Il Piccolo Problema dell’Allineamento

“Sono così incompreso che non si comprendono neanche i miei lamenti di essere incompreso.”

Søren Kierkegaard

 

 “Incomprensioni sono così strane | Sarebbe meglio evitarle sempre | E non rischiare di aver ragione | Che la ragione non sempre serve”.

Fabri Fibra

 

 

 

Il punto è semplice: se vivi più in profondità e con molta più energia e vitalità, va a finire che “macini più vita”:

vai che sei più fluido, ti nutri tutti i giorni d’intensità, esperienze ed incontri, illuminazioni e idee. E questo ti dona un respiro vitale di gran lunga migliore.

E tutto ciò non si discute.

Nonostante il piccolo problema dell’allineamento.

Le persone e i gruppi e le situazioni che avevi prima, i tuoi famosi riferimenti, che non vivono a quella fluidità/profondità, ti sembrano via via sempre più dissonanti e lontani, disallineati.

Come qualcuno che non vedi più da tanto tempo e constati poi, alla fine, che avete preso direzioni diverse.

Solo che a volte lo hai visto due giorni fa. O peggio, due ore fa.

Ma hai scoperto cose e visioni che non si sposano più con le sue.

Ecco. Non sono solo direzioni diverse. Sono velocità e riferimenti diversi.

Perché ne parliamo?

Perché in terapia accade, a volte, che questo fenomeno di crescita e rinnovata fiducia in sé stessi, si blocchi contro l’isolamento che la persona sente, se cambia davvero.

E quindi recede dall’approfondire le proprie istanze, abbandona, ne ha paura e crede di stare facendo qualcosa di innaturale, mentre è l’esatto contrario: perché il nuovo riferimento non è sbagliato e la bussola scelta un tempo non mira più dove dovrebbe.

Come si risolve l’impasse e come possiamo evitare di bloccarci nella nostra evoluzione solo per questo spirito di omologazione?

Come al solito, è piuttosto semplice. Ricordate? Se c’è una dicotomia, un conflitto, una contrapposizione tra mondi interiori diversi, si può solo seguire entrambi i poli del paradosso.

 

Scrive Franz Kafka: “La giusta comprensione di una cosa e la incomprensione della stessa cosa non si escludono”.  Da “Il Processo“.

Allora, occorre:

1. cercare di stare in contatto con chi mi sta intorno, in ascolto; con infinita pazienza; e dialogare, spiegare, prendere il toro per le corna ogni giorno e trovare alla fine il senso che sta alla base della comunicazione che vogliamo mantenere. 

E perché impiegare tempo ed energie in questa battaglia? Perché le proiezioni degli impedimenti al nostro benessere sono sempre in agguato: potrebbe essere, e spesso lo è, che non sia nostra moglie a non capirci più, ma che noi facciamo in modo che lei non ci capisca per poi lamentarci e richiuderci in noi stessi o fuggire dal rapporto o giocare comunque una partita che solo in apparenza è: non ci capiamo più. Mentre è la nostra solita questione: non mi accontento di questo; oppure l’altro non mi vede mai per come sono davvero; oppure ancora se non mi posso evolvere è sempre colpa di chi mi sta vicino. Ma ce ne possono essere mille altri di escamotage proiettivi e proiettati. Allora ciò va evitato il più possibile. 

 

Ma proprio per gli stessi principi di cui sopra, è indispensabile continuare la ricerca.

2. Continuare ad andare avanti sempre e comunque nella comprensione di sé e degli altri. Portare a noi stessi e a chi sta intorno, ogni giorno un punto di vista arricchente, una nuova scoperta, una correlazione importante tra gli accadimenti della vita.

Quindi, mi devo sforzare di vedere e parlare e interagire sempre con questa persona con cui non mi trovo più?

La risposta sembra come al solito dirimere una dicotomia, sancire uno spartiacque, mentre invece abbraccia entrambe le strade:

Devo farlo completamente, sì. Cerco di spiegarti con tutto me stesso quel che sto scoprendo, anche con la netta sensazione che non mi stai capendo e che sarà difficile che mi capirai fino in fondo.

E ho bisogno di farlo perché spesso chi non mi capisce non è il compagno del liceo, ma mia moglie o mio marito. Quindi non può essere che una scoperta e un cammino su di sé metta in crisi da un giorno all’altro una relazione, se non altro perché c’è il rischio che siamo noi vittime di un abbaglio.

Per cui, la sana prudenza non ha mai fatto male a nessun cammino attraverso la terapia corporea, naturale, energetica.

Ma dall’altro lato sì. Occorre andare avanti anche e soprattutto se gli altri non ci comprendono. Proprio ora con tutto me stesso e completamente. E continuare a costruire la nostra identità e a schierarsi, a prendersi nuove responsabilità rispetto a posizioni di vita nuove e migliori per noi.

Altrimenti, com’è possibile un cammino su sé stessi, all’interno di un comandamento di non urtare gli equilibri del sistema coppia, famiglia, amici?

E che cosa sono le tre Marie, coppia, famiglia e amici, se non entità che io alimento proprio portandoci dentro tutta la mia energia? E costruendole da dentro, alimentandole e cambiandole proprio grazie a questa energia?

E dove la attingo questa passione se non a livelli diversi di coinvolgimento e quindi profondità?

“La maggior parte delle liti amplifica un malinteso”, dice Andrè Gide. E quindi chiarire gli apparenti malintesi fa parte della palestra della vita, e va accettato.

 

 

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