Leggerezza Profonda: 12. Due Connessioni, Due Leggerezze

Un altro aspetto illuminante del sentire il corpo è che si scoprono due connessioni.

1) Una è la connessione tout-court: aprirsi a sentire di più e meglio i propri bisogni, dedicarsi molto di più ai desideri, sapere che cosa ci sta succedendo, conoscere e rispettare ed esprimere le emozioni. Porre la consapevolezza del sé reale al centro della propria esistenza.

E portarla avanti come pratica e prassi quotidiana. Senza alcun punto perfetto d’arrivo dopo-il-quale-risolvere-per-sempre, bensì come sana abitudine per tutta la vita, come costanza e sostegno al benessere vitale.

Scegliere la connessione non vuol dire:

essere-connessi-sempre

bensì

dedicarsi-ogni-giorno-a-come-sintonizzarsi-meglio-stamattina,

a prescindere dal livello in cui si parte ad ogni risveglio.

 

2. L’altra connessione è però, su questa base:

collegarsi-innestarsi allo stesso modo della prima connessione…

…ma-considerando-la-miglior-versione-di-sé,

vale a dire ad un’immagine interiore che ci faccia sentire
autorizzati-abbondanti-soddisfatti-integrati.

Finalmente fuori dalla solita nostra immagine ferita, che sappiamo essere infelice cronica, o mancante o incapace, o colpevole e così via.

 

Sta succedendo ad esempio a diversi miei clienti che scoprono inedite e insperate declinazioni di sé:

G. sta iniziando a vivere addirittura senza la distinzione tra lavoro e tempo libero.

V. invece sta scegliendo di portare nella propria città, in ufficio e a casa, la miglior esperienza di sé “toccata” in un viaggio recente.

E’ il processo di Anticipazione di cui abbiamo parlato più volte:

 

Funziona così: mi chiedo…

  • cosa succederebbe se io vivessi come se fossi sempre in vacanza?
  • O se vivessi di nuovo come mi sono sentito in quell’epoca che da allora rimpiango?
  • Oppure se vivessi ancora come se mi fossi sempre dedicato a quella passione o a quel lavoro? O a quella relazione? O a tutte le situazioni che sto rimpiangendo da troppo tempo? Come starei adesso?

E ci provo, vedo su quali presupposti si baserebbe questa declinazione di me e quali “fiumi” diversi può di nuovo far affluire alla mia vita.

Se allora, nella prima scelta di connettermi alla mia profondità, pratico abitudini legate a corpo, emozioni e sintonizzazione attraverso leggerezza, fluidità, apertura e piacere, ogni volta che ci provo (ne abbiamo parlato in numerosi punti, si veda Leggerezza Profonda: Riepilogo).

nella seconda, assodato il processo, “mi accorgo che posso”, che il solco tracciato mi porta ad escludere naturalmente alcuni comportamenti obsoleti:

  • Contrapposizioni sterili
  • Atmosfere che non evolvono più
  • Piccoli o grandi vizi che non portano più a niente
  • Lamentele dffuse e pesanti
  • Mancanze e insoddisfazioni che via via risaltano sempre più come atteggiamenti e non come reali necessità, poiché (ormai lo so!) una volta soddisfatte, lasciano il posto ad altre simili smanie.

 

Si arriva così a preparare il terreno al cambio di visione di chi siamo e del mondo nel quale ci sentiamo inseriti.

È credere nella più limpida ed intensa espressione del nostro potenziale vitale e autorizzarci giorno dopo giorno ad affermarci.

(Un chiaro esempio è nel video: Ti Amo Così Tanto.)

 

Ma perché diavolo sentiamo il bisogno di ri-connetterci?

Il senso della connessione perduta è semplice:

se ci sentiamo oggi non-a-contatto come vorremmo, vuol dire che nella nostra infanzia, evidentemente, ogni naturale sintonizzazione a ciò che ci stava succedendo, ogni apertura all’ascolto di sé e degli altri… era legata ad un dolore, un contrasto, un’insoddiafazione, una difficoltà.

E’ la nostra educazione/esperienza/condizione di un tempo, che si è poi strutturata in noi come un’armatura caratteriale:

  • se io sono cresciuto in un’atmosfera insincera o violenta
  • o depressa o incostante
  • non protetta o abbandonata…

…ho sentito che connettermi davvero ai miei bisogni o alle altre persone mi portava dolore, problema, pericolo.

Ciò può essere successo anche in situazioni normali, visto che da piccoli tutto può essere drammatico o traumatico. Quindi non è l’oggettività, ma il vissuto che conta.

  • Nella sua relazione di base con “l’altro”, S. si sentiva sotterrata da una montagna di sacrificio per l’azienda di famiglia, cui tutti erano totalmente dedicati…
  • …G. invece era tormentato da piccoli soprusi di amici e fratelli…
  • … laddove V. è stata investita da una responsabilità bloccante derivata dall’essere la prima figlia, “quella che bada ai fratelli”.

Se ho avuto uno o altri di questi impedimenti…

  • … Allora devo aver messo in atto tutte le mie strategie caratteriali per esserci e non esserci, per realizzarmi ma non troppo.
  • E così mi conosco poco e mi esploro male.
  • Sono in relazione certo, ma solo parziale, con gli altri e il mondo.

 

(Sulla separazione del proprio sé dal corpo, si veda la nota* alla fine di questo articolo con la citazione di Lowen di Luciano Marchino ).

 

Perciò, se lo vedo e comprendo come l’ho messo in atto prima, posso dare -e in certo senso devo dare- un’agio, un’ampiezza e un’apertura totali, diverse, senza più mezze misure, alla mia espansione.

Inizio ad osare un pò di più e poi levo finalmente le àncore.

Per questo mi connetto, nella nuova prassi della leggerezza profonda, non solo al sollievo, bensì alla migliore rappresentazione di me, interna ed esterna, e la coltivo pian piano, fino a che si appalesi nella realtà.

 

G. immagina ed espande un “sé” come stesse sempre in vacanza e -paradossalmente- partecipa molto di più al lavoro, al qui ed ora.

C’è sempre un paradosso che si risolve, in terapia:

“Ma scusa, se faccio così, se mi sento sempre in vacanza,
mi avvertirò lontano e superficiale, menefreghista e disattento!”.

 

Invece accade invariabilmente il contrario:
si provano attenzione, concentrazione, apertura e disponibiltà. Qui ed ora.

 

“Alla fine è stato proprio così…! In altre parole mi sintonizzo davvero con l’essenza di tutta la faccenda che chiamiamo vita. E sto decisamente meglio!”.

E arrivano gioia e partecipazione totali, secondo i propri migliori picchi esistenziali, non secondo i canoni precedenti, parziali e sacrificati.

 

“Ma come, mi sono sforzato per una vita di star meglio, ed ora mi accade senza alcun sacrificio? Scegliendo semplicemente un’immagine più adeguata e vera di me?”.

 

Questo è il motivo per cui gli altri ci vedono rifioriti, perché ci stiamo autorizzando e non abbiamo più confini e obblighi prima di tutto, bensì diritti, soddisfazioni e possibilità prima di tutto.

  • G. allora rinuncia all’anno sabbatico che aveva deciso poiché non sente più il sacrificio totale che respirava appena pochi mesi prima. Anzi, vede il periodo di pausa dal lavoro per quello che era: una fuga nell’illusione. E non ne ha più alcun bisogno.
  • V. si sta facendo raggiungere da un amore sconfinato per se stesso e i propri diritti e un mondo intero si sta spalancando davanti ai suoi occhi:
    Può esprimersi, espandersi, essere molto più creativo.
    E allora sta anche incredibilmente guadagnando di più: capitolo irrisolto da una vita.

 

Ah, ovviamente le persone non si ammalano più in periodi come questi, anzi guariscono.

M. ad esempio ha risolto le proprie allergie in modo naturale e non riesce, incredulo, ancora a gioirne.

Ma come si fa mantenere il solco della Connessione Profonda alla nostra parte migliore?

Attraverso la nuova funzione adulta di cui ci riappropriamo pienamente. E’ questa forse la più grande rivoluzione: Mi prendo la RESPONSABILITA’ NUOVA, come non ho mai fatto davvero fino in fondo, di infondere quelle atmosfere, fiducie e sicurezze che la mia parte bambina, emotiva, non ha mai avuto. E’ così che si compie la connessione più elevata, semplicemente perché ora adeguatamente sostenuta.

Lo spieghiamo in dettaglio ne: “2 Accettazioni” e in Leggerezza Profonda: 15. Le 2 Funzioni dell’Adulto

 

Scegliamo in questo modo di connetterci ogni giorno a noi stessi e autorizzeremo una rappresentazione inedita di noi che avremmo sempre voluto realizzare.

Lei è lì che non vede l’ora.

 

 

Leggi i prossimi articoli e quelli correlati:

 

* A proposito della Connessione perduta, scrive Luciano Marchino nella prefazione alla raccolta di scritti di Lowen “La Voce del Corpo” – Astrolabio Editore:

Una mole considerevole di dati ci costringe viceversa a rilevare come il processo di separazione dell’identità dal corpo proceda di pari passo con lo sviluppo del bambino e con la maturazione di stati dell’essere che Lowen ha associato a cinque diritti fondamentali: il diritto di esistere, di avere bisogno, di essere autonomo, di imporsi e di amare sessualmente.

La negazione protratta o traumatica di tali diritti sembra costringere il bambino a dissociarsi dall’area del proprio corpo implicata nella rivendicazione del diritto negato, serrandolo nella morsa di una tensione che appare necessaria a impedirne l’espressione e quindi l’appagamento, perpetuando di conseguenza lo stato di bisogno e di frustrazione.

In cambio del paradiso così perduto egli riceve un’illusione, l’illusione che il non sentire, cioè il dissociare il piano fisico della sensazione dal piano psicologico della percezione dotata di emozione e di significato, lo metta al sicuro da un ambiente correttamente o erroneamente percepito come minacciante.

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Riepilogo:

 

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