Che Ti Venga un Colpo, d’Urgenza

Dei Tre Livelli dell’Esistenza, l’Urgenza ci catapulta in un istante dal Fare al Sentire fino al centro dell’Essere.
Quando io sento e quando tutti noi scegliamo l’urgenza siamo già in piedi sospinti dal vento di quell’alba specifica per quella esatta emozione che ci accende.
Ci rendiamo conto della giornata quando già stiamo preparandoci ad uscire.
Manifestiamo allora l’urgenza.
E nulla sarà più un semplice Fare.

E’ il non vedere l’ora che ci fa sentire vivi.
Se punto alla palpitazione tutto si riallinea.
L’urgenza calda (!) ed entusiasta (!!) è molto diversa dalla fredda urgenza del dovere. Sono due risvegli opposti, che attingono a stati dell’io in assoluta contrapposizione nel cosmo, lo stato dell’io Bambino il primo e Genitore il secondo, i quali colorano o scolorano la nostra esistenza appunto.
L’eterna contrapposizione di vedute e d’intese. La necessaria integrazione di opposti. Che in alcuni casi non si compie mai. Ecco il punto.
C’è una bibliografia alta 1 metro nel nostro studio sull’Analisi Transazionale che attiene a queste dinamiche.
Tuttavia, è come se questo sistema di cause che ci determinano si siano fatte carne soltanto nella bioenergetica. Passare dallo schema dei comportamenti al corpo emozionale che li compie e li sostiene ci ha come illuminato, fornendoci spunti inesauribili ogni giorno.

Ann fece ciò che ogni altro sopravvissuto impara a fare: dissociarsi dal corpo e rifugiarsi nella testa. Staccàti dal corpo non ci si sente vulnerabili. Identificando il Sé con l’Io si acquista anche l’illusione del potere. Dato che la volontà è lo strumento dell’Io, l’individuo crede davvero che “dove c’è una volontà, c’è una via”, e che “volere è potere”. Ciò vale fino a quando il corpo ha l’energia per sostenere le direttive dell’Io. Ma tutta la volontà del mondo non è d’aiuto ad una persona che manchi dell’energia per realizzare quella volontà. Gli individui sani non agiscono in termini di forza di volontà, se non in casi di emergenza. Le azioni normali sono motivate dai sentimenti più che dalla volontà. Non c’è bisogno della forza di volontà per fare ciò che si desidera fare. Non c’è bisogno di usare la volontà quando si ha un forte desiderio. Il desiderio di per sé è una carica energetica che attiva un impulso che provoca azioni libere e generalmente soddisfacenti. Un impulso è una forza che fluisce dal nucleo profondo del corpo verso la superficie, dove spinge la muscolatura all’azione. La volontà, invece, è una forza direttiva che proviene dall’io, dalla testa e agisce contro gli impulsi naturali del corpo. Perciò, quando si è spaventati, l’impulso naturale è quello di scappare dalla situazione che fa paura. Ma non sempre questa è l’azione migliore. Non ci si può sempre sottrarre a un pericolo correndo. Affrontare la minaccia può essere la via più saggia, ma è difficile quando si è spaventati e c’è un impulso a fuggire. In tali situazioni, mobilitare la volontà per contrastare la paura, è un’azione positiva.
Alexander Lowen, Arrendersi al Corpo, pag 73, Astrolabio Editore.

Ora, chi non vorrebbe accendersi ogni mattina con la calda energia del desiderio?
E se la Società ci impone sempre più il modo razionale / e virtuale / e in solitudine, solo a livello individuale possiamo ricondurci alla passione vera e totale della nostra vita.
Nel senso che non possiamo più aspettare che un’appartenenza a qualche gruppo, come accadeva una volta con i gruppi famiglia-lavoro-scuola, ci aiuti in qualche modo a svoltare. Dobbiamo per forza buttarci fuori casa da soli. Eppure siamo ancora più pigri e con i riflessi ritardati rispetto a solo poco tempo fa.
Il più falso problema dei nostri giorni è che non sappiamo che cosa vorremmo fare.
Il più vero invece è che lo sappiamo benissimo e non ce lo diciamo nemmeno più che cosa desideriamo, così non dobbiamo avere a che fare con l’urgenza di realizzarlo. Perché siamo convinti da decenni che non ce la possiamo fare a star bene e a sentirci pieni. Ciascuno a modo proprio.
Chi l’ha costituito questo limitatore generale che ottunde ogni nostro scopo e ci fa uniformare?
Chi ha organizzato l’assassinio sociale dell’iniziativa?
Siamo tutti uguali e ripetitivi e insoddisfatti e pigri.
Non sappiamo più quel che stiamo facendo, ecco la verità confusionale.

Una delle accensioni migliori mi accadde 18 anni fa, quando ancora giovane transitavo in azienda, come ho già scritto, e uno bravo venne a chiedermi: dottore cosa prova di erotico per il suo lavoro in questa società? Io risposi: ma ingegnere, io sono abruzzese e timorato, non mi permetto neanche di affrontarlo, l’argomento! E lui mi spiegò che dopo millenni di povertà, solo da pochi decenni il lavoro aveva iniziato a sdoganare e a pretendere il desiderio, non carnale né sessuale, ma la libido freudiana, il piacere e il coinvolgimento emotivo in ogni azione e progetto che ci facesse star bene.
Ma di più: mi fece vedere e sentire finalmente quanto proprio io fossi l’anima di un progetto di trasformazione di un gruppo in mutazione da 175 a 1000 persone con una bella idea, un cammino preciso e un modo di vedere il lavoro originale e fortemente motivante. Stavo vivendo in modo erotico e non lo sapevo.
Resto abruzzese e ancora oggi solo a scriverlo mi sento fuori posto, a disagio.
Ma tant’è.
Ecco dove va a parare il desiderio quando lo sentiamo.
Ma quando lo sentiamo? This is the question.

Se vuoi riscoprire l’urgenza, chiediti semplicemente (1):
E’ una vita desiderante la tua?
Te lo sei e te lo hanno autorizzato il piano di volo?
Lo sai fare? Lo vuoi impostare?
Qual è l’apertura alare del tuo desiderio?
Quanto e come ti coinvolge a te e agli altri che trascini con te?

Sentire l’urgenza è sentire il desiderio.
Sentire il desiderio è sentirne l’urgenza.
Se no è non sentire.
Allenarsi a desiderare urgentemente, questo è il problema del regno di Danimarca. Lo sfacelo dei sentimenti.
Perché è un problema anche a Verona. Ma qui finalmente il bardo ci dice la forza dell’amore è la sola in grado di illuminarci.
Proprio perché Giulietta muore. E Romeo muore.
Perché hanno sfidato il potere, la volontà, il non-amore, la non-passione.

E il loro sacrificio rende così tanto urgente la nostra accensione e rinascita!
L’amore lirico, lo chiama Milan Kundera, nella cui opera il desiderio è il cardine di tutta la nostra tensione vitale.
Le umane passioni perdio, direbbe Carmelo Bene.

Scopri la carta dell’urgenza.
Dattela come benzina.
Inizia a riconnetterti con le antiche passioni per riallinearti a ciò che oggi ti può di nuovo illuminare (2). Cosa diavolo ti piaceva una volta? Qualsiasi cosa essa sia, quand’è stato che tu ti ricordi, l’ultima occasione in cui ti sei illuminato per qualcosa? Cosa stavi facendo e vivendo?

Tutto questo nostro blog è un pullulare di modi per riscoprire urgenza e desiderio; ci saranno 600 articoli e passa su come fare.
Comincia ad esempio (3) con Il Battitore Motivato o con il successivo Esplodere  l’Emozione oppure ancora lasciati convincere da Scateniamo l’Inverno.
Sono solo 3 piccoli passi per un totale di 5 minuti di lettura. Ma possono essere i cinque minuti che resuscitano la tua vita.
E se non vuoi farlo adesso, quando lo deciderai sarà così in questo unico modo che lo farai. Si decide, ci si ispira e ci si butta. Senza sentire mai che è il momento giusto. Anzi.
E’ la scoperta che non sarà mai il momento giusto. E’ questo l’inganno.

Vuoi sapere come sentire l’urgenza?
Hai già fatto (4) la lista dei desideri riportata ne Il Pedone S’Illumina sulla Scacchiera dei Sogni?
E (5) la lista di come ti sentiresti se avessi la tua età migliore? Falli entrambi. Rileggi quell’articolo anche solo per questi due esercizi.

Infine fai (6) la lista delle cose che ti piacerebbe tanto fare prima di morire. Dedicaci del tempo.

Poi prendi un metro (7). Poni l’asticella a 80 cm, accorciala della tua età. Considera quanti centimetri ragionevolmente mancano a The End. E quanti desideri devi ficcare nei pochi centimetri rimasti. Dove li metti, a che punto, quali per primi. Ogni quanti centimetri. Quindi cosa c’è ad ogni centimetro della tua vita che dovresti fare? E considera quanto tempo ti resta e che iniziative devi prendere al più presto per farci entrare tutto.

E poi ripassa dalla fantasia del Letto di Morte (8). Di cui abbiamo già scritto. Prova ad immaginare, ad occhi chiusi, di incontrare per una strada sconosciuta un flusso di persone davanti ad un portone. Entra insieme a questo flusso. Traspòrtati al centro della casa dove tutti convergono. E scopri sul letto di morte proprio te stesso. E ascoltalo. Riapre gli occhi perché puoi vederlo solo tu e siamo solo in una fantasia in cui il tuo inconscio può parlarti. E mentre tutti sono affranti per il peccato e lo spreco di questa perdita, lui ti dice in tono trasfigurato e accorato:
“Allora? Che cosa aspetti?!? Cosa diavolo deve accadere affinché tu ti decida?! Hai visto?! Questa morte può avvenire per caso in un istante! Perché secondo te mi stai vedendo con l’età che hai adesso e non anziano?! Perché dentro di noi culliamo l’idea che il tempo non passi mai! E che le occasioni giuste non siano ancora arrivate! E non è così!!! Muoviti, deciditi! Senti l’urgenza! Smettila d’ingannarti con il rimandare! E’ una vita intera di rimandi! Basta! Per favore, io sono te, non fare in modo di arrivare sul punto di morte e vivere di rimpianti per tutta la vita. Sappiamo entrambi quello che vuoi da sempre e non hai ancora realizzato. Vuoi una vita soddisfatta?! Immagina una morte soddisfatta. Cosa dovrebbe accadere nei giorni in cui stai vivendo tu che io non potrò mai più vivere (!), per respirare finalmente la tua vita e che non ti decidi mai a fare?! Quali desideri hai rimosso?
Io ti dico solo una cosa: arriverà quel giorno in cui saprai di dover morire. E l’unica cosa che conterà è che avrai provato, solo provato con tutto te stesso a vivere come vuoi”.

Poi il tuo alter ego torna sul letto di morte e in un istante muore sul serio.
Esattamente come Giulietta.
Esattamente come Romeo.
E tu resti con le tue emozioni speriamo d’urgenza.
Non male la morte come botta di vita, eh?
E non ti lascia l’urgenza una storia così?
Di fare che cosa esattamente? Dettaglialo per iscritto, ora che è ancora fresco.

Dice Rc Sherriff, acuto sceneggiatore inglese: Quando un uomo va in pensione e il tempo non è più una questione di urgente importanza, i suoi colleghi in genere gli regalano un orologio.

Quante volte ci ho pensato guardando qualcuno che andava in pensione! Quale bilancio traccerà della sua vita?
L’esperienza più emblematica per me sulla pensione fu quando decine di anni fa noi eravamo giovanissimi arrivati in azienda e una persona di 51 anni parcheggiata in una scrivania accanto a noi era stata pensionata con uno scivolo di non so quante stagioni. E chiamò noi del nostro ufficio, in 4 più lui, ad una cena per questa sua nuova vita.
Lo avevano conosciuto 1 mese prima. 30 giorni. E non aveva nessuno altro con cui festeggiare dopo decenni lì dentro.
L’imbarazzo di noi ventenni per il suo imbarazzo di giovanissimo anziano, non potrò mai dimenticarlo. Era smarrito, con la sensazione di fallimento e precoci problemi di salute tutti di testa. E noi a far finta che era tutto bellissimo e a tirargli su il morale.
Per nulla al mondo mi scoprirò vecchio da giovane, mi dissi.
E da allora mi sono battuto con tutto me stesso.
Dice Jim Rohn, che se andate a vedere quello che scrive ci pensate un po’ sopra: Senza il senso di urgenza, il desiderio perde il suo valore.
Fatelo subito vuol dire sognatelo sempre. Non realizzatelo adesso, si realizzerà da solo se lo sentite oggi come se fosse qui perché già vissuto.
Muta la pelle del tempo, amico mio. Il tempo da oggi sarà sempre al presente e il tuo futuro partirà da come senti il tempo oggi qui e ora fino ad arrivare a come sentirai il tempo domani allo stesso modo lì e allora.

L’urgenza trasforma il desiderio in necessità. E’ la dimostrazione della vita e io ne sapevo mezza. Se ho urgenza, so e ho capito. Se no tentenno. In attesa che.
Poi mi accorgo. A volte dopo decenni. Che quel tentennìo era un inganno. Una scusa per dirmi che non sapevo quel che invece sentivo bene. Allora adesso sento tutto urgente.
L’urgenza ora è matura.
L’urgenza matura è diversa dall’urgenza adolescente.
L’urgenza matura ha capito il senso che aveva l’urgenza adolescente. E questo segreto non te lo toglie nessuno.

Ciao! Che fai?
Mantengo l’urgenza al presente per questa mia idea di oggi, e non la lascio più andare. Prima o poi allora si realizzerà perché la sento già qui, quindi non mi preoccupa più il suo quando effettivo. E’ già oggi.

Avete idea di come la determinazione a questo punto asfalti qualsiasi ostacolo che prima invece ci bloccava?
L’urgenza a questo punto si presenta come il contrario della speranza. Laddove una sente e l’altra spera di sentire. Un giorno. Forse. Lo diceva Pasolini. Lo ribadiva Tiziano Terzani. Anche il ragazzo 95enne Mario Monicelli diceva che le nuove generazioni sono da ‘rigenerare con urgenza’. E viveva in carrozzina fino all’ultimo da solo, a poche decine di metri dalla sua famiglia: ‘perché se no mi trattano come un rincoglionito’.

Hai idea di quanti libri esistono sull’urgenza in terapia, secondo i principi del “qui e ora” e del “fallo subito” (9)? Se vuoi, puoi approfondire la Terapia della Gestalt di Fritz Perls e il perché se non oggi, quando sarà, sarà sempre “fallo ora, subito, qui”.

Ma le persone si fermano sull’orlo, perennemente indecise. Allora, che fare? Mishima rende bene questa necessità di buttarsi fuori di casa, sia quel che sia. Poiché se aspettiamo di sapere tutto continueremo a vivere in teoria, ignorando la pratica.

Sentivo l’urgenza di cominciare a vivere. Cominciare a vivere la mia vera vita? Quand’anche dovesse essere una mascherata pura e semplice e niente affatto la mia vita, era venuto ugualmente il momento in cui bisognava ch’io mi mettessi in cammino, che trascinassi i miei torbidi piedi. Yukio Mishima.

Nell’articolo precedente sui desideri, Il Pedone S’Illumina sulla Scacchiera dei Sogni, illustro l’esempio che Elisabeth Gilbert (autrice di Mangia, Prega, Ama) fa della sua amica Susan:

Assecondò questa curiosità. Comprò un paio di pattini, trovò una pista e un istruttore. Ignorò la vocina che continuava a ripeterle di essere ragionevole e di mollare quella follia. (…). Lo fece e basta.
Tre mattine alla settimana, Susan si svegliava prima dell’alba e, in quell’ora intontita prima degli impegni di lavoro, Pattinava. E pattinava, pattinava, pattinava. E le piaceva ancora. E le piaceva anche di più, forse perché adesso -da adulta- era in grado di apprezzare il valore della propria gioia. Pattinare la faceva sentire viva e senza età.

Allora: che cosa vuoi fare e basta (10)? Questo è l’importante. Ripetitelo senza ascoltare le vocine e gli indugi: che-cosa-vuoi-fare-e-basta?
Lo hai scritto? Lo vuoi scrivere? Lo vuoi rileggere fino a che non ti accendi? E’ proprio questo l’interstizio minimo dove si gioca l’iniziativa e l’efficacia.
Non ci pensare. E. Buttati. Pluff.
Ohh.

Tutti coloro che l’hanno fatto, hanno deciso di non ascoltarsi più nelle proprie paure. Eh sì, ma… Noo. Se apri al ‘ma’, sei già negli indugi.
In questo senso non c’è mai da pentirsi, al massimo ci sarà una nuova accensione. Trascinata da una nuova urgenza.
Non ti sto chiedendo di fare niente di che. Non licenziarti e non lasciare nessuno. Solo un piccolo atto simbolico a cui seguirà un altro punto di piacere e così via. Leggi qui se vuoi sapere cos’è realmente un Atto Simbolico.
Perché quando cambiamo troppo, fateci caso, è solo perché restiamo in superficie e le cose che scegliamo lì stanno. Mentre con l’urgenza e la passione profonda non ci pensiamo un minuto, si partirà un’altra volta senza indugio alcuno, se del caso. Che è ciò che tutti desideriamo. Non avere più dubbi su cosa vuoi e come lo vuoi sentire.
Allora ripetiti: vuoi provare davvero l’urgenza? Se sì, qui ci sono almeno una decina di punti di azione concreta per farlo. Li trovi tra parentesi numerati. E alla fine, riepilogati. Se non cominci, puoi dirti che non lo vuoi, che non sei ancora pronto, ma probabilmente vuoi solo parlarne perché imbevuto oramai dell’immanenza, della speranza, della finta pazienza di questa Società. Ma ricorda: Urgenza batte Speranza 3 a zero.

Alla fine di tutte le cose, l’iniziativa e l’efficacia fanno esistere le storie. Quello che conta, che sintetizza tutto il genio, l’opera finita in un certo modo, è quanto ti viene facile fare cose che risultino efficaci in quel preciso campo e con i tuoi modi. E nel momento in cui lo capisci, svolti. Solo che a volte sei ormai anziano e ti manca ancora poco da vivere efficacemente.
Allora basta anticipare e uscire dall’immobilismo e dal rammarico. E consacrarsi all’iniziativa.
E’ questo che desideri? (11). Se sì, punto. E’ il ‘ma’ che ti frega. Quali iniziative concrete occorre che tu metta in atto?

Se non sei indignato, non sei urgente. Ma non indignato contro qualcuno. Mai. Indignato solo con te e dentro di te. Tra le tue opposte pulsioni. Che diavolo vuoi fare? Questo? E non siamo indignati che siamo ancora qui a parlarne da decenni? Quanto forte senti che l’indignazione ti carica verso l’azione? 

Anche perché c’è un altro motivo per lasciarsi convincere dall’urgenza. E’ che solo l’urgenza ci fa scoprire il nostro vero sé, il motivo per il quale siamo al mondo, la nostra vera natura. Il paragone migliore è come se fossimo in Matrix e l’urgenza è l’unica che ci possa far decidere alla pillola rossa, a smuoverci dal torpore del software sempre uguale delle nostre giornate. Di nuovo le parole di Hillman ci confermano questa ipotesi:

Ananke, la terribile dea della necessità che sfidava la ragione e nel mito platonico aveva la supremazia sul destino scelto dalla nostra anima.
(…) Nei sistemi non lineari, (e indubbiamente la vita è un sistema non lineare) minuscole differenze, apparentemente trascurabili nell’input, possono portare a enormi differenze nell’output. (…)
Nei sistemi non lineari non possiamo più pensare alla nostra biografia come a un sistema vincolato dal tempo, come a una progressione lungo una linea retta dalla nascita alla morte; la dimensione temporale, la dimensione lineare, è soltanto una delle dimensioni della nostra vita”. James Hillman, Il Codice dell’Anima, pagg. 180-181, Adelphi Editore.  

E non si dice comunemente che per cogliere la fortuna occorre mettersi in condizioni di necessità?
Ecco allora che la catena Desiderio-Urgenza-Necessità-Fortuna-Destino ci appare in tutta la sua inevitabile ricchezza. E, come si vede, la fortuna è solo al quarto movimento musicale per compiere il proprio destino. E i primi tre passi fino alla necessità si accendono dal desiderio e dall’urgenza.
Per lasciare che la nostra vita si compia bisogna accorrere all’urgenza, sentire la chiamata, scovare la fonte, abbeverarci al necessario e ritrovarci bagnati fradici.
Quand’è l’ultima volta che ti sei bagnato fradicio e ti sei sentito vivo e sfrenato? Chieditelo (12).
Si comincia sempre già ponendosi il problema: in finale, che cos’è la nostra esistenza, il nostro Essere come terzo livello dopo il Fare e il Sentire, se non la manifestazione non lineare ed espressiva di noi stessi e della nostra unicità? E quanto siamo invece circondati da persone che si comportano in modo troppo uguale, menando vite insoddisfatte identiche in modi fin troppo lineari e che non si giustificano proprio più in alcun modo?
Tutte le volte che hai creato qualcosa è stato solo allorquando ti sei sentito di seguire l’istinto, e scartare di lato, costi quello che costi.
Qualcosa che incida la crei soltanto quando te ne freghi di tutto il resto.
Picasso è stato tolto da scuola a 10 anni dalla madre, perché quelli si ostinavano ad imporgli alfabeti che avevano la pretesa che la A venisse prima della B, mentre per lui erano segni bellissimi e straordinari ai suoi occhi e il ragazzo aveva urgenza d’esprimersi.
Picassatevi tutti, allora. E abbiate urgenza di esprimervi.

E la scena della morte di Amadeus? (non la vedo da 30 anni ma mi inspira da allora!). Lui sta ancora creando e compone e parla e crea e muore… e tu resti lì appeso nel dire ‘Noo! Non è possibile che tutto questo in un respiro non ci sia più!’.
La sostanza di tutte le cose è che il bisogno ci accomuna, il desiderio ci distingue.
Il bisogno è del Fare. Il desiderio è dell’Essere.
In definitiva, dal mangiare al palpitare al correre a perdifiato, in una qualsiasi tua manifestazione, vuoi solo colmare il bisogno che poi si ripresenta sempre uguale o vuoi arricchire ogni istante alla foce dei desideri?

Fai allora finalmente l’Elenco delle pessime abitudini che usi per non sentire l’urgenza (13).

 

Vorresti a questo punto che l’urgenza continuasse, nevvero? Continuala tu. Con la Tua Urgenza. Vai al punto successivo con il riepilogo dei punti concreti qui riportati (tra parentesi) per ritrovare l’urgenza: clicca qui.
Se ne hai compreso il senso, decidi quando lo farai, il lavoro di rileggerli e appuntare le risposte preziose per te. Metti una sveglia e prendi un appuntamento con te stesso, finalmente.

Oppure vai alle letture suggerite:
Il Battitore Motivato o con il successivo Esplodere  l’Emozione oppure ancora lasciati convincere da Scateniamo l’Inverno.
Sono solo 3 piccoli passi.

Leggi qui se vuoi cos’è realmente un Atto Simbolico.

Oppure che cosa sono i 3 Livelli d’Esistenza.

E se non hai ancora letto l’articolo precedente correlato a questo, vai a: Il Pedone S’Illumina sulla Scacchiera dei Sogni.
Anche qui: appunta data e ora di quando avrai spazio per leggerlo con calma e stabilisci un tempo tutto dedicato a te e allo specchio tra te e i tuoi desideri. Ecchediamine. Che il fulmine annunci la tua folgorazione.

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