Visione Radicata: 17. Trovare la Propria Normalità


La terapia non è altro che un continuo confronto tra:

–       ciò che sembra normale e crediamo immutabile
–       e punti di vista e azioni diverse / opposte che invece sono legittime e ci possono portare ad un benessere incredibile e a volte insperato.

Occorre sempre prendere una sana abitudine al confronto su temi vitali, che si vada in terapia o meno.

E’ proprio ciò che s’impara in un lavoro di qualsiasi tipo su se stessi.

Quindi, come cominciare?

Semplicemente, inizia a scrivere:

  • Che cosa credo che NON sia così normale nella mia vita?
  • Per stabilirlo, con chi mi sono confrontato?
  • Sono stato sincero? Posso esserlo di più?
  • Viceversa -se credo che tutto sia normale- c’è qualcuno a me vicino che mi bombarda con osservazioni su mie abitudini non propriamente nella norma?
  • Quali? Ne ho parlato con altri, insieme a questa persona? Quello che lei mi attribuisce, sembra normale a terzi che ci ascoltano?
  • C’è qualcosa di cui francamente mi vergogno e ho difficoltà ad ammettere?
  • Ho mai pensato di rivolgermi ad uno specialista, Terapeuta o Counselor per affrontare questi aspetti di cui mi vergogno o su cui mi sento in colpa? Perché sì / Perché no? (scrivere e rileggere queste opposte motivazioni (!)).
  • Ho letto dei libri su ciò che mi riguarda?
  • Ho cercato almeno su internet qualcosa che mi possa illuminare?
  • Ho pensato di iscrivermi ad un corso che mi permetta di approfondire questi aspetti di normalità/anormalità (es. comunicazione se non so comunicare, arti marziali se credo di essere timido, scrittura creativa se sento di non esprimere emozioni)? E sviluppare un interesse strutturato in questa direzione?

A volte basta poco per capire davvero come funzioniamo.

Io credevo di essere pauroso e che nessun altro al mondo provasse il livello di paura che provavo io.
Adesso so che questa paura l’avrebbe provata chiunque e che io sono solo sensibile, ed è un pregio assoluto, mentre prima era per me fragilità e vulnerabilità da cui difendermi.

Gennaro ha trovato la propria normalità sentendo che per lui la dimensione di coppia non può andare bene se non alle sue condizioni: “mi vuoi non sposare?”. La famiglia che ha avuto ha incistato tutte le esistenze a vincoli impossibili, leganti e pesantissimi.

E lui non si considerava affatto normale e sentire tutto quel peso. Invece l’avrebbe sentito chiunque.

Anna esordì nel mio studio dicendo: “ma davvero posso dire di no al mio capo, a mia madre, alla mia famiglia?”.

Vi è chiaro il livello di lavoro su se stessi necessario per vivere “lì fuori nel mondo”?

In terapia / negli incontri di gruppo settimanali / nei weekend di lavoro, dedichiamo del tempo a capire che cosa sia normale nella Ferita e nel Tema che ci accompagnano, e che caratterizzano la nostra personalissima vita.

In questi incontri si esplorano tutte le possibilità per uscire da false immagini di sé e normalità a cui adattarsi che non lo sono per niente. E la sensazione di chiarezza e di sollievo è enorme: quanta energia…

Le nostre presunte a-normalità sono solo sintomi che servono a ricordarci quali sono i nostri problemi irrisolti.

Fino a scoprire che –per risolverli- è necessario vedere ciò che ci è capitato come un dono: la nostra educazione ci ha messo alla prova e -pur grave che sia- è sempre e comunque un dono, che ci ha resi come siamo, meravigliosi cialtroni.

La vita distribuisce a pioggia difficoltà sparse, al solo scopo di selezionare la specie. Se le superiamo la specie è migliore. Tutto qui. Chi riceve la disgrazia, ha l’occasione per essere migliore, non peggiore. Per cui, perché passare la vita a lamentarsi? Uno spreco enorme.

Recentemente, il nostro amico Super se n’è uscito con un’affermazione così, in leggerezza: “Ah, ci sono un paio di cose che non vi ho detto: io non ho mai fatto le vacanze insieme ai miei genitori. Loro andavano per fatti loro e io e mia sorella in colonia o dai nonni. E poi, io non ho mai festeggiato i miei compleanni né ricevuto regali. Forse solo un anno. O due. Fatto sta che ogni volta che arrivava il mio compleanno, sapevo che a differenza di tutti i miei amici, io non l’avrei festeggiato e non ci sarebbe stato niente per me”.

Ehi, è il nostro amico Super, ci siamo detti tutti nel silenzio generale. Quanto è limitata la mente di certi genitori, e quanto è depauperata l’esistenza di certe persone, di conseguenza… Eppure lui è così speciale… Chissà come avrà fatto…

Fatto sta che è così proprio per ciò che ha ricevuto.

Il risultato di tante mancanze allora può essere proprio Super.

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Riepilogo:

 

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