18) L’Amore è una Metafora di Spazio, Non di Tempo

Se un uomo
apre la portiera della macchina
ad una donna,
una delle due
è nuova

Anonimo, alla radio

 

 

Qual è allora la verità, vi prego, sull’amore?

Che diavolo devo fare per predispormi bene ad una relazione d’amore? Si può sapere?

Semplice. Non facile, ma semplice: occorre mettersi in una condizione in cui non sentiamo più l’esigenza di un amore che ci riempia la vita. Ecco la verità.


Ognuno di noi l’ha sentita questa sensazione, e può risentirla in una settimana. Solo che ci siamo dimenticati come si fa.

Non vi è mai capitato di essere particolarmente disposti a divertirvi, leggeri, a non voler un rapporto, a “star bene così”, forse perché usciti da una relazione da poco o perché ad un’età che proprio a nulla pensava se non alla leggerezza? E proprio per questo risultare attraenti e pieni di attenzioni dagli altri? E magari proprio per questo trovare un amore che ancora ricordate?

Ecco, la domanda cambia: come ritornare ad uno stato d’animo simile?

E anche l’obiettivo cambia:

 

18) L’amore è una Metafora di Spazio, Non di Tempo

Io posso solo cercare un territorio dove sto bene e che sia aperto agli altri, in un’atmosfera che mi piace frequentare e coltivare intorno a me, a casa mia e fuori: al lavoro e nei miei hobby, una sensazione nell’aria che provo solo in certe particolari condizioni. Questa è l’unica responsabilità che ho, che abbiamo nella vita.

Così parto dal presupposto sano che “Io sono UNO e non metà”.

E allora posso aprirmi in questo spazio: io posso fare capriole e incontrare chi fa capriole con me, e quindi divertirmi nell’ambito che sento mio, INSIEME a qualcuno, ma SENZA APPOGGIARMI a lui come ad una stampella.

E questa immagine ha da essere impressa a caldo nella testa di chiunque.

Domandati: quali sono le tue personalissime capriole che ti piace fare? E non smettere mai di ripeterti il quesito con gioia, ogni giorno.

Un bambino non sta mica a cercare l’amore o l’approvazione quando fa capriole.

Allora:

  • Che cosa mi piace? Che cosa preferisco? A favore di che cosa mi batto? Non è importante la risposta, è importante che io mi ponga la domanda periodicamente
  • Quanto mi sono sentito precocemente incanalato, iper-strutturato, obbligato e continuo ad obbligarmi oggi imponendomi scelte, gusti, doveri assurdi, abitudini, pretese? In quali ambiti? Come posso cambiare?
  • Dov’è che manco ormai da troppo tempo di leggerezza? Posso chiederlo a qualcuno che mi conosce bene? (Così evito dubbi di mancanza di autocritica).
  • Che cosa mi piace, preferisco, di un partner? E che cosa non sopporto? Posso provare a riassumerlo e condividerlo con qualcuno di cui mi fido in modo che ci dica quali discrepanze, pretese campate per aria o assolute bugie mi racconto?
  • E che cosa invece piace ai nostri interlocutori e sembra autentico di ciò che ho condiviso e dei miei desideri rispetto all’amore?
  • Quanto mi diverto, gioisco, soddisfo tutte le mie parti con totale legittimità?
  • La mia parte sfrenata, gioiosa, è viva o sopita da troppo tempo?
  • La mia parte tenera?
  • Quella creativa?
  • Quella fuori dagli schemi?
  • Quante altre ne ho?
  • Come le chiamo dentro di me?
  • Cerco di soddisfarle con piena legittimità?
  • O addirittura mi vergogno? O cos’altro?
  • Posso esistere senza usare nessuno per sostenermi? Come? Da quale cattiva abitudine posso cominciare?
  • Posso fare le mie capriole secondo il mio stile e il mio piacere, non “come vanno fatte”?

Se ci riesco, lì, in quel punto e in quel momento, troverò il mio partner accanto a me e potrò dire: “dove sei stato tutto questo tempo?”: E scopriremo che era lì a due passi e non lo vedevamo, tutti presi a cercare qualcuno che ci sorreggesse mentre volteggiavamo. Impossibile fisicamente. Si veda il punto “Il Mio Posto nel Mondo”.

 

Cosa ricordo delle relazioni della mia vita? Proviamo a fare mente locale. Vedremo che saranno solo di due tipi:

  • 1) di spazio, cioè con le caratteristiche qui individuate, quindi rapporti preziosi oppure
  • 2) di tempo: rapporti basati sul quando, cioè su tutta una serie di categorie che scattano “quando” ci si mette con qualcuno: si scambia cioè il superfluo per l’importante, causa con conseguenza. Si fanno le cose solo insieme e si entrano in meccanismi sociali di coppia, micidiali. Si dà importanza a che cosa fare quando si sta insieme, a come occorre comportarsi “in quanto coppia”, alla maturazioni dei tempi giusti per “fare le cose come si deve” e così via: in sostanza si grava il rapporto di tutta una serie di variabili che ammazzano la soddisfazione. Anche questo tipo di rapporto è facile che vi sia capitato, vero? Sentiamo che qualcosa semplicemente non va, è pesante. E a volte trasciniamo il rapporto per stagioni, senza deciderci a ritrovare la leggerezza noi per primi, per noi stessi, costi quello che costi.

 

Una volta, in terapia di gruppo, il nostro analista (io ero un partecipante), chiese ad una ragazza come mai non reputasse il partner che frequentava come suo fidanzato, visto che aveva appena detto che l’intesa sessuale era fantastica e i momenti passati insieme erano speciali.

Lei rispose sorridendo imbarazzata, indietreggiando con il busto, e spiegando a voce che quel rapporto non poteva essere quello giusto: al partner mancavano tutta una serie di requisiti per lei imprescindibili.

“Però ci fai l’amore in modo pazzesco”, disse il nostro terapeuta. Nel silenzio che seguì, fu chiaro a tutti che cosa volesse dire.
Il corpo ha molta più saggezza di noi e delle nostre paturnie.

 

Ma noi a volte scegliamo di rimanere da soli, a lungo.

 

Vai al punto successivo: 19) Se Sono Solo, la Verità E’ che Non Voglio Nessuno

(Per collegarsi al corpo e alle emozioni ed aprire la mente ad una vita più piena, può essere utile riempire il Questionario sulle 4 Energie di Base, sempre sul sito www.blogdigiovanni.it).

 

Vai a Riepilogo: L’Abbondanza Nelle Relazioni – 7 Relazioni Abbondanti

 

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