare che questa mancanza, inadeguatezza, questo suo doversi costantemente sforzare, era e sarebbe stato sempre lì, insito in lui -nella sua postura, energia, abitudini, maschera e molla vitale dell’ego. Senza consapevolezza, si sarebbe inventato, come probabilmente aveva già fatto altre volte, altri modi per sentirsi di doversi sbattere e giustificare il suo restare tesissimo.

Lui e Jenny si voltarono uno verso l’altra all’unisono, colti nella verità.

E io dissi loro che se l’effetto non disorienta, allora non è abbastanza utile.

Da quel giorno, Marco poteva ascoltare, sentire, ricordare da dove veniva tutto questo, ma senza più agire automaticamente le sue istanze antiche.

Questo primo stadio, l’Accettazione Incondizionata, si concretizza, in quanto tale, nel vedere come stanno realmente le cose, non raccontarsela più e in tutte le metafore del caso. Si nutre della consapevolezza.
In terapia, è uno dei risultati più solidi, importanti. Rendersi conto delle disfunzioni del proprio comportamento. Ma per farlo occorre essere radicali e affrontare tutto.

Poi ci si allena, semplicemente, a:

  • staccare la testa dei problemi
  • imporsi di distrarsi
  • rendersi conto dei danni che facciamo agli altri con le nostre ossessioni -ai bambini per esempio
  • dedicarsi a pensieri molto diversi
  • affrontare le cose come stanno
  • fare le giuste azioni o telefonate per risolvere le questioni, e non per aggravarle
  • evitare allarmismi
  • parlarne più spesso
  • esprimere le proprie emozioni
  • non tenersi tutto dentro
  • affrontare le proprie paturnie con ironia e riderci su: “mi sento preoccupato in modo assurdo, ma so che ci devo ridere su. E adesso almeno ne parlo…”.

Di solito si ottiene sempre attraverso un confronto con qualcun altro: un amico, un parente, un terapeuta. A volte basta un libro.

Vuol dire aggirarsi settimane, mesi, stagioni, senza più i vecchi scopi e sentirsi di doversi riprogrammare completamente.

E’ come una fotografia reale, ad una specie di raggi gamma, non visibile se non con occhi diversi, attenti a certi segnali che in realtà sentiamo da una vita e conosciamo fin troppo bene. E poi cercare di ridefinire le priorità dell’esistenza.

Quante volte lo abbiamo fatto? Innumerevoli, vero? Solo che occorre sapere che cosa si fa, come mai funziona o non funziona, e strutturare così il reale mutamento di prospettive e di vita. Altrimenti accade quando capita, se si ha la fortuna di avere qualcuno con cui farlo, oppure in modo casuale e solitario, se non abbiamo neanche un cane che ci ascolti.

Così iniziò a fare anche Jenny: dopo aver visto l’effetto positivo sul marito, non poteva più tirarsi indietro.

Allora si sottopose anche lei –con un’ansia palpabile- a questo tipo di analisi comune, di fronte a me e al coniuge: quante reali possibilità statistiche c’erano che la figlia venisse “presa sotto” da una macchina, andando o rientrando da scuola? C’era il presidio nell’attraversamento pedonale? Sì. Quante volte rientrava a casa accompagnata da lei o dal marito o da una mamma di altri bambini? Sempre. Sempre? Sì. Allora, perché le-preoccupazioni-non-dovevano-essere-mai-inferiori-ad-un’angoscia-diffusa-tutto-il-giorno-tutti-i-giorni? Da quanto esisteva quest’angoscia onnicomprensiva? La risposta nello sguardo voleva dire: da sempre.

Bisognava quindi accettarla. Sentire che non sarebbe mai passata perché era connaturata in sé da bambina. Era una reazione all’atmosfera respirata da piccola nelle pareti di casa, nei “non detti” delle nostre famiglie.

Altrimenti, se NON l’accettiamo e invece la contrastiamo per una vita, come facciamo tutti, ogni azione compiuta per arginare quest’angoscia, ci stanca enormemente perché in realtà ogni minimo sforzo la riconosce e quindi rinforza, rinfocola, nutre e sviluppa, e ci lascia ogni volta con la sensazione che non finisca mai. Come una droga, che ci chiede sempre di più, come in effetti è.

Anche lei a quel punto si sciolse così in lacrime, piena di paura di accettare quell’angoscia e colma di desiderio che così, incredibilmente, potesse finalmente diminuire.

Iniziammo così a scandagliare tutte le sue immagini estremamene negative e al termine di una sola seduta era come se si fosse sollevata da decenni di macigni sulle spalle. Sì alzò barcollando, senza più pesi e sovra-struttura posturale, mentale, emotiva.

“Accettare che non passerà mai per farla passare? E’ questo il paradosso di cui parlavi?” -mi chiese.

“Esatto” -risposi. Ed entrambi i coniugi sorrisero da dentro, feriti e veri.

Marc e Jenny andarono via così, acciaccati e consapevoli, teneri e palpitanti, imperfetti e abbracciati, per la prima volta auto-diretti e non dalle proprie istanze da nascondere, fuggire, arginare.

Prosegui la lettura: 7. Non Farcela Più a Stento

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Riepilogo:

Le 5 Ricette e la Trasformazione del Carattere

strada con palloni
Marc era così angustiato che aveva da anni perso il sorriso, non vedeva più le cose serenamente. Aveva in mente solo i debiti e farcela, farcela, farcela.
Questa ossessione aveva invaso ogni area della sua vita.

E sua moglie Jenny obiettava che non potevano trasmettere alla loro bambina un’atmosfera sempre così angosciosa, anche quando non c’era in realtà motivo.
Era come se Marc fosse una corda tesa verso l’obiettivo di trovare un giorno una soluzione. E fino a quel momento non ci poteva essere altro.

 

Abbiamo detto più volte come il vero cambiamento verso il benessere può avvenire solo attraverso cinque strumenti, attenzioni, nuclei di trasformazione, punti nodali, a cui aprirsi in parallelo:

 

1. Accettazione Incondizionata. Vedere senza più maschere ciò che siamo intimamente e nella verità, renderci conto di ciò non potremo mai essere perché non lo siamo stati allora, nella nostra crescita infantile, né lo saremo mai.
Smettere così gli abiti dei soliti obiettivi che rinforzano le mancanze che sentiamo da tempo immemore e risparmiare le energie infinite che in queste avventure abbiamo sempre attivato a vuoto. E’ a questo punto che ci rendiamo davvero conto della verità.

 

2. Leggerezza Profonda. Guardarsi allora finalmente con occhi nuovi, realisti e concreti e spendere tutto noi stessi in ciò che possiamo fare di semplice, immediato, corporeo, emotivo e soddisfacente per noi, giorno dopo giorno, qui ed ora, senza null’altro scopo di ciò che abbiamo sempre rimandato di realizzare.
Ed affrontare ogni cosa, dalla più frivola e divertente alla più importante ed essenziale, legandola finalmente al piacere, stagione dopo stagione, giorno per giorno, minuto per minuto.
Arriva così il momento della priorità emotiva: l’unico cambiamento reale che possiamo ottenere è andare incontro alla stessa giornata di ieri, ma con uno spirito diverso e un’apertura leggera e profonda insieme.
Ogni salute psico-fsica si basa soltanto nell’affrontare il presente con tutto se stessi.

 

3. Evoluzione Sostenibile. La leggerezza va poi legata a piccoli rituali sostenibili, altrimenti viene ogni giorno risucchiata nel vortice dei problemi che lamentiamo.
Si cambia solo con piccoli gesti che ci colleghino costantemente al piacere, dentro e fuori di noi.
Creiamo così piccole strutture a cui diamo il compito di produrre reset giornalieri certi e sicuri, che ci diano quel piacere che ci porti naturalmente nella direzione desiderata.
Se non si cambia ogni giorno e in modo sostenibile, non c’è mai reale cambiamento.
Pertanto, se nel secondo livello è lo stato d’animo a indirizzarmi sempre e comunque verso la leggerezza, in questo terzo stadio è la piccola struttura nuova che coltivo a donarmi certezza, sicurezza, accoglienza rigenerante. Il cambiamento è già qui o non è.
E’ sufficiente questa rete di piccole vitalità a mutare drasticamente il quadro di ciò che definiamo: “questo sono io”:
Passiamo così dall’ego, volontà, pregiudizi e determinazioni …
…fino ad arrivare piano piano a considerare il proprio Sè: emozioni, corpo, atmosfere, insieme di bisogni e domande e risposte molto più profonde.
Questo nuovo me stesso è più esteso, vivo e vitale del mentale e orgoglioso di prima.

 

4. Visione Radicata. Arriva così, con la pratica, il grande cambiamento. E’ il modo di vedere le cose “dentro” di noi per adeguarci alla natura, a ciò che è davvero importante per il nostro equilibrio e nutrimento psico-fisico-emotivo.
Se viceversa voglio senza sosta sempre le stesse presunzioni impossibili, continuerò a finire ogni giorno contro un muro.
Sono questi i momenti di ri-decisione di grandi aree dell’esistenza e di conseguenti vere e proprie mutazioni geologiche, nuove ere della maturità, immagini portanti che si aprono, diverse scelte che portiamo avanti con energia finalmente collegata e radicata. E’ qui che sentiamo la nuova connessione vitale a noi e agli altri.

 

5. Sensazione Corporea Emotiva. Mettere il corpo in primo piano infine, è l’unica chance che permette di riprendere il filo della progressione del benessere.
Si passa così dall’usare il corpo per fare sport, a ritornare al corpo per centrarsi ed mantenere la sicurezza di sé.
Fino ad arrivare ad partire ogni mattina dal corpo, a metterlo in primo piano nella nostra vita, trasformando la gerachia dei valori e delle priorità.
E’ a questo livello che facciamo la differenza tra “essere fissati col corpo” e “essere autentici, integrati, emotivamente connessi”.
E allora, interpretare i 4 punti precedenti attraverso il corpo e percepirli nelle emozioni che provocano, diventa un acceleratore di processi e di convergenze, abbondanze e prosperità.
Accettare Incondizionatamente nel corpo è diverso dal farlo solo concettualmente. Molto diverso.
E così:

  • sentire la Leggerezza Profonda attraverso il corpo
  • vivere l’Evoluzione Sostenibile contando sul corpo
  • e Vedere Se Stessi e il Mondo attraverso i bisogni corporei-emotivi e non solo la volontà e l’Ego

disvelano la potenza degli strumenti per trasformare il proprio carattere.
Tutti questi processi insieme, permettono allora di sentirsi accedere come al un altro livello.
E’ finalmente respirare al di là di un punto di partenza e di arrivo: è qui che volevamo stare, vivere, sentire. E tutto gira intorno.

 

Le suddette 5 Ricette per Una Piccola Felicità occorre metterle in pratica, allenarle e prendersene cura. Cliccare qui per leggere quali sono le 5 Ricette o vedere qui di seguito i link per ciascuna ricetta.

La cosa interessante è che producono diversi risultati per ciascuno dei livelli di applicazione, visto che rappresentano pratiche quotidiane prima di tutto, e quindi punti di vista, approdi, nodi di connessione con il benessere.

Continua la lettura:

Accettazione Incondizionata: 1. Accetta di Stare Dove Sei e Apriti con Spirito Leggero

 

Riepilogo: