Articolo completo: L’Abbondanza Dentro di Noi: 7 Passi nella Prosperità

“Ma cosa vuol dire che la fatica ci porta solo altra fatica?” mi chiedono nei corsi sull’abbondanza.

Una persona si sente assillata da troppe richieste, familiari, personali, lavorative. Sono anni che non riesce a trovare l’armonia che vorrebbe, la soddisfazione di appassionarsi a ciò che fa.

Un’altra persona invece è molto apprezzata per la passione che infonde, per il piacere che emana dai suoi modi di vivere e di lavorare.

Queste due persone sono la stessa persona.

Com’è possibile? Rileggiamola insieme, questa storia. La verità è che il tormento di troppe incombenze è sentito “dentro”, ma all’esterno è chiara la sua motivazione.

Eppure, se ci pensiamo, è piena la nostra esperienza di situazioni così. Per gli altri, noi siamo molto ok, ma per noi stessi, invece, una chiavica…

Questo succede perché il vero tema non è il tempo o la forza necessaria, bensì la resistenza interiore a continuare così, la sensazione di non avanzare, di non vivere emozioni forti: è il conflitto interiore a farci sentire stanchi, abbattuti.

“Il tempo non c’è mai!” e “la forza non basta più!” sono un inganno che ci porta verso obiettivi non più genuini. Desideri e volontà al contrario hanno bisogno di andare in coppia come due parti di una mela.

E’ tutto il sistema da mettere in crisi, anziché aspettare che lui metta in crisi noi. E come si fa? Si comincia A) alcuni grandi cambiamenti dentro di noi e B) da piccoli passi fuori di noi.

Cominciamo ad occuparci in questo scritto dal punto A) Grandi cambiamenti dentro di noi:

Riepilogo A) L’Abbondanza Dentro di Noi

7 Passi nella Prosperità

1)   Piacere al posto di Tempo

2)   Soddisfazione anziché Solitudine

3)   Non Farsi Avvilire, Mai

4)   Generare Un Entusiasmo al Giorno

5)   Che Cosa Va Bene, Oggi?

6)   Seguire i Desideri, Non i Bisogni

7)   1 Emozione, 1 Parola

Ho frequentato nei mesi scorsi diverse aziende con un clima incredibilmente pesante, non dovuto alla crisi. Sì, penso all’azienda di te che leggi, poi penso a te, poi proprio a te. Ma siete di tre aziende diverse. E’ persino capitato che persone che conosco, da una di queste aziende con un brutto clima, finissero in una delle altre.

Nell’esperienza di costoro, una delle avvertenze primarie riguarda la fatica: “Questa azienda (o questa relazione affettiva! Non cambia…) mi ha proprio rotto! Non ne posso più!”. La domanda giusta allora è “perché resto nel pantano oppure mi limito a cambiare pozzanghera? Perché non è per tutti così? Lo faccio solo perché c’è la crisi?”. Domanda sbagliata. “Mai Sprecare una Buona Crisi” è il titolo di un corso che tengo da 5 anni nelle aziende.

La verità invece è che l’Abbondanza ci porterà sempre Prosperità: sarà sempre facile, automatica, naturale. Com’è possibile?

E’ possibile poiché per iniziare i cambiamenti A) dentro di noi, ciò che occorre scegliere è:

1)   Piacere al posto di Tempo

Se non soddisfiamo le nostre parti più profonde, ci sentiamo stanchi. Di dovercela fare da soli, rispetto a cose che non possiamo controllare.

I Bambini non fanno fatica, mai. L’abbattimento allora deriva semplicemente e soltanto perché ci hanno messi da piccoli ad affrontare problemi più grandi di noi. E senza mai considerare che ci piacesse o no. Poi, col tempo, noi abbiamo imparato a farci del male da soli.

Allora, “che cosa posso fare per uscire dal pantano, giorno dopo giorno?” è la domanda giusta.

Il tema che affiora da qualsiasi discorso facciate, in ufficio o a casa, oggigiorno è uno solo: “Ma è tutto qui?”. “La vita, la soddisfazione, la realizzazione, sono tutte nell’esistenza che conduco da troppi anni?”.

Quindi il problema è dentro, non fuori.

Penso ad una bambina che aveva frequentato la scuola svizzera dai 5 ai 13 anni. Avete idea dei compiti a casa che questa creatura ha dovuto fare per 8 anni? E’ stato uno sforzo sovrumano, perché vissuto in quella famiglia e con quel senso del dovere, senza uno scopo preciso e  vitale e senza amore in casa.

Poter dire da grandi “questo no, questo non mi piace!” -in lei e in molte altre persone- è peccato mortale. E sapete perché? Perché dall’altro lato, non sappiamo dire: questo sì! Questo mi piace! Questo voglio fare con tutto me stesso!!!”. Eccolo il problema.

Che cosa vuol dire allora “Piacere al Posto di Tempo”? Vuol dire che ogni volta che mi manca il tempo, il problema è altrove, in un conflitto interno tra parti di noi insoddisfatte. Allora, il rimedio magari può essere non andare a dormire nonostante il sonno e riprendersi i propri piccoli piaceri.

Quindi il tema è vedere diversamente il piacere, dentro di noi, come non lo vediamo più da tempo, per realizzarlo fuori.

Stravolgere la struttura della nostra settimana può essere la risorsa vincente; stare in ufficio un giorno fino a cena e un altro uscire alle 4, per fare qualcosa di meraviglioso; un altro alzarsi all’alba e non usare più alcuna scusa o pigrizia per evitare di vivere il sublime che ci circonda (anche durante il weekend!). Significa farci piacere la nostra postazione lavorativa, personalizzarla, amarla, soprattutto quando non è proprio più sopportabile che il lavoro ci faccia letteralmente schifo.

Significa non accettare più di ridursi in questo stato. Vuol dire portare la nostra torta meravigliosa che abbiamo cucinato con amore, proprio a chi sentiamo che ci rovina la vita ogni giorno in ufficio. Perché non sono loro, ma noi, dentro di noi, che glielo permettiamo. E’ necessario interrompere la catena verso il magone e instaurarne un’altra -da subito!- di segno opposto. Vivere contemporaneamente allora, il piacere e la pena, senza più sentirsi dimezzati, schiavi. Scegliendo più coinvolgimento, all’inizio anche senza passione, in ogni attimo della giornata, laddove possibile, certo, ogni momento di più.

Ma stando dentro anche alle difficoltà, completamente, senza fare più finta che vada tutto bene. Sapendo che tra qualche ora, comunque, farò qualcosa che mi piacerà tanto(!). Solo così, automaticamente, qualcosa succederà e cambierà davvero, perché trasforma in modo esponenziale la nostra capacità di incidere. Il vero problema è non sapere più che cosa ci emoziona, essere diventati aridi, routinari e stupidi. Allora ripartiamo da qui.

E se ci sentiamo soli, allora, è perché ci sono parti di noi non soddisfatte, non perché abbiamo bisogno di altri.

 

Quindi, altra pietra miliare per l’abbondanza:

 

2)   Soddisfazione anziché Solitudine

 

Cercare la Soddisfazione anziché risolvere la Solitudine.

Questa è la chiave.

Dedicarsi alla soddisfazione è cercare l’abbondanza.

La solitudine deriva dalla sensazione di dovercela fare da soli di fronte a qualcosa di più grande di noi, di eccessivo, di soverchiante. E continuare a sentire questa sensazione per troppe stagioni. E già saperlo muta il nostro atteggiamento.

Vuol dire cercare di far bene, con soddisfazione e piacere qualsiasi cosa che fino a ieri facevamo con disgusto e noia; riscoprire la stessa vita di ieri con occhi completamente diversi.

Significa tornare a stupirci di come può essere bella l’attività che crediamo che “quello stronzo” ci abbia rovinato per sempre.

Oppure riscoprire il piacere di camminare, semplicemente, o di nuotare, o di stare per conto nostro solo dieci minuti al giorno. E’ quindi una questione di focus: riportare la nostra attenzione verso la soddisfazione. A prescindere dal tempo che abbiamo a disposizione!

Quando siamo soddisfatti, non ci manca nulla, siamo in armonia con l’universo, e tutto gira bene. Cercare allora soddisfazione al posto di agitarsi per colmare la solitudine è l’unico segreto che conta. E nessuno ce lo può portare via.

E’ semplicemente rendersi conto che ci siamo messi in un angolo da soli. E prendiamo anche le scuse che il danno lo hanno perpetrato altri. E non ci possiamo fare niente.

Non ci possiamo fare niente?! Scherziamo?! Noi glielo abbiamo permesso. Altrimenti perché “lui” o “lei” non sono nelle nostre stesse condizioni? Perché migliori di noi, peggiori, più stronzi? Sono solo “chiacchiere da bar”. E -sotto sotto- lo sappiamo.

Nel momento in cui la nostra vita finalmente “gira”, possiamo cambiare qualcosa di importante o prendere decisioni anche difficili, proprio perché stiamo bene e ci sentiamo vitali.

 

In questo senso risiede il significato dell’affermazione: la natura non conosce mancanza, solo abbondanza.

Come si fa? Ci si concentra su cosa abbiamo di abbondante e di soddisfacente, oggi, e si cerca dentro, si aspetta di sentirlo, si ragiona in termini di coinvolgimento anziché di dovere e di rimando. Si impara a “staccare” dalle brutte atmosfere e a far fruttare ciò che normalmente non riusciamo più a vedere.

In questa accezione, cambiare il modo di cambiare non vuol dire mandare tutto all’aria: vuol dire chiedersi: cos’è che non riesco più a vedere, a sentire, di piacevole, in questo lavoro o in questa atmosfera familiare? Fino a sentire la pienezza arrivare.

Mentre noi, al contrario, scegliamo di vivere per metà, anzi un quarto, in ciò che facciamo. Ci siamo oggi, ma in realtà non ci siamo. E così a casa.

Se ci hanno rovinato la vita è perché non ne avevamo un’altra da perseguire. Pensiamo alla vita che vogliamo, sempre e comunque. La differenza è tutta lì.

Mettiamo che lavoriamo in una brutta atmosfera, da che cosa cominciare? Lo sappiamo benissimo:

 

3)   Non Farsi Avvilire, Mai.

Perché altrimenti capitoliamo. Ed è molto facile, perché c’è un alibi formidabile: non posso farci niente. Vedo persone andare avanti da anni con psicofarmaci.

Una mia cara amica aveva chiesto al proprio capo il permesso di NON sedersi e di lavorare in piedi (e ciò è andato avanti per almeno 6 mesi), perché era tanta l’ansia e l’insoddisfazione di quell’ambiente che non ce la faceva a star seduta.

Io ero stupefatto nel sentire il racconto. Alla fine ha cambiato lavoro, accettando una sostituzione maternità (e non un posto fisso!). In seguito ha trovato un’azienda che ora le piace e dove sta benissimo. Ma quanta sopportazione?

Ne conosco altre -in situazioni di stress simili e non inferiori- che non hanno accettato di cambiare lavoro perché la posizione offerta “non aveva proprio tutti i requisiti”.

Allora che cosa si può fare? Se io non mi faccio abbattere e reagisco, posso leggere libri come “Fish!”, che fa dell’incoercibilità del proprio atteggiamento il suo cavallo di battaglia.

Oppure altri libri: di Anthony Robbins, Tar bel Sharar, Robert Dilts, Alexander Lowen o di qualsiasi autore che mi faccia ritornare la voglia e la comprensione. E praticare il cambiamento, giorno dopo giorno. Il primo libro di Lowen che ho letto si chiamava “Il Piacere”.  E mi ha cambiato la vita.

 

Ma abbiamo solo cominciato! L’altra cosa da fare è non considerare pervasiva l’area che non va della nostra vita, bensì integrarla; diluire l’insoddisfazione in altre soddisfazioni. Per esempio “fare un bambino” è un cambiamento cui molti si rivolgono. Ed è molto azzeccato per certi versi, a patto che si accetti la legge:

4)   Generare Un Entusiasmo al Giorno

Un pensiero entusiasmante che ci guidi ogni giorno è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Pensiamo all’ultimo impegno lavorativo prima di un viaggio meraviglioso! Quello è lo spirito da tenere ogni giorno della nostra vita! Come si fa? Si prova, sperimenta ed impara.

Ma abbiamo bisogno di produrlo da soli, da dentro, non aspettare che arrivi. Lo facciamo già, è un meccanismo naturale. Solo alimentando processi naturali possiamo stare sempre meglio.

Per esempio, un bambino non basta metterlo al mondo, ma esattamente come un lavoro, necessita di investirci pensieri belli, progetti e motivazioni, ogni istante della nostra giornata.

Altrimenti, quando dalla vita ci aspettiamo “che ci dia qualcosa” da fuori, non da dentro, tutto si ferma.

Viceversa, proponiamo noi, mandando avanti per primi l’atmosfera che vogliamo: questo sì produce benessere, momento dopo momento, in ogni ambito dell’esistenza. E’ tutto qui, tutto qui, tutto qui! Una semplice attenzione costante ad aspetti naturali.

Un esempio di “meraviglioso” che continuo a proporre è il video della prima apparizione assoluta di Susan Boyle. Provate a vederlo e incontrerete l’abbondanza vera. Link: https://www.youtube.com/watch?v=RxPZh4AnWyk .

Un attimo dopo che inizia a cantare si manifesta l’energia autentica, quella che non chiede niente e che per questo può avere tutto, in modo facile e definitivo.

Un esercizio molto efficace per noi che non siamo dotati di talento è:

“Scrivi tre cose belle e tre cose passabili che ti sono successe oggi”.

Ad alcune persone ha cambiato letteralmente la vita. Succedono due fenomeni, dopo un paio di settimane di esercizio: 1) che le cose passabili diventano belle e 2) che iniziamo a prenderci la responsabilità di produrle da soli.

E allora capiamo, come illuminati: il segreto della motivazione è produrre entusiasmo dentro di noi. E proviamo di nuovo una vivacità incredibile.

Un entusiasmo al giorno –ma generato da dentro!- è una legge dell’universo, e noi la dimentichiamo per decenni! Nessuno lo fa, oppure lo si mette in pratica poco e male e in modi sconclusionati e sconnessi, senza un minimo di concretezza.

Allora, che fare? Semplicemente…

Alimentare costantemente l’Abbondanza, ecco che cosa fare!

 

Chiedersi:

 

5)   Che cosa va bene, oggi?

Sintonizzandoci su:

  • Che cosa va bene, oggi?
  • Che cosa va bene, in questo momento?
  • Che cosa va bene, in generale nella mia vita?

E come in un mantra buddista, ogni mattina, rivedere tutto alla luce di:

  • ciò che ho;
  • che non valorizzo più;
  • che non ringrazio più di avere;
  • e di essere.

La mia nuova amica Lorenza mi ha appena ricordato che il fillm su Amélie inizia con l’elenco illuminante delle cose semplici che ama fare:

Una giovane ragazza con un gusto pronunciato per i piccoli piaceri della vita: immergere la mano in un sacco di legumi, spaccare la crosta di una creme brulée con la punta del cucchiaino e far rimbalzare sassi sull’acqua del Canal Saint Martin…”.

Da quand’è che non riscopriamo il piacere di una nostra piccola abitudine?

 

Solo così possiamo vivere la grande verità della nostra esistenza: la differenza tra bisogno e desiderio.

Il bisogno non aggiunge, il desiderio invece sì, altroché. La forza vitale è qui, non nel bisogno nudo e crudo. Allora, occorre:

 

6)   Seguire i Desideri, Non i Bisogni

Come posso riconoscere la differenza? Ciò che aggiunge interesse alla realtà è desiderio, ciò che vogliamo ripetere è desiderio, ciò che ci attrae senza stare a chiederci i motivi, è desiderio. Nel lavoro, negli affetti, nel sesso, ci è ben chiara la differenza tra ciò che colma solo il bisogno e ciò che invece aggiunge valore, esperienza.

Io e molti lettori di queste note abbiamo fatto corsi e corsi su come valorizzare i desideri. Basta approcciarsi all’Empowerment, disciplina di crescita personale e professionale. Quindi seguire i desideri è una scienza, fa parte della prassi aziendale. Lo sapevate? Non tutti, eh?

Non potrò mai dimenticare quando mi è stato chiesto da un consulente –io lavoravo in azienda-: “Cosa c’è di erotico in questa azienda, che la attrae?”. Io ho deglutito: “Scusi!?”. E me l’hanno chiesto in azienda!

Ci sono prassi consolidate da 50 anni per cambiare vita e modo di lavorare e noi continuiamo a vivere grugnendo.

Il desiderio, è palese, è collegato con l’emozione. Allora:

 

Partire dalle Emozioni, qui ed ora.

 

7)   1 Emozione, 1 Parola.

1 Emozione, 1 Parola. Punto.

E’ il vero valore aggiunto, il vero segreto. Il principio che conta è tutto qui, nell’emozione che finalmente guidi le espressioni e i comportamenti.

Una delle tecniche migliori è:

“una parte di me, ti direbbe…”; partire da lì, anziché rimandare o girarci intorno. Ciò rende più vero il rapporto, senza tenerci tutto dentro. Ed evita di offendere la persona. “Ciò non esaurisce quello che sento verso di te, ma una parte di me ti direbbe questo. Cosa ne pensi?”.

Sento, traduco, esprimo.

Dedicatevi alle emozioni, amici miei. Il vero segreto sono le emozioni. Ci sono decine di lettori di queste note che annegano emozioni nelle parole.

Eppure credono di essere fatti così. E’ questa la differenza tra chi lavora su se stesso e chi no.

Ci sono altrettanti lettori di queste note che invece hanno fatto carriera sulle emozioni. Sì, penso proprio a te.

Di solito sono donne, ma non solo. Le sentono, le traducono in comunicazioni e in azioni. Le più efficaci possibili. Se sbagliano, rischiano di più? Certo! Ma vogliamo continuare a rimandare?

Quando sentite dire: “e ora chi glielo dice a X di questa novità?”, allora vuol dire che quella persona si ascolta, si concentra sul principio: 1 emozione, 1 parola. E gli altri la rispettano di più. E a volte, giustamente, la temono, in senso buono. Allora, col tempo, si scopre che l’Emozione è abbondanza.

Ma attenzione: stimolando la relazione, la connessione con l’altro, sempre, in ogni occasione.

E’ questo il segreto: l’emozione per unire, sanare, andare avanti, non per dividere. Mai. Solo così funziona.

Altrimenti, non sarebbe naturale. Perché l’emozione è di per sé vera, sincera, spontanea, arricchente, anche se ce ne vergogniamo. E automaticamente, è abbondanza. Quindi arricchisce sempre entrambi. Sempre.

Ci si lascia davvero solo quando ci si lascia bene.

Non concentriamoci mai sul lasciarci male.

Occupiamoci solo di comunicare in modo che arricchisca la relazione. Il resto verrà. Cambia completamente la prospettiva. “Buongiorno, ti stupirai, ma volevo dirti cosa ho provato, oggi in quell’occasione… Non rivendico niente. Voglio solo comunicare ciò che sento, per migliorare la nostra relazione”.

Vi cambia la vita. Scommettiamo?

Soprattutto con chi non andiamo affatto d’accordo.

 

Fin qui, ciò che possiamo fare dentro di noi per l’abbondanza e non recedere di un passo dal nostro benessere.

Nel prossimo capitolo di questo viaggio al di là della “melma”, vedremo che cosa fare “fuori” di noi, nelle relazioni, (il punto B dell’inizio). E lì sì che si balla.

Come state? Più carichi, più scarichi? Allora andate al link per il video che vi segnalo tra poche righe. Volerete per l’Abbondanza.

Vedete? E’ possibile.

Ricordate le due persone dell’inizio? Quelle che poi erano in realtà la stessa persona?

Ora, prima di lasciarci: c’è un’altra persona che viveva totalmente di mancanze e difficoltà.

E ce n’è un’altra ancora che invece ha finalmente iniziato a vivere rilassata in mezzo ai presunti guai che la vita ci manda, fino a sentire che tutto scorre più facile, pieno, entusiasmante. Anche queste due persone sono la stessa persona e sono le stesse due dell’inizio.

Sono io.

 

Link: http://www.ted.com/talks/peter_diamandis_abundance_is_our_future.html

(Se non sono automatici i sottotitoli, cliccate su subtitles in basso a destra, e selezionate italian).

 

Riepilogo:  L’Abbondanza Dentro di Noi

1)   Piacere al posto di Tempo

2)   Soddisfazione anziché Solitudine

3)   Non Farsi Avvilire, Mai

4)   Generare Un Entusiasmo al Giorno

5)   Che Cosa Va Bene, Oggi?

6)   Seguire i Desideri, Non i Bisogni

7)   1 Emozione, 1 Parola

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