Evoluzione: Domani?

 

 

 

 

Tra i cambiamenti di 30 giorni, ormai sono diverse settimane che ho il post-it “Domani?” sullo specchio del bagno.

Serve per non perdermi tra i mille impegni. Nel senso di non perdere l’orientamento…

Che cosa è più importante per me domani? Cosa mi stimola di domani? Che senso ha la giornata di domani per me? Solo un obiettivo di lavoro, pratico e concreto? Sicuro? Mi basta?

E’ importante poiché prima o poi succede di sentirsi smarriti, distratti, impantanati. E sin qui, nessun problema, capita. Diventa invece un tema importante quando questo stato si protrae. E capita anche questo, purtroppo.

E allora, che fare?

Cosa facciamo tutti? Ci ri-diciamo ogni volta che dobbiamo ri-mettere in carreggiata la macchina, dedicarci a ciò che è veramente importante, trovare il tempo, negoziare sulle priorità, in una parola: occuparci di più di noi stessi.

E cos’è che non funziona? Che per farlo, usiamo di solito la volontà, solo e nient’altro che la volontà, anche quando poi scopriamo che da sola non funziona, non basta. E ci ritroviamo a perderci di nuovo.

Possiamo allora utilizzare una delle poche “utility” che conosciamo:

scriverci le cose….

Ma tutti si scrivono le cose! Le liste degli impegni, delle incombenze! Certo! Pochi invece le utilizzano per i 2 motivi per cui sono davvero efficaci: domande e risposte. Perché coinvolgono l’unica funzione determinante che abbiamo: le emozioni.

Scrivendoci le domande possiamo capire se ci sono blocchi più forti della nostra volontà e che cosa poter fare (Qual è il vero problema? Perché non riesco a fare questa benedetta telefonata?).

Altre domande possibili, usate da me e da persone che incontro:

  • Sì, ma perché?
  • E’ necessario?
  • Che cos’è veramente importante?
  • C’è qualcosa di più?
  • Sì, ma concretamente?
  • Ma lo Voglio davvero?
  • E’ Utile?
  • Che aspetti?
  • Da chi aspetto il permesso?
  • Ne ho bisogno?
  • Ma prima, per me, cosa c’è?
  • Sono Felice?
  • Rimandare? Ancora?
  • Sì, ma sinceramente?
  • Mi soddisfa?
  • Ma ti interessa?
  • Che cosa mi piace di più?
  • Cambiare? Che Cosa?
  • Perché (non) mollo?
  • Ne vale la pena?
  • Che cosa sto di nuovo cercando che non troverò?

 

Come vedete, le domande sono universali e comuni allo stesso tempo… devono esserlo, perché noi quello siamo: comuni e universali allo stesso tempo.

Le risposte invece, sono molto specifiche. Perché sono molto personali e noi sempre quello siamo: così tanto avvitati sulle nostre problematiche da non vedere al di là del nostro ombelico…

Quando ho iniziato a lavorare in Azienda, ho imparato che non siamo pagati per ricordarci il da farsi, bensì per scrivercelo e poi portare a compimento una marea di check-list. Quante volte ci siamo detti: se non me lo scrivo…

Ma “Domani?” -o altro che ci preme di più- serve soprattutto a tracciare il solco, a vedere qual è la vera direzione dove sto andando, a chiedermi allora: è proprio questo ciò che voglio fare, essere, comportarmi, per ricordarmi di questo periodo? Oppure mi sto perdendo? E fino a che punto?

In questo senso, “domani” assume sfumature e significati più speculari: perché mi alzo, all’interno del grande progetto di vita di questo periodo? Per deviare da esso, anche solo per un giorno, perché sono pieno di impegni? Sicuro? E’ solo questo il motivo? E se per troppi giorni vado “di deriva”, di lato? E se sono mesi, se è una vita che “scarlìgo”, come ho sentito dire in questa benedetta terra lombarda?

Per quanto riguarda miei personalissimi perché, mi aiuta molto vedere filmati come questo: http://www.ted.com/talks/lang/it/ben_saunders_why_bother_leaving_the_house.html

Visto? Se tentate un’impresa coinvolgente (qualsiasi essa sia, nel nostro piccolo va benissimo!), tutto il resto appare più pulito, le menate, le pigrizie e le cose meno importanti vengono subito scavalcate e ci perdiamo di meno… questa è la verità!

Ma se praticate una meditazione o esercizi di bioenergetica o riflessioni serali, se amate correre o nuotare oppure ancora se siete pendolari e potete preparare il da farsi durante il viaggio, significa anche sintonizzarsi con il bilancio della giornata che inizia o finisce.

Attenzione però, lo facciamo già. C’è un aspetto molto importante che non curiamo mai e che invece è cruciale. Quello che non si fa, è porsi domande rispetto al piacere, alla soddisfazione, al senso e significato dell’esistenza! Alla progressione, evoluzione, crescita di se stessi.

Non funziona invece se “travasiamo” nelle domande lo stesso spirito iper-razionale o di senso del dovere del lavoro. Se la domanda mi angoscia, e diventa l’ennesima to-do-list, mi mostra qual è il vero problema: sono diventato una macchina lavorativa che non riesce a dedicarsi alle cose più importanti: personali, emotive, spirituali.

Se ad esempio alla domanda “perché mi alzo domani” la risposta continua è “perché devo pagare le bollette!”, allora l’alternativa può essere: certo, ma pagare le bollette serve a…? E questa seconda ragione serve a…? E così via…

E se solo alla fine emerge che la mia vita in questo periodo è solo un dover arrivare a fine mese per far fronte ai pagamenti, allora emerge il valore aggiunto prezioso di questa sana abitudine: qual è il senso di tutto ciò? Posso passare una vita a pagare le bollette, senza poter respirare, mai? E questo come mi fa sentire? Quali emozioni sento davvero in profondità?

Occupiamoci quindi delle nostre paure, tristezze, gioie e rabbie; eleviamo lo spirito un po’ più in alto, giorno dopo giorno, dalle incombenze quotidiane: questo è lo scopo di tutta la faccenda. Porsi delle domande è un momento per pulire, respirare, massaggiarsi l’anima.

Il principio che funziona in questa nuova abitudine ormai lo conosciamo: è lo stesso del cambiamento di 30 giorni; si cambia davvero solo se leghiamo il cambiamento a piccoli mutamenti di abitudini sostenibili e legati al piacere e alle emozioni, altrimenti, solo con la volontà non si arriva da nessuna parte in modo consolidato.

Partire dalle risposte, invece, è tutt’altra storia, con risultati ancor più inaspettati e sorprendenti. Da quando anni fa ho compreso questa fondamentale distinzione sull’utilità dello scrivere, ho instaurato una sorta di Post-it terapia, consegnando ai clienti le frasi più importanti dette da loro quel giorno, durante il nostro incontro: le risposte, appunto (con molta attenzione al tipo di problematica e allo stadio del percorso che la persona sta attraversando. E’ uno strumento specifico del counseling e non della terapia).

Anzi, alcuni citano i post-it più significativi per l’esperienza positiva che ne è poi scaturita, in modo da avere chiari esempi di come leggere se stessi e i propri auto-inganni…

Vi rappresento solo un caso, significativo, tra i tanti…

Quello che segue è l’ordine dei post scritti in successione in una seduta. Come vedete, c’è sempre una risposta più profonda, importante, che mano a mano esce fuori e illumina il vero senso dei nostri comportamenti:

Mi metto sempre nei casini…
– perché è un gioco: così mi sento diversa, più stimolata
– per una continua richiesta di attenzione che però non arriva mai
– per distruggere tutto, me e gli altri
– per poter dire alla fine che è colpa degli altri
– per vivere nel falso: così è sempre colpa degli altri
– per non prendermi la responsabilità del mio star bene
– posso invece smetterla di cercare fuori da me
– ho bisogno di riprendermi completamente la mia vita
– voglio cambiare abitudini, trovare idee e azioni più costruttive

 

Quindi, ricapitolando… scriversi le cose va nei due sensi: chiedere da un lato e vedere poi che risposte ci sono. Oppure vedere che risposte ci sono in profondità e chiedersi: e adesso che fare, visto ciò che sento dentro? Che domanda mi devo porre se “mi ri-trovo sempre negli stessi casini”?!

E tutto va avanti fino a quando i due percorsi si incrociano: cercando di dare risposte a domande importanti, mi accorgo che una frase appuntata tempo prima, ora assume un senso inaspettato e illuminante. Se ad esempio seguiamo il caso appena descritto:, la constatazione potrebbe essere:

“Domani? – Domani non voglio sentirmi dispersa come oggi, a cercare riconoscimenti stupidi, idioti, vergognosi! Invece ce l’ho scritto da tempo che voglio cambiare abitudini, idee, azioni e renderle più costruttive!”.

E tutto ciò viene provocato dalla scrittura. E succede in modo fulmineo, ma non al ritmo e con la frenesia del lavoro, ecco la differenza.

Noi viviamo ai ritmi che il lavoro ci impone, ma possiamo scriverci le cose per noi.

D’altra parte, anche l’ora d’incontro con un counselor o un terapeuta è molto breve, pertanto è bene sfruttare il vantaggio della velocità: andare al punto in modo essenziale, sorprendendoci con un aspetto in evidenza che altrimenti non avremmo notato.

Tra l’altro, tutto questo circolare di fogli di carta è nato ovviamente prima di facebook, che io non frequento nemmeno tanto… ma so che comunque mettere un post, postare, è un termine ormai in grande uso soprattutto tra i giovani, perché comunque è al passo con i tempi: immediato e veloce.

Allora? Magari qualcuno si inventerà un’App, con le domande fondamentali per la nostra esistenza…

Alcuni inconvenienti spassosi e difficoltà varie da superare: chi usa il nostro bagno, legge la stessa frase appesa sullo specchio, certo… Ma perché questo deve fargli male? Anzi, instaura una possibilità di dialogo anche questo favorito, inaspettato, fertilissimo.

Una persona a me cara si è sentita dire dal partner, dopo la scoperta sullo specchio di un post-it: “ah, ma allora… qualche abbaglio di riflessione si agita ancora dentro di te!”.

Alcuni hanno il cruscotto dell’auto o lo specchio del bagno pieno di post-it e allora occorre fare delle scelte, altrimenti chi sale in macchina o ci chiede di andare in bagno, esce e non torna più.

Per cui, esistono ingegnosi trucchi di archiviazione dei post-it: so di persone che se malauguratamente aprissero il portafoglio o l’agenda davanti ai clienti, svelerebbero pacchi gialli di frasi scritte in successione…

Una volta, il furto del portafogli ha lasciato in lacrime una persona a me cara: “c’erano tanti soldi?” -le hanno chiesto…? “No, c’erano i post-it!…”.

Ricapitolando, è chiaro lo scopo? Per chi vale la pena fare delle check-list se non per noi? Vogliamo una buona volta rimettere noi stessi al centro della nostra vita? Oppure vogliamo continuare a scorrere liste infinite di cose da fare per lavoro, per gli altri, per galleggiare, sperando un giorno di poterci ricavare del tempo per noi? Se non ci appuntiamo di prenderci del tempo per fare quella cosa importante, come faremo a ricordarcelo?

Provate: dà una motivazione inaspettata. Quando arrivate a rispondervi: mi alzo domani perché non vedo l’ora di fare proprio quella cosa, allora avete scoperto il segreto di tutta la faccenda.

Una variante molto efficace che usiamo da qualche mese è segnarsi 3 cose belle di questa giornata. E a margine 3 cose passabili: Provateci. Succederanno in pochi giorni due grandi evoluzioni: inizierete a sentire di poterle produrre voi, ogni giorno, le 3 cose belle. E le passabili diventeranno sempre più belle o non degne di nota. Alla fine, l’importante è smetterla di sentire che il contenitore è sempre più importante del contenuto, che siamo noi!

Alle prossime domande… e risposte!

Lo so! E se poi scopro che non sono per niente motivato? Che non ce la faccio, che per me non funziona? Ma allora! Volete bloccarvi in eterno?! Se nessuno vi dice niente, non sapete come fare e quindi non fate… se qualcuno invece vi dice come provare, allora non va bene lo stesso per non scoprire chi siete realmente… Insomma!… il tema più grande è affrontare la paura di riprendersi PROPRIO DOMANI la propria vita e capire chi siamo in profondità. Tutto qui. Una volta fatto questo, il resto val bene una lista. Provate, scrivete! Come diceva Massimo Troisi: “…che ve cuoste?!”.

Di seguito, alcune risposte che mi sono dato in questi 30 giorni.

 

Domani?

(NB: abituandoti all’esperienza giorno dopo giorno, il motivo ti si chiarisce e diventa molto più motivante, determinante, incisivo).

Per farmi quel preciso regalo (e che senso ha per te, più in generale, pirla)?

Non vedo l’ora di provare questo nuovo modo di aiutare quella specifica persona.

Per mettere giù quegli appunti (che mi chiariscano quel tema specifico)

Per continuare a stare nell’idea di abbondanza

Per ritrovare la stessa atmosfera di gioia che ho provato oggi

Perché posso alzarmi con pieno entusiasmo, smettendo di essere troppo costretto. Basta con il dirmi che mi sento sacrificato!

Perché oggi non sono riuscito e non va bene. Mi sono lasciato prendere dalle solite dispersioni.

 

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