Imprimere la Giornata

Imprimere la giornata è la prima e l’ultima spiaggia.
Lo impari con la bioenergetica.
Cioè, lo sai, mica non lo sai.
Poi te lo ripeti per anni.
Ma lo senti, quando lo senti dentro, solo se lo assumi come prassi e pratica quotidiana.
E’ la prima diga per evitare le derive.
E’ una decisione consapevole.
Da una cosa che sai diventa una cosa che fai. Prima di ogni altra.
Qualsiasi sia il livello di sonno di stamattina e di paturnie del periodo, la sola e unica cosa che ho da fare è imprimere la giornata di tutta la mia energia, quale che sia al momento, mantenendo la direzione che ho deciso, smettendola di titubare e di girare in giro, di staccare e riattaccare la spina, di complicare ed elucubrare. Magari facendo proprio quella cosa che rimando, proprio oggi che mi sento una chiavica, proprio in questa mattinata in cui mi sento meno lucido.

Non si transige, mi sono detto una mattina. Solo andare verso un punto preciso che mi piace il più possibile, conta davvero. Che desidero. Che illumini la mia vita. Che sia una cosa piccola-piccola come un libro da leggere (piccola, un libro?) oppure un progetto di creare qualcosa dal nulla con un respiro immenso, comunque ho necessità vitale di appoggiarmi ad una sponda concreta in ogni momento, in modo corporeo, cellulare, che mi dia lo slancio per la mia soddisfazione. Quindi semplice.

Qual è la cosa più semplice e immediata che posso fare per stare nel solco?
Attaccarsi a qualcosa.
Questo ho da chiedermi.

Fare le cose quindi viene prima o dopo. Prima di chiederci qualsiasi cosa e come costrizione. Abituati solo al dovere. E non va bene.

Oppure dopo aver deciso che ogni mattina partiamo con l’accensione emotiva. E va benissimo.

Quindi amici miei, ci sono momenti, come quello nel quale si arriva in terapia, per esempio, o quelli in cui ne senti enormemente il bisogno e non ci vai mai (…), dove la primissima cosa da fare è mettere un freno alla deriva. E per farlo non puoi frenare, fermarti, toglierti dalle relazioni e lasciarti andare alla crisi. Perché vai incontro a bugie colossali a cui dai credito semplicemente perché ti lasci travolgere. Che poi ti bloccano completamente. Mentre hai da mantenere un contatto sempre aperto con una rete di stimoli corporei, emotivi, relazionali e di pensiero e attenzione, una rete appunto che ti sostenga e mantenga la tua orma su ciò che stai creando giorno dopo giorno.
Eccolo il benessere in divenire.
E’ nella direzione opposta del malessere in derivare.
Ecco cosa vuol dire imprimere la giornata.
Le prime confessioni al terapeuta sono di solito così cariche di dramma e di pensieri ancora mai espressi e così confusi, che occorre semplificarli, catalogarli, e dire: questo attiene a X e quest’altro all’altra categoria. Tranquillo. Tutto ha una spiegazione. Adesso te la fornisco bella impacchettata. Ma dopo, con le idee più chiare e tutte le cause a posto, almeno le più immediate, tu fatti il piacere di non svaccare, di non lasciarti andare così clamorosamente.
Dì a te stesso:
Non ti crederò mai più! Soprattutto se dici ‘ste cose terribili sul nostro conto.
Imprimiamo invece un’accelerazione opposta, per favore, riprendendo il senso e la direzione di costruire sempre qualcosa e non smettere mai.

Per esempio: hai scoperto che questa idea del dimetterti e del mandare tutti al diavolo, è una fuga, non ti porta a niente e ti toglie energia ed è molto pericolosa? Sì? È così? E’ assodato? Ok, allora smetti di cullarla ed esci dall’altalena. Dai momenti on e off. Per sempre. E’ come se facessi tuo lo stato d’animo di qualcuno che dice basta a un vizio: da oggi mi comporto come se non avessi mai fumato o mai bevuto, ho solo pensato per un periodo ad una baggianata chiamata fuga da tutto, poi però mi sono convinto e non l’ho più pensata, per sempre. Basta. Fine.
Non indugiarci più. Proprio come se non avessi mai avuto quel vizio, che è il solo e unico e vero segreto per smettere qualsiasi pessima abitudine, come diceva Allen Carr nel suo E’ facile Smettere di Fumare. Da adesso.
E come si fa? Si imprime un’energia, qualsiasi essa sia, senza nemmeno avere le forze magari per respirare. Ma tuffandosi dentro le cose da fare nella direzione di star bene. E non dismetterle mai. Trovandone sempre di nuove (!). Non fermando mai la macchina. Eccola la bioenergetica, le classi, gli esercizi a casa, le terapie, che tornano fuori.
Ma attenzione, non è mai più fatica. Non è la solita sensazione. E’ una scoperta nuova. È Piacere, Coinvolgimento e Significato. Le tre componenti della felicità secondo la Positive Psychology. Pleasure, Engagement, Meaning. E si allenano. Mandare avanti la macchina con la volontà è il problema. Seguire il guizzo, l’emozione di una maniera diversa, di una passione qualsiasi che ci faccia “non vedere l’ora” è la soluzione. Sempre.

Lo abbiamo visto nel whirling, il primo tibetano praticato tutte le mattine, interpretato al terzo livello dell’essere. Praticalo allora, e in capo a poche settimane scoprirai il senso profondo dell’imprimere la tua vita intera. 
Quindi è il modo di. Non è solo la passione per la pesca o per la natura o per chissà che. E’ lo spunto nel fare qualsiasi cosa. Volto a sentirmi emotivo e coinvolto, partecipe e proattivo in qualsiasi cosa.
E mai solo impaurito e titubante e bloccato e in perenne crisi. E’ come costringersi in modo sano a navigare a vela dalla prua e sentire gli spruzzi vitali del mare invece che dalla poppa di una nave da crociera, senza alcun ardore e sentendoci portati da altri e chissà dove.
La storia della mia mia spalla dopo una caduta è emblematica. Con l’ennesimo lockdown, non ho più fatto fisioterapia per 2 mesi e lei si è semplicemente disabituata a muoversi. E ora rimetterla in moto è davvero molto più difficile di prima. Che peccato, mi dico ogni mattina. Mai più.
E’ la natura che funziona così. Mentre io cullavo l’illusione di tornare a muovermi “un giorno” come e quando volevo.
Ecco, l’entusiasmo si atrofizza come un muscolo. L’entusiasmo è un muscolo. Lo dico sempre. E i circoli viziosi ci mettono un attimo a farci ritrovare senza più sapere come star bene, sereni, attivi ed energici. E diventa, lo star bene, un pallido ricordo, in una settimana.
Dai che vi è capitato. Di smarrire la via in pochi giorni. E di chiedervi come ci siete arrivati. Quale filo avete smarrito e come avete fatto a perdervi in un bicchiere d’acqua. Così avete fatto.

Quindi ve lo dico, non aspettate di venire in terapia (tanto non ci venite): Certi dubbi assurdi e certe debolezze e derive drammaticissime, bloccatele per definizione. Certe insicurezze, bilanci disastrosi e crolli totali, semplicemente aboliteli, non sono veri, né credibili, né autentici. Basta. Non ti credo. Esci da questo corpo. E se avessi ragione?! E perché allora, se hai ragione, mi parli con la voce e i toni e i discorsi di mia madre o mio padre o dell’atmosfera che da sempre mi rompe così tanto le scatole e mi critica e mi rovina la vita?! Vedi?
E’ sempre la stessa canzone che ci boicotta l’esistenza.
E cosa si fa per uscirne? Aiuta moltissimo l’adulto nel suo dialogo interno, rinnovato o ricreato in terapia. Come abbiamo visto con i post it di cui parliamo spesso.
La tecnica delle due sedie aiuta enormemente.
Attàccati sempre ad una rete di emozioni e persone e situazioni che ti portino salute mentale e fisica. E se non ce l’hai diventa trovare questa rete il tuo primo entusiasmo.
Guarda che c’è qualcuno che lo scorso anno ha iniziato a pensare che aveva la sindrome dell’impostore. Solo perché ne aveva letto su un giornale. Che diavolo è questa sindrome?- si è detto. Ah ecco. Però, interessante. Ma forse allora ce l’ho anch’io. E da lì a credere che non valeva niente in realtà. A convincersi che quindi aveva sbagliato lavoro. E poi a non dormire la notte. E poi a non andare più a fare sport. E poi ad accusare dei sintomi. E infine, in terapia, in 4 incontri ha capito la verità, ha rivisto tutte le cose buone che invece aveva fatto nella vita e si è rimesso in riga velocemente. Ha fatto rewind. E ha ritrovato passo passo le abitudini di poche settimane prima. Ma se non fosse venuto? Se fossero passati anni? Sentite la successione dei pensieri a cascata? La deriva, la breccia che salta e la salute che si sospende in nome di incertezze campate in aria che poi si avvitano su se stesse?

Il problema vero è che a quel punto va bene tutto. Se accetto l’inaccettabile, e cioè che ho pensato una cosa e -solo perché l’ho pensata- inizio a darmi schiaffi da tutte le parti (!), vuol dire che apro ad altre ipotesi e a tutti gli altri schiaffi possibili, senza più capo né coda. Ed è uno sbaglio colossale.
Vedete invece come qui la vera soluzione sia la rete di elementi di realtà che ci tiene liberati e in salute fisica e mentale? Le relazioni autentiche e non finte con se stessi e gli altri, l’accettare per definizione che noi valiamo comunque e a prescindere, il lottare come un leone per avere sempre un piacere e una facilità e un’evoluzione in questo senso nella vita, l’appassionarsi alla verità su di sé, la voglia di scoprire a che cosa siamo destinati nel bene, il seguire la struttura della soddisfazione nelle cose, il vedere sempre il meglio, l’ottimismo, la prosperità, la sdrammatizzazione, il vivere insieme ad altre persone e confidarsi sempre con qualcuno che ci sostenga e chiedere aiuto sincero quando ne abbiamo bisogno? (E’ un elenco, non vuoi trascriverlo e provare a vedere dove incrementare? (‘Ce l’ho?/Manca’?).
E se vivo di paure?! Ci sono qui decritti decine di passi precisi per non vivere più di paure. Ecco qua (Continua a dire la mia bambina di 19 mesi). E’ tutto a posto. Mentre io penso tutto drammatico.

E’ la sola verità. Credici. Non hai altre chance. Non è così, del resto, che le paturnie si riveleranno utili. Mai. Non è mai successo. Ne abbiamo parlato a proposito di Joe Dispenza. Nei suoi primi 3 libri, cita alcuni di questi casi incredibili di derive insostenibili e di come se ne possa uscire ricreando la propria realtà.
Quando l’onda diventa pervasiva e tutto si fa scuro, qualsiasi passo fai non è mai credibile né adeguato né tantomeno utile. Mai. Mai vuol dire mai. Mettici una diga. Non ci tornare più. Punto.
Chiaro? Capito?
C’era una ragazza che parlava di un pomeriggio di tanti anni fa in cui aveva proprio visto che i propri brutti pensieri formavano una specie di onda scura come un mantello che l’avvolgeva. E invece di dirsi machediavolostaidicendo, e risolverla in 20 minuti, l’ha coltivata e cullata per anni. Senza dirla davvero a nessuno.
Allora abbiamo semplicemente ricominciato. Che cosa ti piace? Cosa ti dà gioia? Nulla? Che cosa allora ti piaceva? Cosa ti dava leggerezza? Non c’è più niente? Ecco qua. Non è possibile. Come vuoi che lo dica? In turco?
Ohh.
Un intervento così, già solo un intervento così, resuscita i morti e stravolge i periodi negativi e li fa tornare a quelli che sono in realtà. Crisi. E non c’è cambiamento senza crisi. Quindi è una cosa buona che tu sia andato in crisi. Mai sprecare una buona crisi.
Ma non mollare mai la verità. Scherziamo?
Qualcosa senz’altro non va. Ma non è mai quel che pensiamo. E’ matematico. Non siamo lucidi. Aspetta. Sfogati, parlane. Scrivi nel caso e rileggi. E poi tira le somme. Ma mai lasciarsi invadere (è proprio così) da pensieri che diventano boicottanti e ci chiudono le prospettive. Del resto, qualcosa c’è sempre che non va. Assumi allora solo questo principio. Lavorerò su di me e i miei umori e i miei motivi, ma senza mai smettere di credere in me.

Ci sono persone che per un solo pensiero hanno stravolto la loro vita. Irrimediabilmente. Dividendosi e disseminandosi nel cammino. Se un pensiero mi fa star bene è salute. Se un pensiero mi fa star male è contro natura. Questa è la vita dei bambini. A cui noi siamo comunque destinati.
Quando ci sono bambini vicini si sta molto attenti a vedere sempre il bello e a comunicarlo bene. E quando non ci sono bambini perché dovremmo mai smettere quest’attitudine?
C’è un’altra persona a cui hanno offerto un lavoro e lei ha pensato che forse non sarebbe stata in grado. E allora è andata in blocco, immobilizzandosi. Non poteva più fare il solito lavoro. E nemmeno quello nuovo. E allora io chi sono? Forse non valgo niente. Se non so fare niente. E allora non voglio fare niente. Così. Dal nulla. Da un solo pensiero. Fino a sospendersi da tutto. Ora prende i farmaci e crede, è convinta, di essere fragilissima e che non si possa chiedere più niente. Solo sopravvivere, senza lavorare né avere relazioni, passo dopo passo, evitando tutto, qualsiasi domanda o interesse precedente.
Un’altra anima come noi ha visto un film sui mondi paralleli, e ha iniziato ad avere paura che quella situazione si potesse ricreare nella realtà. A pensarci tutti i giorni. E se ci penso allora è possibile. Ma che cosa?! Che torni a casa e ti ritrovi in un mondo parallelo? Ma se è un film!! E da allora sono passati 3 anni. In cui non ha più praticamente vissuto, sospendendosi.

Anche perché, ‘dopo’ non affronti più niente. Devi solo restare in superficie. Non puoi più (credi tu) andare in profondità di nulla.
Invece quel che affronto si scioglie, quel che fuggo m’insegue. Sempre. E’ un’altra legge della vita.
Qualcosa, un pensiero, una convinzione ti ritorna a cercare troppo? Bene. Affrontala con decisione. Non mi vuoi far dormire? Lavorare, amare, respirare? Bene. Sono qui. Non indietreggio di un millimetro. Piuttosto muoio. Ma mi apro a te. E in realtà ci rido e non credo a tutte queste stronzate. Mai più. Ecco. Dialogo alla pari e torno alla logica. E’ logico quello che mi sto dicendo? No? Allora vai a quel paese! Smettila. Se non sappiamo dirci questo, se non sappiamo di dover mettere una diga, quale direzione imprimiamo alla nostra vita?

Magari sto un mese senza dormire. Ma non mollo. Non mi convincerai più, caro boicottatore interno, che io non abbia più speranza alcuna. Idiota che non sei altro. Ohhh.
Ora: si può sapere con chi diavolo stai parlando? Ti rendi conto che parli a te stesso e la disfunzione è solo che non ti rispondi come dovresti? Che dai credito a queste derive e zero fiducia alle risposte ragionevoli e logiche che puoi dare?
Basta. Semplicemente. E per sempre.
Questo qualcuno non è altro che me stesso che mi sta parlando, nessun altro. E se dice assurdità sono io che sto dicendo assurdità. E’ la sola verità.
E io non mi accorgo che sto dando totale legittimità ai pensieri negativi e ai dubbi colossali mentre a me che comunque merito a prescindere, non mi ascolto neanche.
Ma non vedi che non è possibile?
Riprendi allora a costruire con gioia e non smettere mai leggerezza e profondita insieme.
Senti ora l’investimento su se stessi? Senti che a prescindere dalla paura e dalla mancanza di autostima, io la smetto di ascoltare il nulla, l’etereo, il non esistente?
Se ciò che mi dico non è logico, comprovato, reale, concreto, ma solo astratto e ripetitivo e ossessivo senza ragione, non-è-vero. Senza appello.
E non lo ritiro fuori di nuovo la prossima settimana.
E cosa succede quando ci riesci a non derivare dalla rotta?
Senti una sorta di vittoria, di energia, un baluardo, una piccola ma fondamentale affermazione che hai raggiunto tu, proprio tu; sono questi i momenti belli della terapia. Quando rivedi il terapeuta o un amico e dici: funziona, cavolo, funziona! E commenti con un solo respiro profondo e sorridi. C’è verità.
Vuoi il benessere? Eccolo. Cerca la verità.

Sì, sto pensando a te… Ti ricordi? Ti immedesimi? Sì, sto pensando proprio a te. Allora fanne tesoro.

Imprimere la giornata è accettare fino in fondo e per sempre di aumentare la posta in gioco. Ho capito che devo vivere di più. E imprimo l’impronta di me stesso in ogni giorno che l’universo mi manda su questa terra. Se lo faccio ogni mattina, tutti i momenti che posso, il primo vantaggio l’ho già subito portato a casa, in battuta.

E non è altro che il meccanismo della Routine, di cui tanto si parla. Senza una struttura della giornata e delle abitudini, non si va da nessuna parte. Parlano tutti di questo meccanismo. Solo che non spiegano come si fa, cioè emotivamente-attraverso-il-corpo, e non soltanto con la testa. Altrimenti non vale niente. Dal magico potere del riordino a libri su libri.

Ci sono tanti giovani in età avanzata che vedo in studio semplicemente perché non sanno fare gli adulti. Quanti? Almeno 4-5 a settimana. Non sono per niente pochi. Non lo sanno e scoprono che occorre darsi una struttura fatta di rimandi, una vera e propria serie di rituali legati al piacere che ci accompagni nella settimana o molto meglio,  nella giornata. Questo E’ essere adulti. Questo vuol dire crearsi una routine rassicurante, creativa e mai obbligata, positiva ed entusiasta e non opprimente e mentale, che ci faccia sentire se siamo o non siamo in progressione e ci induca a correggerci e ad andare per la strada che desideriamo. Non c’è altro che conti di più, e di più urgente e necessario, per moltissimi tra noi. Se non ce l’hai, sei perso per definizione. Se ce l’hai in negativo, peggio ti senti. Non esiste una terza possibilità. O hai rituali positivi o hai rituali negativi. Che vuoi fare?
Tutto qui.
E non bisognerebbe insegnarlo nelle scuole?

Per questo, ricapitoliamo, imprimere la giornata vuol dire che qualsiasi alba l’universo mi mandi in terra, io in qualche modo infondo la mia influenza alle cose e alle persone che mi circondano mentre seguo un’ispirazione che trascini ogni cosa. Lo faccio comunque. Lo devo sapere. E devo scegliere in che direzione. Positiva e coinvolta. Oppure.
Ma presto mi convinco che posso solo intenderla come un vento benevolo. Anche quando non so dove andare e dove capire e dove svoltare. Ma non rinuncio a questa sensazione di smettere per il resto della vita di sentirmi preso a schiaffi da chiunque e comunque. E a costo di andare solo a correre, ma qualcosa faccio, mi invento e mi muovo anche sul posto, anche facendo ammuina, cioè non cambiando nulla di nulla. Ma in nome della mia dignità, non recedo dalla sensazione che io determini tutto della mia vita. A partire da ora. La verità magari da accettare è che al momento non c’è più piacere dentro di me. Ma è un giorno. E’ un periodo. E’ transitorio. E così è sempre stato. Non esco mai dalla partita. Ricerco il piacere fin nelle piccole cose, non mi butto nel cesso.

E soprattutto non mi convinco mai che io non sia degno di giocarla, la partita. Perché così sarebbe più facile, pensa un po’. Visto che non ne vieni a capo, evinci che sei un fallimento esistenziale totale. Senza appello. Ma senza verità. E andando quindi incontro a periodi nefasti e terribili. E festa finita.

Perché tutto questo reagire invece funziona? Credi solo perché non bisogna mollare? Per il valore di credere in te stesso? Perché poi è molto più difficile riprendersi? Per non abbandonare mai la speranza e continuare a crederci? Ma no. Queste sono le conseguenze. Importantissime. E preziose. E cruciali. Ma non basterebbero per la natura, l’oceano e leggi dell’universo. Che si basano su questioni molto più semplici e incisive e imprescindibili.
Funziona perché rende concreto il passaggio da qui a lì. Perché conta solo la connessione. Il grounding. Lo stare sintonizzato alla realtà. Alle cose che sono qui intorno. Oggi. Conta sentire concretamente che mi posso attaccare semplicemente a qualcosa che porti da A a B. E’ concreto. E mi ci appoggio. Mi fa da sponda. Mi ci rilasso dentro, a contatto e poi mi slancio verso la successiva. Conta solo questo. E’ la saggezza del contadino. Le difficoltà non esistono se mi mantengo aperto. Eccola la scoperta. Tutto è arricchimento ed esperienza. E lo scopri nelle classi di esercizi di bioenergetica. Solo e semplicemente. Almeno noi lo abbiamo scoperto così. Con i muscoli, i tendini, i sudori. E assistendo a come ci si apre al dolore e ci si rigenera. E si produce da soli la propria energia e ragione. Importanza e sentimento.
Ogni volta che un esercizio mi mette alla prova, e resto disponibile a vedere che succede, dopo, mi sento rigenerato, e più centrato, esattamente come mi aspettavo. Tutte le volte in cui invece mi chiudo e fuggo un po’ dalla ‘prova’, alla fine mi sento ‘meno’ di prima e meno sicuro di me, esattamente al contrario di quel che mi aspettavo.

Se mi chiedo di fare grounding su una gamba a poi ancora, lo ripeto allargando l’anca. E poi mi chiedo di ripetere l’esperienza dall’altro lato del corpo, alla fine io sento precisamente di aver collegato la destra alla sinistra. E l’alto e il basso tra la mia testa e la mia base dei piedi. E mi sento espanso, più presente e potente. In larghezza e lunghezza. E’ una sensazione di raro benessere, ma che poi però ritrovo ogni settimana. E se voglio, ogni mattina. E’ tutto più collegato. E tutto più vero. Reale. Sta accadendo davvero qui in questo momento, e lo creo io quando voglio, mentre invece i soli pensieri, senza più far niente di concreto, mi illudono che possa accadere di tutto e poi il contrario di quel tutto di un attimo fa. Ogni cosa è possibile nei pensieri. Solo qualcosa invece è vero nelle emozioni collegate al corpo. E funziona sempre allo stesso modo. Garantendomi la salute. Fisica e mentale. Che sono la stessa cosa. E la routine quotidiana. Ci posso contare.
Per questo le connessioni, ragionare per connessioni, semplici e concrete, e aprirsi a piccoli punti piacevoli per ciascuno di noi, sono una bussola imprescindibile per star bene sempre e comunque. E non smettono mai di nutrirci e di orientarci. E non ce li porta via nessuno.

Semplifica allora. Conta solo e tanto di più andare da A a B e sentire la soddisfazione di ogni piccolo passo che fai. Concentrati solo su quel piccolo piacere. E poi a seguire su quell’altro. E così via. Fino a sera.
Se stai male è solo perché lo hai perso come principio ordinatore.

E se non ce l’ho proprio qualcosa che mi piaccia? Allora il tuo piacere è nello sperimentare da oggi e per tutto il resto della tua vita, sempre cose nuove che ti possano piacere. Semplice e facile.
‘Guarda, oggi ho preso mazzate da tutte le parti, ma almeno sono riuscito a chiamare per iscrivermi a quel corso. Volevo farlo da mesi e non riuscivo mai. E questa sensazione di andare verso qualcosa che forse mi piacerà e godermelo, è tutto, davvero tutto’.

E’ il premio, il segreto. E’ darsi un premio ogni giorno, l’importante, ogni momento, collegando i vari punti di piacere e benessere. Da qui a lì e mi piace. Poi da lì a li e di nuovo mi piace. Oggi non mi è piaciuto questo e ora ho bisogno ancora di più di ritrovarmi facendo quella cosa che mi rilassa e mi emoziona. Se mi guardo intorno, chi sta bene fa solo questo. Sempre e soltanto questo. È il segreto più semplice di tutti. Concentrarsi sul filo delle piccole soddisfazioni. E se l’ho perso come meccanismo, lo ritrovo.

Imprimere la giornata allora è come quando vai in bici e vedi da lontano la piccola salita e imprimi energia alla pedalata per far sì che superi con slancio la difficoltà. E poi quando ci riesci scopri che ti ha anche dato piacere averlo fatto senza entrare più nello sforzo e nella fatica, bensì conservando chiarezza e struttura e piacere di pedalare. Con slancio. Appunto. Sempre. Mentre ti dici: bastava solo imprimere energia e crederci…
Lo slancio è la chiave. E tutto senza mai stare solo nel dovere, altrimenti non funziona più. Se ci pensi, lo slancio nel dovere è un concetto che proprio non esiste. Perché il dovere è freddo e mentale. E noi non lo siamo per natura. Punto.

Imprimilo. Fai in modo che da oggi, da questa lettura, la tua vita si sviluppi per decenni serenamente e con trasporto in un’aria profonda e colma di sorrisi.
E contaci.

 

Leggi l’articolo, correlato: E’ Bellissimo! Non Vedo l’Ora!.

Leggi I Tre Livelli d’Esistenza e della pratica del whirling, il primo tibetano.

Approfondisci:
– l’aiuto de l’adulto nel suo dialogo interno, rinnovato o ricreato in terapia.

– La tecnica delle due sedie, che può aiutare enormemente.

Ci sono infine qui decritti decine di passi precisi per non vivere più di paure.

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