Avrai Sempre gli Stessi Problemi Perché: Test sul Tema Ricorrente.

Se ci facciamo analizzare dagli amici e dai parenti stretti, si sa, sono implacabili.

L’amore ci becca.

E l’amicizia ci massacra.

Ma quando ci vuole ci vuole.

Infatti, questo, per una volta, ci può essere molto utile.
Un’idea dei nostri temi ricorrenti e del perché si ripetono, ce lo dà un test piccolo e significativo.

Basta chiedere a chi ci conosce bene, almeno 5 persone, ma l’ideale sarebbe da 10 a 20, su che cosa si ripete sempre uguale nella nostra vita e come mai secondo loro.

A volte funziona anche con conoscenze meno intense come i colleghi, con cui passiamo in realtà un’infinità di tempo.

Attenzione: se temiamo o non accettiamo il loro giudizio, ci farà stare ancora meglio farlo.

Ciò poiché se anche i miei amici dicono ciò che mi ripete mia madre a vuoto da sempre- una base di verità probabilmente ci sarà senz’altro. Che dite?

Brutto testardo di emme che non sei altro.

 

Solo così, accettando incondizionatamente che noi secondo loro non supereremo mai sempre gli stessi problemi e sempre per gli stessi motivi…

… qualcosa si sbloccherà tra la solita emozione negativa (ferita) e la consueta difesa, reazione nostra tipica che poi nel tempo ha creato il nostro karma, tema, copione ricorrente, del quale proprio non se ne può più.

La domanda è allora di una semplicità sconcertante:

  • Quali sono i problemi che secondo te, mi ricapitano sempre, in modo ricorrente?
  • Quali sono le situazioni in cui continuo a ricacciarmi e perché secondo te?
  • C’è uno schema in cui mi incasino, del quale sono solo parzialmente consapevole che avrò sempre?
  • E come mai, dal tuo punto di vista?
  • E in quali ambiti di più? Amore, relazioni, denaro, realizzazione, salute, benessere, responsabilità, godermi la soddisfazione ecc. ecc.?
    Qual è, in definitiva, il mio problema principale nella vita, secondo te?

 

Poniamo la domanda. E individuiamo così, tracciando le medie e le proporzioni di ciò che ci dicono, gli aspetti più rappresentativi del COME viviamo, che ci possano aiutare di più. 

Anni fa, rispetto ad un problema su cui mi stavo interrogando, lustri dopo la mia analisi personale, chiesi alla mia famiglia se potevo mettermi per favore in “amministrazione controllata”, vale a dire di considerare che cosa avrebbero fatto se avessero gestito il mio denaro, e quali scelte avrebbero effettuato in modo simile al mio e quali no.

Facemmo una vera e propria riunione a casa di mia sorella, con lei, suo marito e mio nipote commercialista, presente e partecipe.    

Ciò mi permise di vedere la mia situazione e i miei mutui e le mie spese da fuori e di effettuare interessanti valutazioni, diverse, divergenti e importanti.    

E in quell’occasione permisi a mia sorella di dirmi ciò che probabilmente da sempre pensava di me:

“Io non ho nulla da dire -mi disse- su di te e i tuoi modi di fare e di ragionare che ho sempre ammirato. L’unica cosa è che tu ti fidi troppo. Di te, delle tue intuizioni su che cosa intraprendere, delle persone a cui affidi i tuoi soldi, di come investirli. Sei sempre un pò troppo idealista”.

E così ebbi il suo parere che mi servì per vedere le mie cose da fuori, in modo che mi aiutò molto.

Mi fece ovviamente pensare che loro invece, lei e suo marito, si fidavano troppo poco di sé stessi e delle iniziative che venivano loro in mente -ma era eminentemente una mia difesa- e mi fornì il destro per dirmi:

  • non è che la tua smania di investire denaro e risolvere tutti i problemi di precarietà non sia ”un tantino“ esagerata e troppo ottimista?
  • E alla fine non risolva proprio un bel niente, per tornare così ad alimentare altri casini da cui uscire?
  • E se è così, perché lo sai da sempre che è così, dove lo fai ancora, esattamente? In che punto ti incasini?
  • Tanto più che lo stesso quadro, più o meno, emerge dal parere di due amici, molto diversi tra loro?

 

Fatto sta che poi ho realizzato punto per punto quel che mi avevano detto mia sorella, mio cognato e mio nipote. I genitori purtroppo li abbiamo persi da tempo.

Alla fine, pertanto, chiediamoci:

  • che quadro emerge? Che cosa sono costretto e mi fa male accettare come indissolubile, perché me l’han detto proprio tutti?
  • E cosa mi provoca accettarlo come se fosse una sentenza? Che non cambierà mai e senza appello?

 

Questa sensazione è ciò che vogliamo da sempre evitare ma proprio per questo attraiamo puntualmente. Ed è mooolto utile invece aprirci a questa constatazione, anche se può risultare all’inizio francamente di emme. 

Tempo fa mi sono ritrovato un cliente, amico di un altro ex cliente, che mi disse:

– sono qui perché il mio amico è diventato finalmente un minimo affidabile, quindi venire qui in qualche modo deve funzionare.

– In che senso?

– Beh, una volta se il mio amico ti diceva che sarebbe arrivato quel giorno a quell’ora, tu potevi solo aspettarti che forse in settimana ti avrebbe fatto una telefonata, ma forse. Oggi, magari tarda un paio d’ore, ma alla fine, faticosamente, arriva.

Ecco, mi sono chiesto: ma il suo amico lo sapeva di essere così?

Per questo motivo, un piccolo test vome questo può trasformare, con uno dei soliti paradossi che noi utilizziamo in terapia, la nostra reazione tipica.


Diciamoci: Non cambierà mai, mai e poi mai. Facciamolo anche solo come simulazione. E’ il consueto Cammino dell’Accettazione. 

Come muta la prospettiva della mia vita, se rinuncio alla mia solita reazione di impegnarmi allo spasimo per cambiarmi e influire sul mio destino?

Allora, da questi incroci, possono scaturire vere e proprie scintille risolutive.

E se non riusciamo ad ottenere nemmeno a questo punto una reazione emotiva interna, un altro escamotage per avere una reazione dalla personcina che siamo è:

Facciamo che ho 77 anni e quindi… non è mai cambiato niente e quindi non cambierà.

Allora, ho sul tavolo le sentenze su di me di chi mi conosce meglio di me.

E so che non cambieranno.

Implacable, n’est ce pas?

Che consiglio darei -al me stesso di oggi- se da anziano potessi tornare indietro all’età che ho adesso, sapendo appunto che non cambierà mai niente? Cosa farei subito rispetto al luogo dove vivo, al lavoro, agli affetti?

in misura variabile, farlo.

Per qualcuno è stata la molla che l’ha fatto trasferire al mare.

Ma per molti è stato comunque mollare le ansie e, finalmente, godersi profondamente la nostra pur piccola e misera vita.

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