9. A Cosa Attiene la Sindrome della Bella Ragazza?

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(Questo articolo è la continuazione de La Sindrome della Bella Ragazza)

A cosa attiene La Sindrome della Bella Ragazza e le altre di cui abbiamo parlato? Ne La Fine della Paura abbiamo visto questa condizione contratta che chiamiamo Paura della Paura di tornare a sentirci bloccati.
Ma qual è la genesi, la diagnosi, l’orientamento psicologico-clinico per affrontare queste vere e proprie sindromi? 

Come sempre diciamo in queste note, riguardano la Ferita Caratteriale, che abbiamo descritto in Non Esistono le Ricadute, Esistono solo le Ripartenze.

Ciò che ci capita da bambini, qualsiasi educazione abbiamo ricevuto, comporta dei condizionamenti, rinunce, punizioni, compromessi e così via. E se questi passano il limite, e a volte lo passano di gran lunga, e senza che ce ne si renda conto, o quando addirittura tutto questo venga spacciato per ‘normale’, allora le persone a cui viene riservato un trattamento, diciamo così, spinto, subiscono varie conseguenze.

Ne abbiamo parlato ne I Due Prezzi Da Non Pagare Più. Uno è il prezzo specifico, in questo caso “non posso brillare”.  E il secondo è diffuso in tutte le aree della propria esistenza e manifestazione: “se non posso brillare per la mia bellezza, non posso farlo nemmeno in ciascuno degli altri ambiti della vita; denaro, talento, affermazione, emancipazione, casa e interessi”.

La storia della Bella Ragazza che abbiamo seguito nell’articolo precedente, rende bene qual è il problema vero: che lei si senta in colpa a prescindere di come lei è realmente.

E fa vedere chiaramente che il problema vero è dall’altra parte della logica e di dove pensiamo che sia: questa persona, giovane, bella e in gamba, ha passato decenni a chiedersi dove sbagliava, senza curarsi nemmeno più della evidente e reale mancanza della sua vita: godersi il piacere e l’esistenza ogni giorno con entusiasmo, interesse, impegno, forza dell’io, gusto, passione e leggerezza e fluidità. In sostanza senza più scoraggiarsi e frustrarsi per prima cosa.

E mentre lei pensava perennemente a dove aveva sbagliato, e a per cosa sentirsi in colpa, passavano ‘le mere stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei’, come direbbe il poeta.

La sindrome della bella ragazza, della ragazza ricca, della brava ragazza, compongono un ritratto che potremmo definire, in una parola, della Ragazza Sbagliata.
La paura della paura di sentirsi di nuovo bloccate se solo si avventurino in territori che per altri sono ‘normali’, le rende figure tristi e in riserva, in ritiro, trattenute, perennemente impaurite e in colpa. Per una vita. 

Loro sentono qualsiasi dono come una colpa.
‘Se mi vedono e mi sentono per come sono davvero, se mi lascio andare (illusione caratteriale di contrazione: devo perennemente stare attenta, controllata, senza potermi mai lasciare andare) allora mi rifiuteranno per come sono. Perché io sono sbagliata a prescindere, da sempre e per sempre’.

La cosa più sconcertante di tale sindrome è in sostanza il Problema dell’Abbondanza. Ed è come sempre paradossale. Le persone in questione NON hanno in realtà un problema di relazione, mai. Hanno al contrario una facilità di relazione o di talento, ma fanno diventare la questione irrisolta della propria vita proprio la loro qualità principale (!). Ecco la chiave per comprendere la situazione e capire perché per loro sia come vivere in un incubo. E solo così uscirne.

‘Se non valgo nulla e mi devo castrare per questo con feroce senso di colpa, mi castigo proprio nella cosa più preziosa che ho’. 

Pazzesco e rivelatorio, non è così?
Cosa accade allora con la terapia? Che tali punti caldi su di sé, propri della ferita caratteriale, in questo caso di solito ferita da ingiustizia e carattere rigido (si veda il punto relativo 7 Diritti Negati e 7 Ferite Caratteriali), vengono finalmente fuori e sono confrontati dal rinnovato dialogo interno. Queste ragazze possono ora parlare a se stesse in modo che prima non conoscevano o non sapevano come attuare.

La bella ragazza di cui abbiamo parlato nei punti precedenti ha iniziato a prendersi cura energicamente e con delicatezza di quella sua parte bambina in colpa e traumatizzata dal fratello e dalla madre. E ha iniziato a dirsi cose che la fanno stare molto meglio, ponendo le basi, i limiti e i confini della verità:

‘Ma scusa, cara mia parte affettiva: sappiamo adesso che ogni volta che ti senti in colpa per come sei e ti rimproveri di aver sbagliato tu, non è quasi mai vero perché dipende dalla pressione subita da tuo fratello e tua madre in origine. Quindi ti stai continuamente dicendo da decenni che tu non vai bene per niente, esattamente come ti dicevano loro 30 anni fa?! Non è assurdo? Allora? Vogliamo continuare così per sempre? Senza sosta e senza alternative? Considerando anche che ti blocchi rispetto a considerazioni di qualcuno, tuo fratello e tua madre, a cui vuoi bene nonostante tutto, ma non sono certo un riferimento per te, come comportamenti adulti. Anzi. E non scambieresti mai la tua vita con la loro. Allora, non ti viene voglia di farla finita una volta per tutte, ribaltare e cambiare totalmente le tue dinamiche e iniziare davvero e in ogni momento a goderti la vita e basta?!’.

Ed è così che all’improvviso sente gioie e prospettive e felicità inedite e pulsanti che le illuminano finalmente la strada.

Dal punto di vista teorico applicativo, quali sono gli studi, le teorie, e i filoni di riferimento per capire meglio diagnosi e trattamento di tali problemi in verità piuttosto diffusi?

Due sono i costrutti da considerare e da far vedere chiaramente ai clienti in terapia. Attraverso la famosa e famigerata diagnosi condivisa:

1. Lo sviluppo di un sano narcisismo di base.
2. Il funzionamento e la forza dell’io.

1. Lo sviluppo del narcisismo di base è la sensazione di sentirsi amati per ciò che si è, sempre e a prescindere. Quindi si correla all’autostima, al rispetto di sé e quindi degli altri.
Secondo Heinz Kohut, le caratteristiche di un narcisismo sano sono:
empatia per gli altri e per ciò che sentono, sentirsi autentici nei propri sentimenti, rispetto per sé, saper reagire alle critiche e ai giudizi, fiducia in sé e nei proprio scopi, sano orgoglio e ammirazione di sé e degli altri.

Capite bene che se tali bisogni basilari non vengono soddisfatti, ma anzi da bambini subiamo attacchi diretti in senso opposto, la vita non può essere per definizione soddisfacente.

2. Il funzionamento dell’io in modo sano ed equilibrato ci fornisce invece parallelamente la capacità di aderire alla realtà e di restare in equilibrio nonostante lo stress e non recedere, non sentirsi sempre ridotti in un cantuccio. Heinz Hartmann, e poi Malher, Rapaport e Anna Freud, animatori del movimento teorico della Psicologia dell’Io, hanno messo l’accento e l’attenzione su tale funzionamento e sulle possibilità di incremento della forza dell’io a prescindere e nonostante tutti i possibili attacchi subiti. Gli obiettivi della psicologia dell’Io sono pertanto: irrobustire e allargare l’area dell’Io libera da conflitti e rendere l’Io più adattato all’ambiente reale.

Abbiamo affrontato questi aspetti, se volete farlo nel dettaglio e con tutte le istruzioni, in Non Mi Sopprimo Più e in tutta la serie relativa ai 4 Livelli di lavoro sulla Ferita Caratteriale, I Livelli Non Si Parlano.

Si percepisce da sé, se si rilegge il caso presentato della Bella Ragazza, come e quanto i due concetti di sana autostima del narcisismo di base e forza della capacità dell’io le permettono oggi di non mettersi più troppo precocemente in discussione.
E rappresentano una strada preziosa di cura, e crescita e sviluppo di sé in terapia.

Il ché è proprio ciò che avviene puntualmente in ogni situazione con dinamiche simili, per dirlo con le parole di Carl Gustav Jung:
La rinascita, nelle sue varie forme di reincarnazione, resurrezione e trasformazione, è un’affermazione che deve essere contata tra le prime affermazioni dell’uomo.


La vita non ha valore se non è un fuoco che rinasce senza sosta.

Pierre Valléry-Radot


La cicatrice si crea nel passaggio tra ferita e la rinascita. Ed è per questo che deve essere bella, perché è segno di vita.

BarbaMaura, Twitter

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