Basta con gli Eterni Ritorni

Ci sono modi di pensare che ci fanno tornare indietro di un decennio.

In terapia è una delle questioni più importanti.

E basta.
Non ci entrare più in quei pensieri. Ne abbiamo già parlato. E’ vero che… ? Ed è vero che…? Ed è indubitabile che…? Allora smettila. Ditti di smetterla.

La terapia procede proprio così. Per salti. Per posizioni diverse da cui vedersi.
Per impieghi del tempo ormai non più quelli di un tempo. Allora? Come mai questo ritorno? Cos’è, nostalgia? Bisogno di un richiamino?

 

Perché è importante dirsi di smetterla?

Perché se-no-crediamo-che-tutto-di-colpo-sia-di-nuovo-uguale-a-prima (!), e che siamo stati bene solo in modo passeggero. Ma scherziamo?

No, no. La progressione reale, quella della natura, fa sì che un risultato acquisito necessiti di un punto di vista diverso. Più vero. E poi occorre consolidarlo.

Così non possiamo più permetterci di pensare come eravamo quando ci agitavamo pieni di paturnie.

Anzi, possiamo e dobbiamo ripensarle e averle chiare-chiare, ma mai riviverle di nuovo credendoci.

Se le paturnie tornano è per abitudine.
Ma non perché siano di nuovo da considerare vere.
E tutto il lavoro fatto per conoscersi e dirsi la verità? Adesso non vale più perché se-no,-non-avrei-più-i-pensieri-del-passato?

Ma smettila. E’ che li vuoi avere, quei pensieri del passato, di nuovo, perché a volte sembra più facile ri-scivolare sul piano inclinato del malessere e non continuare a consolidare il benessere.

E poi non puoi non averli più, i pensieri del passato. Solo che li conosci e li attraversi in modo totalmente diverso. Questa è la verità.
Ma senza paletti e verità, le nostre avventure sarebbero sempre le stesse, ingarbugliate, ridicole e atroci, per certi versi.

E invece no. Non ci torniamo più. Piuttosto facciamo chiarezza di nuovo. Senza ripassare dal via, ogni volta.

E’ la compagnia che ti manca. E’ questa voce di cui hai bisogno. Allora fatti compagnia. Strutturati. Rincuorati. E fatti forza. E’ questo che non avevi. Ma adesso ce l’hai.

Esempi del discorso che hai da farti e rifarti?

Tu non sei così. Sei ben diverso. Ad esempio (solo uno dei casi possibili, di questo periodo): non sei un incapace totale, sei prezioso e generoso, sai cos’è la sofferenza e hai sempre un punto di vista rivelante per gli altri. E tutti te lo riconoscono. E sopratutto, per moltissimi versi, fai già la vita che desideri. E lo senti ogni giorno e lo sai. Ma avrai sempre la tendenza a sentirti molto più non visto, incerto e insoddisfatto di quanto tu lo sia in realtà. E questo sconforto di oggi nasce solo da lì.

E non ci eravamo detti: questo è, e non ci torniamo più?

Quali abitudini, decisioni, corsi, cambi di frequentazione, ci avevano aiutato a prendere quella posizione di vita che adesso ci sfugge? Ecco, torniamo a quelle distinzioni, piuttosto. Back to basis.

Ma basta. Basta con l’esercizio stupido di rimettere tutto in discussione. E’ un lusso che non possiamo permetterci. E che poi si paga caro.

E se stiamo un po’ male, è solo per la perdita temporanea di quel senso che avevamo trovato, non è la ridiscussione di tutto il capitolo rapporti o lavoro o esistenza.

E’ importante.

E se no, torniamo al problema dei problemi. Tutto è confuso. Tutto è da rifare in modo sempre uguale.

Ecchediamine.

Per questo è cruciale avere sempre chiari gli schemi, i post it, le tracce, le registrazioni del lavoro fatto su di sé. Perdere la bussola non è perdere la strada, è ritrovare gli strumenti di orientamento. Ma Itaca dobbiamo sapere dov’è e com’è.

Le ricadute non esistono. Sono solo ricordi. E’ normale che tornino.
E’ il vaglio a cui le passiamo, l’unica cosa che conta.

Come possiamo pensare di non ricordare più quando il ricordo è il più prezioso e formativo che ci sia nella nostra vita?

La differenza non è stare meglio per non stare mai più peggio.
Questa è l’illusione.

La differenza è saper ripassare per quell’ansia e saperla riconoscere e valorizzare per quel che è. Il valore aggiunto è la struttura con cui adesso sei te sentendoti più te e con tutte le cause e conseguenze messe a dimora.
E restare fermamente nel fiume, ogni volta rigenerati, qualsiasi siano le esperienze e gli stati d’animo attraversati.

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia
 – toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Costantino Kavafis

 

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