Il Silenzio degli Innocenti e lo Scopo Primario

 

 

Il senso dell’esistenza

Dietro la gabbia di vetro, Hannibal The Cannnibal sibila a Clarice che lui sa, conosce il perché lei fa la poliziotta: salvare tutti gli innocenti dai malvagi come lui. E solo perché non è riuscita da bambina a salvare gli agnelli dalla stalla. Lei sbianca in volto: è proprio ciò che lei si ripete ogni giorno della sua vita: salvare chi non può farcela da solo.

Ho potuto approfondire il senso dello Scopo Primario nella mia prima specializzazione e –lo so, ormai lo dico troppo spesso- mi ha letteralmente cambiato la vita.

E’ lì che mi sono illuminato scoprendo il perché ciascuno di noi sceglie di fare un mestiere, o si appassiona o meno in un amore, o intraprende qualsiasi cosa. Soprattutto, ho imparato a farmi queste fondamentali domande:

  • Che cos’ho nella testa come scopo specifico di questo preciso momento, che mi fa esprimere in questo modo?
  • E questa persona che ho di fronte? Che cos’ha nella testa quando sceglie?
  • Che cos’è veramente importante per lui, oggi?
  • Ne è consapevole?
  • Come lo percepisco dentro di me quando lui parla? E dentro di sé, come si vede lui?

Sono le immagini interiori che si parlano. Tutto qui. Ed è una prospettiva che ti cambia l’esistenza.

Nel corso della terapia, soprattutto corporea, bioenergetica, queste motivazioni mutano, si evolvono, diventano più consapevoli.

Nelle nostre famiglie, da bambini, le comunicazioni non erano, diciamo così, eccelse. Nulla di così traumatico, ma decisamente incompleto, adatto a farci porre mille domande:

  • Perché sento questo disagio, questa inquietudine, in casa mia?
  • Perché preferisco star fuori, all’aria aperta, a giocare?
  • Cosa c’è che non va in questa atmosfera?
  • Perché ci dicono questo, quando secondo me pensano quest’altro?
  • Perché si rovinano la vita in incomprensioni, sfide, litigi, progetti campati per aria?

Col tempo, crescendo, questi interrogativi possono sviluppare in noi una sensibilità istintiva:

  • Perché questa persona non sa comunicare e come potrebbe farlo?
  • Perché quest’altra non è soddisfatta del suo lavoro e come potrebbe esserlo di più?

Nello scritto “Una Storia che Valga la Pena” ho raccontato come ho realizzato questa mia attitudine e compreso questo mio scopo primario, “aiutare gli altri a stare nel benessere”, che era di gran lunga la cosa mi appassionava di più.

Quel che invece aiuto a trovare ai miei clienti è “come si fa a sapere che cosa ci appassiona e dà significato?”.

L’amore c’è ed è vero, quando ci innamoriamo di un’attività che ci dà un senso esistenziale, una realizzazione contagiosa, non solo di una persona.

Un esempio? Martin Seligman e la sua Psicologia Positiva, individuano 3 componenti del benessere (loro la chiamano felicità). Quali sono secondo, secondo voi? Provate a pensarci.

Sono Piacere, Coinvolgimento, Significato. Ciascuno di questi tre elementi, senza gli altri due, non porta una reale felicità. Sono le ricerche che lo hanno dimostrato, non sono mere impressioni.

Quando ho conosciuto Goffredo, il suo obiettivo primario ci mise poco a manifestarsi: “sto fuori dai casini”. Per lui i casini erano “gli altri”, gli impegni, l’appartenere a qualcosa, a qualcuno. Era un classica posizione di RITIRO. Da qui diverse conseguenze:

  • sto fuori dai casini
  • cerco di piacere a tutti
  • così mi faccio i fatti miei
  • conosco più donne possibili
  • sfrutto le situazioni
  • faccio la vita migliore che c’è

Peccato che però questa vita era utile e soddisfacente solo sulla carta. Nella realtà, nulla corrispondeva. Le donne da “conoscere il più possibile” non arrivavano mai. I fatti propri erano accompagnati da tanta solitudine e noia e sfruttare le situazioni era una ben magra soddisfazione.

Nella terapia, col tempo ogni cosa prese il suo verso:

  • cerco di stare “dentro”, al “centro”
  • mi interessa lo stimolo, la scintilla
  • vado in profondità in ogni ambito
  • Sentire e Appartenere, diventano dimensioni che non so ancora praticare ma ho ben chiaro quanto mi portino benessere
  • l’intensità è allora ciò a cui tenderò sempre e comunque

Quest’ultima, l’intensità, è oggi il suo vero scopo primario. Avere un senso, significato, piacere intrinseco nel far bene le cose per gli altri. Per dare uno splendido servizio nel suo lavoro con i clienti.

Di colpo la sua vita cambiò: divenne chiaro che poteva passare da una quotidianità appena appena soddisfacente ad un’altra, densa di soddisfazioni, respiri profondi, colma di senso generale e maturità.

Nel Workshop “Lo Scopo Primario” vengono sottolineati i vantaggi di avere uno scopo primario:

  • Ci dà la più potente energia interiore per uscire dai nostri TEMI ripetitivi (per es. farcela, partecipare, esser felici, trovare l’amore ecc.) e buttarci a capofitto nella nostra reale evoluzione. Evitando davvero, finalmente, di ri-cadere periodicamente nella FERITA.
  • Ci permette di mettere da parte il nostro io: NON siamo noi la cosa più importante. E’ come quando ci nasce un figlio. I nostri bisogni, paturnie, paure, vengono travolti da un fiume in piena.
  • Non a caso abbiamo fatto l’esempio di “fare un bambino”. E’ ciò per cui –ancora- siamo al mondo. Tutto il resto segue le stesse leggi di natura.
  • Lo Scopo Primario è quindi strettamente correlato all’abbattimento dell’io (ego) a favore del sé, vale a dire molto meno orgoglio e volontà, e molte più emozioni, desideri e fisicità.
  • Ognuno di noi ha uno scopo primario, sempre, in ogni momento della nostra vita.
  • E basta solo esserne consapevoli per evolvere il nostro atteggiamento e la nostra soddisfazione.
  • Se poi sappiamo come funziona, lo percorriamo appieno, senza più tir’e molla, con maggiore profondità e -finalmente- rappacificazione.
  • Altrimenti, lo alterniamo con altri obiettivi meno primari e meno profondi, con la sensazione di “girare in giro”, senza un reale passo in avanti consapevole, bensì con tentativi ed errori, sperando di azzeccare la qualunque legge dell’universo che regoli la nostra felicità.
  • Eccola la legge dell’universo, ce n’è una sola di prioritaria per noi: è la Legge dello Scopo Primario

L’interessante in terapia è che lo scopo primario è strettamente correlato alla propria FERITA, o al TEMA conseguente, al RITIRO o all’EVOLUZIONE.

Pertanto:

1)   Scopo Primario e Ferita

Se continuano a accaderci sempre le stesse cose, e la conseguenza è un abbattimento periodico…

…allora –senza che ce ne rendiamo conto- il nostro scopo primario è attrarre di nuovo la ferita, ritrovarci proprio con quel dolore che tentiamo di evitare da una vita.

Domande:

  • Siamo quindi noi che attraiamo l’insoddisfazione e l’abbattimento? Sì.
  • Vuoi dire che ciò che cerchiamo di evitare ci insegue di più? Sì.

Classici scopi primari di questa posizione di vita sono:

  • Prima o poi finirà… devo farmi forza.
  • E’ inutile, è tutto inutile, non posso che andare avanti ma mi sento sempre abbattuto
  • Ho paura che così finisco per ammalarmi
  • Devo trovare una soluzione, così proprio non va
  • Non so più da che parte girarmi
  • Non so più a che cosa attaccarmi per non ritrovarmi sempre nelle stesse atmosfere

Ogni disturbo psico-fisico-somatico, ogni malattia di cui ci ammaliamo, ha una radice nella relazione tra questo abbattimento e lo scopo primario della nostra vita, la quale –semplicemente- non ne viene a capo.

A questo proposito, si vedano i libri di Meta Medicina, di Claudia Rainville, di Lise Bourbeau, Thorwald Dethlefsen, e altri. Sono illuminanti.

Nella spiegazione dei sintomi, delle evoluzioni dei disturbi, nelle uscite definitive dalle malattie, qualsiasi esse siano, troverete delle storie, semplicissime storie come le nostre, tutte di anime erranti che con un sintomo hanno trovato una strada espressiva per il disagio esistenziale.

 

2) Scopo Primario e Tema

Se invece le questioni sono più pratiche e sostanziali, legate a grandi progetti, tematici della nostra vita, allora siamo nel Tema, nel Karma, in quella dinamica che conosciamo bene perché è da una vita che torna sempre uguale.

Classici temi secondo la Bioenergetica sono NON riuscire a:

  • esistere
  • farcela
  • trovare l’amore
  • essere riconosciuti
  • godere della vita e del piacere
  • evitare il fallimento
  • sentirsi falso e indegno
  • riuscire ad imporsi ed essere libero
  • riuscire a dire di no ad una vita che non ci piace

Sono i problemi caratteriali secondo i libri di Bioenergetica. (Si veda Luciano Marchino: il Corpo non Mente; oppure Stephen Johnson: Stili Caratteriali; La Trasformazione del Carattere)

Vuoi dire che, se siamo completamente dentro al tema, è inevitabile che ci riporti alla ferita? Sì.

Quindi, noi cerchiamo di non soffrire più cercando di non ricadere nella ferita, e in realtà non otteniamo altro che cercarci situazioni che ci feriscono di nuovo? Sì. Se siamo nel tema, sì.

Facciamo un esempio, vuoi dire che:

  • se l’acquisto di una nuova casa è legata non ad un’evoluzione ma ad un qualcosa che ritorni a ripetersi, come debiti sempre più grandi oppure stesse dinamiche uguali e molto stressanti, allora è praticamente inutile persino sforzarsi di comprarla la nuova casa? Sì.

Esatto, in questa direzione, senza essere consapevoli di ciò che facciamo, non raggiungeremo mai pienamente il nostro obiettivo, se non è reale, primario e invece afferisce al tema che vuole solo confermare la ferita.

Se è fittizio, serve solo per difenderci dalla paura della ferita, e quindi l’attrae, la rinforza.

Il tema ci riporta inevitabilmente nella ferita. Quindi è ciò che cerchiamo realmente. Freud la chiamava coazione a ripetere.

Gli scopi primari legati al tema sono:

  • Andiamo avanti, poi vedremo
  • Aiutami, aiutiamoci, facciamo per favore quadrato contro tutto questo malessere che continua a ripetersi
  • Ce la devo fare!
  • Col cavolo che mi mettono i piedi addosso. Adesso mi sentono!

Si badi bene: non è la frase in sé che sentiamo nostra ad esser sbagliata, è il sentimento che la genera che conosciamo già: e sentiamo che alla lunga non ha mai portato -e quindi non può portare- verso una reale evoluzione.

Il caso di Lizzie Velasquez è in questo senso illuminante. Il video della sue conferenza è stupefacente per il modo in cui reagisce; è una spinta incredibile per tutti: fino a quando il suo tema era di opporsi con tutta se stessa al dolore della sua condizione, non faceva che ottenerne sempre di più. Il momento dopo in cui decise di accettare tutto e di vedere la realtà dietro le apparenze, ogni cosa mutò incredibilmente.

Il fatto è che noi siamo bravissimi nell’autoinganno: in apparenza, la casa nuova come metafora non è mai un passo indietro, è sempre un passo apparentemente in avanti, che ci faccia in teoria star meglio. In teoria.

Nella pratica, se accade che:

  • ciò che mettiamo in campo come sforzo per raggiungere l’obiettivo
  • poi lo continuiamo a pagare con sacrifici e stress superiori a prima
  • allora sempre peggio andremo a finire.

 

E così vale anche per qualsiasi altra area della nostra vita:

  • il lavoro nuovo, di maggiori responsabilità
  • vacanze che sulla carta sono fantastiche.

Ecco: “sulla carta” è proprio l’atmosfera giusta in cui si esprime il tema: in teoria dovrebbe essere sempre meglio, eppure, “in pratica”, ciò non succede mai o quasi mai.

Scusa, ci fai un benedetto esempio positivo, per favore? Va bene.

Per uscire dal tema ed entrare in un’evoluzione reale -la casa, l’andare a vivere fuori città, se seguiamo questa metafora…

…è necessario ci porti ad un vantaggio reale e ad un beneficio emotivo, palpabile.
Un beneficio che se non è emotivo, non è.

Un risultato positivo, molto emotivo, che si ottiene -in più- senza lo sforzo consueto.

Ad esempio:

  • vado a vivere fuori città
  • ci metto meno ad andare a lavorare perché uso mezzi più diretti
  • pago meno o per niente di mutuo
  • mi godo davvero e non solo sulla carta l’aria buona e la natura
  • e mi trovo molto meglio in un’atmosfera di paese, raccolta e a misura di essere umano.

Allora sì che sono in un’evoluzione.

Ma se nella realtà dei fatti mi succede che:

  • la casa mi costa di più perché pretendo più agio, spazio e sfizi importanti (“già che ci sono…”)
  • il tragitto si rivela molto più penoso e scomodo
  • la mentalità di provincia alla fine non mi piace per niente
  • e la natura non me la godo mai…
  • ed in più perdo gli amici, le abitudini e mi ritrovo solo con mia moglie, entrambi ad annoiarci e a “crescere” molto meno…

…allora sono preda del tema, che mi riproporrà la mia ferita -sempre quella, più grave perché ho un bel po’ di problemi in più- quindi bella impacchettata e appena tolta dal freezer. Certo, sarà un freezer fantastico, di design, a doppia anta…

E’ nelle scelte di “come” facciamo le cose -non nei contenuti!- che si distingue lo scopo primario che ci porti all’evoluzione.

E’ sempre meglio andare a vivere nella natura, ma dipende se “sentiamo” davvero di volerlo in modo pulito e abbondante e da quanto lo sentiamo lecito per noi -proprio noi medesimi- nelle nostre immagini interiori.

Se lo FACCIAMO CONCRETAMENTE IN MODO PROBLEMATICO, la nostra esistenza resterà problematica.

Per andare con ordine, occorre vedere il TEMA, evitare il RITIRO e incamminarsi così verso la reale EVOLUZIONE.

Allora, vogliamo conoscere il nostro Scopo Primario?

Una buona possibilità è il Questionario Obiettivi Personali e Scopo Primario che trovate nel Blog. Altre possibilità potete trovarle voi, dopo questi suggerimenti.

Io vi posso solo garantire che ne vale la pena.

 

 

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