La Felicità E’ Sopravvalutata – Il Circolo Vizioso dello Scollamento

La felicità non esiste.
Di conseguenza non ci resta che
provare ad essere felici senza.

Jerry Lewis

Il Circolo Vizioso dello Scollamento

e 3 Domande per Essere Felici da Subito

 

La felicità è un diritto, come respirare.

Quindi non si può conquistare.

 

Occorre ripartire dal diritto ad essere felici. Subito. Da oggi. Anzi, da adesso.

Per questo la felicità è sopravvalutata.

Se ne parla perché non la si vive… e come se la si dovesse raggiungere e quindi possedere, al pari di una fuoriserie.

 

Ma “la si ha” solo in quanto “lo si è, felici a prescindere”, e solo se il principio non si discute.

 

 

Per questo, cosa succede? Che ci affanniamo secondo le nostre modalità di proibirci la felicità, le solite, imparate in famiglia. Per poi ripartire a raggiungerla.

Per cui ci sbattiamo fino all’inverosimile per farcela, pur di non farcela mai… e ri-attrezzarci per il successivo giro di giostra.

 

 

Ne abbiamo scritto ad esempio a proposito dell’energia.
L’energia c’è o non c’è.
Se decidiamo che nessuna situazione in realtà ci può togliere energia, tutto prende una piega molto più naturale.

L’unico modo è allora concedersi la felicità immediatamente.

 

Qualche anno fa, una persona calva, testarda e abruzzese che conosco abbastanza bene, scrisse ad un suo amico:

 

 

Ho deciso che sono felice. Punto.

L’ho deciso e quindi mi comporto di conseguenza.

Se non lo decido, continuo a comportarmi secondo altre conseguenze…. cioè cercare di raggiungere uno stato fuori di me e al di là del tempo e dello spazio che per definizione non posso raggiungere.

Se lo decido, invece, mi comporto solo secondo un diritto acquisito”.

 

 

Assodato questo, l’unico modo sano di vivere è chiedersi una serie di 3 Domande per Essere Felici da Subito: :

 

1) Ok allora, se parto da questo presupposto, Decido che Sono Felice… e quindi?

Cosa immagino succeda? Vale a dire: se mi calo proprio in questa percezione? In questa visione e fantasia guidata? E mi dico. d’accordo: sono Felice… cosa succede allora, dentro e fuori di me?

 

  • Che cosa sento, fisicamente, emotivamente?
  • ______________________________

 

  • Che cosa invece non sento più dei miei soliti modi di fare e di sentire?
  • ______________________________

 

  • E di conseguenza che cosa faccio di diverso con queste sensazioni addosso?
  • ______________________________

 

  • Che cosa non faccio più?
  • ______________________________

 

  • Come mi comporto in generale rispetto a prima? MI comporto più…? E mi comporto meno…?
  • ______________________________

 

  • Quale abitudine deleteria smetto per sempre?
  • ______________________________

 

  • Che cosa comincio a praticare per non smettere più di star bene?
  • ______________________________

 

 

2) Risposte seguendo le Libere Associazioni: Il punto successivo è stilare una Lista.

Se io sono Felice…

E scrivo tutte le conseguenze di questo assunto.

 

Già solo stilare un elenco di assunzioni come conseguenze, pone la nostra esistenza in una luce in cui tutto cambia.

Non sono importanti gli item, conta come ci sente nello scrivere ciascuno la propria lista:

 

Ad esempio:
– Smetto di angustiarmi
– Posso respirare a piene mani
– Non c’è più ragione di rimandare niente
– ecc., ecc.

 

 

3) Induzione: Scomponiamo il Concetto di Felicità.

Infine, dettagliamo la Felicità in situazioni molto concrete, vale a dire richiedersi ogni giorno:

 

– Cosa farei se la mia condizione affettiva fosse piena e totale, la mia salute più che eccellente, il mio lavoro splendido e colmo di realizzazione? (Che poi non sono altro che la felicità…)

 

– Ad esempio: Beh, mi concederei più pensieri di agio e di buonumore? Non mi preoccuperei così tanto di questo aspetto che da così tanto tempo mi angoscia? E così via.

 

 

Dopo aver risposto, che fare?

Semplicemente, metto in atto quel che è scaturito da queste risposte, come se gli stati individuati dai quesiti siano già raggiunti (!).

 

Come fare:

– Prendo 1-2-3 stati d’animo che ho appuntato e li interpreto realmente, con molta applicazione, nel corso della giornata.

 

– al termine della giornata, o al mattino, dopo, noto 2 aspetti e li scrivo, sottolineadoli:
1) cosa è cambiato materialmente come risultato oggettivo nella giornata, interpretando quello stato d’animo, come fosse a prescindere, e già acquisito? (Ad esempio, la relazione affettiva o col mio capo è andata incredibilmente meglio…)
2) Come posso allora inoculare questo stesso d’animo ad altri aspetti della mia vita? (appunto, trasportando dagli affetti al lavoro o viceversa lo stesso stato d’animo? Oppure da qualcosa che mi entusiasma a qualcosa che mi preoccupa?)

 

– Ripeto questo stesso schema, ogni santo giorno che cade sulla terra, fino a che non viene naturale e non devo nemmeno ripetermelo.

 

 

Ciò evidentemente perché:

 

– Se aspetto di raggiungere tali stati d’animo, per poi goderne le conseguenze, in realtà non li realizzerò mai.

– Se invece me li concedo da subito, li raggiungerò senz’altro.

 

Queste sono le verità emerse dall’approccio corporeo, terapeutico, bioenergetico.

 

Perché il nostro carattere sembra soltanto prometterci felicità, ma si muove sempre secondo condizionamenti profondi.

 

Se però li conosciamo possiamo mettere facilmente in campo potenti correttori per la nostra vita naturale e soddisfacente.

Basta sapere come fare e i problemi non ci assilleranno già più.

 

Quando qualcuno inizia un lavoro di terapia su di sé per ritrovare il benessere, il livello di dramma percepito si abbassa drasticamente. Lo abbiamo scritto in… Adalgisa e il Dramma, Sdrammatizzare e Osare, tra gli altri.

 

E ciò soprattutto perché impariamo a concedercelo subito, lo stato di pace e realizzazione che aneliamo, come diritto, NON perché effettivamente risolviamo i problemi irrisolvibili che portiamo in terapia.

 

Aspettare che Ogni Cosa Finisca

Il Vero Problema Paradossale dello Scollamento allora è che ormai troppo spesso decidiamo in un minuto progetti enormi per arrivare ad una presunta felicità… senza quasi mai pensare a che cosa comporti in termini di impegni quotidiani che, alla fine, non riusciamo a reggere a lungo.

Per di più, NON è previsto dal nostro sistema personale, familiare, sociale, che si faccia un check, un punto della situazione, per verificare se il gioco valga ancora la candela.

 

Allora, accade sempre più spesso che un sintomo, un trauma, uno sbandamento, ci vengano a cercare per ricordarci che da troppo tempo la vita non quadra, tra gli impegni presi e lo sforzo quotidiano per mantenerli.

Il piano B? Beh, è un lusso.

Un rivedere tutto alla luce del benessere? Non è possibile nemmeno considerarlo.

Allora, prima o poi, semplicemente, qualcosa arriverà a svegliarci, se noi non sappiamo fare altro che tirare sempre di più la corda.

 

“Aspettare che ogni cosa finisca” pertanto, è il titolo alle nostre giornate, al nostro modo di affrontare qualsiasi cosa, un refrain, un ritornello, un’abitudine che mina la capacità di viversi i momenti belli appieno come un tempo.

E rimanda ad una quotidianità vissuta per decenni.

Troppo, troppo tempo.

Mentre è così facile cambiare registro.

 

Che poi, facile o difficile che sia, è l’unica cosa da fare.

Quindi.

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