L’Emozione Scardina

C’è sempre un’emozione rimossa, preponderante, che occorre riprendere e seguire ed esprimere e far diventare cardine della propria rinascita.

Spesso è la rabbia. Come afferma Lowen: la rabbia è l’emozione che guarisce.

 

Ciò perchè la spinta all’auto affermazione e alla reazione è la più grande che abbiamo.

Ed è anche la più repressa nella nostra educazione famigliare e sociale.

Ma in molti casi può essere una sana tristezza. Nel mio caso, il passaggio cruciale è stato ammettere la paura.

E attraversarla.

E attendere che si trasformasse ogni volta.

A volte sono più d’una emozione a presentarsi e a guidare il cammino.

Ma in ogni caso, c’è sempre un’emozione, in terapia, che guida la trasformazione di Sé.

 

L’Emozione Scardina.

Se non c’è emozione non c’è cammino.

 

L’Emozione Esplode i blocchi caratteriali, come un fiume in piena. E di questa esplosione abbiamo finalmente bisogno: che tutto fluisca.

Quindi, c’è proprio l’istruzione, in terapia bioenergetica:

stai a contatto con questa emozione. Potrebbe essere la cosa più importante della tua vita, ora che l’hai ricontattata.

Avverti chi ti sta vicino da dove viene e che cosa stai facendo. Chiedi di starti vicino in questa evoluzione, non far del male a te e agli altri, ma…

… proprio questa emozione, che sia rabbia o chissà cos’altro… è lì sotto ad ardere da decenni. Chiede spazio. Lasciale spazio.

Permettile che ti guidi. E non che ti travolga. In modo attento e non avventato, certo, ma vivaddio vitale. E vedrai che ricchezza ne viene fuori.

Perché?

Perché quella che tu chiami rabbia, o paura o tristezza o gioia irrefrenabile, è solo energia.

Che avrebbe dovuto fluire e trasformarsi in altre emozioni e renderti libera, ed ora, può finalmente tornare a farlo.

 

Ecco, questo discorso, più o meno, arriva a presentarsi a tutti, ad un certo punto della terapia corporea.

Ed è una rivoluzione degli intenti.

Ci fa uscire dalla testa e dalla volontà. Finalmente.

Non vedevamo l’ora e non lo sapevamo.

E’ come una prospettiva nuova. Una Visione Radicata. Dall’emozione, appunto.
Un respiro moolto più consapevole.
Uno specchio enormemente più vero di noi stessi.

 

Ma insomma: bastava così poco? -ci diciamo. Era sufficiente lasciarsi fluire nel vento delle emozioni ed accettarle per come sono e per come siamo noi?

E dircerlo prima, no, eh?

Dobbiamo ogni volta trovare da soli la strada? Conquistarci con le lacrime e i fendenti sul muso ogni piccola conquista? Sì, è così.

Ma quanta vita nuova?

E che bel respiro ci porta?

Un passaggio, tratto sempre dall’esperienza del fondatore della Bioenergetica, rende bene questo cammino che ciascuno di noi dovrebbe attraversare in terapia:

Essere più vitali e provare più emozioni è spaventoso. Ho lavorato con un giovane il cui corpo era assai poco vitale: era teso e contratto, i suoi occhi erano spenti, il colore della pelle giallastro, il respiro superficiale. Respirando profondamente e facendo alcuni esercizi, il suo corpo divenne più vitale: gli occhi si fecero più brillanti, il colorito migliorò, sentì dei formicolii in alcune parti del corpo, le gambe cominciarono a vibrare.

Ma a quel punto disse: “E’ troppo per me, non lo sopporto”.

Penso che siamo tutti, chi più chi meno, nella situazione di quel giovane.

Vogliamo essere più vitali e sentire di più, ma ne abbiamo paura. La nostra paura di vivere si vede dal modo in cui ci teniamo occupati per non sentire, corriamo per non doverci fermare di fronte a noi stessi, ci stordiamo di alcool e droghe per non sentire il nostro essere. Dato che abbiamo paura della vita, cerchiamo di controllarla o dirigerla. Crediamo che essere trasportati dalle emozioni sia cattivo o pericoloso.
(…)
Richiede che ci fermiamo e che smettiamo di agitarci, che ci prendiamo il tempo di respirare e di sentire. In questo processo possiamo sentire il nostro dolore, ma se abbiamo il coraggio di accettarlo ne trarremo anche piacere.

Se possiamo guardare in faccia il nostro vuoto interiore, troveremo l’appagamento.

Se possiamo attraversare la nostra disperazione, scopriremo la gioia.
E  in questa impresa avremo bisogno di aiuto.

 

A. Lowen, Onorare il corpo, p.124, Astrolabio editore.

 

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