Le Domande a cui Risponde una Terapia Corporea

 

 

 

 

 

 

 

La domanda giusta prima o poi da porsi è una sola -per ogni essere senziente:

Chi sono io veramente?

Con tutti gli annessi e connessi:

  • Che cosa voglio davvero?
  • A che cosa vado incontro se continuo così?
  • Che cosa posso cambiare e che cosa no?
  • Come so stare o non stare nelle cose della mia vita?
  • Che cosa ho scelto davvero e che cosa ancora non mi sono chiesto?
  • Di che cosa ho paura in realtà?
  • In che cosa so cavarmela e in che cosa decisamente no?
  • E quali manifestazioni di me devo accettare davvero e senza riserve?

 

E se a tutte queste domande si risponde con il corpo, vale a dire con risposte “verificate”, respirate, riprovate, praticate secondo i ritmi circadiani, settimanali, delle diverse stagioni, allora sì che il risultato è certo, perché di nuovo dentro l’alveo della natura…

Per questo io e i miei colleghi possiamo portare la bioenergetica nei centri del benessere e di aggregazione sociale, come pratica di reale star bene, innanzitutto come attività corporea vera e propria, molto più salutare e legata alle e-mozioni nel corpo, perché così è la società oggi e perché proprio in quei luoghi ce n’è bisogno.

Come scriviamo in altri punti, sono 2 le forme della Bioenergetica:

 

Proponendo le pratiche, noi operatori del settore, possiamo far conoscere gli esercizi, le esperienze, che costituiscono un’attività molto più utile della palestra, molto più terapeutica in sé e molto propedeutica ad un lavoro di consapevolezza.
E poi essere lì quando c’è bisogno di approfondimenti.

E possiamo farlo dove si parla di salute, non di malattia o di disagio, dove c’è l’acqua bassa, non l’oceano blu.

Chi dovrebbe farlo, se non una terapia corporea efficace, piacevole e molto più profonda che un trattamento basato solo su parole?

 

Una persona proprio ieri è venuta in studio……anticipando un appuntamento rispetto alla data prestabilita.
E per fortuna che io ero libero: lei non voleva più andare a lavorare, e si era già messa per tre settimane in malattia, prima di dimettersi definitivamente.

Attraverso proprio quelle domande di consapevolezza riportate qui sopra, al termine di un’ora di colloquio, ha ripreso la direzione, ha rimesso i piedi per terra….. ha capito il suo sciopero, il suo urlo. Ed ha compreso che aveva solo bisogno di gridare tutta la sua sofferenza di questi anni.

Ma se adesso mandasse tutti a quel paese… allora sì che si ritroverebbe peggio di prima e senza alcun fondamento: porterebbe solo fuori, ora, ciò che in realtà riguarda il passato. Il lavoro di adesso non c’entra nulla. E al prossimo impiego si ripresenterebbe il problema, identico al precedente.

Per questo dico spesso: Verità Batte Benessere 3 a 0.

Se lei avesse cercato il proprio benessere tout court, adesso sarebbe a casa senza lavoro. E dopo un periodo di evasione in cui ritrovare se stessa, avrebbe percepito il profondo disagio dovuto all’essersi chiamata fuori, all’aver cercato un’impossibile rivincita sulla vita, non la verità, e quindi, alla lunga, di certo non il benessere reale.

Ma cosa sarebbe successo se io non fossi stato libero? E se lei non fosse stata in terapia?

E quante altre persone ho visto, negli anni, che sono venute da me dopo stagioni e stagioni che avevano lasciato il lavoro e vagavano in un limbo in cui sentivano che ogni soluzione provata si stava soltanto avviluppando su se stessa, senza risolvere le vere istanze profonde, affrontate fin lì da soli, in un colossale fai da te?

 

Leggi il punto correlato: Verità Batte Benessere 3 a 0

 

Riepilogo. Leggi i punti correlati:

 

Se ti piacciono queste note, visita la pagina Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.