Altre Luci

Altri modi di dar luce ci risultano indispensabili quando la sottile difficoltà di vivere si può insinuare dentro di noi inaspettatamente.

 

 

Servono in sostanza quando chissàperché e chissàcome…

…sappiamo tutto, stiamo costruendo la nostra auto regolazione, la nostra consapevolezza molto bene…

…ma stamani ci è bastato un contrattempo, una banale discussione….

…e ci ritroviamo persi, o ansiosi e irritabili… e abbiamo bisogno di un appiglio, una pratica, una pillola dell’anima a cui attaccarci.

E ne abbiamo bisogno più dell’aria.

 

Servono perché la nostra Armatura Caratteriale così si chiama perché è posturale e automatica e bloccata, psico-fisiologicamente… e quindi occorre ammorbidirla con esercizi certo, ma anche con atteggiamenti e aperture immaginative, emotive e soprattutto corporee.

 

Un altro modo di dar luce allora è immaginare per la prossima mezz’ora -e imparo a farlo più volte al giorno- che un fluido esca da me, una luce bianca, un’energia luminosa venga dal profondo di me e investa gli altri che interagiscono con me.

Per esempio, qualcuno mi parla e mentre ascolto, anziché limitarmi ad annuire, lo investo di questa energia.

 

Ne parla nel dettaglio la Guida alla Profezia di Celestino, a proposito della Ottava Illuminazione:

“Diventando più consapevoli delle opportunità che si nascondono dietro quelli che sembrano degli incontri del tutto fortuiti, dovremo continuare ad esercitarci per non restare intrappolati nei drammi di controllo, in modo da evitare le lotte per il potere che impediscono lo scambio dei messaggi. (…) Guardare al di là del dramma e inviare all’altra persona la massima energia possibile ci aiuta a rafforzare la possibilità di ricevere messaggi carichi di significato”. (James Redfield, pag. 222)

 

Ciò distingue la mera tecnica dell’ “essere positivo” mentre gli altri ci parlano…

…dall’atteggiamento corporeo-immaginativo volto a irradiare energia qui ed ora alla persona che mi sta di fronte, processo molto più profondo e significativo.

 

Lo scopo è che noi siamo per la stragrande maggioranza nel sistema pensieri-orgoglio-volontà e con il diaframma bloccato.

Ciò limita e indirizza la nostra interazione sempre verso i soliti binari, mentali, caratteriali, ripetitivi e incardinati.

 

Viceversa, se provate, la vostra capacità d’intensità emotiva sarà così tanto più ampia che sia voi che il vostro interlocutore ne sarete colpiti.

In una settimana di questa pratica, assisterete ad una rivoluzione dei vostri rapporti e le visioni del mondo.

Tutto apparirà molto meno drammatico.

 

Il senso è che il nostro modo, il carattere e la postura, quelli sono e così restano…

…e solo una pratica così corporea e immaginativa allo stesso tempo, sblocca finalmente tutto.

 

Ma lo devo sapere e provare materialmente, fino a che inizia ad essere connaturato in me.

E allora tutto cambia.

 

E’ l’insegnamento che io ho appreso per caso stagioni fa:

 

Funziona solo ciò che è semplice e naturale e che ci riporti alla natura.

 

E l’apertura all’altro, concreta, corporea, e il respiro s-bloccato e la disponibilità intensa, partecipata e piena di calore che questa luce ci garantisce, sono quanto di più intenso e utile possiamo praticare.

 

Nel caso di Piera, abbiamo visto come l’essere stati traditi e mortificati possa a volte risultare un vero e proprio trauma. E abbiamo visto come in capo a soli due giorni di “Dare Luce”, in quella circostanza una luce immaginativa, interiore, lei sia riuscita a tornare a lavorare e a sentire che poteva elaborare il lutto restando aperta e nelle leggi della natura.

 

Qui, invece vediamo come
-rispetto ad altre situazioni e dal punto di vista corporeo-emotivo profondo-
ci aiuti e quanto sia importante DAR LUCE in modo diretto,
fisiologico, qui ed ora, mentre interagiamo con il prossimo.

 

Mi torna a trovare il ricordo del caos di A. nel non riuscire a superare il trauma.

E così non sente di essere in grado d’imporsi sull’altro.

 

Ne parlano anche due bravi terapeuti, molto ma molto concreti, Phil Stutz e Barry Michels nel libro “Il Metodo”, Sperling e& Kupfer Editori, un po’ americano nelle sue pragmatiche, ma molto utile ad uscire concretamente dalle proprie dinamiche.

 

Dar Luce quindi non è un semplice concetto new age, è una sana accettazione della realtà. E’ un posizionarsi nella Leggerezza Profonda, sempre e comunque.

 

E’ autorizzarsi adesso e per sempre ad una via direttissima verso il benessere, la pacificazione e non voler più percorrere strade strettamente caratteriali, sempre uguali a se stesse,  dedicandosi a sensazioni sollevate, abbondanti e prospere.

 

E’ prendersi, dentro, ciò che è nostro diritto, fuori.

 

E’ sentire che così tutto cambia davvero, senza più dover cercare di sforzarsi, mai più.

E’ il motivo per cui gli atteggiamenti di pericolose uscite dalla società, di ritiro in vite alternative, all’inizio apparentemente funzioni.

Solo che qui ci prendiamo il meccanismo, lo portiamo sul corpo, e restiamo inseriti nella nostra vita, senza bisogno di colpi di testa disastrosi e colmi di contro-indicazioni.

 

Col tempo accade che i risultati nel rendere gli altri così “accesi” e disponibili attraverso queste “luci” corporee, fanno sì che queste aperture diventino un’abitudine.

 

Quindi non c’è più bisogno di ricordarsi e ripetersi di immaginare il fascio di luce che esca da noi e arrivi al petto dell’altro. Resta l’epertura e il cambio completo di atteggiamento nei confronti del nostro prossimo.

E, come sappiamo, l’atteggiamento è tutto.

 

Ma all’inizio devo proprio vederlo dentro di me il fascio di luce che parte della mia apertura nella bocca dello stomaco e arriva al mio interlocutore. Ciò perché non lo so proprio fare. E’ una funzione da imparare completamente. E occorre avere la costanza di attendere che accada qualcosa di ritorno.

 

Che gli altri ci dicano o ci dimostrino in modo fattivo che qualcosa è cambiato.

 

A quel punto, mantenere l’apertura sarà naturale.

 

La perderemo certo, come tutti, ma la riprenderemo in un attimo, perché ora sappiamo come fare.

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