Visione Radicata: 21. Una Bellezza al Giorno

Le chiacchiere se le bring the wind.

Se le porta il vento, diceva un amico tanto tempo fa.

La verità è una sola: abbiamo bisogno di una bellezza al giorno. E abbiamo bisogno ogni momento di saperlo, di cercare immagini interne di bellezza e di nutrirci di queste.

Questa urgenza dall’alba al tramonto travolge la nostra vita e solo se la onoriamo, ci dona grazia e riconoscenza.

Avere chiara la visione di noi stessi nel mondo e ripetercela ogni giorno, fa semplicemente la differenza tra benessere profondo e malessere diffuso.

La visione radicata è necessaria a:

– Cambiare punto di vista. Senza il quale non possiamo godere nulla.
– Uscire dal mito terapeutico
– Svelare le illusioni dei propri tratti caratteriali
– Evitare di alimentare le nostre difese esistenziali, posturali, emotive
– Cercare dentro di se’ anzichè fuori che cosa si vuole davvero.

Mi sorprende sempre, ad esempio, il meccanismo per cui “se io non mi sono sentito ascoltato, io non mi ascolto”.

  • Se invece non sono stato considerato-non mi considero
  • ignorato-mi ignoro
  • abbandonato-mi abbandono
  • schiacciato-mi schiaccio
  • il mio piacere non esiste-non posso considerare il piacere.

Facciamo tutto da soli, amici miei.

Il caso di Donato mi colpisce:

“io vivo sempre preoccupato -spiega.

So che lo faccio sempre.

“Se le cose vanno male: oddio adesso crolla tutto.!!
Se le cose vanno bene: oddio come farò a resistere?!
Insomma, una vita disgraziata!!”.

Donato è preoccupato per due motivi: perché nessuno gli ha insegnato a tranquillizzarsi, a lenirsi, a divertirsi a più non posso. E guardate che anche solo a scriverlo, per lui suona esagerato. Ma da bambino è assolutamente normale. “A più non posso” è normale! Dovremmo gridarlo, ai bambini.

Il secondo motivo è che l’azienda di famiglia ha fagocitato tutta la sua indipendenza. Allora il suo mondo è quello: preoccupazione. Punto.

Come farà Donato a “far fronte” a queste preoccupazioni? Non potrà farcela mai se non entra in uno stato “terzo”, di grazia per lui estrema e ingiustificata (!), gioia infinita, buonumore, come merita, anela e non raggiunge mai.

E in questo periodo ha iniziato a non fare più in modo da risolvere le sue preoccupazioni. Non più. Tanto non si risolvono. E sta semplicemente rifiorendo.

Lo schema caratteriale è sempre lo stesso:

  1. I genitori per qualche motivo non riescono ad aiutare il bambino a creare un adulto realistico e concreto, ad imparare ad occuparsi di sé, a vedere le cose in modo leggero, intenso e soddisfacente;
  2. Forniscono poi allo stesso tempo un modello volenti o nolenti: critico/ o assente/ o anaffettivo/ o ricattatorio/ o manipolatorio / o abbandonico …e così via.
  3. Allora il figlio continuerà a farsi quel che che gli facevano da bambino: criticarsi, essere assente, abbandonare/abbandonarsi, ricattarsi, manipolarsi …e così via.

Incredibile, ma semplice.

Altri casi infatti mi vengono in fretta alla mente.

Li ho rappresentati qui di seguito, evidenziando il punto in cui ciascuno di noi arriva in terapia, contrassegnato dal simbolo a), come la situazione dove continuo a farmi ciò che mi capitava da bambino.

A seguire, b) che è ciò che metto in atto automaticamente, da una vita, per contrastare questa condizione che mi sento imposta (ma che invece mi auto impongo)

e da c) che è l’unica soluzione che possa funzionare.

Federica
a) Una vita colma di difficoltà di ogni tipo: per lei nulla può essere leggero.
b) Mito terapeutico (Tema della sua vita): realizzare finalmente la propria esistenza facendo finalmente fronte alle perenni difficoltà.
c) Capire come lei stessa si squalifica e non si considera e smetterla finalmente di fare come facevano con lei da piccola.

C’è sempre una verità illuminante non appena si scava un attimo in profondità.

Sebastiano
a) Sensazione perenne di estremo sacrificio.
b) Dare allora finalmente una svolta a questa vita di merda.
c) Cio’ che gli porta fatica gli porterà sempre fatica. Quindi nessuna svolta, in questi modi comuni, verrà mai a capo del sacrificio. Accettare allora di stare all’inizio in questa disperazione, lo farà paradossalmente uscire, rilassare e godersi la vita. Questa è non-svolta, perché la sua è una vita di non-merda.

Come si nota, non è l’impegno che manca, ma la visione, il “che cosa diavolo stiamo facendo che non risolve affatto tutta la questione?!”.

E giù denaro ed energie infinite. Questo stupisce.

Mirko
a) Aver sofferto da bambino imposizioni mortificanti. E quindi aver chiuso alle emozioni.
b) Cercare la propria strada a modo suo, con orgoglio infinito, contro tutto e tutti. E non riuscirci mai.
c) Cercare di non sentirsi più una persona insensibile. In realtà sente eccome. Basta esprimerlo. E smetterla di giudicarsi per come vive e sente. Andarsi bene così com’è e iniziare a fidarsi di ciò che può percepire e di ciò che invece non sente. E aprirsi agli altri e mettere da parte l’orgolgio verrà naturale e lo rigenerà.

Si vede? Si comprende dalla lettura? C’è sempre una terza possibilità, quella che riunisce e rimette insieme la nostra vita, al di là finalmente delle dicotomie interne.

Gennaro
a) Sentire infinite richieste eccessive degli altri. Non è così davvero. Ma lui l’ha vissuto in questo modo, sempre, fin da bambino.
b) Difendersi allora sempre meglio dalle eccessive richieste degli altri. E’ stata la sua ossessione per decenni. Circa 24 anni per l’esattezza. Un’infinità di tempo.
c) Le eccessive richieste degli altri sono un problema loro. Io mi occupo finalmente di dire ciò che penso e sento, sempre. E così accade una rivoluzione: gli altri sono d’accordo, non si oppongono e lo rispettano di più. E di colpo, non si difende più.

L’unica forma di benessere è quel che rimette a posto le cose, senza più sforzo.

E’ l’unica forma del nostro sentire in cui non siamo più nel solito pantano.

E’ un’intuizione, uno stato di svolta, questa sì per fortuna realistica e concreta.

Sandra
a) Io sento dalla vita e dagli altri solo delusione, rifiuto e giudizio.
b) Voglio solo farli smettere.
c) Non riusciro’ mai a farli smettere, posso invece smetterla io di cercare rispetto da chi non può darmelo (mai!) e darmi da sola soddisfazione e pienezza, attraverso piacere, gioia, frequentazioni diverse, abitudini, hobby e interessi che ho accantonato da troppo tempo…

Ad Anna, abbiamo dedicato un racconto specifico.

Ecco come funzioniamo, amici miei. E io mi dico ogni mattina presto: ma saperlo prima, no?

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Riepilogo:

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