Accettazione Incondizionata: 12. Due Accettazioni

La cosa importante è accettare se stessi.
Se la condizione in cui mi trovo è causa di malessere, è segno che la rifiuto.
Allora, più o meno coscientemente, tento di essere diverso da come sono;
in definitiva non sono io.

Se, al contrario, accetto pienamente il mio stato, troverò la pace.
Non mi lamento del fatto che dovrei essere più santo,
più bello, più puro rispetto a quello che sono ora.

Quando sono bianco, sono bianco, quando sono nero, sono nero, punto e basta.
Questo atteggiamento non impedisce che continui a lavorare su di me
per poter diventare uno strumento migliore;
l’accettazione di sé non limita le aspirazioni, al contrario, le nutre.
Perché ogni miglioramento partirà sempre da ciò che si è realmente.

Alejandro Jodorowsky, Psicomagia

 

 

Perché accettare? Perché il nostro carattere è sviluppato per rifiutare.

 

Permessi e proibizioni della nostra infanzia hanno creato la miglior struttura per la sopravvivenza. Un’armatura posturale, energetica, emotiva. Per far fronte alle difficoltà.

 

                                  a) Se mi sono sentito…            b) Allora cercherò sempre…

CEREBRALE:          Rifiutato                                            –       di essere speciale
ORALE:                     Abbandonato                                   –       di sentirmi di nuovo amato
SIMBIOTICO:          Legato indissolubilmente             –       di essere finalmente autonomo
SOTTOMESSO:       Sottomesso                                      –       di percepirmi libero di affermarmi
NARCISISTA:          Ignorato                                           –       di considerarmi degno d’attenzione
DOMINANTE:         Tradito                                             –       di non essere più aperto e fiducioso
RIGIDO:                   Costretto a fare il bravo                –       di vivere sempre teso verso i risultati

 

Vale a dire che tenterò sempre -in modo più o meno consapevole- di attivarmi immediatamente per essere IL CONTRARIO DELLA FERITA CHE HO RICEVUTO. IN UNA CATENA INFINITA DI AZIONI E REAZIONI CHE NON POSSONO MAI RISOLVERSI…

Ad esempio: sentirmi speciale o sentirmi accettato ecc. Se non mi ci sento e mi batto per sentirmici, non mi basterà mai… perché la mia esigenza è antica, smodata e non realistica. Mentre basterebbe semplicemente accettare il lutto di non essermici sentito, soprattutto perché tutti i miei pregi in realtà vengono da lì…(!).

 

Tutta questa attivazione quotidiana per decenni, ha creato appunto:

  • una struttura di comportamenti
  • un sistema caratteriale
  • una postura
  • delle emozioni
  • e pensieri ricorrenti

che tenderanno sempre ad alimentare se stessi, come quando sentiamo che le nostre paturnie si mettono in moto per produrre sempre lo stesso circolo di ossessioni, compulsioni, paure, ecc. dalle quali prima usciamo e meglio è…

Ma ne possiamo uscire? Certo: la difficoltà dipende da quanto sono state forti le ferite ricevute e -quindi- da quanto questo sistema è rigido e difensivo e pieno di blocchi, sintomi e impossibilità.

MA ATTENZIONE, perché qui viene il bello: da adulti, questa ferita è anche fonte delle MIE RISORSE… ma se io non le so vedere, diventano I MIEI LIMITI, che non mi portano più a niente.

Questo è il problema dell’armatura caratteriale: alla fine ci ritroviamo troppo automatici, rigidi, difensivi, ripetitivi, sintomatici.

Se invece accettiamo che:

  1. lo schema a)>contro<b), di cui sopra, si ripete ogni momento
  2. Esiste da troppo tempo
  3. Ogni difficoltà è insita in noi e non nelle cose in sé
  4. Le preoccupazioni saranno allora sempre così tipiche nostre

E se lo facciamo come pratica quotidiana, come abitudine, alla fine creiamo semplicemente un Mantra del Benessere e della Salute:

Questo tuo obiettivo ricorrente, questa preoccupazione inveterata, ce l’hai da sempre.

Dai allora per scontato che li avrai per tutta la vita, che non li risolverai mai,
perché fanno parte ormai di te

Quindi togli l’alibi dello sforzo perenne e dì a te stesso:
“io NON sono i miei obiettivi!
Cosa sento se do per scontato che non raggiungerò
mai questo scopo ricorrente, qualsiasi esso sia?
Semplicemente perché non l’ho mai raggiunto davvero fino ad ora…?

E sono solo schiavo da decenni di questi propositi che mi stancano terribilmente?”.

 

Si scatenano così 2 fasi, stadi, elementi dell’Accettazione:

  1. LA DIRETTISSIMA VERSO L’ACCETTAZIONE
  2. LA VERA ACCETTAZIONE

 

1) la prima è LA DIRETTISSIMA VERSO L’ACCETTAZIONE. La mettiamo in atto anche normalmente, quando le difficoltà sono passeggere, episodiche e in superficie, quando stacchiamo dai nostri obiettivi e preoccupazioni.

Sto lì e mi ripeto semplicemente: “è così, è stato sempre così, e sarà sempre così…”. E registro cosa provo a staccare da questa tensione verso il farmi riconoscere, o ad affermarmi, che sento da una vita, come la lista di cui sopra.

Ma appunto, può essere fonte di ansia e di tristezza infinite, perché apparentemente ci fa piombare in ciò che la nostra struttura emotiva e corporea voleva evitare. E questa armatura si è sviluppata proprio per proteggerci. Se la togliamo così, d’emblée, ne subiremo un contraccolpo…

Ma se:

  1. le nostre spalle sono contratte e “spesse” di tessuto connettivo
  2. se la nostra schiena ci dà continui sintomi psicosomatici
  3. -e questo vale per qualsiasi parte del corpo o area della nostra vita-…
  4. …e se le difficoltà che viviamo sono diffuse: affettive, lavorative o esistenziali…
  5. non sarà facile sopportare questo contraccolpo, angoscioso letteralmente…

 

2) allora è necessario supportare la nostra VERA ACCETTAZIONE nella direzione corretta e naturale che avrei avuto senza la mia storia:

  • Cosa succederebbe se non avessi quei problemi che lamento da così tanto?
  • Come mi comporterei se non avessi avuto le disfunzioni e le mancanze che vivo da tanto tempo?
  • Quali stati d’animo sento o ho sentito quando sto finalmente bene, in questa “3^ dimensione” -rispetto ad esempio a: a)-tradimento; b)-reazione di sfiducia- che mi fa superare così bene qualsiasi oppressione?

Così:

Se NON mi fossi sentito… a)                                   b) E quindi NON mi sforzassi di…

CEREBRALE:          Rifiutato                                            –       di essere speciale
ORALE:                     Abbandonato                                   –       di sentirmi di nuovo amato
SIMBIOTICO:          Legato indissolubilmente             –       di essere finalmente autonomo
SOTTOMESSO:       Sottomesso                                      –       di percepirmi libero di affermarmi
NARCISISTA:          Ignorato                                           –       di considerarmi degno d’attenzione
DOMINANTE:         Tradito                                             –       di non essere più aperto e fiducioso
RIGIDO:                   Costretto a fare il bravo                –       di vivere sempre teso verso i risultati

 

Come mi sentirei?

E inizio semplicemente a comportarmi così, anticipando.

Fiducioso?
Gioioso?
Appassionato?
Leggero?
Aperto?
Fluido?
Semplice?

Allora mi supporto e me ne prendo cura come se facessi il terapeuta di me stesso.

E mi appunto e porto avanti ogni giorno azioni che rispondono a:

Cosa posso fare per essere materialmente più:

Fiducioso _____________________________________________
Gioioso _______________________________________________
Appassionato _________________________________________
Leggero ______________________________________________
Aperto _______________________________________________
Fluido _______________________________________________
Semplice _____________________________________________
Altro… _____________________________________________

 

E inizio ad imparare ciò che non so fare, prendermi la responsabilità più importante: quella della mia parte adulta, supportiva, che infonde sicurezza ed entusiasmo alla mia parte affettiva, emotiva, bambina.

La scoperta di questa parte che ci sostiene apre capitoli nuovi, che abbiamo approfondito nella Leggerezza Profonda: Le Due Funzioni dell’Adulto.

 

Ed è da qui che occorre ripartire per accettare incondizionatamente la nostra meravigliosa vita possibile.

 

 

Vai a: Accettazione Incondizionata: 13. Aiutami a…

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

 

 

Riepilogo:

 

 

Approfondimenti:

 

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30

5 Ricette per una Piccola Felicità

 

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