Leggerezza Profonda: 16. Il Posto Nel Mondo

Un paio di giorni fa ho ricevuto la telefonata di Cecilia, emozionata. Erano dieci anni che l’aspettavo.

Ha conosciuto Alberto.

Ma lo conosceva da sempre.

Lo aveva incontrato nella stessa squadra di Basket frequentata da giovani, ma con età diverse, nello stesso quartiere, tra gli stessi amici.

Lei sapeva chi era lui, lui sapeva chi era lei, ma non si erano mai parlati. Hanno abitato la stessa zona da una vita, condiviso senza saperlo amicizie, interessi, persino città d’origine di lui, preferita per le vacanze da lei, senza mai incontrarsi davvero.

Cecilia si commuove fino alle lacrime per la felicità, e non è proprio da lei. Gli stessi gusti –spiega- le stesse preferenze, oltre ad un’attrazione reciproca –carnale, erotica- mai provata e nemmeno immaginata prima.

Da quanto tempo non sentiamo qualcuno piangere di felicità?

Le chiedo: un’ultima prova del nove: ti fa paura? Da morire! -mi risponde-. Vorrei scappare, perché è come una predestinazione. Ma poi so che lui –ora- è il mio posto nel mondo, finalmente.

Il posto nel mondo. Allora non ti resta che rivedere il Film di Amelie, ho scherzato. E lei: è già lì, pronto da rivedere.

Ma come l’ha trovato, Cecilia, come ci è riuscita? E’ solo fortuna? Occorre aspettarlo con pazienza o andarlo a cercare? Cecilia ha fatto qualcosa di speciale?

Domande universali, eh?

Ha fatto qualcosa di molto preciso. Ha lavorato su di Sé, dentro di Sé, per anni. E non per trovare Alberto, ma per trovare se stessa.

Era venuta da me perché insoddisfatta cronica e nel pieno di situazioni affettive e lavorative caotiche, assurde, improbabili e che continuavano a ripetersi. Aveva così iniziato un cammino accidentato e prezioso, maledetto più volte e osannato altrettante, vitale e frustrante insieme. Cammino che l’aveva portata ad abbandonare il lavoro, la città, gli affetti, gli interessi, l’approccio al proprio corpo, le proprie ansie da insoddisfazione, le mancanze.

E –ad ogni uomo- preso, lasciato o perso, ad ogni pioggia battente passata a correre per lavarsi dentro, riflessioni su: se l’emozione per quest’uomo è “sì, ma appena appena…” allora forse in realtà è no.

E lo ripeto ad ognuno in terapia: quando arriva, lo senti, prendi il portafoglio, la tua vita, e la consegni all’amato/a, perché ti fa sentire di più te stesso, perché è l’ “uguale”, l’uno, non la metà di uno, come quelli incontrati mentre ci cerchiamo fuori di noi. Ma è ovvio che deve prima piacerti l’uguale, cioè devi prima piacerti tu a te stesso/a… E a volte non è così scontato…

Avevamo scoperto insieme le origini e le cause del suo stato, il rapporto con il fratello molto condizionante, per lei. Avevamo toccato con mano più volte questo suo blocco verso lo stare serena come stato naturale e l’essere invece alla perenne ricerca ansiosa -fuori di Sé- di ciò che in realtà ogni volta si rivelava un’illusione, una conferma che lei non andasse bene.

Come non andava bene al fratello, da piccoli.

E non sarebbe mai andata bene prima ai genitori, poi al fratello. Mai.

Perché ciò che è successo tanti anni fa non può essere risanato oggi. E poi perché cercare sempre e soltanto l’approvazione degli altri è contro natura. Quindi non può avere, da adulti, un esito felice. E giù allora uomini sbagliati, che la facevano sentire ogni volta allo stesso modo: inadeguata.

Fino ad emanciparsi definitivamente da questa spirale e ad affermarsi negli affetti e nel lavoro. Con piena dignità.

Se sapeste quanto è bella Cecilia e quanto lei fosse inconsapevole della propria bellezza interiore ed esteriore, non credereste ai vostri occhi.

Addirittura oggi ha cambiato lavoro, regime alimentare, abitudini, gusti. Lavora con il corpo, dopo una scuola di fisioterapia, mentre prima lavorava nel marketing di una grande azienda. Ha cambiato completamente orari, interessi, priorità.

E finalmente sta con se stessa e con le proprie ansie residue, accettandole di più e vivendo molto meglio la propria serenità. Senza più l’ansia di cercare.

L’amore è una metafora di spazio, non di tempo. Ci eravamo detti: cerca il tuo territorio dove star bene e in connessione con te… e quello stesso spazio di colpo sarà abitato da qualcuno altrettanto a suo agio.

La sera in cui ha ri-conosciuto Alberto non voleva uscire, ma lo aveva promesso ad un amico, che a quella cena era arrivato accompagnato: “Ti presento Alberto, fa un lavoro simile al tuo”. “Si, lo conosco da una vita”.

 

Leggi il punto correlato: “L’Amore è la Ricerca di Sé”

 

Vai al punto successivo: Leggerezza Profonda: 17. Pronto Soccorso Bioenergetico

 

Riepilogo:

One thought on “Leggerezza Profonda: 16. Il Posto Nel Mondo

  1. Questo è il commento che Cecilia mi ha inviato dopo la lettura:

    “È bello leggersi… É bello sentire le lacrime partire dal cuore e scendere leggere e libere…
    Per tutte le anime che come me lottano, cadono e si rialzano. Per chi ci crede e per chi ha smesso. Per chi vive e per chi ancora nn ha trovato nn ha riconosciuto.

    A te devo la mano che mi ha condotto a quella me stessa nascosta, impaurita, ferita. A quella bambina speciale che mi fa essere unica.

    Lo conosci Alberto? Era il nome che da piccola quella bambina aveva dato al suo principe dei sogni…

    Grazie. Cecilia “

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*