Accettazione Incondizionata: 21. Il Mistero di Tir’e Molla

 

 

 

 

 

 

“Tiramolla, figlio del caucciù e della colla”, accompagnato dal maggiordomo Saetta, è un fumetto che ha attraversato l’Italia fin dagli anni cinquanta. Veniva descritto come collerico e intrattabile ma anche profondamente buono, a rappresentare la contraddizione, gli opposti, i paradossi: l’elasticità delle azioni e la rigidità d’animo.

Spesso parlo di “tir’e molla” per esprimere il dilemma di molte persone che “tirano” la loro vita verso ciò che desiderano e “mollano” non appena ci si avvicinano, scappando via con le scuse più assurde.

Quando se ne rendono conto, di solito hanno di fronte due possibilità: diventare cinici, imbruttire (ho in mente alcune ragazze, incredibilmente belle, che preferiscono quasi volontariamente deperire pur di non coltivare più desideri che portano sofferenza…) oppure continuare a cercare fuori di sé, inutilmente, la chiave di tutta la faccenda.

Uno dei sintomi ricorrenti è la mancanza di partner abbastanza cronica o il susseguirsi di storie sempre uguali o l’iscrizione ad attività o sport che durano pochi mesi di interesse per poi scemare e ricominciare altrove.

Sono stanche queste persone, soprattutto quando decidono di rivolgersi a qualcuno per un aiuto. La caratteristica che balza agli occhi, basta che guardiate un attimo in giro e ce ne sono “a mazzi” intorno a noi, è l’ansia. L’ansia di insoddisfazione, di ricerca di una soluzione, di andare da qualche parte, di fare pur di fare, insomma l’ansia, qualcosa che le rode, le agita, le attiva. Ah, di solito sono positive, generose, altruiste. E sono accompagnate da un potenziale notevole, doti spiccate. In sostanza sono quelli/e che “è un peccato che si rovinino la vita così, poiché per il resto, sono davvero preziose”, (non tutte, certo).

Angelo non può non chiedere di andare verso la ricerca di soddisfazione con una donna, di relazioni significative, di qualcuno che gli stia vicino, una partner, una relazione; ma non può che ritrovarsi invariabilmente solo, situazione che alla fine preferisce. Quando lo incontro, una delle caratteristiche che mi colpisce di più è l’enorme investimento di tempo, spazio e denaro che lui mette in campo (come del resto ciascuno degli altri di questa categoria) per agire queste due forze opposte: tirare verso la relazione, far finta che la vogliamo, ma poi infastidirci, averne a noia immediatamente, o averne paura, e fuggire a gambe levate. Angelo è una “testa”, una vera e propria capacità di ragionamento spaventosa. Anche volontà, pre-determinazione, raggiungimento di ciò che si prefigge, fanno impressione. Ciò si esprime dal punto di vista fisico, posturale: cammina incardinato nelle spalle, nella mascella, nel bacino.

Laddove Angelo è una formichina che ha accumulato tanto denaro, Adriana ha una situazione diversa: per lei il tema non è solo la relazione ma soprattutto il denaro, la sussistenza, il successo, l’affermazione professionale.

Il problema di Adriana in una parola è farcela. Qualcuno dei lettori potrebbe notare: ma io ce l’ho tutt’e due questi problemi: relazione e affermazione. Tranquilli (si fa per dire), si possono accompagnare le due dinamiche: “ci sta”, è normale. Adriana ha un notevole talento nel suo lavoro, risolve casi intuitivamente che altri colleghi non potrebbero mai. Eppure, non raccoglie denaro e successo. Vive sempre ai margini della professione che ha scelto. Perciò alterna periodi o letteralmente momenti in cui si angoscia per la mancanza di agio nella vita: la casa, la macchina, le spese; situazioni in cui riesce solo ad attivarsi a vuoto. Viceversa, ha momenti o periodi in cui invece le gira tutto bene, le entra lavoro, contatti, esaltazioni, soddisfazioni personali e professionali.

Ah, sia Angelo che Adriana sono belli, affascinanti, dentro e fuori.

Infine, Carmen: non riesce a fare a meno di avvicinarsi a qualcuno “che mi insegni e mi curi”. Ma così facendo, dipende completamente dall’altro, che quindi va ad assurgere ad un ruolo non naturale, esagerato: Carmen si realizza nell’altro, si annulla in lui, completamente. Arriva a farsi trattare male, ad accettare troppo, a trovarsi con qualcuno problematico che a sua volta scappi volentieri. E quando l’altro scappa via, lei ha l’ennesima conferma, che è lei ad essere sbagliata: non è degna di interesse, non vale niente. Non esiste in quanto essere degno di rispetto.

Se si scava appena un po’, si scopre che ad Angelo hanno rotto enormemente le scatole da bambino, tanto che lui l’intimità non la sopporta proprio e preferisce rifugiarsi nella sua testa; ad Adriana è stato tolto completamente il sostegno, l’affetto, in una fase precoce della sua esistenza, ed è stata lasciata a farcela da sola in situazioni troppo grandi per lei, in cui –oggettivamente- ce l’ha fatta, ma per il rotto della cuffia, con la sensazione che non è facile, per niente facile, vivere. E Carmen è stata sempre trattata come un oggetto senza troppa importanza dalla madre, senza significato se non dipendente dai propri bisogni.

In tutti e tre i casi, quanto ricevuto da bambini, è esattamente ciò che sentono oggi, in misura di 1 a 1. A volte la natura è stupefacente. Per questo rispondo spesso a miei clienti con un’altra domanda: “se non hai un partner o non hai successo nella vita può voler dire che non lo vuoi: te lo se chiesto?”.

Portare alla luce queste dinamiche, giova alla persona in terapia? Madonna se giova. L’unica cosa che chiedono alla vita da decenni, è capirci qualcosa. Come tutti, del resto. Come voi che leggete queste note. Perché già solo il fatto di avere finalmente la sensazione di verità su se stessi è un enorme bacino di sollievo, di benessere, di accettazione di sé.

Per questo dico spesso che la terapia andrebbe somministrata fin dai tempi della scuola, e gratuitamente, a tutti.

Lo so che c’è un’altra domanda che alberga dentro le vostre menti calcolatrici: “sì, va beh, ma quindi? Si cambia?”. Per certi versi completamente sì, si cambia. Per certi versi completamente no, ma ci si accetta moltissimo di più. Per altri versi ancora non c’è alcun motivo di cambiare: si sta nel paradosso, nel tir’e molla, sapendo che è così: “sento le istanze interne, ma le agisco un po’ meno, sempre un po’ meno, fino a cambiare realmente un pezzo importante della mia esistenza.

Ciò che cambia tantissimo è l’agio, la soddisfazione, la soluzione dei problemi in senso biblico, relazionale e di sussistenza e la sensazione che questa vita vada vissuta e con piacere, tanto piacere, a prescindere dal corredo di guai che c’è capitato. Anzi, proprio “grazie” a questi. Paradossale, come al solito, ma molto vero.

Si smettono un sacco di sprechi di forze, di fatica di vivere, e ci si relaziona molto più consapevolmente. Senza più cercare di costruire “un altro se stesso” e una coppia “come dovrebbe essere”, imprese titaniche e fallimentari.

Come dico sempre: la vita ci manda una serie di difficoltà all’unico scopo di selezionare al meglio la specie e procreare individui migliori. Tutto qui. Lamentarsi o fuggire è solo una perdita di forze. Capirsi, accettarsi, risolversi, è il bello della diretta.

Nel frattempo Angelo troverà la sua partner quando si stimerà abbastanza da presentarsi finalmente per quel che è: “io ho una bella testa, ma con un problema di tira e molla con il prossimo: voglio stare con qualcuno ma mantenere anche i miei spazi, la mia casa, la mia indipendenza. Per il resto, sono piacevole, brillante, spiritoso, ironico e bello. Vuoi non stare con me?”. (Anzi, come dice Hugh Grant in “Quattro Matrimoni e Un Funerale”: “Mi vuoi non sposare?”. Non è bellissima la vita quante più contraddizioni esprime?)

Adriana sta già ora vivendo molto di più le sue meravigliose qualità senza dover pagare un prezzo di precarietà per il suo successo e si sente di aver risolto il “Mistero di Tiramolla”: prima faceva un bel passo avanti e subito dopo non poteva fare a meno di far crollare tutto, magari nella stessa giornata. Adesso pensa solo a concentrarsi sulle sue risorse. E lo sente, come sta crescendo la sua vita.

Carmen per adesso sta piangendo molto. Tutte le lacrime che la madre sciagurata le ha fatto accumulare e mai sfogare. Ma la possibilità di poter piangere con un senso, dentro una situazione finalmente riconosciuta, le portano un sollievo, questo sì, che non ha prezzo.

Prossimamente elencherò altri Misteri di Tiramolla e un questionario per capire se anche tu ne hai uno. Un Mistero con tanto caucciù e tanta colla.

 

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