La Terapia Attraverso l’Intensità

Una cosa è ascoltare le persone e agire di rimessa. Un’altra cosa è porre il cliente di fronte all’urgenza di vivere profondamente e buttarsi oggi nelle proprie passioni, ogni giorno.

   

Dopo poche settimane in cui: questo non cambierà… quest’altro lo stai aspettando da una vita e non arriverà…. e quest’altro ancora non lo puoi proprio ottenere…

…vale a dire tutto il cammino dell’accettazione…

…allora adesso, non hai più scuse, ti dici. Questa è la verità.

La legge dell’Intensità ti porta dritto all’essenza della vita.

Puoi iniziare da questo istante come diritto -e il diritto non si discute- a respirare, entusiasmarti, coinvolgerti.

Quindi esci, iscriviti alla qualunque, muta concretamente la prospettiva della tua vita.

E soprattutto, smetti per sempre di risolvere i problemi. Poiché, con moltissima probabilità, non sono reali, o sono irrisolvibili, o servono soltanto per incasinarti la vita come sei stato abituato a fare, e a procrastinare il momento in cui farai ciò che vuoi e ti farà star bene.

Punto.

Questo è il grande movimento di una terapia che presupponga il rispetto urgente dell’intensità del modo di vivere rispetto alla semplice esplorazione che potremmo chiamare “di rimessa”: una specie di terapia alla Trapattoni se mi passate il concetto: il cliente mi porta il materiale e io terapeuta mi limito a chiedere continuamente: “e questo come la fa stare?”. In modo “professionalmente impersonale”.

Non si può sapere, ovviamente, quanti sono i nostri colleghi che praticano questo metodo “all’italiana”, come veniva chiamato il modo di giocare di Trapattoni, noto anche come “Catenaccio”. Belle come metafore, non è vero?

Però al di là degli scherzi e delle generalizzazioni, fin dagli anni ‘60, in tutto il mondo si vide l’affermarsi di diverse terapie cosiddette umanistiche, proprio perché presupponevano una presenza più attiva e partecipata all’esperienza della terapia e un modello di riferimento fattuale e concreto, utile come strumento dentro e fuori dal setting terapeutico.

In altri termini, si era vista già dagli anni ‘50, con la Terapia Umanista di Abraham Maslow, la Bioenergetica di Lowen, l’Analisi Transazionale Di Eric Berne, la Gestalt di Fritz Pearls, per citare solo alcuni indirizzi, che la famigerata asetticità del terapeuta era in realtà una chimera impossibile umanamente. E che finiva per dare al paziente solo uno stile più freddo, il quale, anziché rimandare il lavoro ”pulito” al paziente e non invadere e non indirizzare troppo -motivazioni nobili e condivisibili, per carità…- si riassumeva nel far tirar fuori al paziente un mondo interiore in un’atmosfera fredda e autocentrata, che faticava poi a mettere insieme da solo. Oltre a ciò, il modello Dinamico Psicanalitico (Es, Io, Super Io) ormai non era più al passo con gli approfondimenti teorici a distanza di decenni, e con la complessità della Società per come si era evoluta. Quindi i presupposti con i quali vedere e lavorare con i clienti, così chiamati anziché pazienti, diventarono i termini Motivazione, Potenziale, Esistenza, Capacità, Benessere ecc. Pertanto non più i due blocchi contrapposti di Psicanalisi (i problemi sono derivati da conflitti tra pulsioni interne) e Comportamentismo (non possiamo conoscere il mondo interno ai clienti, solo comportamenti osservabili rispetto a stimoli e risposte).

Infine, i tempi incerti e molto più lunghi della classica Psicanalisi sul lettino con il terapeuta di spalle, oggi la nostra vita non li riuscirebbe più a nemmeno a concepire.

In sostanza: la relazione terapeutica, il calore, la partecipazione diversa, un modello concreto pieno di spunti di lavoro, sono tutto, nella terapia, e fanno la differenza tra riuscita e fallimento del rapporto.

Per questo, diciamo spesso che occorre passare dalla terapia del 1950 a quella del 2050.

E quello che noi nello studio Self abbiamo trovato utile, dopo 2 indirizzi di specializzazione in Analisi Transazionale e Analisi Bioenergetica, è stato proprio reinterpretare, tradurre, sviluppare i concetti di questi due sistemi teorico-pratici, insieme alle leggi della natura che gli stessi due orientamenti coglievano come presupposto:

1. come funzionano le comunicazioni intra-personali con sé stessi e con gli altri esseri umani deputate al benessere. Analisi Transazionale. 

2. e il corpo nelle sue naturali propensioni alla salute fisica, emotiva e mentale. Analisi Bioenergetica. 

 

In altre parole, quel che ci ha illuminato e fatto appassionare è ciò che funziona di più con i nostri clienti: un Sistema prima di tutto per il Benessere, valido per tutti, e non un metodo dedicato solo alla cura del Malessere.

Altrimenti, saremmo tutti punto e a capo, una volta risolti i sintomi principali di una vita sbilanciata, in senso caratteriale, esagerata, ritorneremmo tutti piano piano allo stato che i nostri clienti, cresciuti in famiglie disfunzionali, conoscono di più: il malessere.

Costringerci al Benessere, invece è ben altra cosa.

E il secondo punto dove questo tipo di terapia fa la differenza, dopo l’Accettazione, è proprio l’Intensità, la quale presuppone una leggerezza profonda qui ed ora, senza più malesseri presunti che creiamo proprio per allontanarci dal benessere per poi riconquistarlo.

Mettere tutto sé stessi in ciò che si fa è urgente e indispensabile. Tutto qui.

Quando lo si comprende, la vita muta finalmente di segno e significato.

   

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