I Quattro Pilastri (Articolo Completo)

 

Uno dei miei maestri mi disse un giorno che per star bene occorre curare 3 cose nella vita.

In realtà, per me -nella mia pratica terapeutica- sono poi diventate 4 e si sono trasformate in una vera e propria legge, principio o regola che sia, che riguarda i Quattro Pilastri del Benessere che occorre curare / mettere a posto / risolvere.

 

Mi è stato molto utile questo schema quindi ve lo ripropongo.

Non c’è una gerarchia o un ordine d’importanza da rispettare. E’ come un mosaico, dove le 4 tessere si adattano a seconda di come modelliamo ciascuna di esse

Perché pilastri?

Perché se in ciascuno di questi ambiti fossimo sostenuti dalle scelte fatte, la nostra vita potrebbe essere:

  • fluida e profonda
  • leggera e abbondante
  • basata su solide fondamenta.

Viceversa, se non siamo allineati in uno di essi, ad esempio il lavoro, sono proprio gli altri pilastri che possono supportarci.

Per questo sono preziosi: noi usiamo “parti” della nostra vita per consolarci, compensare le insoddisfazioni e arrivare a sufficienza.

Mentre la loro conoscenza ci permette una reale sinergia per il benessere “al di sopra dell’accontentarsi”.

 

1. Per star bene occorre curare / mettere a posto / risolvere: 

  1. I Blocchi Emotivi eventuali (i limiti eccessivi / disfunzioni / impossibilità) derivanti dalla famiglia d’origine che ancora agiscono dentro di noi
  2. Gli Affetti di oggi che più realizzino il nostro essere adulti
  3. Il Lavoro che più ci permetta di vivere appieno il potenziale e affermi il nostro scopo primario nella vita
  4. Il Luogo/Casa/Città dove scegliamo di vivere che ci soddisfi profondamente.

 

Il mio maestro non citava il 1° punto, legato alle influenze, blocchi e permessi della nostra famiglia d’origine. Lo inseriva nel secondo, negli affetti, in modo più generale.

A mio avviso è invece opportuno metterlo in buon’evidenza, perché ogni crescita, non solo l’analisi, parte da lì e ci riporta lì.
E non serve far confluire tutto negli affetti perché vivere le relazioni in modo maturo vuol dire aver risolto gli influssi della famiglia che ci ha cresciuti.

Anzi, una delle radici più importanti del nostro benessere risiede proprio nel non far confusione tra:

  • ciò che è proprio del mio rapporto affettivo di oggi
  • e ciò che invece non so gestire delle discussioni con mia moglie perché non lo so fare da sempre.

Per questo è molto interessante scoprire che c’è una relazione profonda, paradossale, tra il raggiungimento del benessere in ciascun pilastro, e quello corrispondente negli altri. Infatti:

 

  1. non è possibile raggiungere alcun risultato “alto” in uno di essi, se gli altri 3 non ce lo permettono.

Vale a dire che vige un principio di coerenza: non accettiamo troppe differenze di soddisfazione tra pilastri. Quando avvertiamo una profonda sofferenza è proprio perché c’è un disallineamento: ad esempio nel caso in cui il lavoro vada bene, molto bene, ma ci sentiamo incredibilmente soli, tra superlavoro e insoddisfazione nella vita privata.

In un altro ambito, con la moglie che ho e il rapporto che ho scelto, mi posso permettere solo certe possibilità nelle relazioni con la mia famiglia d’origine. E Dio sa quanti strappi ci sono tra madri e sorelle contro mogli o mariti che avvelenano le nostre esistenze, anche se qui stiamo parlando delle antiche influenze dentro di noi, per come ce la rappresentiamo interiormente, da una vita.

Ma lo studio dove lavoro è attraversato da racconti quotidiani di tensioni tra genitori e affetti attuali, in modo francamente esorbitante e confuso, totalmente improvvisato. Per questo è importante fare chiarezza.

A volte, risolto un equilibrio (dentro di noi!) con la famiglia nella quale siamo cresciuti, possiamo finalmente sbloccare anche una situazione di coppia che ci rende ansiosi e preoccupati da anni (decenni!).

E così la casa. Quante battaglie, personali e familiari, per vivere decentemente nel posto dove vogliamo…?
E il luogo?

  • Andare a vivere Fuori Milano?
  • Londra, O al mare?
  • Quante discussioni?
  • Interiori o di coppia?
  • Che senso ha questa decisione?
  • Siamo sicuri?

 

Ecco, quando ci sentiamo così impreparati di fronte a certe scelte è proprio perché nessuno ci ha parlato dei collegamenti, delle priorità e delle leggi dei pilatri.

Sapere che c’è un intero sistema che va considerato, aiuta; diamine, se aiuta! E va approfondito nelle sue relazioni “a mosaico” con le tessere che si adattano l’un l’altra.

E poi migliorando ogni aspetto, singolarmente.

 

 3. Occorre comunque forzare e spendere tutte le energie possibili per raggiungere livelli ancora più alti di soddisfazione in ciascun pilastro.

E presto ci rendiamo conto che c’è un paradosso che rischia di confonderci: occorre comunque forzare ciascun pilastro.

Poiché solo questo fa in modo che –dopo una certa soglia- tutto si equipari all’istante ad un livello superiore di soddisfazione, rivelando ciò che fino ad un minuto prima non sembrava realizzabile:

  • andare a vivere al mare
  • sposarsi
  • fare un bambino
  • oppure separarsi
  • o cambiare lavoro
  • ecc.

Questo accade poiché a differenza delle leggi della statica delle costruzioni e delle dinamiche del cemento armato, la nostra energia è un concetto molto più potente e permette di allargare, irrobustire, rendere più flessibile ogni pilastro.

Un esempio efficace è l’innamoramento inaspettato e corrisposto, che ci riporta ad “allora tutto è possibile”: se la mia amata c’è finalmente, se la sento ad ogni ora del giorno e della notte, allora mi dico che posso fare tutto, ma tutto-tutto: cambiare città, paese, lavoro, interrompere gli studi e chissà cos’altro. Perché è questo amore che ridefinisce gli altri pilastri e li fa adeguare in un sol colpo. Quindi, magari, nella diatriba tra i miei e il mio partner, io ripropongo con tutto me stesso il mio nuovo amore, SCELGO, costi quello che costi,

Riprendendo invece l’esempio di prima, se soltanto il lavoro va bene, ma gli altri ambiti no, noi che cosa facciamo? Diminuiamo il lavoro, apriamo magari una crisi, dichiariamo uno stato di emergenza, oppure lo fa il nostro corpo, ammalandosi; mentre -se lavoro tantissime ore e questo mi stressa e mi fa sentire solo- non è solo diminuendo il lavoro che tutto si aggiusta perché poi mi viene a mancare l’unica certezza che ho al momento.

E’ solo la consapevolezza che esistono priorità personali da rispettare che ci può far fare quel passo risolutore in più. Noi lo facciamo certo, ma senza gli strumenti adeguati, come spesso accade.

Se lavoro troppo per troppo tempo, non ho che da forzare l’attenzione e il tempo verso gli altri pilastri, non c’è altra soluzione.

Ma noi non lo vogliamo accettare e ci comportiamo sempre secondo volontà, e cerchiamo di cambiare l’universo pur di non fare ciò che ci risulta fastidioso.

Ma non vi è mai capitato?

  • Di non saper smettere di credere che il lavoro è la nostra missione mentre a volte ci uccide e compromette rapporti e salute?
  • Di non far altro che accusare la nostra relazione attuale del nostro disagio mentre sappiamo benissimo che molto deriva sul nostro difetto atavico su cui non vogliamo mai deciderci a lavorare… ?
  • Di non riuscire ad ascoltare chi ci dice che non sappiamo far altro che mettere avanti sempre le stesse priorità? Mentre dovremmo essere più completi, adulti, maturi e non ossessivamente sempre uguali.
  • Di non chiederci nemmeno più che cosa vogliamo davvero e che cosa è più importante per noi, mentre corriamo a duecento all’ora verso l’ennesimo impegno successivo senza più sapere perché?

 

Un esempio comune è rappresentato da chi vuole raggiungere un risultato nel lavoro e per questo è in grado –a tempo!- di sacrificare tutto per realizzare il proprio potenziale professionale. Se ci pensate lo facciamo tutti, soprattutto da giovani.

Le parabole più famose sono quelle artistiche o sportive: do tutto alla mia passione e poi, quando sarò affermato, mi dedicherò al momento giusto a tutto il resto: amore, casa, famiglia, bambini, ecc.

Ma ciò comporta sacrfici spesso insopportabili per tutti coloro che hanno lasciato ogni certezza per il lavoro, dai minatori in Belgio di tanti anni fa, alla stragrande maggioranza degli abitanti di Milano di oggi. Le famiglie lontane sono un sacrificio comune nell’Italia degli ultimi due secoli.

A Milano oggi il 50,2 dei nuclei familiari è composto da 1 single, l’esatta percentuale di New York, mentre per il resto dell’Italia è del 31%.

Quindi, quando si presenta il problema? Quando questa scelta si protrae per troppo tempo e noi non siamo più giovani e soprattutto ci sentiamo alienati:

  • il lavoro non ci piace così tanto
  • la casa è un adattamento in basso
  • il clima fa schifo
  • le relazioni sono quelle che sono -e ruotano sul lavoro, perché è ciò che facciamo per troppe ore al giorno.

Abbiamo messo la professione al primo posto, ma abbiamo ottenuto in cambio una vita che francamente non vale la pena.

Guardate che questi sono i motivi che ci portano in terapia: ho sacrificato tutto per… (lavoro, amore, famiglia, casa) e adesso, ecco come mi ritrovo…

Mentre, al contrario, se rispettiamo i principi legati a queste fondamenta, allora tutto accade come in una fioritura benefica della nostra vita: la stessa sensazione di quando ci nasce un figlio, che ammanta tutto di un’aura di luce, senso e valore e ci sembra possibile decidere e fare ogni cosa.

E’ proprio un sistema. Che reca in sé l’ennesimo paradosso:

  1. So che devo curarlo in ogni ambito specifico.
  2. Contemporaneamente devo sapere che il sistema non mi permette tante forzature.
  3. E nonostante tutto ciò, devo forzarlo sempre più verso le mie vere priorità
  4. E saper gestire i ri-allineamenti improvvisi dopo aver indirizzato con coraggio la mia vita

 

Per cui, se l’influenza familiare mi ha lasciato ad esempio:

  • una timidezza estrema
  • o un’incapacità di guadagnare denaro con il mio talento
  • o saper dire di no quando serve
  • o saper gestire le difficoltà di una vita di coppia

se non “mi risolvo” in qualche modo, ma mi appoggio ancora a mia madre, (con cui magari ho pure scelto di lavorare…), oltre a far imbestialire mia moglie, farò in modo che anche ognuno degli altri ambiti ne risentirà.

Mentre, prima o poi, visto che siamo umani, ogni pilastro va curato, altrimenti non è facile stare naturalmente bene.

 

  1. Va ricercata prima o poi la soddisfazione specifica in ogni pilastro, soddisfazione che non può essere compensata a lungo dagli altri.

In altre parole, ogni ambito è cruciale, quindi non può esser trascurato a lungo: arriverà a diventare importante per noi dove vivere e in che casa abitare oppure accettare che questo lavoro non ci basti. Se facciamo gli struzzi, qualche scompenso si manifesterà.

E attenzione:

  1. gli scompensi a volte sono notevoli e possono travolgerci
  2. Nessuno ci ha mai avvertiti che occorre dedicere con fermezza e al momento giusto LE PRIORITA’ personali tra i 4 ambiti fondamentali
  3. Nessun Pilastro può essere trascurato a lungo, pena il nsotro benessere.

Ed è proprio questo il motivo di queste note: ci sono moltitudini di allevamenti di struzzi intorno a noi. Perché -se nessuno ne sa niente di come si affrontano questi temi- ciascuno di noi continua a convincersi che questa è la vita …

Il senso prezioso dei pilastri allora non è nella banalita dell’affermazione “per star bene occorre curare quattro noti ambiti primari”.

E’ invece nel suo inverso: “per quanto ci agitiamo e creiamo e pratichiamo il fai da te e facciamo finta di aver compreso tutto e di non aver bisogno di nient’altro…

… non possiamo prescindere mai dal curare il benessere in ciascuno dei quattro fondamenti della nostra esistenza, nessuno escluso”.

E ciò è importante ricordarlo soprattutto perché nessuno ce ne parla (!) e ci dice che cosa è si puo’ ed è necessario fare per occuparci a ragion veduta della costruzione della cattedrale della nostra vita (!!).

Sapete quando si nota che ogni ambito ha bisogno della sua peculiare soddisfazione? Quando incontrate qualcuno che ha fatto di quell’ambito la sua realizzazione:

  • chi si nutre della sua casa meravigliosa
  • qualcuno ad esempio che si illumina quando parla della sua terrazza e “vive” della sua terrazza
  • o della casa-vacanze al mare ecc.; ci si ispira proprio.
  • Oppure del suo cambio di vita per un nuovo lavoro, come è successo a me. Io sono lavoro-specifico e adesso sto diventando anche casa-specifico perché ogni ambito va risolto.
  • E cosa dire di chi si nutre solo d’amore? Beati loro, eh? Eppure…

A volte questi esempi sono positivi e ci sembrano per noi fonte di ispirazione.

Altre volte ci paiono proprio esagerati, dei rifugi veri e propri con comportamenti compensatori e insoddisfacenti, proprio perché in un pilastro solo -la nostra venerata casa, il lavoro a cui ho dedicato la vita, il mio amore meraviglioso- vogliamo esaurire tutto il nostro universo.

Capita di notare abitudini grottesche, che ci balzano subito agli occhi. Altre volte, invece, sentiamo che quella persona, per quell’ambito, ha capito qualcosa di più, e noi ci sentiamo evidentemente un passo indietro e non sappiamo come e perché. E vacci a capire qualcosa…

Ma ci sono per fortuna altre regole ad aiutarci:

 

  1. Non ci può essere confusione tra pilastri.

Marcello ad esempio, aveva investito ogni progetto in un b&b, attraverso il quale avrebbe:

  • risolto i problemi con la moglie, da cui si stava separando;
  • sarebbe andato a vivere fuori Milano proprio per gestire la struttura, con la nuova compagna,
  • la quale non si capiva bene che ruolo avrebbe avuto nel b&b e come avrebbe regolato il proprio attuale lavoro.
  • Infine, in tal modo, Marcello poteva così cambiare anche attività, dopo decenni in cui ormai non sopportava più il proprio mestiere.

Ora, ogni giorno, questo progetto dava a Marcello la benzina per motivarsi ad andare avanti. Quanti siamo a comportarci come lui? Con un progetto appena accennato che ci faccia arrivare a sera con bei pensieri in testa? Milioni!

Ma per Marcello funzionava solo in questo senso poiché era quantomeno poco definito e molto aleatorio, almeno per come ce l’aveva in mente lui. Per questo motivo veniva nel mio studio, me ne parlava ogni settimana, ma non lo realizzava mai, per fortuna.

Ecco, credo che la legge dei 4 pilastri ci aiuti quando sentiamo progetti vitali esposti in modo approssimativo e senza coerenza. E ci possa far dire: attenzione! Stiamo mettendo troppe cose assieme!

Come fare a capirlo? Con il radicamento a terra, ovvio:

 

6. Rispettare il principio di concretezza dei pilastri.

Ogni volta che ci dicono:

  • che la nostra idea non si capisce e non ha elementi concreti
  • o il denaro non quadra
  • oppure non ci sono prove fattive che il progetto funzioni

allora attenzione! Altrimenti ahi-ahi-ahi…!

E che dire delle relazioni affettive improvvise che ci fanno mollare tutto e che invece non quadrano da nessuna parte e chiunque ci conosca ci dice:
“ehi, ci hai pensato bene? A noi –e siamo tanti- ci sembra che non ci siano le condizioni per dire che è vero amore!”.

E noi giù a trovare mille arrampicamenti sugli specchi, pur di vivere a pieno le ultime cartucce di un’infatuazione per la giovinezza più che per la persona scelta.

Occorre al contrario riflettere bene, chiedersi, sviscerare e condividere con altri la scelta e verificare bene quale pilastro venga prima degli altri:


  1. Scegliere il pilastro principale per noi.

Prima o poi chiedersi allora:

  • se devo –ad esempio- scegliere prima il luogo dove vivo e poi il lavoro o viceversa;
  • se è il caso di “mischiare” gli affetti con il lavoro, lavorando con i miei, con la mia nuova compagna oppure con entrambi… (oh mamma!);
  • da quale aspetto ho necessità di cominciare, per il mio benessere, senza compromettere tutto?

Io, se analizzo la mia storia, non avrei realizzato niente di quello che mi fa sentire me stesso, se avessi messo al primo posto la mia città d’origine. Che pure mi manca immensamente.

Sapete quante persone vengono da me per problemi confusionali, tra lavoro, affetti, e famiglia, considerati da loro un tutt’uno? E se succede una discussione, in un’impresa gestita all togheter, “anem’e core”? Ogni ambito, nessuno escluso, ne risente.

E avete idea di quante persone, mettendo avanti ciò che non avrebbero mai dovuto mettere avanti, hanno perso letteralmente il sonno?

Prendiamo ad esempio alcuni casi in cui “per il bene familiare” molti possono ritrovarsi in città o in lavori non scelti.

E sentirsi persi.

E soprattutto senza possibilità di tornare indietro.

Non è vero, per fortuna: conoscendo come funzionano i pilastri, si può sempre rimettere in discussione ogni cosa; ma farlo senza alcuna guida o consapevolezza, a volte può sembrare impossibile, proprio perché riguarda enormi interessi e aspettative.

 

  1. Non è mai il funzionamento pratico e razionale che alimenta ciascun pilastro quanto le implicazioni emotive, profonde e personali che occorre considerare per prime

Se ad esempio è corretto razionalmente effettuare quel passo comprando quella casa, ma io ne ho una paura fottuta, non lo farò oppure lo farò male, standoci peggio e compromettendo altri aspetti: salute, lavoro, relazione intima ecc.
Quindi, quel passo lo devo fare o no?

Il caso di Marta ha rappresentato per me un esempio emblematico: si è fatta venire un tumore anche piuttosto grave al sistema linfatico…

(e se andate a vedere la simbologia della meta-medicina il significato è impressionante…)

…dovuto tutto allo stress enorme a cui si sottoponeva.

Ha così messo in crisi e fatto fallire un’azienda familiare di decine e decine di milioni di euro, per poter finalmente cambiare vita, soddisfatta e rinata. Sì, ma con mezza salute e con la prospettiva che per il resto della sua esistenza avrebbe avuto solo un obiettivo: restare fuori dai casini.

Ecco, se sentite che il pilastro “restare fuori dai casini” non può essere primario nella nostra esistenza, e che non è vita, avete perfettamente ragione. Ciò perché se ci limitiamo fino a questo punto, ritorniamo a fare una confusione enorme e in questo caso anche drammatica: Marta ha invece diritto a tutto, alla completa soddisfazione, pienezza, gioia. Non ad una vita da reduce.

Per cui, Marta avrebbe potuto -come per fortuna sta facendo adesso:

  • dichiarare le sue paure e farsi sostenere
  • sentire la legittimità del costruirsi una vita indipendente dall’attività di famiglia
  • effettuare tutte le legittime comunicazioni necessarie
  • cambiare lavoro
  • lasciare la sua azienda florida in mano a familiari e professionisti capaci
  • e godersi una vita finalmente piena e soddisfatta
  • Uscendo “in alto” dai propri problemi e con la sensazione di salute, abbondanza e prosperità, entusiasmo e vigore.

Come vedete, non c’è una regola, ce ne sono tante. Perciò è bene conoscerle, il più possibile, approfondirle e ragionarci bene su, perché esistono delle priorità e delle alternative su cui a volte ci giochiamo tutto, troppo, in una scelta sola.

Per questo mi fa piacere aver condiviso la semplice legge dei quattro pilastri. A me e a molti miei clienti ha fatto luce sulle strade da percorrere.

 

9. Porsi le giuste domande: Quattro Pilastri Check-List

Allora chiediamoci:

  • Qual è più importante per me in questo momento tra i quattro pilastri?
  • Perché lo è? Lo scrivo con certezza e immediatezza?
  • Suona bene quando ne spiego ad altri l’importanza? E’ convincente e coerente ciò che argomento? Cosa mi dicono gli altri? Mi dicono di No? Quanti sono coloro che mi dicono che non quadra, la maggioranza o la minoranza?
  • Allora, sto ascoltando davvero? Sto facendo attenzione? Oppure non voglio proprio sentire?
  • Insomma, non mi sono mai sentito dire che “tanto ormai hai già deciso! Mi chiedi un parere, ma non vuoi ascoltare nessuna obiezione!”?. Mi sta succedendo proprio in questo caso?
  • Questo passo, questa decisione vitale per me su quali ambiti va ad impattare?
  • Sono troppi? L’avevo considerato? Posso ridurre questi impatti salvando la decisione?
  • Come mi sento ad immaginare il mio progetto ridotto? Meglio, peggio?
  • Dove questa decisione di vita mostra le maggiori critiche, mie o degli altri?
  • Le ho scritte? Provo a rileggerle: che effetto mi fa? Mi aiuta sentirlo?
  • Che cosa desidero dettagliatamente in ciascun pilastro?
  • Che cosa mi dice di più di me rileggendo punto per punto?
  • C’è qualcosa ancora campato per aria? No? Sì? Sicuro?
  • Come si armonizza la mia preferenza con il mio Scopo Primario? (Es. priorità Pilastro Luogo dove vivo con Scopo Primario legato al Lavoro: non è che scegliendo prima di tutto il posto dove vivere, io mi stia dando una colossale zappa sui piedi? E solo in nome del romantico sogno di una casetta nel Chiantishire? (Vale anche nel più modesto Abruzzoshire!).
  • Approfondire lo Scopo Primario in questo senso non fa mai male…L’ho fatto? Ho riempito il questionario sullo Scopo Primario? So almeno che occorre porsi il tema di “che cosa vivo a fare e qual è lo scopo generale della mia vita?”. E questo prima di effettuare decisioni importanti!
    Scarica il Questionario da stampare e riempire su carta
  • Simulazione: –se mi immagino di vivere dopo che ho realizzato la mia scelta di vita- che cosa provo emotivamente in ciascuno degli ambiti rappresentati in ogni pilastro? Che cosa mi raffiguro? Quali immagini interiori? Andrà bene? Andrà male? Perché, sinceramente? Annotiamo anche le sfumature e le emozioni più recondite, poiché alla fine, sono loro che conteranno.
  • Sto facendo confusione tra ambiti diversi? Dove?
  • Posso evitare di mischiare gli ambiti, smetterla di dare priorità razionali che in realtà mi peseranno molto emotivamente? Sono sicuro di stare facendo le giuste distinzioni?
  • Se fossi libero finalmente da influenze e condizionamenti e responsabilità, che cosa diavolo farei? Perché non posso farlo?
  • Oppure, viceversa, sto dando priorità emotive eccessive alle mie scelte, compromettendo con le mie paure, rabbie ecc. ciò che razionalmente sarebbe la cosa sacrosanta da fare e mi farebbe star bene sul serio? (ad es. la paura di fare un bambino / o di separarsi / paura di intraprendere un’attività molto opportuna / paura di accettare un lavoro in un’altra città, quando in realtà il lavoro è tutto ciò che voglio).
  • I 4 Pilastri sono dentro di me legati più ad Abbondanza e Prosperità oppure alla Mancanza magari respirata da piccoli? (Nel caso si voglia approfondire, si può leggere a parte e in un secondo tempo, gli articoli sull’Abbondanza, e il Questionario Mancanza : Abbondanza
  • E farci aiutare, no? Visto che da queste scelte dipendono tutte le situazioni di benessere fondamentali della nostra vita?
  • Chiedere consigli ad un esperto ci pone così in difficoltà? Oppure possiamo concedercelo, vista l’importanza del cambiamento che si prospetta?

 

In conclusione, il principio definitivo che vige su tutta la materia è:

 

  1. Fare sempre di testa propria, ma mai scegliere d’istinto

Parlarne invece sempre molto, ma sul serio però, e in maniera emotiva e profonda. Non semplicemente facendo finta…

E soprattutto, PRIMA di effettuare una scelta importante, sviscerare ogni ambito e mettere in relazione le scelte, le influenze reciproche e principalmente il nostro benessere. Se la scelta che avremmo effettuato istintivamente è quella giusta, riemergerà in tutto il suo vigore, ma sarà molto più -e molto meglio!- messa alla prova, diventando (ora sì!) un vero pilastro della nostra esistenza.

Per scegliere, ad esempio esiste una vera e propria tecnica che pratico da decenni di cui vi parlo in uno scritto a parte, ma che comunque si riassume nello stare almeno 1 giorno e 1 notte con la decisione presa per uno dei 2 poli della scelta vitale per noi (vado a vivere al mare oppure cambio lavoro). E non comuncarlo a nessuno. Simulare però dentro di noi, come se fossimo già in quella vita, che cosa succede e come lo viviamo.

E poi, passo un altro giorno e un’altra notte con la decisione opposta, verso l’altro polo (non vado a vivere al mare, oppure non cambio lavoro). E immediatamente sapremo se dentro di noi, ci sentiamo meglio da un lato o dall’altro. In maniera emotiva e profonda e non solo razionale e mentale. Sapete quante persone ha aiutato questa semplcie tecnica? E quanti disastri ha evitato?

E comunque alla fine, ricordarsi che nessuno ci chiede mai di scegliere di sacrificarci. Spesso capita in terapia:

  • non posso
  • non vogliono
  • non vuole
  • non me lo permettono
  • non me lo posso permettere.

La stragrande maggioranza delle volte è una proiezione su voleri degli altri che in realtà non esistono.
“Ma gliel’hai chiesto alla persona interessata, che cosa ne pensa?”.
“Non mi serve, lo so già”.
Se invece e si va a chiedere alla persona che crediamo ci blocchi, la reazione è quasi sempre sorprendente:
“E chi ti ha detto che non voglio?! A me interessa solo che tu sia soddisfatto, e che non faccia scelte avventate, ma ciò che importante è il tuo bene, che tu sia sicuro, responsabile. Pensi che ti voglia qui con me, insoddisfatto e costretto?!”.

E a posteriori, la massima è sempre vera: meglio fare e pentirsi che non fare e pentirsi. Dopo che glielo abbiamo chiesto, qualcosa si è mosso, quantomeno nella nostra determinazione a fare qualcosa, a smuovere il pantano.

Come tutti, spesso scherziamo sul livello di ciascun ambito o pilastro che sia. Ad esempio definiamo e distinguiamo:

  • una casa Ikea da una casa Cargo (enorme negozio di arredamento di Milano)
  • un amore adolescente da un amore maturo
  • un lavoro appassionato da uno sconfitto

E utilizziamo scale, livelli e attributi di un cinismo impressionante, ma la verità è che spesso vediamo giusto.
Può sembrare stupido e banale, ma abbiamo tutti bisogno di riferimenti. E una casa X, vuol dire una certa affettività e una consapevolezza, e una casa Y, un altro tipo di attenzione, possibilità, investimento ecc.

Ma valutare se qualcuno vive prigioniero in una casa ristrutturata da altri che non gli appartiene, oppure se ha arredato con gusto e con due lire il suo splendido rifugio, sono passatempi che pratichiamo tutti.

Solo che non sono passatempi: è la vita, baby… E’ come un immediato riferimento ai punti cardinali, esattamente come una bussola interiore, emotiva.

E in questi cammini per le nostre selve oscure è utile muoverci su basi più solide e meglio conosciute.

Allora Buen Camino, Peregrino.

 

Solo che non sono passatempi: è la vita, baby… E’ come un immediato riferimento ai punti cardinali, esattamente come una bussola interiore, emotiva.

E in questi cammini per le nostre selve oscure è utile muoverci su basi più solide e meglio conosciute.

Allora Buen Camino, Peregrino.

 

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