Come Risolvere le Proprie Ferite con un Unico Schema

Ne Lo Schema Elementare della Ferita., abbiamo descritto un semplice e formidabile strumento di lavoro su di sé: lo schema con Ferita e Pretesto del Momento.
Vai all’articolo dedicato, se vuoi capire come funziona.

Qui descriviamo come allargare i campi di applicazione dello strumento: cosa succede, infatti, se l’emozione che mi fa star male è un’altra? Cioè se dopo il lavoro dello schema sto meglio, certo, ma sento che adesso è qualcos’altro che mi fa star male?

A me ha portato ad individuare e ad ammettere che c’era dell’altro.

Per esempio mio padre non essendoci, ha provocato almeno altre due disfunzioni: una è il mancato sostegno, l’umiliazione per il fatto che qualsiasi cosa facessi lui non mi vedeva, quindi io non valgo. Il bambino così fa. Semplifica. E questa è la mia prima disfunzione, una dinamica narcisistica. Mettersi in mostra affinché lui un giorno, forse tra mille anni, mi vedrà.

E, la seconda, è il rifugio simbiotico in mia madre e poi con tutte le donne della mia vita, con cui ero troppo un tutt’uno.

Quindi non ho fatto altro, nel tempo, che aggiungere due altri fogli e due altri schemi.

Il primo con Umiliazione, Non Valore e Mi manca il Sostegno, e non poteva essere altrimenti, perché mio padre ignorava me come ignorava mia madre. E scrivendo accanto Pretesto Del Momento.

E poi il secondo con simbiosi, ricatto, non posso separarmi, non posso andare, non sono libero. Perché mia madre, come è comprensibile, si era attaccata a me e io a lei in modo appunto simbiotico, come fossimo un tutt’uno.
E poi ho aggiunto accanto, come da schema: Pretesto del Momento.

Allora ho iniziato a parlare con la mia compagna di quel tempo e le ho detto: sento che tu non sei d’accordo e stai male se io vado e faccio e mi realizzo, ma so -perfettamente- che è una menata mia. E’ così? Ed era invariabilmente così.

Insomma, disinneschiamo bombe emotive che sono solo residuati bellici di guerre passate e nemmeno sostenute da noi, in cui ci siamo potuti solo adattare, barcamenare, per sopravvivere in qualche modo.

Un’ultima sottolineatura. Cosa succede -mi chiedono- se la mia famiglia non ha avuto tutte queste disfunzioni? E se c’è stato amore e sostegno e tutto il resto, e io invece mi sento male comunque?

E’ il bello della terapia caratteriale- rispondo io.

Ognuno di noi ha le proprie disfunzioni. E un mancato gelato può valere dentro la mente elementare di un bambino tanto quanto l’assenza di un genitore.

Ecco la verità.

Le scelte educative, tipo metterla su un piano di potere: “tu figlio sei sotto di me. Adesso siamo qui 6 ore (caso letterale) fino a che non finisci di mangiare e di fare i compiti, e vediamo chi vince”.

Oppure su una rinuncia al ruolo genitoriale perché non se ne ha la forza.

Oppure ancora un’alleanza tropo stretta col figlio come fosse un proprio amore adulto, provocano le dinamiche caratteriali su cui lavoriamo allo stesso modo di disfunzioni enormi. E a volte di più.

Anzi, se tu hai avuto problemi conclamati ed evidenti, sei anche avvantaggiato dalla vita perché non puoi non lavorarci, altrimenti stai proprio male, e quindi puoi riscattarti e diventare ‘migliore’ cioè con più spessore e maturità, perché sai di più cos’è la vita. Che poi è ciò che interessa alla natura: il miglioramento per la conservazione della specie.

Se invece non hai avuto grosse disfunzioni, ma senti lo stesso un disagio evidente, ti convinci sempre di più di due cose: che il disagio è tuo, ontologico, viene da te e non da ciò che hai vissuto. Perché i tuoi genitori sono evidentemente brave persone. E che non ci si può lavorare, perché appunto è tutto tuo e interiore e non può cambiare perché non sai nemmeno bene cos’è. E questi due errori ti ingarbugliano parecchio l’esistenza.
Rovinano l’esistenza di miliardi di persone. 

Quindi gli schemi di cui sopra valgono sempre. Che tu sia Gazzella o Leone. E le emozioni parassite, come le chiamiamo in Analisi Transazionale perché rubano l’energia a tutte le altre, ci sono per ogni persona che voglia conoscersi di più e stare sempre meglio.

Dice il papà di tutti noi, A. Lowen (ognuno poi deve trovarsi il padre che desidera e di cui ha bisogno, è questa poi la dinamica necessaria, no?) che tutte le terapie riuscite rappresentano un po’ un fallimento, perché le persone vengono in terapia per essere salvate e noi le accompagnano viceversa ad affrontare qualcosa nella direzione contraria alla fuga e all’analisi delle lore paure.
E questa è semplicemente La Vita.

Torna all’articolo precedente: Lo Schema Elementare della Ferita.

Vai all’articolo correlato: La Sintesi Azzanna.

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