Accettazione Incondizionata: 20. Che Cossé l’Amor… Noi Continuiamo a Farci Ciò che ci Facevano da Bambini

 

“…Chiedilo al vento
Alla guardarobiera nera
E al suo romanzo rosa…”

La Cosa funziona così. Tu arrivi e il terapeuta, cioè io, ti fa mettere in una posizione di raccoglimento a concentrarti su una situazione relazionale che -in questo periodo- ti mette a disagio, ti blocca, ti rende ansioso.

La seduta è di quelle di gruppo, l’ora è tarda. Qualcuno questa sera non ce l’ha fatta ad arrivare e nei giorni a venire penserò a lungo a come avrebbe potuto cambiare il corso della vita degli assenti. Fino a questo punto? Fino a questo punto.

Per fortuna lo spazio è accogliente, il gruppo già abbastanza consolidato.

Poi il Vinicio Capossela dei terapeuti bioenergetici ti chiede di immaginare che questi sentimenti di preoccupazione, di impasse, della situazione a cui stai pensando, si materializzino di fronte a te in un altro te stesso che abbia qualche forma, non necessariamente simile a quella reale. E’ la rappresentazione della nostra parte Ombra.

C’è chi allora vede se stesso ipocrita, che non può dire la verità; oppure chi si sente di avere dentro di sé un se stesso non considerato, non degno; oppure solo, tristissimo, inconsolabile. Un altro dei presenti si vede talmente impaurito da rappresentarsi congelato.

Ci si mette a questo punto in coppia e si chiede al compagno di dirci le frasi che ci dicono o dicevano i nostri interlocutori in queste situazioni rappresentate e che risuonano più profonde per noi.

Con passaggi successivi e con l’aiuto di tutti gli altri si trovano le affermazioni più risonanti emotivamente, più vere in profondità, “da una vita”, per noi. Si disvela così un mondo interiore presentissimo, il quale si mostra per quello che è: una grande verità per noi, per la nostra famiglia, ma una grande bugia in assoluto, oggi, nel momento in cui la confidiamo ad altri. Non più attuale, non più bloccante…

Segue allora un giro in cui ciascuno dice ad ognuno dei presenti qual è la verità che ha sempre sentito dentro ma che adesso è così tanto incongruente.

Funziona proprio così. Noi continuiamo a farci ciò che ci hanno fatto da bambini. Né più né meno.

Floriana non si è mai sentita considerata. Non mi convincerai mai, sembra dirgli ogni volta il suo interlocutore, chiunque esso sia. Io non ti ascolto nemmeno. Tu non vali neanche la pena. Fai come vuoi. Di’ quello che voi, tu per me non esisti.

E lei sa benissimo da chi deriva questa origine di tutte le non considerazioni: dalla sua figura primaria maschile. Precisiamo quindi ancora di più che cosa sente dentro lei nella sua essenza. E alla fine invitiamo Floriana ad alzarsi, ad andare da ciascuno dei presenti e a ripetere ogni volta l’affermazione che sente più vera dentro di sé e che ha determinato così tanto la propria vita: io se entro in relazione profonda, intima, con te, tu non mi consideri neanche. Io non ho diritto di parola, di rispetto, di facilità, semplicità, piacere, soddisfazione, intesa, con te. E tu sei l’amore primario, per me… quindi gli affetti, ma anche l’autostima, il lavoro, la sicurezza.

“Che cossè l’amor
Chiedilo al vento
Che sferza il suo lamento sulla ghiaia
Del viale del tramonto
All’amaca gelata
Che ha perso il suo gazebo
Guaire alla stagione andata
All’ombra del lampione Sans Souci”

 

La persona che ascolta può reagire di conseguenza e chiedere: perché? Oppure rispondere ciò che sente: che non è vero, ad esempio, o che a lui fa piacere il contrario: sentire che lei si esprima, che provi soddisfazione e piacere.

Nell’aria è come se qualcosa si sciogliesse. Floriana vede passare di fronte a sé la sua vita: in tre parole tratteggia i cardini della sua esistenza: insoddisfazioni nelle relazioni affettive, esperienze e studi notevoli senza ancora sentire la dignità di poter essere considerata professionalmente; ci fa percepire le continue difficoltà che ha provato in situazioni in cui non si è sentita ascoltata, riconosciuta, certa di poter essere sé. E adesso sa, sente, che non è questa l’unica verità della propria esistenza. Da oggi, lucidamente, sa perché e può finalmente cambiare strada.

Il calvo, cioè io, chiude alla fine della serata la porta a vetri dello studio con le solite tre mandate. Ma lo studio questa sera non è chiuso dentro di me. Cammino lentamente con una canzone che continua a risuonare nella testa insieme al coraggio di Giordano nel poter dire finalmente tutto ciò che prova senza che l’altro vada via. E può lasciarsi andare finalmente in situazioni in cui c’è qualcuno che apprezzi la sua sincerità, le sue emozioni, qualsiasi esse siano…

La voce di Enrico invece mi accompagna a casa, dentro di me, con le sue frasi esistenziali: se entro in relazione intima con te, io non posso vivere perché ho troppa paura, ma da oggi, anziché fuggire, posso sentirlo, saperlo, comunicarlo ed esplorare questa paura, sentendo quanto sia proprio lei in realtà, la paura, la chiave della mia sensibilità, emotività, relazione, soddisfazione. E vuoi farlo? Certo, aveva risposto lui con un sorriso: certo che voglio farlo.

Mangio qualcosa con la presenza virtuale di Sergio, che continua a dire dentro di me: se entro in relazione intima, profonda con te, che sei l’ “altro”, tu letteralmente non ci sei, ti sottrai, mi colpevolizzi, mi fai sentire malato, inadeguato, mi fai sentire che non merito. E io oggi mi sento solo, solissimo. Perché l’ho subìto? Non voglio più. Lo accetto come parte della mia storia, ma basta, basta, basta…

E vado a letto ripetendomi quanto sia stupefacente: noi continuiamo a farci quello che ci hanno fatto da bambini. Sergio si somministra Solitudine; Enrico Isolamento e fuga; Giordano il divieto di essere sincero; Floriana nessuna considerazione di sé.

Ma da oggi forse no, da oggi no, da oggi no, mi dico sorridendo mentre precipito nel sonno, sfinito, con la stessa canzone nella testa.

 “Ahi, permette, signorina…!?
Sono il re della cantina…!
(…)

Se questa è la miseria
Mi ci tuffo, con dignità da Rey…!”

Vinicio Capossela

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Riepilogo:

One thought on “Accettazione Incondizionata: 20. Che Cossé l’Amor… Noi Continuiamo a Farci Ciò che ci Facevano da Bambini

  1. Grazie Marco è bellissima!!!…

    Mi sono ricosciuto perfettamente…..pensa che il nome Sergio era quello da piccolini io e mio fratello davamo per gioco prendendo in giro il mio Papà. Aveva un pancione grande come se fosse in attesa di un bimbo… un buffo fratellino di fantasia dal nome Sergio!

    Mercì
    “Sergio”

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