Gli 11 Fattori Terapeutici di un Gruppo di Terapia secondo Irvin D. Yalom

Quella che segue è una breve rassegna degli 11 Fattori Terapeutici di ogni Gruppo di Terapia, così come descritti da Irvin Yalom nel libro Teoria e Pratica della Psicoterapia di Gruppo, Ed. Bollati Boringhieri.

  1. Infusione della speranza.
    Nei nostri gruppi lo rappresentiamo più concretamente con la Leggerezza Profonda. Ribadiamo ad ogni occasione che le due gambe del cambiamento sono l’Accettazione Incondizionata, che non è tuttavia rassegnazione o depressione, né perdita della Speranza, bensì perdita dell’illusione caratteriale, fuorviante e causa di malessere. Non si può avere ciò che abbiamo già o che non è nel mondo del reale. Perciò, se davvero tocchiamo la nostra ferita profonda con verità e chiarezza, e informazione su nascita e sviluppo del problema, con energia e pieni di vitalità e non ricadendo nel pantano, si scatena la reazione energetica di Leggerezza, fluidità e profondità, che nutre una nuova e concreta speranza, vitale, entusiasta, partecipativa. Le persone rifioriscono. Cambiano la luce negli occhi. Se prima le persone avevano brutti pensieri, dopo poche sedute di gruppo, ritornano ad essere come illuminate finalmente da una nuova speranza. Ci sono informazioni, consapevolezze, risultati concreti.
    “E dopo tanti anni posso riaffacciarmi a qualcosa che mi rinnova la sensazione di farcela”. Ecco uno dei mille motivi per partecipare ad un gruppo di terapia bioenergetica. Chiedete, informatevi, chiamate qualcuno nella vostra città. E se non c’è chiedete anche di terapie e gruppi su Zoom. Sono molto meglio che non fare niente con la scusa che da voi non c’è nulla.
  2. Universalità.
    Emerge la scoperta, sempre più accentuata via via che procedono le sedute, che i problemi dei singoli non siano esclusivi, ma universali, i meccanismi di funzionamento degli esseri umani siano simili, e -soprattutto- che la formazione delle ferite e la loro evoluzione, sia comprensibile e risolvibile in tutti i partecipanti. Questa consapevolezza che i problemi siano universali e quindi sempre uguali e le soluzioni allo stesso modo naturale e sempre accessibili per ciascuno di noi,  fornisce un sollievo e una strada e una possibilità insperate per chi ha sofferto disagio senza poterlo condividere, per anni, a volte per decenni. Ma allora, dice chiunque partecipi ad un gruppo, io non sono unico e malato e solo con i miei problemi, e questa sensazione ferita non è la vita è non mi ci devo rassegnare e basta. I miei problemi e quelli dell’altro sono uguali e universali. E universali sono i modi per uscire a riveder stelle, citando il poeta.
    In più il gruppo, soprattutto sa base corporea e bioenergetica, è evidentemente sottoposto alle leggi di Natura. Una frase detta nel gruppo assume immediatamente l’essenza dell’età sua verità o bugia. E si affrontano tutte le leggi del comportamento secondo Natura in un gruppo di terapia. Ad esempio: “Ciò che affronto si scioglie, ciò che fuggo m’insegue”. Perché davvero nel Gruppo lo si vede accadere.
    Parlare delle leggi di Natura, come delle 7 Leggi Universali del Successo secondo Deepak Chopra, in un Gruppo di Terapia Bioenergetica diventa linguaggio comune.
    Partecipare ad un gruppo vi dona tutto questo. C’è qualcosa di più importante? Quanti disagi ci sono in giro? Aiutateci a parlarne. Informatevi. Partecipate.
  3. Informazione. Nei gruppi circola una mole di informazioni, nozioni, conoscenze su ogni aspetto del sé e dell’evoluzione della persona e delle relazioni, che l’ignoranza che avevamo fino a prima di partecipare, ci fa impallidire. In generale, la partecipazione ad un gruppo, accelera e completa le informazioni sull’essere umano nella forma esperenziale più potente, perché è sempre sia dentro che fuori il momento che si sta vivendo. E ciò che accade viene rivisto e rivissuto secondo prospettive diverse, esperienza preziosa che nella vita reale non accade. E’ uno dei doni più grandi dei gruppi. Chi fa terapia di gruppo sente di “saperne di più” della vita. Di Sé e degli altri. Assume un occhio diverso, molto più consapevole, su di sé, sui famigliari, sugli amici, sui colleghi. E quando lo fa, lo sente indispensabile rispetto a prima. E’ proprio un alto modo di vedere la vita. Aiutateci a farlo sapere. Grazie.

  4. Altruismo. Si impara ad essere interessati e aperti agli altri. Ad essere empatici e uguali, simili, modesti e umili, proprio perché “l’altro” è esattamente come me. E io chissà chi mi credevo di essere. E’ immediato vedere coloro che lo sono poco e coloro che lo sono troppo, altruisti, e perché. Essere interessati agli altri in modo sempre più pieno, affettivo e allo stesso tempo più disinteressato e altruista (ognuno al posto proprio, con i giusti limiti e confini), è un altro degli splendidi doni del gruppo. Ciò apre tutto un lavoro sui confini del sé e dell’ego, che ora sarebbe lungo e troppo tecnico trattare, ma l’altruismo può essere maturo oppure sacrificato, mi interesso agli altri ma sacrificando me. E si impara ad essere davvero pieni e potenti e desiderosi di interessarsi genuinamente agli altri. Aiutateci a condividere queste informazioni. Pensate a quanto sia prezioso per tutti incrementare il proprio altruismo.

  5. Ricapitolazione correttiva del gruppo primario familiare. E’ la forma tecnica per esprimere ciò che noi chiamiamo l’Analisi del Carattere, qui secondo Lowen e la bioenergetica, carattere formatosi nella nostra famiglia d’origine. E il linguaggio è il terreno di gioco del gruppo. Quali ferite, quali temi irrisolti continuiamo a proiettare? In quali momenti e dinamiche invece ci sentiamo evoluti e diversi? Come sarebbe stato se tutto fosse stato diverso? E come valorizzare invece ciò che siamo oggi? perché la ferita è un dono per me? Sono queste le domande fondamentali a cui risponde una terapia.

  6. Sviluppo di tecniche di socializzazione. Soprattutto in alcuni casi, i gruppi permettono un’alfabetizzazione di come si sta nella socializzazione. Di come ci si possa muovere e di cosa funzioni o non funzioni nelle proprie relazioni con il prossimo. A volte sono scoperte notevoli, ma chiunque, nessuno escluso, impara a socializzare meglio proprio in un gruppo di terapia. Perché è un terreno profondo e vero. Da cui imparare moltissimo di come si sta in relazione “sia con me stesso che con gli altri”.

  7. Comportamento imitativo. Si impara automaticamente e influenzarsi secondo ciò che ci piace. Questo del resto succedeva nella nostra infanzia nella famiglia d’origine. Ma lì abbiamo dovuto subire anche ciò che non ci piaceva. C’è un ispirazione esplicita, fluida, spontanea, ai modelli che i partecipanti mettono a disposizione di sé. Di ciò che preferiamo e perché. E di ciò che ci piace meno ma che alla lunga magari sentiamo che ci appartiene di più, come qualche scelta, decisione e comportamento che abbiamo preso a prestito da qualcun altro del gruppo e che, provato, ci fa star meglio.

  8. Apprendimento interpersonale. E’ l’altra faccia dell’imitazione. Come accadeva nella famiglia d’origine con l’educazione. Da un lato imito, “faccio come…” dall’altro chiedo, mi confronto, e ottengo delle risposte dagli altri che, nel gruppo, mi insegnano e io accetto che sia così. Si torna, nel gruppo, ad imparare dall’altro. Il legame in questo senso si sviluppa perché ciascuno ci insegna qualcosa di prezioso per noi.

  9. Coesione di gruppo. Il rapporto che si sviluppa nel gruppo allora è particolare. “Facciamo il gruppo insieme”, diventa allora una forma speciale di conoscenza, adesione e tessuto d’insieme peculiare, con persone di cui magari sappiamo poco o nulla, ma che conosciamo così profondamente da considerarli più di fratelli e sorelle. E per il gruppo e con il gruppo siamo disposti a spendere molto di noi.

  10. Catarsi. E’ il risultato di trasformazione emotiva che accade quando si verifica la sintesi preziosa tra: consapevolezza, intuizione emotiva, apprendimento, e “svolta”, in una catarsi appunto, una trasformazione totale di sé, che fino ad un attimo prima non possedevamo davvero, avendo ora una visione radicata e reale della verità su di noi.

  11. Fattori esistenziali. Notoriamente, sono almeno 4 i fattori esistenziali su cui il gruppo pone per forza di cose la propria attenzione: libertà, responsabilità, rapporto tra esistenza e morte e senso della vita. Sono fattori portanti soprattutto di alcune correnti di pensiero filosofico e terapeutico come l’esistenzialismo appunto. Ma ogni orientamento dei gruppi comunque gira sempre su aspetti fondamentali dell’esistenza, poiché è la materia che su cui il gruppo lavora. Di cosa siamo responsabili e di cosa no? E su che cosa siamo liberi? Sono in accordo queste due istanze dentro di noi? E per che cosa è al mondo ciascuno di noi? Per che cosa vivo? E prima per per che cosa vivevo? Con quali desideri mi approccio al futuro? Sono domande universali, di tutti i gruppi di terapia.

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