La Diga della Ripartenza

Un esempio di ripartenza riguarda l’indissolubilità della ferita.
Non è possibile pensare che
1. una volta scoperto che io ho la tendenza, prendiamolo solo come uno dei possibili esempi, ad andare contro di me, a costringermi a fare qualcosa di diverso dalla mia natura…
2. …io possa semplicemente averlo capito e archiviarlo come dato acquistato e come un comportamento che non farò più.
3. E, terzo punto, che io valuti fin da subito correttamente che livello di disastro sia nella mia vita.

Se infatti io fermamente mi costringo ad adattare la mia natura, per decenni, a fare qualcosa di diverso o di non esattamente aderente a ciò che mi verrebbe di fare; e se questa è stata la mia ferita; e se ormai lo so e lo esprimo; ne parlo e lo acquisisco alla consapevolezza; allora non mi posso convincere che sia bastato averlo saputo. No, assolutamente.
E la bellezza della ripartenza dalla Ferita consiste proprio nel vedere in quanti modi io mi aggiusto, costringo, sopprimo, acconcio, correggo, riduco o mi relego in un cantuccio, ogni qualsiasi santa volta mi accingo a seguire il mio istinto.
Una bestia, un boicottatore interno, una proibizione, un’autopunizione, un senso di colpa indicibile qualsiasi cosa sentiamo e in qualsiasi modo chiamiamo questo fenomeno, ha la forza di non essere per niente d’accordo con la nostra emancipazione, piccola o grande che sia.
E’ questo l’obiettivo di queste note. Se tu hai una tendenza, proprio tu hai quella specifica animale e automatica facilità e attitudine a cui tornerai ogni volta.
Quindi occorre mettere delle dighe grandi come quella di Assuan per non ricaderci.
Mentre noi, se e quando lo sappiamo, ed è già raro, poi lo seguiamo poco e non siamo radicali nel non ricaderci, bensì solo un po’, solo all’acqua di rose.

Non stiamo ovviamente dicendo che occorre sempre stare attenti, altrimenti, come abbiamo visto spesso qui, ricadiano nell’eccesso opposto, e sempre trattenuti siamo, e bloccati viviamo.
Viceversa, il senso della ripartenza è che di stimolo in stimolo, la mia vita riparta così tanto dalla ferita e mi coinvolga così tanto nella mia ‘giocata’ fuori dalle solite atmosfere del malessere, e mi faccia volare così in alto… che diventi davvero arduo e raro ricaderci. Tutto qui.
Quindi tutto si basa sulla Diga della Ripartenza. Tenerla sempre presente. Appoggiarcisi sopra. Sfruttarne la sponda per darsi lo slancio.
Vuol dire allora scriversi tutto. Lavorarci. Allenarsi. Esattamente come andare a correre. O voler dimagrire. Anzi, per definizione, cos’è più importante, non ridursi più o diminuire di peso? E non solo intrinsecamente legati, i due aspetti? Capite ora, per inciso, come mai le persone fanno cilecca quando vogliono dimagrire? Perché non sono legati alla ripartenza dalla propria ferita caratteriale. E non la integrano nella loro vita.
E se non la integriamo, alla ferita e al fallimento torneremo.
Con la stessa rincorsa, ci impegneremo per involverci e ricadere nel dramma solito e ripetuto. Non abbiamo alternative.
O uno slancio per ripartire.
O un’involuzione per ricadere.
Perché le diverse ripartenze hanno sempre un’idea, un concetto, un punto di vista nuovo, che le ricadute non hanno. Manco per idea. Mentre le ripartenze poi compongono una rete che ci tiene su. E’ una evidenza facile da verificare.

Esempi di ripartenze che compongono la rete che ci sostiene nella Trasformazione del Carattere:

  • Adesso mi vedo chiaramente che prima il senso di colpa mi attanagliava ogni santo giorno, ogni respiro. E’ incredibile quanto stavo male senza alcun senso.
    E se mi lascio andare ai miei passati equilibri precari e alle titubanze, so che di colpo mi risentirò sbagliato.
  • Allora mi sono detta: ma tu mi vuoi dire che noi stiamo male e non viviamo soltanto perché per anni -e il bello è che lo abbiamo sempre saputo!- nostro fratello, da bambini, ci ha trattato malissimo, vessandoci in tutti i modi?!? E stiamo male da decenni soltanto perché qualcuno che non è certo un punto di riferimento per noi, ci ha trattato male 30 anni fa?!? Ma andiamo! Non ha alcun senso!
  • Aver visto l’essenza della gioia, del lasciarmi andare in modo totalizzante, mi ha finalmente aperto prospettive che cozzano in modo dirompente con l’atteggiamento trattenuto che ho avuto da sempre e che avrei ancora, se non me lo ricordassi ogni giorno e non mi aprissi totalmente ad ogni mattina che viene.
  • Quello che è venuto fuori in terapia mi ha fatto vedere chiaramente che forse è stata proprio quella malattia che per chissà quanti mesi non mi ha fatto dormire per il dolore, a soli 2 anni (!), ad avermi segnato l’esistenza. Adesso so che non ha più senso vivere in quel dolore. Ho trasformato il dolore cronico del corpo nel dolore esistenziale che ho provato da adulto.

Se ci fate caso, tutte queste intuizioni preziose, appuntate e ripetute e arricchite ogni giorno, si oppongono decisamente e creano una barriera finalmente stabile e duratura all’elenco delle ricadute nella ferita e agli atteggiamenti ad essa collegati: temi ricorrenti irrisolti, adattamento, ritiro.

E quando ho il quadro generale impostato, con le due strade davanti ben chiare: involuzione da un lato ed evoluzione dall’altro, comprendo e mi butto sulla strada dell’intensità, conscio che non ci sia più in punto d’arrivo, ma che già godersi la strada sia tanto, tantissimo.

 

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