Le Domande per Scegliere il Corpo

 

Il caso di Federica mette in evidenza proprio una check list di domande da porsi per scegliere il corpo:

Come mai mi sento di nuovo bloccata, nei miei soliti meccanismi?

Per lei è piombare di colpo nella paura, ansia, preoccupazione.
E nelle solite domande: come ne posso uscire?

Ma vale per tutti. Ognuno ha le proprie.

Perché mi sento di nuovo senza forze?
Cosa posso fare?

Dopo averne parlato, ciclicamente, Federica adesso sa che -se cerca di capire ogni volta che cosa le accade- in realtà sta solo procrastinando il problema, il blocco, la stasi.

Non c’è niente da capire, come non c’è niente da risolvere.

E’ solo un atmosfera-ricordo, insita nella storia e nel nostro corpo,

che riaffiora, via via che stiamo sempre meglio, come qualcosa che avevamo rimosso,
e adesso abbiamo la forza di ricordare e riaffrontare.

Pertanto, ha solo da coccolarsi fiduciosa, non mollare gli atteggiamenti diversi…terzi rispetto a:

1) abbattimento

2) lotta per non abbattersi

3) e che riguardano invece situazioni che ormai ha sviluppato, che le danno piacere, coinvolgimento, leggerezza. Senza più pagare alcun prezzo, bensì come semplice diritto acquisito.

Fosse per lei, lo sa, si richiuderebbe in un attimo e non vedrebbe nessuno per settimane…

 

Ecco: attraverso la pratica, diventiamo osservatori della fenomenologia di noi stessi,
di ciò che ci accade realmente:
e tracciamo il sentiero della conoscenza personale, profonda.

 

Tanto lo sappiamo che è “sempre la stessa canzone”.

Eccone una compilation, di altri casi veri, di testimonianze effettive:

– “Periodicamente, torno a sentirmi insoddisfatto. Anche degli esercizi, anche di questa pratica settimanale. Se gli do retta, so che non faccio altro che alimentare il senso di non risoluzione di niente. Ma perché mi lascio sempre coinvolgere in queste considerazioni? Mi sfiniscono!” (Tratto Rigido)

– “Alla fine anche qui, nella classe, faccio di tutto per farmi riconoscere. Quindi dev’essere insito in me. E’ come se andassi a cercare riconoscimenti proprio dove non li posso avere. Anzi, mi scatta nei confronti di situazioni e persone che meno mi riconosceranno, a prescindere da qualsiasi mio sforzo. Pazzesco!” (Tratto Narcisista)

– “Ho capito… al termine degli esercizi, sentendomi meglio, ho capito: fosse per me, la mia struttura mi porterebbe a stare per i fatti miei, a non avere rapporti se non sporadici e appena sufficienti a non farmi sentire un orso troglodita. Ma non li voglio, in realtà. Eppure, se mi costringo ad aprirmi, a provare piacere, a sentire il corpo, a condividere situazioni con gli altri, sto bene-bene, e di colpo mi sento parte e che tutto va meglio. Incredibile” (Tratto Cerebrale).

– “Riconosco, tra le righe, quanto il mio corpo mi riporti all’umiltà e alla modestia e quanto gli esercizi mi diano la regola, la legge di natura, il non perdere la bussola. Perché altrimenti io sarei bravissimo ad ingannarmi, questa è la verità. E a ripartire per chissà quali strade, illusioni, progetti infiniti” (Tratto Narcisista).

– A volte non mi accorgo di quanto mi manchino gli esercizi. Poi torno alla classe di Bio e taac: mi sento addosso quanto mi è mancata e quanto piano piano, se non pratico, torno a richiudermi nelle mie abitudini, nei piccoli vizi… e lentamente mi isolo, ingrasso, ritornano ad attirarmi le sigarette, mi sento invidioso, insoddisfatto… come un mondo intero che riprenda il sopravvento (Tratto Orale).

– “Sai che cosa ho capito? Che la Bio è una specie di tagliando, che ogni tanto sono obbligato a fare, se no, mi ritrovo come so, stremato, affaticato, perennemente sacrificato. Allora è meglio che mi costringo a farlo tutte le settimane. Perché così tutto gira”(Tratto Sottomesso).

 

Questa è la pratica corporea. E questi sono gli effetti.

Ricapitolando:

si inizia 1) mettendo un po’ di corporeità nella nostra vita. E possiamo anche restare in questa frequentazione maggiore-minore, alternata, per sempre. Sarà comunque meglio. Ed è molto comune nella nostra realtà.

Ma può facilmente evolvere nel 2) mettere il corpo al centro. E le emozioni che da questa centralità derivano; le sensazioni profonde e gli ascolti dei segnali che la nostra struttura carattero-muscolare ci dà.

E quando siamo qui ed ora, tutto gira, tutto quadra, perché sappiamo con fiducia che prima o poi tutto il puzzle di ‘sta vita sgarrupata, si risolverà improvvisamente.

Ecco: la pratica è imparare a passare la palla.

Accetto, alla fine veramente, che non posso tenere sempre tutto sotto controllo e passo, mi affido a qualcosa e qualcuno che mi risponda, mi rispecchi, mi sollevi e mi rimandi se sto andando bene o male. E mi faccia sentire rigenerato, come cerco da sempre.

E mi accorgo che questo qualcosa è il mio sistema mente-corpo-emozioni e questo qualcuno sono io attraverso il mio corpo e le sensazioni che mi rimanda.

E’ il mio corpo il compagno prezioso, che prima non sapevo di avere.

Leggi l’articolo correlato: Mettere al Centro il Corpo

 

La Pratica Bioenergetica. Riepilogo:

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