4. Il Problema dell’Attribuzione e il Paradosso della Visione Radicata

Quale fine ultimo può esserci in una terapia?

 

Se non quello di vedersi davvero per come si è nel profondo?

 

Al contrario, se non ci conosciamo per come siamo realmente, cerchiamo di risolvere problemi non autentici o non profondi…

 

…o che non vogliamo risolvere, poiché di quel problema ne abbiamo un disperato bisogno.

 

Il risultato, in ogni caso, è lo stesso:

 

se il problema sembra inossidabile ai nostri tentativi di soluzione,
allora vuol dire che il punto non è quello e non è fuori,
ma va compreso all’interno delle nostre immagini interiori.

 

Ciò accade per quello che abbiamo constatato essere uno dei problemi cardine del nostro malessere:

 

4. Problema dell’Attribuzione:

Credere che le difficoltà siano solo esterne e noi, univoche e lineari, non serve a niente e tentare il risolverle per ciò che sembrano non riesce mai.

Risolvere all’esterno le difficoltà non serve a niente e non riesce mai, mentre cambiare punto di vista le dissolve istantaneamente. 

 

Se non riesco a smettere di fumare, o a bloccare relazioni deleterie, a non mangiare compulsivamente o a interrompere comportamenti assurdi, allora come abbiamo già visto, solo l’ennesimo paradosso ci può aiutare:

 

4. Paradosso della Visione Radicata

Cercare di risolvere i problemi, li rafforza. Vedere i problemi diversamente, li dissolve.

 

Non posso mai cambiare l’esterno: se cerco di farlo, in realtà rinforzo i miei problemi.

 

Posso solo cambiare la mia impostazione nel vedere i problemi per ciò che sono realmente.

 

Se lo faccio, le difficoltà e i tentennamenti… letteralmente si dissolvono.

 

La Prima Immagine di sé e del mondo, infatti, di solito è caratteriale, e noi tendiamo a ripeterla e a difenderla ad ogni costo.

 

E’ stupefacente il nostro modo testardo di essere alle prese sempre con le stesse dinamiche.

Ma noi NON siamo le nostre istanze caratteriali.

Questa è la novità. Informazione che non viene mai e poi mai divulgata, insegnata, sviluppata e appresa.

Possiamo ascoltare, comprendere e accogliere le nostre prime esigenze

ma senza più agire i vecchi schemi irrisolti.

 

Infatti:

La Legge della Visione Radicata ci dice:
Resta Solo Ciò che Trascende.

 

Vale a dire che ci vuole

un’immagine di noi stessi e del mondo che ha da essere così
potente, radicata, motivante

 

(per i bambini lo è sempre, ogni giorno)…

…che i problemi letteralmente vengono travolti
da questa nuova visione di sé e degli altri,
molto più vera, realistica, realizzabile e soprattutto naturale.

 

 

La nostra vita meritevole può seguire solo immagini naturali, assennate e non nevrotiche e imposte.

Per questo curare le immagini interiori è uno dei 5 cardini della pratica nel Benessere.

 

Per questo parliamo di scelta di benessere, e poi di militanza.

Perché è una scelta.

E poi un allenamento quotidiano e continuo.

 

Ma spalanca, fin dal primo giorno, universi di soddisfazione, intensità e leggerezza che stiamo anelando da decenni senza permetterceli mai.

 

In sostanza, NON è all’esterno che risolveremo i nostri problemi, amici miei.

Mai.

Perché ci abbiamo già provato e riprovato e riprovato.

E ci siamo già massacrati su soluzioni che non avevano né capo né coda.

 

Solo se cambiamo le nostre immagini interiori e vediamo le situazioni
in modo svelato e profondamente diverso, naturale e radicato nel reale e nel possibile,
allora trascendiamo di nuovo tutto al di là dell’ostacolo senza nemmeno rendercene più conto.

 

 

Esatto: i problemi della nostra vita sono -per la totalità dei casi- nella nostra aspettativa irrealistica  e nell’immagine sballata di noi stessi.

 

 

Ad esempio, in una sola seduta di Terapia di Gruppo Bioenergetica, sono venute fuori le seguenti immagini assolutamente arbitrarie e fuorvianti rispetto alle verità sottostanti:

 

A. – “Tenderò sempre a vedere solo la fatica e quindi la rabbia per la fatica cui mi sento costretta:

“io ci sono per tutti, nessuno c’è per me”. E una difficoltà enorme a raggiungere tutti gli obiettivi della mia vita …di “mamma che lavora”.
La verità di cui invece mi rendo conto, è che il mio provare fatica e rabbia mi fa raggiungere invece appieno il mio reale obiettivo: NON provare mai piacere.

Che è la condizione che continua a ripetersi, alimentando fatica e rabbia. Alla fine l’obiettivo vero lo raggiungo sì… non godo mai, non alleggerisco mai, non mi diverto mai. Così mi dimostro che solo nella fatica e nella rabbia posso stare”.

Da Condanna                                          a                            Conta solo la Leggerezza e
Alla Fatica Rabbiosa                                                          il  Lasciare Andare

M. – “Ripeto sempre lo stesso schema vizioso:

1. “Io non sono stato mai visto da te, papà, da bambino, e ormai lo so e non mi aspetto più niente.

2. E quindi mi chiudo nel mio mondo non sento più niente e non mi fido.

2. Alla lunga, da tempo immemorabile, credo così più che niente possa cambiare.

3. Ma se non ci credo più nella vita e non sento, vivo a metà, questa è la sostanza”.

“Alla fine i miei scopi li sto raggiungedo eccome: non vivo una vita piena, per oppormi al fatto che tu non mi vedevi 40 anni fa. Non mi vedo, non mi sento e non vivo, solo per far dispetto a te. Bravo Pirla che sono…”

Da Mi Oppongo a Te,                        a                  Mi Vedo, Mi Sento e Non Vivo
per Farti Dispetto                                                   e Vivo Finalmente

 

 

 

V. – “Io me ne frego di te, io non ascolto niente e nessuno…

…e resto immutabile per tutta la vita, accada quel che accada…

E così continuo ad andare ogni volta contro un muro. E più mi pianto contro fallimenti e delusioni e prove che così non può andare avanti… più resto impassibile, perché è l’unica cosa che so fare (!).

Alla fine, oggi mi vedo chiaramente… continuo a comportarmi -per prima cosa!- contro mio padre, come quando avevo 4-5-6 anni… E sto buttando via la mia vita”.

 

Da una Vita “Contro”                                a               Vivere a Favore di Me
Buttata via in realtà                                                     Sentendo e Partecipando

B.  – “Il fatto che tu -mia moglie- mi rovini la vita… mi permette di dire che SEI TU…

…che non mi permetti di fare le cose. Che tu mi hai rovinato l’esistenza. Allo stessissimo modo di quando ero bambino e poi ragazzo, quando i miei genitori mi assillavano e rompevano le scatole in modo assolutamente insostenibile. Obiettivo raggiunto, direi: mi sento fermo, sempre al palo. E non è mai colpa mia…”.

 

Da mi Sento Sempre Fermo,                 a              Sono io che lo Permetto
al Palo Per Colpa Tua                                               agli Altri, ora Basta

 

 

A. – “Continuare ad incazzarmi con donne che sul lavoro e negli affetti hanno comportamenti assurdi e presuntuosi… mi blocca, lo so.

Ma ogni volta non ne posso fare a meno. Lo vedo chiaramente, adesso, ma poi lo dimentico. E ci ricado, sentendomi in preda a sfide, ingiustizie, giochi di potere, con incazzature tremende, che non riesco a trattenere. Mi sembra tutto paradossale, ma sono io, questo sono proprio io…”.

 

Da La Vita è Piena di Ingiustizie                 a              Posso Fare a meno di
e io Lotto perennemente                                                Farmi Bloccare da tutto ciò

 

 

E. – “L’Ingiustizia la patisco sempre, e la percepisco ogni giorno della mia vita.

Così sento il bisogno di partecipare ad intermittenza alle cose, alle relazioni, ai gruppi… E poi pretendo che gli altri accettino che io ci sia quando voglio io… lo so, è assurdo… ma lo vedo adesso che me lo fate vedere voi… per me, quando mi capita, sono assolutamente nel giusto…
Pretendere di “Lasciare e Prendere” cose e persone come dico io, mi convince che la vita non mi rispetta.

Invece solo stando nel disagio della presunta mancanza di rispetto -e di sentire ingiustizia- ripetendomi che è solo una mia sensazione!- la mia vita può cambiare, giorno dopo giorno.

Uh, che fatica però”.

 

Da Lascio e Prendo Cose e Persone          a         Sto nel Disagio, che non è Mai
Così mi Proteggo dai Torti Subiti                          Vero, e Solo Così si Scioglie

F. – “Paura e fuga e ritiro mi servono per limitare la mia vitalità.

Non trovare lavoro alimenta la paura e mi dimostra che tutto è immutabilmente precario…

…e lo scopo in realtà è raggiunto. Ora, se io agisco da precaria, rendo tutto pericoloso e non alla mia portata. Tutto. Incredibile.

Se invece non considero le mie paure e mi butto, mi sento avventata e in un’ansia insostebile. Assurdo”.

 

Da Paura e Fuga e Ritiro                        a         Mi Butto comunque,
Limitano la mia vitalità                                      Le Paure ci Saranno Sempre

E’ percepibile, in queste condivisioni, l’Ostinazione nel non voler recedere dalla nostra IMMAGINE INTERNA, che ci continua a dire che l’obiettivo è sempre lo stesso: non mollare mai le nostre testardaggini, assolutismi, e paure.

 

Anche se è un obiettivo che nella vita adulta non ci ha mai portato alcun benessere.

 

La verità della terapia è allora una sola e paradossale:

 

La cura dei nostri obiettivi esterni
è in realtà la cura delle immagini interne
che alimentano tutto il nostro malessere.

 

 

Per questo il Paradosso della Visione Radicata cambia l’interno e non l’esterno, e funziona:

perché svela la grande verità di dov’è il nostro reale problema, che conosciamo e non vogliamo mai ammettere.

 

I problemi in sostanza non si risolvono mai affrontandoli per come sono.

I problemi degli umani non sono mai univoci, semplici e con una sola sfaccettatura.

I problemi degli umani sono sempre stratificati e e caratteriali, cioè paradossali.

Allora occorre smetterla di dirsi di volere qualcosa che non vogliamo, di cercare di risolvere difficoltà che in realtà alla fine usiamo per confermarci che siamo sbagliati.

Il nostro carattere è una spia al servizio di chissà quali potenze straniere.

Mentre può essere il nostro più prezioso alleato, con le nostre migliori risorse.

 

E se non sveliamo quali sono e come agiscono non possiamo perseguire niente di buono.

 

Possiamo quindi, in sostanza, solo cambiare modo di vedere le cose.

 

Dal meno veritiero, al più intimo e svelante e finalmente sano, che ci faccia cambiare strada davvero.

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