Le Difficoltà Servono a Restare Aperti

Da più di 20 anni, gli esercizi corporei di Bioenergetica mi ricordano che le difficoltà provocate da queste esperienze ci servono per restare aperti.

Se ad esempio il radicamento a terra viene ormai bene con i piedi paralleli e in posizione canonica loweniana, ecco che allora un’asimmetria, un piede in alto e uno in basso, una variazione sul tema affrontato, provocano un aumento necessario dell’adattabilità, duttilità, elasticità… una specie di realtà aumentata. E ci fanno sentire se e come e quanto ci irrigidiamo -di nuovo!- e non vediamo l’ora di fuggire e così soffrire sempre di più anziché sempre meno…

Eppure l’esperienza ci dice che se restiamo aperti, sempre aperti, ad ogni difficoltà sempre più aperti, ogni cosa ci rigenera. Di colpo, la posizione richiesta cessa di essere un inferno e diventa un’esperienza meno tremenda, poi più fluida e infine, piacevole (!).
La vita non ci chiede altro. Disponibilità, generosità, apertura.

E tutto questo cammino, dal sottoporsi alla scoperta alla rivelazione finale, è la vera avventura, in un condensato di esperienza rivelatrice di un solo esercizio di pochi minuti, a volte secondi.

E da qui tutte le metafore del caso, come accettare tutto, qualsiasi cosa arrivi, e quindi “riscegliere la propria vita”, risultato a cui dovrebbe portare ogni terapia: sistemare ogni “pezzo grande”, ma a partire da ogni “pezzo piccolo”, ogni gesto di espansione come quelli appena ricordati.

Ecco cos’è determinante. Il pezzo piccolo ci porta al pezzo grande.
Solo aprirmi ogni momento a minuscole difficoltà mi porta ad una giornata totalmente aperta.

Posso star bene solo se resto aperto perché mi fido e ho scelto, nonostante all’inizio non ne veda i benefici e ne senta solo i dolori e le pesantezze.

E se poi, col tempo, inizio a percorrere i benefici di questa continua apertura, anche se non posso fare a meno di richiudermi ogni volta, riesco comunque a respirarci dentro fino a che mi mantengo “schiuso” in una maniera sufficiente da restare nelle cose abbastanza a lungo.

Per arrivare, così facendo giorno dopo giorno, a sapere che potrò stare sempre bene-bene se mi mantengo semplicemente nel solco del sentire. E se mi piace molto o mi faccio piacere molto questa attitudine.

Sembra poco invece è tantissimo.

Con il difficile ci vuole il semplice, mentre noi cerchiamo il facile.
Il facile è un modo non un territorio.
Se accettiamo il semplice -e il corpo ce lo dà- ci porterà al facile.

Il facile si basa sul semplice andando nel bosco dell’importante e profondo.

Il quale apparentemente è difficile.

Ma è a questo punto che il difficile fa puf.

   

Non è il cammino che è difficile, è la difficoltà che è il cammino.

Søren Kierkegaard

 

 

 

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