Visione Radicata: 23. Una Storia che Valga la Pena

Come trovare il Nostro Scopo Primario

Vale la pena vivere la vita che stiamo vivendo? Ecco qual è la domanda che ci poniamo tutti. Ciò che abbiamo in programma, merita i nostri sforzi? Oppure possiamo cercare qualcosa di meglio?

Questo ennesimo capitolo di ciò che mi ha stravolto l’esistenza parte dalle storie, dalle visioni emozionanti, che lasciano il segno.

Vi siete mai chiesti perché non dimentichiamo qualcosa che ci colpisce? Che cosa ci impressiona di quella storia?

Ciò che incide sono metafore significative, piccole avventure necessarie per noi.

E lo sapete perché avete desiderato il vostro iPhone? Perché i fratelli Wright volarono per primi? E perché Martin Luther King è riuscito a suscitare un intero movimento di opinione?

Vi interessa? Provate a vedere questo video per saperlo.

Ma attenzione, l’autore non dice tutto e non va al punto, ma solo alla sua scoperta… se tornate, vi dico qual è il reale segreto di tutta la faccenda.

https://www.youtube.com/watch?v=qxLE8kNUS80

 

Visto? Da non credere. Sinek ha individuato questa formula del Why, How e What che è illuminante. Ora è tutto più chiaro su come funzionano le immagini interiori e la nostra motivazione, non è vero?

Eppure, ciò che ci trasforma e che a me ha stravolto la vita, sono state le storie! Come quelle raccontate in questo video!

Perché il Reverendo King usava storie, come le usa la Apple, perché racconta parabole che fanno appartenere. Vi interessa sapere perché queste storie funzionano?

E come trovare lo Scopo Primario di ciascuno di noi, che illumini tutta la nostra personalissima storia?

Quando da ragazzo facevo il giornalista, in provincia, con tutto l’ardore e l’idealismo di cui ero capace, incappai in una definizione che diceva: “il giornalismo non è altro che parlare di un tema importante, raccontando una storia”. Uh… interessante, pensai. Avevo la riga in mezzo e capelli lunghi e bellissimi…

Poi lessi questa poesia di un mio conterraneo che si concludeva così: “la vita è un giornale, che appena letto e sfogliato è già vecchio e un po’ ripugnante…”.

Approfondendo, scoprii che questo signore, Ennio Flaiano, era l’autore di quasi tutti i capolavori di Federico Fellini, e –da giornalista- era passato a scrivere storie… Ah beh, ancora più interessante!

Fu anche per quello, pensate un po’, che abbandonai quel lavoro, iniziai a scrivere storie per il cinema, a partecipare ai concorsi al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Tralascio il mio titolo di Idoneo Non Vincitore di Concorso e anche il mio girovagare per l’ambiente del Cinema romano, non propriamente idealista…

Ma quante storie potrei raccontarvi? Potrei dirvi del 42enne che aveva finalmente scritto il suo primo film, non ricordo il titolo ma era del filone Fracchia, la Belva Umana.

Questo signore ormai con i capelli mezzi bianchi, si avvicinò a noi 20enni con l’aria di dirci: “vedete? Io ce l’ho fatta”. Noi ci guardammo interdetti: ci era stato appena detto che il film era copiato di sana pianta direttamente da un film americano…

“Se avrete costanza, applicazione e sacrificio, -disse questo Giovane Autore- riuscirete a farcela anche voi…”. Sapete quanto sembra vecchio uno di 42 anni a ragazzi di 20?

Insomma, c’era qualcosa anche nel cinema che non aveva troppo a che fare con me… (io devo sudare 20 anni per realizzare un fac-simile di Fracchia? Copiato dal Cinema americano? Ma sai che ti dico…?!).

Per fortuna, il mio sano spirito abruzzese non mi aveva abbandonato. E non avevo per niente rinunciato all’università. Cosa mi interessava veramente fare con la Laurea in Psicologia? Perché avevo studiato Eros e Thanatos, il principio di piacere, il caso di Anna, facendo mille sacrifici…?

Ecco cosa mi appassionava: mi affascinavano le storie delle persone. Aiutare gli altri a risolvere i problemi. Una mia amica non aveva parlato con la sua unica collega per 6 mesi. E io continuavo a pensare alla vita che aveva fatto!

Dello sceneggiatore di cui sopra ancora mi chiedo che cosa avrà combinato! Se avrà in qualche modo capito! O se non avevo capito niente io!

Ecco perché mi piaceva il cinema, perché mi piacevano le persone:

per aiutare gli altri a indirizzare la propria esistenza e viverla appieno!
Trovare perché certi comportamenti funzionano meglio e altri meno.

Questo sì! Questo volevo fare! E a questo scopo avrei dedicato la vita!

Ma ciò che poi mi ha fatto capire “come” aiutare gli altri è stato darmi da fare: essendo povero in canna, dovevo lavorare, sempre e comunque. E per un periodo ho fatto il cameriere, la sera, fino a notte fonda… E ancora oggi posso dire con certezza che è stato uno dei periodi migliori della mia vita… Perché? Perché lavorare mi nutriva con tante relazioni, e mi stancava fisicamente, facendomi sentire profondamente rigenerato, ogni giorno…

Ecco che cosa mi interessava… sentire il cuore che pulsa per le emozioni e per l’attivazione, come per lo sport, che avevo per fortuna sempre praticato… in una parola: il corpo! Il benessere profondo! Lo star bene, il sentirsi vivi! E far star bene gli altri… !

Ma nel mondo della psicologia non stavo altrettanto bene: comportamenti eccentrici, ragionamenti prolissi, insomma: seghe mentali infinite… la salute stava in ogni luogo, tranne che nella psicologia, per me ovviamente, per come vedevo io gli atteggiamenti dei professori e degli studenti… allora? Allora niente: potevo sempre e soltanto continuare a lavorare…

Una prima svolta efficace arrivò con l’Analisi Transazionale! Spiegava perché quando senti disagio con qualcuno e percepisci che lui sta giocando un gioco con te, beh, questi giochi possono essere compresi e risolti! Bello!

Ma spiegava anche un bel po’ di cose: come noi ci scegliamo il nostro destino! Quali decisioni bloccanti prendiamo da bambini! Come ce ne possiamo liberare! Insomma, risposte entusiasmanti. Non più il lavoro impalpabile di un Analista che assiste allo “svuotamento del camino” come lo chiama Yrvin Yalom, attraverso le parole…

E fu proprio lì che appresi il concetto dello Scopo Primario, che illuminò tutta la mia ricerca: ognuno di noi ha un obiettivo più importante e più profondo degli altri (sic!).

Il quale funziona da stimolo vitale proprio perché fa scattare l’immagine interiore di se stessi appassionati e -da questa- fino all’emozione motivante che determina tutta la nostra storia (!).

Avere consapevolezza di qual è questo obiettivo e sapere che ne abbiamo bisogno come l’aria, ci cambia l’esistenza, fornisce il senso e significato che cerchiamo.

Ecco che cosa stavo cercando, cosa accompagno oggi i miei clienti a trovare, il tema di cui vi ho parlato in queste righe: che cosa lega in profondità tutta la nostra ricerca? Qual è lo scopo primario di ciascuno di noi?

Mancava ancora una cosa: come arrivare a trovare questo scopo, sentendo di nuovo quel piacere legato al corpo e al benessere profondo?

E una sera, a cena, una ragazza mi invita a partecipare ad una sessione di esercizi di Bioenergetica… “Che cos’è?” -dico io. “ Prova!”.

 

Ecco, cari amici, perché mi batto affinché voi tutti facciate la mia stessa esperienza. Perché dalla mattina seguente alla prima sessione di bioenergetica ho di nuovo provato la sensazione di benessere, di integrazione tra il corpo, le emozioni e i pensieri.

Semplicemente con una pratica settimanale di Bioenergetica, mi si resettava tutto il corpo e lo spirito.

Mi faceva dormire meglio, staccare la spina dei pensieri, sentire finalmente che tutto dipendeva da me e soprattutto: che c’era una strada per il benessere aperta a tutti! E io potevo aiutare il prossimo finalmente attraverso il corpo e grazie al corpo… !

E sapete da allora quanti entusiasmi diversi e motivazioni inaspettate ho trovato nelle persone che continuo a vedere per quell’onore assoluto che è il mio lavoro?

E tutto ha preso vita dalle immagini interiori! E 1 immagine + 1 emozione avete visto che cosa fa?! Immagine + Emozione = Storia! Una grande, bellissima storia. Quella più importante, quella di ciascuno di noi.

Allora: esiste una ricerca a volte ansiosa e tormentata ma che sentiamo per tutta la vita. Possiamo passare la nostra esistenza a tenerla inutilmente a bada.

Possiamo viceversa approfondirla per dare un senso compiuto alle nostre vicende quotidiane. Basta rispondere ad alcune domande esistenziali. E avremo trovato il nostro Scopo Primario.

Perché se ciò che animava i fratelli Wright, Steve Jobs e il reverendo King è stato fondamentale per la loro riuscita, che cosa aspettiamo a cercare che cosa anima noi?

Vi indico di seguito -se vi va e quando vi va!- il link per il questionario sullo Scopo Primario.

Questionario scopo primario

 

 

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