C’era Una Svolta – La Trasformazione del Carattere

  • “Qual è il messaggio che non voglio cogliere ? Perché continua tutto a ripetersi?”.
  • “Perché sento sempre le stesse atmosfere, gli umori irrisolti, le situazioni simili?”
  • “E’ il tema della mia vita e mi ci devo rassegnare?”.

Sono o non sono le questioni più importanti che noi ci poniamo?

Ora: vediamo che cosa è determinante sapere per rispondere.
Tutto sta nel conoscere come si forma il nostro carattere.

Ognuno di noi attraversa 4 stadi di sviluppo e poi si ritrova, per tutta la vita, 4 possibili esistenze.

  • Ferita
  • Tema
  • Ritiro
  • Trasformazione

Una sola, tuttavia, come potete intuire, rappresenta la scelta che porta al benessere.

Ciò NON vuol dire NON ricadere nelle altre, in cui ci ritroviamo periodicamente, a volte all’improvviso, a volte trascinati da abitudini ormai radicate.

Ma conoscere ciascuno di questi modi, vederci rappresentati come in un film sulle nostre avventure, con precise e puntuali caratteristiche, può aiutare molto a star meglio.

E’ così semplice e illuminante un’informazione del genere che –come dico sempre- bisognerebbe insegnarla nelle scuole. Per questo occorre parlarne e scriverne.

Vediamo come funziona l’armatura caratteriale.

Dal punto di vista bioenergetico, l’armatura caratteriale non è altro che il risultato dell’insieme delle atmosfere, emozioni, permessi e proibizioni che abbiamo respirato da bambini e poi rinforzato da soli, crescendo.

Questa armatura, necessaria in passato, può risultare oggi troppo rigida, bloccante, non abbastanza in grado di supportare il nostro potenziale.

Esempi: “Vorrei essere, fare, dire, ma ogni volta…”.

Oppure ancora: “mi sento criticato periodicamente perché:

  • rigido
  • oppure incostante
  • o bloccato
  • … pauroso
  • … puntiglioso
  • … pignolo”

Ognuno di tali caratteristiche reca con sé un’energia e quindi un sistema-corpo identificabile:

  • Perché il mio corpo è così e ha queste qualità?
  • E quali rigidità presenta?
  • Quale atteggiamento emotivo è una mia personale risorsa
  • Quale emozione o situazione invece non so affrontare come vorrei?
  • Da dove vengono queste mie predisposizioni?

Ripercorrere questa evoluzione permette di comprendere perché ci sentiamo proprio in certi modi e i motivi per cui non potrebbe essere altrimenti.

Vediamo alcuni casi di studio e i relativi approfondimenti.

La prima e la seconda forma di comportamento determinano vere e proprie posizioni esistenziali: La Ferita ricevuta e il Tema conseguente.

La Ferita e il Tema sono sempre in antitesi e opposizione. Vale a dire che quando si presentano, si impongono contemporaneamente all’attenzione e si rinforzano a vicenda senza risolversi mai. Questa è l’informazione fondamentale.

Ad esempio, per Sergio:

Ferita: Rifiuto.
“Da bambino mi sono sentito quotidianamente rifiutato per come ero realmente e per le mie capacità di realizzarmi nella vita.
Oggi mi rifiuto io per primo e mi ritrovo da solo, interiormente”.

 

Tema: Solitudine.
“Per contrastare la mia ferita, cerco di esprimermi il più possibile per avere attenzione. Tuttavia è una fatica immane: mi lascia ogni volta senza riuscire ad avere mai la vicinanza, il riconoscimento dagli altri per come sono in profondità. E più sforzi faccio, più mi ritrovo sempre solo.
Alla fine, ho capito come in un’illuminazione! Mi illudo di desiderare e cercare la considerazione e l’affetto degli altri!
In realtà, ciò alla fine mi attrae inesorabilmente è il fallimento di questa ricerca! E senza che io me ne renda minimamente conto!
Così risento in profondità la tristezza infinita della solitudine. Questo è lo scopo recondito. Ecco perché mi ritrovo sempre con persone e in situazioni che alla fine non mi valorizzano per niente. Perché questo ho conosciuto da bambino e continuo a frequentare.

E’ una rivelazione devastante ma necessaria, che mi tramortisce ma mi rigenera profondamente! Finalmente la verità su me stesso”.

 

Ritiro: Pubblico / Privato.
“Quindi adesso riconosco bene i momenti in cui, dopo la delusione, mi abbatto, e allora mi ritiro ancora di più nella mia solitudine. Alterno:

  • momenti e spazi privati, tristi, con sintomi psicosomatici, sensazioni di inadeguatezza affettiva e sessuale, in cui non so bene chi sono
  • ad altri momenti pubblici, in cui mi sento brillante, ho evidenti sicurezze lavorative, e successi, affermazione, calore delle persone.

E’ come se per realizzarmi, debba sempre pagare il prezzo altissimo dell’inadeguatezza e della solitudine.
Ed è una vita sempre più ritirata, uguale a se stessa, continuata per troppi anni, senza aperture”.

 

Evoluzione: il Protagonsta Brillante.
“Da quando conosco queste mie parti:

  • Non mi vergogno di come sono in profondità
  • Ho accettato che questa è la mia vita. Non cerco più di avere attenzione perché so che non ce l’avrò mai (quella che non ho avuto a suo tempo…!)
  • Mi viene l’istinto di mettermi in evidenza, di lottare per emergere, farmi vedere, ottenere a tutti i costi un riconoscimento vitale, ma non lo agisco più come un tempo. Lo ascolto e lo lascio scivolare. E’ un ricordo intimo della mia parte ferita. Allora mi coccolo questa mia parte e aspettiamo insieme che passi;
  • Il protagonismo invece ormai fa parte di me, mi serve per lavorare, mi piace, ma finalmente posso scegliere di essere quello che sono senza aspettarmi compensazioni, illusioni, immaturità diffuse e complessi di chissà quali proporzioni, per non essere all’altezza. Non lo sarò mai rispetto ai miei censori interni
  • Allora, anche le critiche che mi sono sempre fatto non le agisco più, non le riattivo come tormento, e cerco piuttosto soddisfazione reale
  • Il vero antidoto alla soluzione dei miei problemi è l’accettazione e la soddisfazione anziché cercare di riempire la mia vita come se fosse disperata e bisognosa. E’ già di suo meravigliosamente imperfetta”.

 

Ora, come si lavora su queste dinamiche in modo efficace?

Ci si concentra sull’obiettivo che sentiamo già essere il cardine su cui ruota tutto il lavoro: “sanare le ferite e valorizzare le risorse”.
Permettendo così alle persone di arrivare all’evoluzione della propria esistenza.

In una delle esercitazioni dell’incontro su “La Trasformazione del Carattere” si chiede ai partecipanti: “cos’è che ci preoccupa di più in questo periodo? Proviamo a scriverlo, o dircelo in modo chiaro, con una parola o una frase precisa, da ricordare”.

“Poi, chiediamoci se è o simile ad altre preoccupazioni del passato, quindi ricorrente, oppure è una preoccupazione nuova”.
Ora, questa preoccupazione ci porta nella ferita.

Da qui, si parte per affrontare il lavoro su di sé che abbiamo visto nel caso sopra descritto.
E’ necessario, vitale, per il singolo, sapersi orientare attraverso le principali manifestazioni di sé.

E’ interessante, no?

Allora condividiamo le informazioni e le esperienze.
Vedremo:

  • Per prima cosa le diverse ferite
  • Poi i temi possibili e come uscirne
  • Come riconoscere i momenti di ritiro e trasformarli
  • Ma soprattutto sperimenteremo in che modo intraprendere e ritrovare ogni volta la strada della propria Evoluzione.

 

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