Immagina il Tuo Casolare

Di solito, quando siamo vicinissimi al nostro scopo primario, intendiamo al momento di scoprirlo, ci fermiamo per paura, dicendoci che ciò che ci piace è banale e senza valore.
Succede abbastanza invariabilmente, almeno le prime volte.

Curioso come fenomeno, ma comprensibile.

Così, senza rendercene conto, il momento magico sfuma e l’intuizione se ne va, e noi ci svalutiamo esattamente come ci hanno svalutato da bambini.

Per fortuna, se sei inserito in un gruppo o in una terapia (ma quanti lo sono?), o almeno in un’impresa, passione o avventura, dove hai un confronto reale, la questione balza agli occhi e non puoi far finta di niente.

Ed esistono anche delle tecniche, per fortuna, per bypassare l’inconscio e fornire risposte in modo semplice ed efficace su che-cosa-diavolo-siamo-venuti-a-fare-su-questa-terra. Sembrano giochini, ma rivelano montagne di informazioni su di sé.

Ne abbiamo già viste diverse, tra piccole storie e questionari articolati.

E uno di questi metodi, elementare e per questo prezioso, per conoscere il proprio scopo primario -cioè il motivo per cui siamo al mondo, quindi mica roba da ridere- è l’esercizio del Casolare.

Immagina di avere uno spazio enorme a disposizione, una costruzione con un terreno bello e grande, facilmente raggiungibile e molto versatile, pieno di possibilità.
Quando lo visiti, ti rendiconto conto che è ben di più di ciò che ti aspettavi. E’ uno spazio che ti entusiasma, proprio un sogno per te, per i tuoi gusti e le tue attitudini.


E chiediti, per iscritto: cosa ci farei?

Le uniche due regole del gioco sono che rappresenti:
1. tutto ciò che desideri da tanto e
2. che nella tua comunità manca, per come intendi tu la vita.

In sostanza, se dai per scontato che ti viene regalato questo spazio a patto che ti ci realizzi totalmente e che organizzi anche attività aperte a tutti, che cosa creeresti? E’ uno spazio del cuore, ma con quale funzione importante per te? Con quali iniziative? Con quali scopi? E perché proprio quelle attività e non altre?

 

Provate a rispondere voi, prima di proseguire. Se no potreste perdere un’occasione.

Questi i resoconti di due ragazze di 23 annni, amiche tra loro:

1. Vorrei far diventare il casolare un punto di riferimento sociale e culturale e affettivo per quei bambini e adolescenti che non conoscono ancora la natura come potrebbero. Vorrei far sentire loro la vita che scorre tra gli alberi. Come fossero parte di quel mondo. Tutti con le stesse opportunità di gioia. Che io non ho avuto, ad esempio. Farli sentire protetti, dimostrare che gli adulti ci sono davvero con loro e non perché così andrebbe fatto in una specie di recita, come ho vissuto a casa mia e come vedo vivere tutti. Viceversa, che i bambini, si possano sentire veri in questo spazio, protetti e senza paura.

 

2. Vorrei finalmente dotare i giovani della mia comunità di ciò che è sempre mancato: spazi per attività ricreative, ma anche un piano bar, dei servizi tutti per loro, avere la possibilità di poter occupare come vogliono i tempi liberi, non intruppati e sempre sorvegliati e oppressi. Un ambiente ideale e un’atmosfera dove poter svolgere attività inedite da noi, come danza, teatro, arti di qualsiasi tipo. Tutto questo per offrire finalmente un coinvolgimento, una boccata d’aria, e poter stare finalmente sereni.

 

Se leggete queste due storie con occhio avveduto, si sente che sono animate da uno spirito trasformativo. Quello spirito è il loro personale e privato scopo primario nella vita. Il motivo per cui trovare senso in ciò che si fa, il loro posto nel mondo.

In ogni caso, rileggendo, si informano le persone di 2-3 informazioni cardine, che in realtà sono leggi monumentali della natura, che sembrano così piccole-piccole e carine, ma che rivestono un significato di un rivoluzionario incredibile:

  1. Questo che hanno scritto è il loro scopo primario. Punto. Da interpretare, certo, ma con l’evidente fine primario che anima da dentro ciascun essere umano.
  2. In ogni cosa che faranno cercheranno quindi e hanno già sempre cercato di realizzare quelle specifiche finalità, magari ficcandocele dentro a forza, ma quelle sono.
  3. Quindi occorre prendersene carico, sempre, fosse l’ultima cosa che decidiamo nella nostra vita
  4. Infine, a ben vedere, quelle attività che abbiamo scritto, le sentiamo in profondità perché rappresentano le qualità che abbiamo sempre imputato mancassero alla nostra famiglia d’origine.

 

Di fronte a queste verità inoppugnabili, dalle quali non si può prescindere, le persone mi guardano, dapprima perplesse, e si interrogano, e poi pronte, considerato tutto, con un solo sospiro, a iniziare a vivere finalmente con il senso che stavano cercando.

Tutto sta ora a tradurre le emozioni in azioni concrete, ma il più è fatto, la consapevolezza è acquisita, e non c’è niente di più importante.

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