L’Evidenza Assoluta del Denaro

C’è un’evidenza assoluta, ma chi ha problemi di denaro non la vuole vedere: coloro che possono spendere non pensano a spendere, pensano a guadagnare.

 

Coloro invece che hanno problemi con il denaro, hanno problemi NON perché non possono spenderli. Bensì perché pensano SOLO a spenderli.
Basta solo 1 secondo per capire questa verità incredibilmente evidente, e cambiare “dentro” questa attitudine. E il gioco dei giochi è fatto.

Vivo di quello che non mi piace.

E mi ossessiono con ciò che mi manca.

Quindi con ciò che farei se avessi del denaro da spendere.

Oppure.

Vivo di quello che mi piace.

 

Vedete? Il contrario della mancanza è il piacere. Non l’avere.

E la prima parte è una dicotomia: non mi piace / mi manca.

La seconda è univoca, semplice e facile: vivo di quel che mi piace e appassiona. E basta. Non c’è un dopo e allora poi…

E non è anche il vissuto delle persone che interpretano la vita in questi due modi?

Per questo, chi sente malessere, si sente sempre diviso in due.
Perché gli hanno proibito tanto tempo fa il piacere, e ora se lo proibisce da solo, dividendosi a metà:

“colui a cui manca sempre qualcosa” (ma è solo un ricordo incolmabile)
e “colui che invece un giorno vivrà finalmente soddisfatto”.

Lo abbiamo visto tante volte in queste note. La ferita ci divide in due. Fuori e dentro. Lontano e vicino. Escluso e incluso.

La mancanza di denaro non è risolvibile. Non è una verità. E quindi il contrario, l’abbondanza di denaro, è solo un’illusione. Per rilanciare ogni volta la divisione in: mi manca/lo raggiungerò.

Ma in questo modo non la vogliamo e non la raggiungeremo mai, l’abbondanza. Perché ci serve solo per mandare avanti e ravvivare la mancanza. Come si fa con le pareti d’estate: una rinfrescata a cosa farei se non avessi mancanza.

E quando invece ci piace qualcosa, iniziamo a pulsare. Semplicemente. E a guadagnare. Ma non ci interessa per prima cosa.
Negli altri lo vediamo più o meno facilmente. In noi è da imparare.

In definitiva, possiamo impiegare il nostro tempo solo in due modi: spendere o guadagnare. Consumare o creare. Tormentarci o illuminare.

Penso.
A.
Quello che non ho.
Oppure.
Penso.
A.
Quello che che mi fa star bene.
Sempre.
Costantemente.
Ogni giorno, ogni momento.

 

E così si arriva naturalmente a iniziare a far diventare questa attività che mi piace una fonte di denaro, ricavo, partecipazione. Anche per poco, per un atto simbolico, come prova. E sentire magari quanto è proibito per me farmi pagare per fare ciò che mi apassiona, per cui sono portato ed è frutto del mio manifestarmi su questa terra.

E voilà, avere di fronte il vero aspetto che poi ha scatenato tutti i problemi, non solo di denaro.

In ogni caso, l’unica cosa da fare, comunque, è stare lì, ogni giorno, a rilassarmi intensamente concentrandomi sempre sulle emozioni che mi provoca quel che mi piace.

E-ogni-giorno-vuol-dire-ogni-giorno.

Guarda che ci cambia letteralmente la vita. Perché da subito iniziamo ad arginare l’emorragia di denaro e non lo dimentichiamo più.
Non è che non sentiremo più le nostre voglie di spendere. Solo che non le agiremo più come prima.
E dall’altra parte, piano piano, tracceremo sempre di più il solco del dedicarci a creare, provare piacere e sentirci pieni e percepire energia e quindi denaro, semplicemente per come viviamo.

Magari ci mettiamo 10 mesi, magari 10 stagioni, ma il gioco è tutto lì e la strada è tracciata.

Voi direte, amici miei: siamo così semplici? Eh, anche di più: elementari.
E l’universo ci spinge ogni istante verso la pienezza.

Quella semplice.

E noi possiamo smettere di andare sempre contromano.

 

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