Chi Fa Finta di Far Terapia

Ci sono persone che fanno finta di far terapia. Troppo forti nei loro intenti e impuntamenti da non voler essere aiutati e soprattutto da non poter essere curati da una persona sola.

A volte nei gruppi di terapia mi capita di commentare:
“E secondo te, secondo voi, io ce la potevo fare da solo a convincere te, che sbagliavi? Ma neanche per idea. Senti quanto sei forte nelle tue convinzioni? Lo sentite anche voi? Senti tu e sentite voi tutti quanto ingaggi la sfida ogni volta con il gruppo? E la cosa assurda, falsa, deleteria per te, è che sei convinto di aver trovato la tua missione nel mondo quanti impunti fino alla morte. E credi fermamente che se lasci cadere questa sfida, perdi tutto ciò che hai. 

E poche volte, ma capita, purtroppo nemmeno il gruppo ci riesce.
Altre volte ancora queste persone nei gruppi nemmeno riesci a farli venire, così decisi a portare avanti la terapia come tutta la vita secondo la loro guerra totale, volontà, determinazione, orgoglio.

– E perché dovrei venire a dire le mie cose a degli sconosciuti?
– Perché ti dà fastidio? Non è proprio per questo che dovresti venire? Non vuoi provare per esempio a spiegarlo a me, il disagio che provi? Così vediamo come mai ti dà così fastidio?
– Sì, ma è troppo forte per me il disagio. Solo se lo capisco, il motivo, e lo controllo, posso vederne i benefici.
– Ecco, appunto, il controllo. Ne parliamo? 

E allora, di solito, parte una una fase ormai personalizzata sulla persona, che ha da essere oltremodo delicata ed efficace allo stesso tempo, altrimenti le strutture caratteriali sovra determinate, ancora troppo costruite, risultano bloccanti, necessarie.

Per questi motivi è un lavoro importante.

Per capirci, è in gioco un orgoglio iper sviluppato che ha salvato letteralmente la vita alla persona che abbiamo di fronte. Ha solo l’orgoglio, la chiusura, la difesa, la corazza e l’investimento nell’Ego. E’ tutto ciò che ha. E noi gli stiamo dicendo che proprio ciò che crede la sua salvezza, oggi, è invece la sua condanna alla solitudine totale e all’insoddisfazione perenne.

E che deve abbandonare tutte le sue armi e affidarsi ad un gruppo e alle sue leggi naturali.

Non è facile da accettare. Lui/lei si sente che sarà di nuovo triturato, come accadeva nella sua famiglia, da piccolo-piccolo. Ma nella pratica poi, la vita è in discesa e le persone sentono benefici da subito.

In ogni caso, tornando al primo impatto, sono segnali evidenti che indicano l’incardinamento nella convinzione di aver fatto già tanta terapia che tutto è chiaro e tutto già acclarato:
“Adesso te lo spiego io come sono fatto, per filo e per segno -sembrano dirti. E perché alla fine sono qui e che cosa devi fare per me. Certo, tu puoi farlo come vuoi. Ma non tanto. E io ne ho già cambiati un tot di terapeuti, ci metto un attimo ad archiviare anche te.

Ecco cosa volevo dire. La terapia ha da tendere al riconoscimento dell’altro e dell’esperienza, all’apertura e non alla sfida, alla domanda e non alla risposta, all’ascolto e all’accoglienza e non al giudizio e alla valutazione, all’insieme delle emozioni e del corpo e al respirarci dentro. E non all’ego e alle sue categorie. Le categorie o dimensioni dell’Ego si riconoscono subito. Sono:

  • ragione/torto;
  • ingiustizia/rivalsa;
  • sopra/sotto;
  • dentro/fuori;
  • obiettivo/risultato;
  • convenienza/perdita;
  • costi/benefici;
  • tradimento/difesa.

Chi è racchiuso nel proprio Ego parla solo e soltanto di queste categorie e si muove in queste dimensioni.
La terapia invece tende a far concentrare il cliente sul proprio vero Sè, e così all’inclusione e alla partecipazione e non alla chiusura e alla limitazione.

E questo sarebbe da insegnare nelle scuole, quelle di psicoterapia, certo, ma anche le scuole comuni, i licei, come categorie di valori.

Per fortuna, tutto il viaggio assume un modo magico e pieno di colpi di scena che rendono il gruppo di terapia un’avventura entusiasmante e trasformativa: l’insieme di individui che si mette a lavorare in comune e condivide spazi e tempi, ha sempre ragione, a prescindere totalmente dai suoi membri. Ti folgora, una rivelazione così.
E’ incredibile la sensazione. Se è vero ciò che senti, se quadra quel che condividi, nel gruppo risuona e si sente. A prescindere totalmente dai partecipanti al gruppo. Questa è un’altra rivelazione. Ogni gruppo è sempre lo stesso gruppo. Regolato sempre dalle stesse leggi. Naturali. E preziose. E ti senti grato per questo.
Se non è vero, viceversa, quel che affermi e difendi contro tutto e contro tutti, e se la tua affermazione è colma di pregiudizio o di paura o di proiezione o di quant’altro, il gruppo ti becca al volo. E te lo dice. Con grazia o brutalità. A seconda di ciò che ti fa meglio. Si auto regola. Ma te lo dice, uh se te lo dice.
E ti fa molto bene. Sempre. Mentre ci sono persone che entrano ed escono dai gruppi, più di uno, e dagli studi di terapia, più di dieci, convinte che il gruppo si sbagliava e loro avevano e hanno sempre ragione.
Ecco, se vi è capitato sappiatelo. E uscite a riveder le stelle, gli orientamenti e le vostre posizioni.

Ne ricordo alcuni, di casi, che hanno dell’incredibile. Rivivo l’arrivo di una persona incardinata fino al midollo in un residenziale di una settimana. E il gruppo che la guarda, la vede mentre sfida tutto e tutti e non ascolta nessuno da decenni e impartisce lezioni a chiunque.
E si chiede, il gruppo, esplicitamente, a cosa serve avere a che fare con una persona così? Dov’è che c’è da imparare?
Perché il gruppo impara sempre. E lo sbaglio dell’uno è la crescita del tutto. Così come, in altri casi, il salto in avanti dell’uno è l’esempio per il salto di tutti. Che poi accade. È una equalizzazione dell’energia trasformativa, in una dinamica rivelatoria che ti lascia ogni volta sorpreso e affascinato.

Per questo lo stare in gruppo, nel mondo, è tra le condizioni più indagate proprio perché è la più potenziale e naturale allo stesso tempo.

Non a caso, ricorda il mio maestro bioenergetico, tutti gli esseri umani vivevano fino a 2000 anni fa in clan da 50 persone, dove tutto era più semplice, strutturante e naturale. Dall’allattamento condiviso al sonno tutti insieme, alla crescita sostenuta da ruoli, rituali e mentori, con la possibilità di scegliere i propri punti di riferimento fino all’ingresso nell’età adulta e alla responsabilità matura. Tutto in modo partecipativo, nel gruppo allargato. La vita individuale era la vita di gruppo. Coincidevano. Tutto si svolgeva in gruppo.
Poi, mano a mano, gli spazi della condivisione si sono ristretti e la famiglia è diventata sia un riferimento che purtroppo una limitazione alle esperienze affettive e sociali. I genitori e le atmosfere del nucleo ristretto segnano il carattere nella crescita senza alcuna possibilità di compensazione.
Mentre ancora pochissimo tempo fa non era così. Basti pensare solo all’essere cresciuti in strada e nei cortili e tra tanti bambini, e spesso accolti a casa di amici e parenti, cosa che ancora alcuni decenni fa era normale ed oggi è scomparso nella spontaneità e sopravvive contingentato negli asili, a scuola e nei gruppi sportivi.
Ecco perché ora è ancora più importante e centrale la dinamica delle terapie di gruppo per il benessere. Per non parlare degli affetti, che si nutrono di gruppo, non di tentativi ostinati di stare in coppia senza riuscirci mai. Ne abbiamo parlato in Coppia Chiama Gruppo. Rispondete.

La distinzione tra occidente e oriente riportata nella citazione seguente, rende bene il fenomeno che abbiamo descritto:

Negli Stati Uniti c’è la tendenza a descrivere il lavoro di gruppo come un modo per aumentare la produttività. In Giappone, invece, la tendenza è quella di descrivere questa attività come un modo per incrementare le abilità e le conoscenze delle persone. C’è una differenza piuttosto sostanziale.
J. Aral

Mentre in Italia, dal canto nostro, c’è una moltitudine di esempi di persone convinte di essere le più consapevoli, risolte e mature del reame, mentre sono solo colmi di leggende su di sé:

Io preferisco ammirare anziché invidiare. Preferisco collaborare anziché sabotare. Preferisco lavorare anziché rosicare.
Matteo Renzi

 

La verità è che trovare il modo di staccare l’ego è tutto. E lasciarsi finalmente vivere in un gruppo e nei gruppi è l’unica strada che ci è concessa.

Per continuare davvero a vivere pienamente, insieme agli altri, in questa unica vita.

L’accettazione da parte degli altri e l’accettazione di sé sono interdipendenti.
(…)
Il gruppo può essere ben più reale del mondo esterno.
Irvin D. Yalom

 

   Se coinvolgi le persone solo sui problemi, in breve il loro problema diventerai tu.
Ben Silbermann 

Terapia Bioenergetica di Gruppo

Coppia Chiama Gruppo. Rispondete.

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