L’Entusiasmo Non è un Episodio

Questo articolo è la continuazione di: Perché ci Sentiamo Ridicoli a Desiderare?

Non Possiamo Fare altro che Appassionarci. Questa è la scoperta. 

Il sentimento di gratitudine cambia la vita. Non il ‘fermarsi a ringraziare’ come io avevo sempre inteso. E’ qualcosa che trascina, trasporta e ci investe potentemente.
E se non c’è l’ho, lo anticipo, perché me lo ricordo bene a tutti i sensi possibili che ho per il tempo in cui l’ho vissuto.
Solo questo ho da fare.
E se ci sono indugi non è perché non hai capito e ancora devi realizzare- come tu ti dici. Ma va’. È perché per qualche motivo a casa tua da piccolo ‘qualcosa’ ti era proibito. Tutto qui. Questo livello di passione ed entusiasmo è ostacolato dentro di te da antiche proibizioni. Caratteriali. Punto.
Ed è bellissimo che che tu lo ammetta una buona volta. Ne abbiamo parlato in Due Prezzi da Non Pagare Più.
Non puoi fare altro. Non c’è altro. Non viene ammesso altro. E la sintesi, la trasformazione, arriverà. Facile e puntuale. Per la legge che è.
Questo è il tornare a vivere che si respira finalmente in terapia. Altrimenti non è, è far finta: leggi se vuoi Chi fa Finta di Far Terapia.

Io come ho detto sono grato per il mio desiderio di aiutare le persone a star sempre meglio e vivere il più intensamente possibile la propria gioia e il proprio potenziale vitale.
Ma non sempre sono stato connesso alla gioia profonda mia e della persona che stavo aiutando.
La soddisfazione intensa e mooolto emozionante del vivere le scoperte di consapevolezza di chi avevo di fronte, credevo fosse episodica e fortunata e insomma, quando arriva, arriva.
Invece era una predisposizione, un allenamento, un ammorbidimento della mia corazza mental caratteriale. Come sempre del resto.
Ma scoprirlo mi ha reso ancora più palpitante.
E’ come quando siamo troppo al telefono o davanti ad uno schermo. Poi ci vuole una boccata d’aria, un cambio di stato.
Ecco. Una predisposizione ormai acquisita come una seconda natura, (stare davanti ad uno schermo, o sempre nella testa, o sempre soli) non ci fa emozionare come dovremmo. Tutto qui.
Quindi dopo aver provato più intensamente e frequentemente questa sensazione di sintesi e di profondo sentimento di connessione al posto giusto e al momento giusto, sono riuscito a sentire il cuore battere più forte e il respiro pienissimo di gioia e soddisfazione, ‘insieme’ alla persona che stavo aiutando. Partecipando con lui o lei e accompagnandolo in questo modo molto di più. Toccandolo emotivamente perché io ero toccato emotivamente.
Prima non la curavo come possibilità.
Sarebbe stato per me, col mio carattere pauroso, morigerato e rispettoso, credere di essere chissà chi. Ma invece oggi è solo intensità. Pura, potente e pastosa nell’erogazione di potenza, come diceva una volta un raro esperto di motociclette.

Vivere potentemente realizzato in anticipo il proprio desiderio, dal più piccolo al più grande, è energia continua che sgorga e sentiamo gli ormoni prodursi e circolare dentro di noi (letterale), avvertendo una decisiva connessione alla fonte, qualsiasi significato rappresenti per voi questa parola: Universo, Verità, Vitalità, Dio o Natura.

Che cosa ti piaceva fare? Non te lo ricordi? E non ti vergogni? E non lo vuoi trovare? Per me era esplorare. Qualsiasi collina. Uscivamo con una corda come se dovessimo scalare una montagna. A 7 anni. E salivamo. Convinti che sul colle di 200 metri avremmo trovato chissà che. Stando in gruppo, vivendo in gruppo ed entusiasmandoci in gruppo. E godendo ogni istante di quei pomeriggi infiniti che finivano sotto i lampioni accesi a giocare. E non è quello che poi ho riscoperto e che faccio ancora oggi e soprattutto sempre di più?

Sapete quante ragazze e ragazzi di molti anni sono ripassati in terapia dai propri 16 anni? Questo è il testo delle risposte di una persona meravigliosa che sta ritornando ad esserlo. Ma che fino ad oggi aveva scelto di vivere la metà e forse un quarto di sé. Che importa se ha 28 o 48 anni?

Io, se torno a come mi sentivo a 16 anni (o all’età migliore per me), e lo vivo come fosse oggi:

Non ho paura di niente
Posso affrontare tutto
Non ho paura di cosa pensa la gente
Libera
Faccio qualunque cosa
Vivo a livello energetico, pratico
Non penso al domani
Penso all’oggi
Passo il tempo a correre, saltare
Salto gli ostacoli
Penso solo a me, solo a me, non penso al resto
Mi sento invincibile.

Lei comunque ne ha solo 28. Ma le sembra ci sia un abisso che la separi dai 16, e una vecchiaia presente e spenta ormai imposta dalla vita che le pesa da quando ne ha 21. Quindi che cosa stiamo parlando, in realtà?
Quel che credevamo fosse privilegio perduto e un’occasione mancata, era solo una porta da riaprire e una serratura da ammorbidire.

Allora fallo anche tu, cos’altro puoi fare?

Io, se torno a come mi sentivo a 16 anni (o all’età migliore per me), e lo vivo come fosse oggi…


E poi rileggi per stagioni intere quelle emozioni che hai evocato e calati in quei panni che sono i tuoi, mentre tu ancora t’illudi fossero solo illusioni da ragazzo.

Scrive Elisabeth Gilbert con la sua anima coerente e specchiata:

Uno degli esempi più fantastici di vita creativa che ho visto ultimamente è quello della mia amica Susan, che ha iniziato a fare pattinaggio artistico a quarant’anni. A dire il vero sapeva già pattinare. Lo faceva da bambina, e le piaceva, ma poi aveva mollato da adolescente quando era ormai chiaro che fosse priva del talento per diventare una campionessa.
Insomma, per il successivo quarto di secolo, la mia amica Susan non pattinò. Perché darsi tanto da fare se non puoi essere la migliore?
Poi compì quarant’anni. Era svogliata. Inquieta. Si sentiva grigia e appesantita. Fece un po’ di introspezione, quel genere di ricerca che si fa ai compleanni importanti. Si domandò quand’era stata l’ultima volta che si era sentita davvero gioiosa e leggera, e… sì: creativa, a modo suo. E con un certo shock, scoprì che erano passati decenni. In effetti era successo quand’era ragazzina e pattinava.
Rendersi conto di essersi negata quell’attività così vitale per così tanto tempo la turbò e le venne la curiosità di vedere se le piaceva ancora. Assecondò questa curiosità. Comprò un paio di pattini, trovò una pista e un istruttore. Ignorò la vocina che continuava a ripeterle di essere ragionevole e di mollare quella follia. (…). Lo fece e basta.
Tre mattine alla settimana, Susan si svegliava prima dell’alba e, in quell’ora intontita prima degli impegni di lavoro, Pattinava. E pattinava, pattinava, pattinava. E le piaceva ancora. E le piaceva anche di più, forse perché adesso -da adulta- era in grado di apprezzare il valore della propria gioia. Pattinare la faceva sentire viva e senza età. (…). Stava facendo qualcosa di sé, qualcosa con sé.
Fu una rivoluzione, nel senso letterale del termine, perché con le giravolte sul ghiaccio ritrovò la vita, giravolta dopo giravolta, dopo giravolta.

Ma attenzione: la mia amica non ha lasciato il lavoro, non ha venduto casa, non ha tagliato i ponti con tutti per trasferirsi a Toronto e lavorare 70 ore alla settimana con un istruttore olimpionico. E no, questa storia non finisce con lei che vince una medaglia. Non è necessario. Anzi, questa storia non finisce. Susan infatti va ancora a pattinare di mattina semplicemente perché pattinare è il modo migliore che ha -apparentemente l’unico- per far scivolare la bellezza e la trascendenza nella sua vita. E desidera passare più tempo possibile in questo stato di grazia mentre è ancora qui sulla terra.
Tutto qui. Ecco che cosa intendo per vita creativa.
(…) Credetemi: una vita creativa è una vita amplificata. Più grande, più felice, espansa, e molto, molto più interessante.

Elisabeth Gilbert, “Big Magic, Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa”,  Edizioni Best Bur.

Continua la lettura con: La Gratitudine Urgente

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Riepilogo:
Il Pedone S’illumina sulla Scacchiera dei Sogni
Vivere il Desiderio Prima che si verifichi
Perché ci Sentiamo Ridicoli a Desiderare?
L’Entusiasmo Non è un Episodio
La gratitudine Urgente

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