20) Ci si Lascia Davvero Solo Quando Ci si Lascia Bene

 

 

Vederti nuda
è ricordare la terra.

Federico Garcia Lorca

 

E se ci troviamo ad avere problemi d’intesa da troppo tempo con il nostro partner? Se la comunicazione non è più agevole per niente? Se ci sentiamo diversi, bloccati nella relazione di coppia? Se sentiamo che il nostro amore è finito?

 

20)   Ci si Lascia Davvero Solo Quando Ci si Lascia Bene

La verità di solito è una sorpresa che va contro il senso comune: solo se si riprende la strada del calore, dell’investimento reciproco, dello star meglio entrambi, allora, forse ci si potrà anche lasciare, ma non sarà più forzato, contrastante e conflittuale, dentro e fuori di noi.

Altrimenti, si cristallizzerà l’altra persona dentro di noi, all’ultima volta che l’abbiamo vista, facendola vivere per sempre in quella veste, spesso bloccante, dentro di noi.

Viceversa, se iniziamo per sempre a darle luce e ad apprezzarla ” a prescindere”, ad immaginarla sempre bene, per scelta precisa e programmata, magari si capirà che siamo ormai diventati amici. Succede. Ma ciò presuppone rendere omaggio al nostro partner.

Ora, intendiamoci. Perché la vostra obiezione su “chissenefrega-dell’altro-se-si-è-comportato-come-una-merda?!” è fallimentare e auto-boicottante in realtà? Perché blocchiamo intere cattedrali di energia vitale lasciandoci male.

O ricacciando via il pensiero dell’altro, o non pensando più a lui e ai momenti sereni che pure abbiamo passato insieme… Insomma, cancellandolo dalla nostra vita, oppure tormentandoci con il pensarlo troppo e troppo spesso.

E questo vale dappertutto, negli affetti, sul lavoro, nelle amicizie. Quindi magari la storia di Benedetta e Francesco, di cui abbiamo parlato nel punto “Se Sono Solo, la Verità E’ che Non Voglio Nessuno”, forse è

destinata a finire, ma si vedrà, l’importante è non utilizzare tutto come fosse sempre lo stesso dramma che ci abbatte di nuovo.

E’ chiaro quanto sia pervasiva questa scelta di Benedetta e non riguardi solo l’amore?

Quel che noi chiamiamo amore quasi sempre è vita.

E se nemmeno l’amore sta all’altro, all’esterno, all’universo, ma attiene prima di tutto a noi, alle nostre convinzioni, allora è necessario scegliere prima di ogni cosa la prosperità, il benessere. A qualunque costo, senza ammainare la bandiera.

Sapete qual è un matrimonio che funziona? Quando anche il vostro matrimonio/relazione ha funzionato? Quando c’è un legame dove si dona all’altro ogni momento qualcosa, su una base di stima infinita, e dove non si chiede mai niente, non ci si aspetta niente, solo l’ispirazione che l’altro ci fornisce dentro; l’esempio, il voler essere come lui e come non saremo mai. Quando siamo riusciti a portare a lui/lei un entusiasmo, un pensiero bello, ogni momento della nostra giornata/settimana.

E non riguarda assolutamente solo i rapporti belli. Riguarda tutti i rapporti. In special modo quelli che non stanno funzionando, perché ci si lascia solo quando ci si lascia bene. La natura non conosce mancanza, solo abbondanza, riconoscimento, comunicazione positiva, nutriente. (ricordate? Pensate sempre all’esempio dei bambini: loro investono continuamente in chiunque e comunque).

Come si fa? Pensando sempre all’altro –da oggi in poi!- come non più responsabile dei nostri disastri. Non lo è mai. Siamo noi ad alimentare questa leggenda dentro di noi: così la “colpa” è sua. E così via, verso un’altra sofferenza.

Saper vedere che cosa c’è di buono nell’altro, è la radice di tutte le relazioni. E dirglielo. Sono, tra le altre cose, due dei precetti del corso “Comunicazione Incisiva” che tengo da anni in azienda. E funzionano in ogni santa relazione che intratteniamo nella nostra vita.

E se ci si lascia male? Si cristallizza il partner dentro di noi. Continuandolo a pensare e sentire come l’ultima volta che lo abbiamo visto. Quindi paradossalmente, è un modo per restare in contatto, con il pensiero all’altro che periodicamente ritorna, a volte per anni e anni… E noi a chiederci come mai continui a ritornarci in mente. Il motivo è solo perché ci siamo lasciati male.

Allora, che fare quando la nostra relazione non sta funzionando, di qualsiasi forma essa sia, con il capo, con il figlio, con il partner? O addirittura con chi non vediamo più da anni ma ci tormenta ancora dentro di noi ?

Due cose:

a)     si comincia, una bella mattina -e non si finisce più!- di immaginarlo positivamente, che stia bene, che i suoi pregi gli facciano fare tanta strada; proprio a livello immaginativo, di fantasia guidata. Che rida, si diverta, goda della vita, grazie a noi, con noi presenti nella scena che -come in un film di fantascienza- emaniamo un fluido da noi a loro che li trasfiguri e gli faccia comprendere ciò che da anni vorremmo capisse. Siamo in una fantasia e possiamo farlo.

Così facevamo da bambini e possiamo riprendere la strada per lasciarci bene e completamente con loro. Oppure riprendere comunque un rapporto con queste persone –dentro di noi!- oltremodo positivo, nei limiti di ciò che riusciamo, certo, ma l’unica nostra chance è provarci. Ci si concentra ogni volta su che cosa ci piace di lui/lei e glielo si dice continuamente dentro di noi, immaginandoci la scena in cui dopo queste parole la relazione si rilassi.

A costo di scacciare ogni giorno dalla nostra attenzione quali sono i difetti e ciò che è da stravolgere, cambiare e che non sopportiamo più. E se non accade alcun cambiamento poi nella vita reale con questa persona, ci sentiremo molto diversi nei suoi confronti; ci permetterà comunque di separarci bene, dentro di noi, da questa relazione malata al nostro interno. E’ l’unica responsabilità che abbiamo per sanare noi e gli altri intorno a noi.

Ci si impiegano pochi giorni per familiarizzare con la tecnica, ma poi i risultati sono evidenti. Si inizia finalmente “a complottare a favore” di questa persona, e mai più contro di lei. E la relazione muta incredibilmente in poche settimane. Badate bene: a costo di farlo con chi proprio non sopportiamo. Proprio con costoro o con le caratteristiche odiose per noi di questa persona, che il principio funziona di più (!). Dovrebbe essere insegnato a scuola.

Guardate che questa semplicissima operazione chirurgica dell’anima ha letteralmente ricucito i pezzi e rimesso in piedi persone dopo 6 mesi che erano state lasciate e non uscivano di casa. E le ha fatte ritornare ad una vita normale in una settimana.

Conosco già l’obiezione: e se chi ci fa del male è proprio una brutta persona? Ecco la prova del nove: la persona resterà “stronza”, nulla la farà mai cambiare, ci mancherebbe altro… Ma saremo noi ad essere diversi con lei e meno attaccati e attaccabili, meno vulnerabili e “nelle sue mani”, e il nostro potere personale sulla nostra esistenza ci darà una sensazione di trasformazione incoercibile, entusiasmante. Eccolo l’unico vero cambiamento importante e necessario a cui possiamo aspirare.

 

b)     La seconda azione che occorre alimentare è rispondere ogni giorno alla domanda: che cosa mi piace fare e di che cosa desidero fare esperienza? E la faccio, senza più rimproverare l’altro che mi blocca dentro e fuori di me. E gliela propongo se mi va di proporgliela altrimenti vado da solo/a.

Inizio di nuovo finalmente a spingere per i miei obiettivi. Il più delle volte si resta sconcertati dalla risposta positiva del partner, che invece credevamo avrebbe reagito molto negativamente alle nostre proposte (che lui/lei voglia partecipare o meno). (Qui si ritorna la punto visto in precedenza: “L’amore E’ una Metafora di Spazio, Non di Tempo”).

Inizio in tal modo a riconsiderare la mia vita per quella che è: la mia, non quella della coppia.

Alibi non vuol dire Amore.

“Io sono uno, non sono metà” è del resto uno degli esercizi più illuminanti che si svolgono nel mio studio con i miei clienti: la coppia è un’entità cui portare entusiasmo; “io non sono la metà di una coppia”, che dentro di noi spesso equivale a “non sono la metà di ciò che potrei essere”. Quindi va distinto con attenzione.

Io attraggo l’uguale, il simile, come tutto l’universo. Allora occorre che possa fare tutte le esperienze che desidero, non necessariamente in coppia. Allora attrarrò gli aspetti simili e belli che ci hanno fatto incontrare allora. Ma non devo mollare mai la mia essenza, diluendola nella coppia.

Molti non escono e non fanno uscire di casa l’altro, per bisogno di chissà quali presenze-dipendenze affettive, oppure per paura (a volte palpabile) di chissà quali tradimenti. Che sono solo una leggenda:

è sufficiente viversi la propria vita senza sentire che è necessario passare per ogni esperienza in due: se così fosse, cosa porteremmo all’altro che non conosce già? E se a lui/lei non piace questa specifica attività? Dobbiam fare proprio tutto insieme? Costringendoci? Ma scherziamo? Che noia! Vuol dire che ci siamo già traditi, o lasciati senza dircelo.

Nella terapia di coppia, è il primo passo che si compie: ognuno ri-negozia ciò che desidera per sé. Lo comunica e lo inizia a praticare. Punto. Poi si vedrà. Ci sarà tempo per far maturare le cose. E se ci lascerà, lo si farà in un’atmosfera migliore, perché si starà meglio, entrambi.

Ma vedrete come il rapporto di nuovo accelera. Senza per questo lasciare subito l’altro e continuare a pensarlo, male, dentro. Perché questo produce brutti pensieri su di noi e su di lui e la situazione. Perché questo semplicemente, non è vero.

 

E se il nostro rapporto sta andando bene? Ma vogliamo sapere come salvaguardarlo? Se ci sono azioni e attenzioni da coltivare?

Allora, diventa oltremodo importante:

 

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