La Ferita E’ un Dono – Perché la Ferita Va Accettata

10 MOTIVI PER ACCETTARE LA FERITA.

Allora:

  • La ferita va accettata.
  • Ma le nostre parti interne non fanno niente per niente: quindi occorre capire e far capire che cosa ci si guadagna ad accettare la sofferenza che da una vita vogliamo evitare.
  • Conviene perché:
  1. Quella ferita è al passato e non adesso.
  2. Perché bloccare quel dolore ha bloccato e continua a bloccare energie a tonnellate.
  3. Perché quella sofferenza fa parte di noi e ci ha resi ciò che siamo e solo questa accettazione ci può rendere adulti, completi e lasciarci andare avanti ed esprimere tutto il nostro potenziale.
  4. Perché occorre soltanto -possiamo soltanto!- trovare i motivi di bellezza, unicità, originalità e valore IN NOI, che non riusciamo a vedere e sentire e a goderne.
  5. Perché se continuiamo a vederci offesi e feriti e non in grado, quando potremo mai cominciare a sentirci soddisfatti? Non arriverà così, se ci crediamo sminuiti da ciò che ci è capitato.
  6. Perché questi motivi di valore ci sono sempre anche se non li vediamo!
  7. Perché bloccare quel dolore ha bloccato anche le espressioni di pienezza in altre emozioni: gioia, rabbia, amore.
  8. Perché SOLO se vediamo, e accettiamo il Dono che è ed è stato sempre essere proprio noi, SOLO a quel punto riusciremo a vedere come e quanto ce l’abbiamo già fatta da tanto tempo, GRAZIE alla ferita e non nonostante la ferita. 
  9. Perché, se non compiamo questo passo restiamo nel TEMA della nostra vita, cioè la fuga dal quel dolore (es. superficialità, insensibilità, cerebralità, enorme fatica ecc. ecc.)
  10. In generale, la vita va avanti, la legge della progressione fa il suo corso: e se non accettiamo per ri-energizzare finalmente la ferita e superarla, si verifica un impoverimento generale della nostra vita, che comunemente in queste note chiamiamo RITIRO. Ci facciamo meno male ma ingrigiamo tutto.

Accettare la Ferita è allora Accettare il Dono che questa vita attraverso questa Ferita ci ha dato.

Soprattutto se ci rendiamo conto di una gigantesca verità: ciascuno di noi ha avuto subito e dovuto superare qualcosa, non esiste l’ideale in purezza.
Pertanto, solo dismettendo le lamentele e le false immagini compromesse di noi, possiamo prenderci con diritto la pienezza della vita. Senza più aspettare niente.

Una riflessione sull’autostima riguarda un punto fondamentale della terapia che forse non è chiaro quasi a nessuno.

Mettiamo che la persona che ho di fronte nel mio studio, sia stata ignorata oppure sottomessa alle atmosfere familiari.
Prendiamo solo questi due casi.

Se io sono stato ignorato dalle esigenze familiari, o da genitori troppo presi da loro dinamiche per riconoscermi anche solo un minimo, avrò una rivalsa esagerata.

Caso concreto, Alberico. Bisogno estremo, come conseguenza, di essere concentrato su se stesso, enorme sensibilità nel sentire gli altri e nel beccare i loro pregi, ma fuga ogni volta che questi si avvicinano troppo.

Esempio sottomesso, invece riguarda G. Bisogno di una guida, di riconoscimento del proprio potere, di sentire che è autorizzato ad andare e fare ciò che vuole.

Ora, Alberico occorre che accetti che è così e che ha bisogno di riconoscimento che però deve accettare che non potrà mai ottenere realmente. Cosa gli rimane? E a cosa serve questa accettazione?

Gli rimane un’enorme capacità di mettersi in luce, al centro dell’attenzione, di fare le cose, di non aspettare nulla per buttarsi sempre in nuove avventure. Gli resta uno spirito vivace, riconosciuto da tutti.

Gli basta lo spirito incoercibile, che ha sempre avuto, proprio perché si è opposto da sempre a questo non riconoscimento di Sé.

In sostanza solo quando ci rivalutiamo nei nostri difetti e li accettiamo, accettiamo la nostra natura, e le nostre preferenze, siano quelle che siano, e le affrontiamo nel loro aspetto che ci sembra demoniaco e le mettiamo in atto in modo responsabile e non dannoso (anzi a volte molto fruttuoso e utile socialmente), allora attraiamo il benessere.

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