Alberico e il Falso Presupposto della Ferita

Alberico, come abbiamo visto in diversi punti, è dominato dal tema Narcisistico di:

2) TEMA: farsi valere, quindi suo scopo recondito, non detto, per…

1) FERITA: …non sentirsi più indegno, occulto scopo della propria ferita.

 

Quindi lui era consapevole solo di voler farsi valere e aveva solo un vago sentore della sua ferita reale: sentirsi umiliato, reietto, non considerato, indegno appunto. 

Vediamo allora, nei meccanismi dell’Accettazione, che anche la “cura” segue sentieri per forza paradossali.

Oggi Alberico dice:

“io mi sentirò sempre indegno, perché è quanto mi hanno fatto sempre sentire, senza alcun fondamento….

…quindi anziché occultare, evitare e contrastare questa sensazione, e soprattutto SPOSTARLA sugli affetti e sulla professione, ci entro dentro sapendo che è lì da decenni e la affronto per quello che è: irrazionale e costruita nel tempo.

Ci prendo così confidenza, la accetto totalmente, non la agisco più per “rimediare” fuori di me.

E quel che accade, col tempo, è come dici tu: che ciò che affronto si scioglie… mentre prima era: ciò che fuggo m’insegue, cresce, mi ossessiona”.

Ora, perché la ferita è così forte e così influente nel nostro sistema di benessere? E come può essere trasformata in quello che è veramente, cioè un dono?

La Ferita è il cardine della nostra vita, nel male e poi nel bene, se sviscerata, perché il suo presupposto è stato vero, verissimo, nella nostra storia, per noi da bambini, ma oggi è falso, falsissimo, e noi non lo vediamo fino a che qualcuno non ce lo faccia vedere.

Alberico infatti, NON è indegno affatto, e oggettivamente non lo è: per una questione di valore specifico, preparazione, sincerità nelle relazioni e organizzazione della propria vita, mentre lui ha creduto per gran parte della propria esistenza ripetitiva di sentirsi proprio in tal modo, contro ogni valutazione sensata.

E’ indegno solo perché il padre e il fratello maggiore lo hanno fatto sentire ogni giorno NON riconosciuto, non degno appunto della propria attenzione. Punto.

Perciò lui, col tempo, non ha fatto altro che giustificare questa sensazione, accumulando prove della proprie indegnità presunta, sotto la coscienza, con FALLIMENTI SUCCESSIVI, per non stare mai sereno, ossessionandosi con pensieri ricorrenti, che funzionano come piccole bombe ad orologeria, per esempio:

  • la solitudine
  • la ricerca dell’affermazione
  • l’orgoglio
  • il non sentirsi mai preparato abbastanza
  • l’ansia di dimostrare di valere
  • il non saper amare e impegnarsi

Riprendendo allora punti di cui sopra, e vedendoli dal più esterno al più interno a sé, possiamo aggiungere le altre dinamiche per avere il quadro completo delle prospettive che oggi Alberico sta affrontando:

CIRCOLO VIZIOSO DELLA FERITA

1) farsi valere

2) per non sentirsi più indegno

3) allo scopo di placare l’ansia e l’inadeguatezza

4) della propria ferita di sentirsi per sempre non adeguato, incapace di sentimenti, approssimativo, impreparato, fallato e insicuro.

CIRCOLO VIRTUOSO DELLA FERITA

1) ACCETTAZIONE: questa ferita si basa sul FALSO PRESUPPOSTO che lui sia DAVVERO come sente quando è nella ferita, cioè indegno. Lui si sente intimamente indegno, senza alcuna speranza. Questo è il problema. Perché dà per scontata una falsità a lui imposta da bambino.
Ma basta dirselo per tanto tempo, ogni giorno: “io tenderò sempre a sentirmi indegno anche se non sarà mai vero. E’ fortissimo per me ammetterlo, ma anche molto liberatorio, disvelante, una nuova pietra miliare”.

2) LEGGEREZZA: mentre occorre sempre e solo ripetersi la verità, ossessionandosi al contrario:
“io sono convinto di non valere SOLO perché mio padre e mio fratello mi hanno escluso totalmente dalla loro considerazione, quindi la ferita effettiva è l’esclusione dalla considerazione, non il valore reale che ci si sente. Allora ciò che conta, è solo quanto godo ogni giorno, quanto mi diverto, mi rilasso, mi coinvolgo, mi do un senso ulteriore… e così facendo, dimentico totalmente, in quei momenti, il mio disagio, e mi godo la vita “.

3) EVOLUZIONE: “allora sentirò di poter smettere di rincorrere qualcosa, il sentirmi degno, e qualcuno, che mi consideri nella relazione. Posso smettere PERCHé é un MIO RICORDO FONDANTE, ma posso non AGIRLO mai più, perché fuorviato: è il riconoscimento che cerco ma, se mi fisso sul valore e l’autenticità che crederò sempre di non avere, queste dinamiche mi porteranno sempre su un terreno d’inadeguatezza”.

4) VISIONE: “Poiché questo è il vero problema: io posso sentire le mie paure di non valere, e fare ugualmente le cose che so fare al massimo livello, accettando di farle con queste paure, senza più boicottarmi con le mie solite dinamiche. Mi concentro in tal modo su ciò che mi piace, mi realizza, soddisfa, dandomi da solo e insieme a persone e atmosfere nuove, la considerazione che posso sentire e che mi avrebbero dovuto dare altri. Me la do da solo, come avrei dovuto imparare”.

Questo è ciò che intendiamo quando diciamo che la ferita ci catapulta in un mondo dove ci sentiamo che tutto è ricorrente, vizioso appunto, e non autentico, non liberato, non autonomo.

Ma solo se aderisce a questa specie di Movimento per la Liberazione dalla Nostra Ferita, ciascuno di noi può riappropriarsi della propria auto regolazione, intensità e unicità, proprio partendo dalle qualità che ci ha lasciato questa condizione, ad esempio per Alberico:

  • un bisogno di stimoli incoercibile
  • una cultura superiore, sempre avida di scoperte
  • una capacità di fare le cose da solo fuori dal comune
  • un livello di elaborazione eccelso e riconosciuto da tutti
  • una capacità di stimolare sé e gli altri sempre e comunque in modo originale.
  • un sentirsi prezioso per gli altri, amato e riconosciuto, come in realtà è sempre stato.

E queste sono solo alcune delle grazie di Alberico, che ora può riconoscersi pienamente.

E stare finalmente nel proprio respiro, carico di certezze.

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