Di Cosa si Nutre la Ripartenza?

Si nutre di domande del tipo: quale è stavolta il pensiero assurdo che mi è venuto per farmi tornare a questa sensazione di condanna, impossibilità, maledizione, esclusione, che mi confina di nuovo e di colpo nella sensazione classica della mia ferita?

Può essere: se l’ho pensato, se mi sono ricordato come stavo quando ero totalmente impaurito e bloccato, allora adesso devo di nuovo risentire quel peso? E’ così? Come se fossi obbligato a ricaderci?

Oppure: alla fine, è come se mi aspettassi, dopo un po’ che sto davvero bene, di tornare a preoccuparmi, come una sorta di elastico che non mi fa allontanare troppo dal malessere e al malessere mi deve sempre riportare?

Ecco. Questi due semplici esempi del rinnovato interesse, che non molla mai la prospettiva ottimista e sostenuta dalla vitalità, ci mostrano il classico stato d’animo della ripartenza.

1. Segnarsi questi stati d’animo.
2. Averli lì da rileggere.
3. Catalogare le varie dimensioni assurde in cui ci rificchiamo imperterriti.

E’ il senso e il ruolo della ripartenza.
Perché così non possiamo più far finta di non sapere come siamo.

E’ avveduta, la ripartenza, perché ha fatto due scelte:

A. La prima è che lo sa che le dinamiche dentro di noi funzionano così, ci conosce ormai, e quindi è schierata da un lato, quello della luce totale su qualsiasi cosa succeda. E quindi chiarezza, apertura, e buonumore.
Mentre la ricaduta è schierata dall’altro, quello della ferita impossibile da superare. E quindi confusione, sconforto e abbattimento.

E’ una scelta, lo sentite?
E’ un umore di fondo totalmente diverso e una conseguente direzione tracciata e mai abbandonata. Mai vuol dire mai. La ripartenza mette una diga spessa 4 metri di cemento armato sulla ricaduta.
Basta ad ingannarsi.

Ti dice: tanto lo sai che credi di essere così.
E può essere che:
1. Non credi in te.
2. Hai paura di non valere.
3. Non ti fidi mai.
4. Tendi ad auto accusarti, fino a distruggerti.
5. Vivi stracciando la tua auto stima.
6. Soffri di perfezionismo.
7. Devi controllare tutto.

E così via.

Ma questa non è la tua condanna.
E’ solo una banale e ridicola suggestione. E lo sai. E queste sono le prove. E le cause e le conseguenze.
Sai tutto ormai.
Sveglia.

E la seconda scelta è:

B. La ripartenza si è ormai appassionata alla tua ricostruzione. Ed è curiosa e positiva, sostenitiva, motivante. E non ti permette mai più di lasciarti andar giù nello sconforto delle ricadute.

Esattamente come fa un genitore buono, un terapeuta amorevole, un amico che ti viene a riprendere di notte, un fratello totalmente schierato e a te dedicato.
La ripartenza è una fioritura di totali attenzioni a te riservate.
Perché?
Perché le persone che le hanno e le hanno avute da piccole, queste attenzioni, le ricadute non le soffrono.
E allora te ne costruisci una rete da grande, di attenzioni.
Tutto qui.
Stupido, eh?
E t’infonde spesso fiducia, la ripartenza: se i tuoi genitori fossero stati come da sempre desideri, non avresti tu ora dentro di te questa forza assoluta che ti sostiene? Allora, te la fornisce il tuo terapeuta, come il suo terapeuta ha fatto a suo tempo con lui. Tutto qui. O il tuo miglior amico. O la chat dei tuoi fratelli d’infanzia su cui puoi contare più che su di te.

Ed è per te una rivoluzione, la ripartenza. Poiché assume il ruolo contrario alla ricaduta:

…laddove il boicottatore interno ci persegue in modo cinico e baro e ingannevole e sempre uguale, con il solo scopo di farci star male, senza alcuna valenza positiva se non la critica esasperata e fine a se stessa…

…la ripartenza ci avvalora per definizione, non ci salva a priori, bensì ci dice tutte le verità, assume la voce della maturità, ed è calorosa e migliorativa per definizione.

Ha sempre una visione più illuminata e analitica, motivata da sentimenti reali e dimostrabili, e segue ogni volta una logica ricostruibile e concreta.
Svela gli inganni, la ripartenza. Ecco cosa fa.
E ti detta il cammino, nutrendo la tua parte adulta e genitoriale che finalmente rimane a prendersi cura di te. Costantemente. Tanto che ci puoi contare. E non ti sembra vero. E ti commuovi. Perché stai contando una volte per tutte su te stesso. Laddove prima ti consideravi poco più di una cacchetta della felicità altrui. E mai lo avresti pensato. Di ritrovarti così.

Così, proprio così, la ripartenza riporta tutto alle vere condizioni di natura.
Con spirito aperto e curioso, ottimista e dedicato. Finalmente.

Aver bisogno di ripartire è una condizione naturale. Ogni volta si riparte. Ogni mattina ci si rialza. Ogni marea. Ogni luna piena. Ogni stagione.
La stagione dell’amore, viene e va, dice il poeta.

‘La stagione dell’amore viene e va /
I desideri non invecchiano quasi mai con l’età /
Se penso a come ho speso male il mio tempo /
Che non tornerà, non ritornerà più /
La stagione dell’amore viene e va
All’improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà /
Ne abbiamo avute di occasioni
Perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai /
Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore /
Nuove possibilità per conoscersi
E gli orizzonti perduti non si scordano mai /‘.

E qui torna in auge la casa della ripartenza. Qual è la questione cruciale della ripartenza? E’ che ti fa sentire il focolare, il centro del tuo cuore, la tua vera, reale, palpabile sensazione di famiglia. Ecco, lo abbiamo detto. La famiglia. Dentro, non fuori. Non cercare più fuori la famiglia che solo dentro potevi trovare.
La casa sicura che, diciamolo, non è mai stata quella vera. Quella data. Per nessuno mai. Perché così è la vita. La famiglia vera è fatta fuori casa. Dagli amici e poi dagli amori e dalle esperienze e dai gruppi.

Perché poi, dall’altra parte, cosa abbiamo? Nemmeno a farlo apposta, mi chiama oggi un caro amico e mi dice: ‘e poi sono passato dai miei: il livello di bassa coscienza della mia famiglia d’origine è disperante’.
Ecco come siamo messi.

C’è un proverbio tibetano che illumina bene tale condizione: un essere umano diventa tale solo quando lascia la propria valle per andare a costruire la propria casa in un’altra valle.
Quindi con i propri criteri, i valori, le scelte e tutte le convinzioni di cui si fa carico.
Per questo un altro modo di dire ci colpisce molto: i figli sono nostri quando abbiamo effettuato tutto il cammino di individuazione di chi siamo e di come ci separiamo dal modello famigliare ricevuto. E di che cosa proponiamo di più sano e diverso, personale e creativo e identificativo di noi stessi, alla loro crescita.
Se no, se non lo facciamo, i nostri figli, sono figli dei nonni. Perché dal loro modello non ci siamo mai realmente separati.

Ecco la ripartenza. Ci fa stare sempre in contatto con la fonte. La fonte di tutte le cose.
Che cos’è la fonte? Eh va beh, ma allora sei indietro. Per ciascuno di noi sembra essere una cosa diversa. La Verità. L’Universo. La Religione.
Ma per tutti è la stessa cosa: sentirsi inseriti in un flusso che ci fa sentire che stiamo facendo tutto bene e che va bene così. E ci fa chiedere: è questa la Felicità?

La ripartenza è ricca, ricchissima di spunti di piccola felicità.
La ricaduta invece è sempre molto povera.
Non ci si guadagna mai con la ricaduta.
La ricaduta ha sempre lo stesso andamento sconfortante da cui devi uscire per risorgere.
C’è sempre un tonfo che si sente nella ricaduta.
C’è sempre uno slancio luminoso nella ripartenza.

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