I Paradossi degli Esercizi Bioenergetici

 

 

 

 

Le Sessioni di Esercizi Bioenergetici non sono altro che una serie di azioni che vanno in direzione contraria a ciò che facciamo normalmente.

Una situazione ci opprime? Per esempio una condizione di lavoro (o di non lavoro)? Vorremmo scappare, andare via?

Di solito, non lo possiamo fare, almeno nella stragrande maggioranza di casi.

Quindi irrigidiamo, stereotipiamo, polarizziamo la nostra vita in due modi esistenziali:

a)            sopportazione della situazione, aspettando che arrivi sera e finisca;
b)            e fuga, appena possiamo, nella fantasia prima -e nei nostri spazi, poi.

Negli esercizi di carica e scarica, ci mettiamo in una posizione bioenergetica. E’ scomoda, ci pone a contatto con una difficoltà, allo stesso modo della situazione di lavoro appena ricordata.

Sentiamo chiaramente, corporalmente, che vogliamo risalire, uscire dalla posizione. E sentiamo bene -questa volta nel corpo e nelle emozioni- quanto è difficile per noi stare nell’esercizio. E percepiamo egualmente la voglia di fuggire.

Ora, se non fuggiamo, se non usciamo dall’esercizio, si verifica un fenomeno paradossale, appunto: si apre una terza possibilità: la verità. Vale a dire che questa non è una posizione così scomoda. Piano piano ci possiamo:

  • respirare dentro
  • rilassare i muscoli non necessari per quella posizione
  • sciogliere alcune tensioni croniche

E così facendo, scopriamo qualcosa di fondamentale per il nostro benessere: quella situazione di lavoro (o personale) ci ha resi bloccati nel corpo e nello spirito. E quindi, sia a livello mentale che fisico, ormai non vediamo che contrapposizioni continue tra due parti: sacrificio e sollievo.

Mentre esiste una terza posizione di vita: va tutto bene, posso respirare bene, pienamente, far fluire tutto il respiro, l’energia, e sentirmi finalmente rigenerato, pieno, di nuovo vitale. Proprio grazie a situazioni che mi mettano alla prova. Ciò mi provoca un’improvvisa iniezione di fiducia e vitalità.

Altri paradossi: spesso, negli esercizi, NON ci mettiamo tutto noi stessi, ci risparmiamo, proprio come possiamo risparmiarci sul lavoro, per tirare a campare, se persiste una’atmosfera stressante.

Allora, il paradosso, in questo caso, è aprirsi con tutto il nostro essere agli esercizi, senza più freno a mano.

Per esempio: spingere nel pavimento con un piede in una posizione in cui l’arto sente in un primo tempo dolore, ci fa affrontare un altro paradosso: come posso far forza nonostante il dolore? Se io vado al di là di questa domanda, il corpo risolve da sé questo ennesimo paradosso.

Se infatti continuiamo a spingere nonostante il dolore:

  • la pena diminuisce
  • il sangue fluisce di più
  • e con esso la fluidità e l’energia.

E non solo l’esercizio non è più penoso ma, al termine, ci sentiamo rigenerati, come se quella parte del corpo si fosse in qualche modo sanata, risolta (!), insieme allo scioglimento della tensione.

E scopriamo così che ogni dolore corporeo che sentiamo durante gli esercizi, si produce perché andiamo a stuzzicare le tensioni momentanee o croniche che siano; le staniamo e le mettiamo alla prova, fino a quando:

1)            qualcosa dentro di noi non molli
2)            una battaglia tra parti di noi non finisca
3)            una tensione non si allenti
4)            non ci sia una pace interiore e un’accettazione, che è la sensazione che ci portiamo a casa dopo una sessione.

Beninteso, non sempre c’è dolore, ma immediato piacere e scioglimento. Dipende dal livello di tensione corporea che stiamo vivendo in questo periodo.

Di solito, l’aspetto stupefacente è che le tensioni, per ciascuno di noi, sono tipiche di alcune zone del corpo, quindi ricorrenti: le gambe, il petto, le spalle, il diaframma, il bacino, il collo.

Ciò si verifica poiché il nostro modo di accumulare stress è indirizzato dall’atteggiamento caratteriale. A prescindere dal fatto che io abbia un problema professionale o affettivo, o una mia personale indecisione e così via, gestisco il mio stress accumulando tensione sempre nelle stesse forme e nelle stesse zone del corpo.

Dare tutto se stessi, pertanto, non risparmiarsi più, è una delle chiavi per riavere un “rimbalzo” di energia notevole che si presenta come un’altra scoperta: più mi apro fisicamente ed emotivamente –più vado in profondità e senza risparmiarmi- e più al termine mi ritorna energia, pienezza, apertura, comunicazione, accettazione, pace.

Noi siamo fiammelle e possiamo accenderne milioni di altre senza consumarci, bensì ogni volta più vivide.

E di settimana in settimana, di esercizio in esercizio, imparo un’altra verità notevole:

a)            nonostante il periodo stressante io posso staccare completamente il filo tormentoso dei pensieri
b)            aprirmi alle difficoltà
c)            evitare così di chiudermi, di andare in riserva, di perdere continuità

poiché se lo faccio, se mi chiudo, e mi trascino, proprio questa situazione di stress contingente diventa cronica e io mi impoverisco fisicamente e psicologicamente.

Al contrario, oggi, proprio oggi, può essere il giorno più bello della mia vita e non sarà una piccola o grande difficoltà a farmi chiudere al mondo.

Tanto più che –se mi chiudo- l’esperienza ci dice che proprio quel problema non si risolverà.

E allora capisco: è molto più importante per me non barricarmi di fronte alle difficoltà, perché solo così queste si risolvono e anzi: a lungo andare cessano proprio sul nascere, di diventare problemi insormontabili.

 

Guarda il video: L’esperienza Bioenergetica

 

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