Il Tema Dominante e il Problema Caratteriale

7 Problemi Caratteriali

 

Ogni Tema Irrisolto della nostra vita si fonda, si nutre e si perde in uno specifico problema, ricorrente, caratteriale appunto.

 

E’ sorprendente constatare, nella pratica clinica, come -e a che livello- le persone, alla fin fine, sotto i motivi concreti che le portano a farsi aiutare, rivelino sempre lo stesso schema.

 

Provate a pensarci: qualcuno si decide a fare chiarezza su di sé.

Inizia la terapia e racconta dei suoi problemi, ad esempio:

-ricorrenti sul lavoro
-oppure nelle relazioni
-oppure ancora di realizzazione di sé
-del senso della propria vita
-dell’insoddisfazione cronica
-o della mancaza di pienezza.

 

E poi provate ad immaginare che via via che continua il lavoro su di sé, scopre un’altra verità:

il suo quadro non era poi quello rappresentato, quanto più semplice e ripetitivo, sottostante, archetipo, secondo una tipologia del carattere che ha sempre le stesse dinamiche.

 

E’ un risparmio di energie e una focalizzazione epocale, per chi inizia a lavorare su di sé.

Occorre evitare eccessi di generalizzazione e semplificazione, ma mantenere un quadro utile e significativo, fa una differenza abissale.

 

Ecco i diversi problemi caratteriali così come individuati da Stephen M. Johnson ne La Trasformazione del Carattere, Astrolabio Editore.

Essi creano dei Temi Ricorrenti Irrisolti nell’arco della nostra vita, tanto da caratterizzarci l’intera esistenza.

 

Problema Caratteriale

 

1. Cerebrale (Schizoide): Gli altri sono un problema, non un aiuto. Quindi dissociazione, ritiro nel pensiero.

 

2. Orale: I bisogni sono negati o troppo grandi per essere negati. Dipendenza dagli altri, o gratificazione dei bisogni degli altri a spese dell’espressione del sé.

 

3. Simbiotico: Identità trovata negli altri, non nel sé. La fusione determina un’espressione del sé fuorviata, etero-diretta. Il vero sé suscita sensi di colpa.

 

4. Manipolatore (Psicopatico): Attiitudine a non considerare i sentimenti rispetto a situazioni di potere, affettive e di lavoro, di utilizzo degli altri a propri fini -altrimenti gli altri lo fanno con noi. Un certo grado di cinismo, adattamento alla strategia, difesa attraverso la non sincerità.

 

5. Narcisista: Identità cercata nel falso sé, non nel sé reale, sentito come fragile, labile. Tentativi di conservare il sé grandioso.

 

6. Sottomesso (Masochista): Controllo della propria iniziativa ceduto a chi ha più potere, salvo poi lamentarsi in modo continuo, remissivo, passivo-aggressivo.

 

7. Rigido: Scissione degli impulsi amorosi da quelli sessuali. Negazione o esaltazione della sessualità, della sfida-competizione e dell’amore.

 

E’ molto indicativo e molto utile, conoscere concretamente qual è -giorno dopo giorno- il mio reale problema, per sapere come si ripresenta, come cerca di camuffarsi e spostarsi ad altro.

E soprattutto, come si manifesta sempre con gli stessi esiti…

 

Solo con questa consapevolezza si può voltare pagina e immergersi nella vita nuova che molti di noi desiderano.

 

 

E’ poi interessante e ancora più prezioso, vedere tra quali polarità caratteriali oscilla il nostro personale problema.

 

Polarità caratteriali (Stephn M. Johnson, op. cit.)

 

  1. Cerebrale (Schizoide): Presenza – Assenza
  2. Orale: Ricerca – Offerta della gratificazione nella dipendenza
  3. Simbiotico: Autonomia – Farsi avviluppare
  4. Narcisista: Indegnità – Megalomania
  5. Sottomesso (Masochista): Controllato – Controllante
  6. Manipolatore (Psicopatico): Manipolare – Farsi Manipolare
  7. Rigido: Sessualità – Affettività

 

Per capirci, se prendiamo il caso del Cerebrale, che ha il problema del sentire che il prossimo è sempre fonte di guai, per cui tende a vivere isolato, nella testa…

…allora va da sé che si ritrovi a gestire la polarità Presenza-Assenza, per 2 grandi motivi:

1. percepisce almeno un pò che la sua è una fuga e quindi cerca sempre in qualche modo di adattare la parte ribelle, di solito senza troppo successo, oscillando tra lo stare con gli altri e lo stare da solo.

2. Le norme sociali e i bisogni di aggregazione, contatto, appartenenza… tendono a farci comunque andare verso gli altri (amici, partner, colleghi).

Per cui, c’è sempre un’oscillazione caratteriale:

“vorrei star solo ma poi vorrei stare anche gli altri,
ma non ci riesco, allora torno a star solo,
insomma… non so mai bene cosa voglio…

 

… come una divisione in due, che i clienti lamentano spesso, all’arrivo in terapia.

 

Ma –se lo so– io mi posso così concentrare finalmente su questi aspetti, se voglio davvero andare a toccare la mia struttura e migliorarla da dentro.

 

 

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