Accettazione Incondizionata: 7. Il Caso di Jenny

 

Così iniziò a fare anche Jenny: dopo aver visto l’effetto positivo sul marito, non poteva più tirarsi indietro.

Allora si sottopose anche lei –con un’ansia palpabile- a questo tipo di analisi comune, di fronte a me e al coniuge:

  • quante reali possibilità statistiche ci sono che la figlia venga “presa sotto” da una macchina, andando o rientrando da scuola?.
  • – Beh, non so; poche, ma esistono…
  • C’è il presidio nell’attraversamento pedonale?
  • – Sì.
  • Quante volte rientra a casa accompagnata da lei o dal marito o da una mamma di altri bambini?
  • – Sempre.
  • Sempre?
  • – Sì.
  • Allora, perché le-preoccupazioni-non-possono-essere-mai-inferiori-ad-un’angoscia-diffusa-tutto-il-giorno-tutti-i-giorni?
  • Da quanto esiste quest’angoscia onnicomprensiva?
  • – La risposta nello sguardo voleva dire: da sempre.

Bisognava quindi accettarla. Sentire che non sarebbe mai passata perché era connaturata in sé da bambina. Era una reazione all’atmosfera respirata da piccola nelle pareti di casa, nei “non detti” delle nostre famiglie.

Altrimenti, se NON l’accettiamo e invece la contrastiamo per una vita, come facciamo tutti, ogni azione compiuta per arginare quest’angoscia, ci stanca enormemente perché in realtà ogni minimo sforzo la riconosce e quindi rinforza, rinfocola, nutre e sviluppa, e ci lascia ogni volta con la sensazione che non finisca mai. Come una droga, che ci chiede sempre di più, come in effetti è.

Anche lei a quel punto si sciolse così in lacrime, piena di paura di accettare quell’angoscia e colma di desiderio che così, incredibilmente, potesse finalmente diminuire.

Iniziammo così a scandagliare tutte le sue immagini estremamene negative e al termine di una sola seduta era come se si fosse sollevata da decenni di macigni sulle spalle. Sì alzò barcollando, senza più pesi e sovra-struttura posturale, mentale, emotiva.

“Accettare che non passerà mai per farla passare? E’ questo il paradosso di cui parlavi?” -mi chiese.

“Esatto” -risposi. Ed entrambi i coniugi sorrisero da dentro, feriti e veri.

Marc e Jenny andarono via così, acciaccati e consapevoli, teneri e palpitanti, imperfetti e abbracciati, per la prima volta auto-diretti e non dalle proprie istanze da nascondere, fuggire, arginare.

 

Prosegui la lettura: 8. Non Farcela Più a Stento

 

Riepilogo:

 

 

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