Leggerezza Profonda: 4. Leggeri Fino All’Ultima Goccia

Che cosa è la felicità? La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull’erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato.
Charlie Brown

 

Per me stesso, ogni giorno, l’esempio migliore della Leggerezza Profonda è proprio il mio caso personale: quello del mio lavorare secondo i miei ritmi naturali ogni giorno, e perciò anche tutti i weekend per 1 mese, quindi anche 20 giorni consecutivi.

 

Non è che io sforzandomi di lavorare così tanto, raggiungo un agio e un’abitudine e un piacere che poi mi sostengano e non mi facciano più sentire che questo sia un lavoro bensì un piacere. Certo è anche questo. Ma non è ciò che è successo un fatidico Day-1 e che succede ogni giorno.

 

In verità, si verifica esattamente il contrario: quando ho deciso, in un certo giorno di anni e anni fa –come racconto in Neverending Summer– di sentire agio e piacere in ogni cosa che faccio… ….dal momento dopo, ho iniziato a dare luce emotiva e piacere ad ogni situazione lavorativa e affettiva.

 

Non si è trattato quindi di fingere. E’ stato anticipare. E chiedersi:

 

“Che cosa farei, come mi sentirei, se tutto fosse come io desidero da tanto?

Se la mia relazione con la mia compagna fosse un’ispirazione quotidiana
e il mio lavoro una realizzazione totale di me?”.

 

E ho iniziato a comportarmi così. Letteralmente. Non si è trattato di sforzo, non sarebbe servito. Se c’è sforzo, ci sarà sempre sforzo.

Il principio è semplice: se per troppo tempo non ho esercitato una funzione qualsiasi, allora, se io non mi applico, e non mi apro a provare piacere, a comportarmi come mi ricordo che era, oppure come presuppongo che sia, come posso re-imparare comportamenti dismessi?

 

Di solito la risposta è: aspettando.

Qui parliamo del piacere trasversale, ma vale per qualsiasi cosa.

Tutti aspettiamo che succeda qualcosa o cercando nuovi stimoli, che però non potranno bastare. Occorre ad un certo punto predisporsi con lo stato d’animo giusto, opportuno per ciò che non sappiamo ancora bene padroneggiare.

E questo vale per qualsiasi attitudine che non ho più o non mai avuto, e sento che mi fa bene sviluppare.

Per questo occorre anticipare, sapendo quel che stiamo facendo.

Ma occorre farlo emotivamente.

E’ questa la grande differenza tra fingere e anticipare.

 

Se mi emoziono, anticipo. E così accade ciò a cui mi predispongo.

Se fingo, simulo, e posso farlo per anni, e non arriva mai niente di vero.

 

Scrive Stephen M. Johnson a proposito del carattere simbiotico, ma in senso lato vale per qualsiasi archetipo, ciascuno secondo la propria struttura:

Il lavoro che il Simbiotico deve compiere nella vita riguarda in buona parte la riscoperta e lo sviluppo del Sé: il recupero di capacità, possibilità e attitudini innate, che possano finalmente svilupparsi originando interessi, gusti, predilezioni ecc.
Esso può anche portare alla scoperta di inclinazioni atletiche, intellettuali o artistiche mai coltivate e che vanno ancora riconosciute, sostenute e rafforzate.
Naturalmente, a ciò si aggiunge l’esigenza di una specie di rivalutazione individualizzata nello sviluppo delle proprie identificazioni, idealizzazioni e introiezioni. Occorre che il Simbiotico affronti la supina accettazione dell’incapacità di interiorizzare adeguatamente funzioni e strutture che in qualche misura devono svilupparsi dall’esterno all’interno.

Stephen M. Johnson, Stili Caratteriali, pag. 165.

 

Certo, per me, in quel periodo, non erano momenti facili. Quindi, ho iniziato con le situazioni più spinose: lo screzio annoso con il collega, la probabile causa con i miei vicini di casa, che concerneva decine di migliaia di euro, le difficoltà e l’insoddisfazione perenne sul lavoro che mi consumavano psico-somaticamente.

Era chiaro che le situazioni esterne mi stavano angosciando.

E mi sono immaginato che il respiro e l’agio e il rinnovato entusiasmo io lo trasmettessi nella mia immaginazione, letteralmente, a queste situazioni. Vere e proprie fantasie guidate di me di fronte a quelle persone in quelle condizioni. Piene di aria e zero contrapposizioni. Con la fiducia totale che quegli stessi individui, se sollecitati sulla solidarietà, la tregua e la collaborazione, avrebbero risposto affermativamente. Azioni basate sul presupposto -dentro e fuori di me- che fossero mie proiezioni sempre degli stessi problemi che respiravo da piccolo.

Immaginazioni di flussi di energie concreti, fluidi effettivi, che si trasmettevano dalle mie mani alle situazioni e persone problematiche dentro di me. E sentire quanto fosse difficile per me e quanto poi invece mi liberasse il respiro e la mente…

 

Questi gli assunti di base:

  1. Se continuo così, niente cambierà mai.
  2. Allora io in qualche modo mi muovo qui ed ora per il piacere più minuto, accessibile, per nulla compensatorio e senza mai più “Grandi Obiettivi”.
  3. Di nuovo credendoci, fiducioso, ma senza grandi proclami, senza aspettarmi niente di che.
  4. E senza più scetticismo, perché la sfiducia e il risentimento non hanno mai portato nulla di buono per me.
  5. Tutto questo, oggi immaginato e domani messo in pratica. Punto.

 

E se quelle persone avessero risposto negativamente, sarebbero stati problemi loro. Io sarei uscito per sempre da quelle situazioni di emme promuovendo energia, luce e pace. Ho così smesso da un giorno all’altro di voler vincere.

 

A voce, nei fatti, è stato semplice-semplice. Ho comunicato schematicamente:

  1. “siamo brave persone
  2. ci sono stati malintesi
  3. smettiamola di discutere
  4. su che cosa possiamo essere d’accordo?”.

 

Dopo una settimana, avevo impresso una direzione completamente diversa alle ragioni del mio stress. Non ero più in causa tramite avvocati. Non ero più angustiato delle questioni di coppia tanto da perderci il sonno.

Il segreto è stato non smettere mai. E ri-cominciare da capo l’approccio al lavoro e agli affetti.

Mi ripetevo ogni mattina e ogni sera: solo se accetto tutte le difficoltà che la natura mi manda come fossero un dono e non mi lamenterò mai più, bensì le onorerò, emozionato (!), come si onora un regalo prezioso, allora qualcosa cambierà e inizierò a ri-conciliarmi con qualsiasi situazione. Ci sarà un motivo per cui sono qui, no?

Nulla di religioso, di buddista, di spirituale o trascendentale. Bensì di molto laico, empirico, con la saggezza dei contadini o dell’esperienza reale e concreta su come funziona in realtà tutta la faccenda che chiamiamo vita.

Ma ho dovuto farlo davvero e in profondità, ontologicamente e intrinsecamente, credendoci totalmente, sbagliando e ricominciando ogni settimana. Fino all’ultima goccia. Altrimenti, facendo finta, sarebbe arrivata solo roba finta.

Soltanto così, mi dicevo, avrò già quello stato d’animo che prima credevo di dovermi sudare, quella libertà, quella soddisfazione sfavillante che sto anelando da decenni.

 

Le prime settimane è stato stranissimo, come lo sarà per voi: arrivare di colpo in ufficio e dopo anni di atteggiamento angustiato e contrappositivo, tornare ad infondere entusiasmo a me e agli altri, credere in progetti qualsiasi, esser leggero, dimenticare, passare sopra una marea di situazioni pregresse. Non è stato per niente agevole.

Aiuta molto vedere la verità: non è tutto così importante da far diventare ogni cosa questione di principio. Ci sono ben altre priorità e leggerezze nella vita…! Non è mai tutto così angosciante come ho vissuto negli ultimi anni! Basta…!

 

E subito dopo ho iniziato a sentire che la mia opera sul lavoro incideva 5-10 volte di più. Infondeva una direzione a me, alla mia vita, al mio rapporto affettivo, che erano sempre gli stessi, ma proprio questi elementi, persone e situazioni iniziavano a guardarmi in maniera diversa. E io mi accorgevo di stare respirando diversamente.

 

E’ stato in quel periodo che ho incontrato per assoluto caso- ma siamo sicuri che fosse un caso?- la Bioenergetica. E da quel momento ebbi un aggancio quotidiano a degli esercizi corporei ed emotivi, che andavano proprio nella direzione già impressa.

In capo a poche settimane, ero diventato una tale fonte di idee, di proposte, di azioni e di energia che mi arrivarono i primi risultati tangibili. Da ogni parte. Ricordo addirittura telefonate di evidenti felicitazioni di questo nuovo entusiasmo.

 

Il mio condòmino con cui ero stato quasi in causa, dopo solo alcune settimane, mi chiamò in lacrime per confidarmi problemi coniugali. Non ci potevo credere. Poche notti prima non mi faceva dormire, tormentando i miei sogni.

 

La mia compagna riconobbe che ero cambiato incredibilmente. E moltissime situazioni ripresero a girare tra noi.

 

Una notte mi ritrovai a piangere di commozione per questa armonia, sollievo, conforto e speranza. E mentre le lacrime scorrevano veloci, realizzai che appena un mese prima, piangevo per le stesse situazioni, di disperazione.

 

 

Continua le lettura: Leggerezza Profonda: 5. La Burrasca E’ un’Abitudine

Riepilogo:

 

 

 

 

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