Leggerezza Profonda: 3. Sintonizzarsi sulla Leggerezza Profonda


E’ una sintonizzazione interna, prima di tutto.

Che s’impara e si pratica ogni giorno.

Questo è il segreto: se io non mi sintonizzo su qualcosa che non conosco ancora, come posso raggiungerla?

Se non pratico la leggerezza, continuerò a ripetermi, viceversa: non devo stare così male! Non posso stare così male!… e così via… e alla fine come starò? Cosa farò crescere a dismisura dentro di me?

Invece, la Leggerezza Profonda è dire alle persone intime, come fece Marc:

“sai, sto lavorando su di me. Le questioni di salute, come sempre succede, mi hanno obbligato ad avere nuove consapevolezze su dove sta andando la mia vita.

Ho compreso e sto accettando la mia realtà, profondamente.

E allora, quando vengo in ufficio, tutto assume una luce diversa. Le beghe, le preoccupazioni, le angosce di prima, non mi interessano semplicemente più”.

Solo che nella vita normale, senza un supporto, uno schema, una terapia, di solito il problema di salute lascia tutti in un limbo, in cui è inserito chi è oggetto della malattia: tutto il resto del mondo vi ruota attorno.

E si tramuta in un’eccezione, un essere dispensato, un sentirsi anche in parte relegato, come chi abbia pagato più del necessario e fosse oggi in credito dalla vita. E poi, purtroppo, si tramuta in disorientamento prima, e in senso di esclusione poi.

Non si vede l’ora di sentirsi di nuovo “inseriti”, tanto da affrettare i passi, mostrarsi al meglio, nascondere i sintomi, e tornare piano piano alla solita routine di preoccupazioni, ansie e poi alla fine, come prima, senza voler mai più toccare quel periodo di dolore.

Ne abbiamo scritto, a proposito di convalescenza, nella 5^ Ricetta per una Piccola Felicità:

Cerca il Piacere Corporeo ed Emotivo e Scopri il tuo Scopo Primario.

Se tutto ciò fa parte invece di un cammino di consapevolezza, anche solo grazie ad un corso, un incontro, un libro, senza necessariamente essere reduce da una malattia…

…innanzitutto, non si arriva più a stati di dolore sintomatico così gravi, come un tumore, una malattia invalidante, un rischio concreto di morte.

Si va, viceversa, in direzione contraria, verso il dolore emotivo e non ancora somatizzato: a sviscerarlo, a comprenderlo, ad affrontarlo, a stanarlo nelle sue sfaccettature.

 

Ma allora? Come sviluppare la leggerezza profonda?

Sapendo che in realtà ci sono due stati d’animo attraverso cui fare terapia o qualsiasi lavoro di consapevolezza:

  • Il primo, quando si arriva a chiedere aiuto impellente, stando male, sentendosi come “sotto un treno”;
  • e il secondo, in seguito, stando decisamente meglio. Eppure, ecco: questo è lo stadio della Leggerezza Profonda. Collego tutto, capisco tutto, allora non ho voglia nemmeno di fare più terapia, e sono tentato dal prendermi una pausa. Tuttavia, in realtà, non so consolidare il cambiamento. E allora, spesso questa convalescenza, questa leggerezza, non è così profonda come credevo e può venire travolta e smarrita.

Nel primo stadio si può solo capire e praticare l’accettazione.

Nel secondo, con il desiderio da dentro di stare meglio, sentiamo la necessità di essere conseguenti: se ho accettato tutto della mia vita, allora… OGGI posso sintonizzarmi su una vita intensa, luminosa, piena, colma di espressione di sé e del proprio potenziale vitale.

 

Questa è la terapia “fioritura di benessere”, non “conseguenza di un malessere”.

Per sentirsi sempre più pieni e profondi, “estesi” nelle proprie consapevolezze e sfumature di stati d’animo. Per non avere più parti così oscure o nascoste.

Proprio queste parti, che abbiamo evitato per una vita, occorre quotidianamente accettare e affrontare con rinnovata fiducia nelle nostre capacità, proprio perché questa fiducia deriva dal dono delle difficoltà che abbiamo affrontato.

Occorre allora fare dei salti quantici in atteggiamenti, sentimenti ed emozioni che non conosciamo proprio o che abbiamo abbandonato da tanto tempo.

Non sappiamo sorridere a chi fino al giorno prima sentivamo che ci voleva fare del male e ci sembra assurdo farlo.

Mentre oggi sappiamo che era soltanto un’espressione di nostre figure antiche del passato, che ora sono interne a noi e ancora indirizzano i nostri comportamenti.

Pertanto, sentirsi sollevati dopo esseri stati tanto male non basta, non dura, non è consolidato.


Quando una persona si trova in uno stato di piacere ha gli occhi

scintillanti, il colorito roseo e caldo, un modo di fare sciolto e vivace,
si muove con leggerezza, è a proprio agio. Questi segni visibili
sono la manifestazione del flusso di sensazioni, di sangue e di energia
diretto alla periferia del corpo, che è il corrispondente fisiologico
di un movimento o impulso corporeo espansivo, rivolto verso
l’esterno. L’assenza di questi segni rivela che l’individuo non è in
uno stato di piacere, ma di dolore, che egli lo percepisca o meno.
In Pleasure [Piacere] facevo notare che il dolore è l’assenza di
piacere. Vi sono dei segni corporei che confermano questa interpretazione.
Gli occhi appannati indicano un ritrarsi delle sensazioni
da questa parte del corpo. La carnagione fredda, pallida, è dovuta
alla costrizione dei capillari e delle arteriole e indica che il sangue
viene trattenuto e non irrora la superficie del corpo. La rigidità,
la mancanza di spontaneità suggeriscono che la carica energetica non
fluisce liberamente nel sistema muscolare. Tutti questi segni si sommano
a formare un’immagine di contrazione dell’organismo, che è
l’aspetto somatico del dolore.
Alexander Lowen, Bioenergetica, pag 119, Astrolabio Editore.

 

Marc, di cui abbiamo parlato nell’Accettazione Profonda, ad esempio, soffriva il suo capo perché era pieno di stereotipi manageriali: si comportava come fosse un libro di management: costruito, distante, rigidissimo, mentalissimo, grottesco.

In più, questo capo aveva su di lui un ascendente: era capace con una parola di alimentare la stessa angoscia che lui aveva per i debiti, per la preoccupazione di non poter perdere il lavoro, per un’esistenza sempre tesa e senza gioia.

Era diventato negli anni l’attivatore quotidiano di angoscia.

Per cui, non fu proprio facile iniziare a non chiudersi emotivamente andando al lavoro, dargli letteralmente luce in fantasie guidate, immaginazioni nuove e diverse, pensieri più costantemente indirizzati al meglio, al piacevole, al luminoso.

 

Ma come ha fatto materialmente? Come possiamo fare noi?

Lo abbiamo riportato in diversi punti, a seconda dei casi e delle azioni che funzionano per ciascuno di noi:

Qui conta, soprattutto all’inizio, il principio percentuale. PIU’ tempo NON si passa nel negativo totale e pervasivo e PIU’ abbiamo giocato la partita quotidiana per la leggerezza e il benessere.

La parola d’ordine è affrontare, vivere, accettare tutto come se non passasse mai più, e solo così ridurre il negativo delle nostre giornate, passo dopo passo, stagione dopo stagione.

Se tutto questo non cesserà mai più, mi dovrò necessariamente aprire
a stati d’animo diversi, molto più luminosi e di sollievo.
Sono soltanto io che vedo questa situazione negativa e senza speranza.
E solo per abitudine antica.
Se mi convinco di questo e ci provo sul serio, il gioco è fatto.

Ci aiutano molto tecniche, pratiche, libri, terapie, counseling, esperienza, passioni vere e proprie che possono rigenerarci completamente.

E’ di ieri la notizia del 34enne che ha iniziato a correre e non ha più smesso per più di 1 anno, per uscire per sempre da una vita venata da traumi profondi.

Questo l’articolo con la sua storia:

L’inglese Ben Smith ce l’ha fatta. Dal 1 settembre 2015 ad oggi ha concluso 401 maratone in 401 giorni. Smith ha percorso 16.920 chilometri, consumando 22 paia di scarpe e divorando 6.500 calorie al giorno. (…). L’impresa di Smith sta facendo il giro del mondo, tuttavia il record di maratone consecutive appartiene ancora allo spagnolo Ricardo Abad, che nel 2012 ne concluse 607.

Leggi i dettagli.

Non bisogna certo arrivare a questi estremi, ma il senso di svolta da dare alla nostra vita è lo stesso. Anzi, se si sa cosa si sta facendo, si comprende che non occorrono eccessi, ma s’inizia a mirare all’obiettivo minimo, che è quello di emozioni benefiche quotidiane e nutrimenti splendenti. In questo senso, pertanto, non serve cambiare vita. Serve, viceversa, cambiare segno alle attenzioni, alle atmosfere, ai significati.

Marc prese a dare luce ogni giorno al suo capo. Ma non fu facile, ovviamente.

Non riusciva a visualizzarlo dentro di sé. Non lo aveva mai conosciuto un capo diverso da quello e non aveva l’ardire d’immaginarselo diverso. Non sapeva nemmeno che fosse possibile un’altra vita, fino a poche settimane prima.

Jenny, la moglie di Marc, invece iniziò a immaginare che alla figlia accadessero cose meravigliose. Fu uno sforzo per lei titanico. Le lacrime di gioia, però, quando ci riuscì, solo due giorni dopo, sgorgarono da decine di anni di perdita di speranza.

Perciò non bisogna demordere. Ma occorre legare questa leggerezza a qualcosa che resti.

 

Un bel respiro… Ooohhh…. e via.

 

Riepilogo:

Riepilogo:

 

 

 

 

 

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5 Ricette per una Piccola Felicità

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Altri approfondimenti:

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