La Ferita è un Dono: Caratteristiche Comuni a tutte le Posizioni di Ritiro

Ritiro – Posizione cinica, disillusa, di rifugio, On/Off, ritirata.

 

Ed eccoci arrivati al Capolinea. In realtà solo apparente.

La posizione di ritiro è doppia. Si incontra sia di passaggio, che di ritorno.

Vale a dire che le persone poi escono dal ritiro anche da soli, magari con i farmaci, o con ottimi tentativi personali finalmente riusciti, oppure per caso o per amore, o perché cambiano le condizioni.

 

Ma poi possono ritornarci, in occaione di traumi più forti, delusioni, perdite, insoddisfazioni croniche.

 

Quindi, filologicamente…

  1. dalla FERITA, reagendo, si passa a…
  2. TEMA irrisolto…vale a dire ad attaccarci a qualcosa che ci faccia reagire. Ma che alla lunga serve a riconfermare proprio ciò che vogliamo contrastare.

Questa dinamica ci fa “scottare” così tante volte…

3. che ci ritiriamo dalla “tenzone”, letteralmente.

 

E se ci ritiriamo un po’ troppe volte, e in un po’ troppi settori, diventa una vera e propria posizione di Vita, caratteriale, appunto. La quale ci contraddistingue agli occhi degli altri.

I quali altri, di solito, tentano di convinverci ad uscire, a vedere che qualcosa non va, ma niente, non riescono a convincerci.

 

Caratteristiche comuni a tutte le posizioni di Ritiro:

 

  1. Non risolve il paradosso, lo riduce, ci convive
  2. Posizione propria di chi “ha imparato la lezione”
  3. Comportamento meno sulle “montagne russe”, minore tira e molla
  4. Da’ sollievo. Cerca di “chiamarsi fuori”
  5. Diminuisce le variabili
  6. Riduce la vitalità
  7. E’ “meno peggio”: sempre meglio che soffrire così tanto
  8. Solo che la sofferenza alberga solo “dentro”… e noi attribuiamo al ritiro la “necessarietà” che in realtà non esiste
  9. Ci si accontenta così e si cerca di ridurre il contraccolpo dell’alternanza tra Ferita e Tema
  10. E’ sempre meglio del rincorrere il proprio Tema, nella testa di chi la percorre.
  11. Arriva tuttavia -a più ondate- la sensazione che sia una NON soluzione, che non si risolve nulla così decidendo, che i circoli viziosi sono sempre gli stessi e li stiamo solo negando, e insieme a loro, tutta la nostra esistenza.
  12. Con questa sensazione, matura di solito la necessità di una svolta, di farsi aiutare, di dover cambiare qualcosa, anche solo di stravolgere qualcosa in positivo, perché abbattersi, ridursi, si è visto, non porta a nulla.
  13. Preoccupazioni tipiche legate a questo stadio:
    “Chi me lo fa fare? Come evitare casini? Come ridurre lo stress a qualsiasi costo?
    “Non me ne frega di che cosa sia meglio fare! Non ne posso più e basta.

    Lo so che è come andare in “pensione dalla vita” ma così mi sento di fare e non riesco ad uscirne. Non ci credo più”.

 

 

Esempi Posizione di Ritiro:

 

Angelo (Cerebrale):  “Da quando lavoro su me stesso, sto meglio, ma sono ancora molto nella testa, voglio capire, voglio controllare. Adesso lo sento di più e ho abbandonato tutta una serie di strategie mentali. Vedo la fatica che facevo prima. Ma mi sento un po’ fermo a questo stadio. La sostanza non è cambiata…. E non credo cambierà più”.

 

Amanda (Orale):  “Ho lasciato il lavoro, faccio qualcosa che mi piace infinitamente di più, ma –anche se più in piccolo- ho sempre le stesse dinamiche: meno stressata, ma sempre sola, senza soddisfazione, sempre con un gran desiderio di condividere un’altra vita, con qualcuno”.

 

Pietro (Simbiotico):    “Va meglio: mi stanco meno, ho le idee più chiare, vedo tutto in anticipo, sono meno generoso, mi spendo solo se vale la pena, se c’è qualcosa in cambio per me… Ma mi sento ancora sempre un più in superficie. Come in una vita di seconda scelta”.

 

Alberico (Narcisista):   “Ma perché mi ricapitano situazioni vecchie? Mi abbatto terribilmente. Non riesco ad amare, mi sento sempre solo, insoddisfatto, non riconosciuto. Allora mi chiudo. Non rispondo, non richiamo. Mi sento, fallito, indegno, mi vergogno. Allora semplicemente mi chiudo per mesi… Poi, sto solo un po’ meglio e sento il bisogno come di riminciare a vivere. Ma adesso non so proprio più come fare e che cosa fare…”.

 

Gaio (Dominante):   “Da quando mi sono messo in gioco in terapia la situazione è migliorata: ho trovato il piacere del ballo, del divertirmi, del sentirmi più leggero, affronto le emozioni anche se non le sento, ho avuto alcune occasioni di intimità con ragazze, anche se non ancora a buon fine. Mi rendo conto che sono ossessivo, che la superficie è cambiata, ma non me stesso in profondità”.

 

Assunta (Sottomesso): “Trovata finalmente questa persona, il mio amore! Dopo 10 anni! Eppure, perché mi sento punto e da capo!? Adesso so solo in più che questa situazione è mia, è dentro di me. Ci convivo. Anche se una vita a mezzo servizio, perché non ho più nemmeno la molla del cercarmi il fidanzato”.

 

Sandra (Rigido): “Tornata dal viaggio, ho capito che mi devo rassegnare a lavorare, a stare in questo pantano, a conviverci. Ma che vita è?
Chiunque mi porti vitalità mi sembra incarni A., mio fratello. Allora mi blocco. Non riesco a non fare tantissimo, a sbattermi, mi sembra di non vivere. Ma se mi arrabbio, mi blocco (nella schiena). Sento “L’altro”. E’ una vita che mi sta spaccando le palle (la schiena). Devo trovare la via per far uscire la rabbia (come una tigre), ma non la trovo e allora ricado nelle mie paturnie”.

 

 

 

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