Lo Schema Elementare della Ferita

Alla fine tutto converge nel fatto che solo se fai delle scelte la partita si muove.

Ne abbiamo parlato ne La Sintesi Azzanna.

Avere un foglio chiaro con un semplice schema vuol dire: guarda che tu vieni da lì.

E quel ragionamento complesso con cui ti stai giustificando, frana di fronte alla constatazione che è semplice: non vuoi sfidare dentro di te gli inarrivabili strali che il tuo destino secondo te ti riserva.

Ecco il vantaggio.

Per esempio il denaro, che tanto ha rappresentato nella mia famiglia e tanto ho dovuto trattare, correggere e alimentare. Senza leggere lo schema, il far quadrare i conti ogni mese era portato avanti con ansia, la solita ansia, se non angoscia o emozione di fallimento e paura di sottofondo.

Guardando lo schema di cui vi parlo tra poco, mi limitavo a dire, di colpo, da un giorno all’altro: è solo denaro e la tua vita sta andando benissimo, se ti rimetti in quel solco (di emme), non sei nella verità, godiamoci la vitaaaa!

E da allora ogni mese ho cercato la leggerezza e l’intensità insieme. E mi è sembrato incredibile. Un semplice schema, un’intuizione e una sintesi. Che bello.

Uno schema elementare serve da colorazione emotiva e vero e proprio squarcio tra le nuvole del sé.

E’ il corollario che ci dà una vera e propria sveglia ogni mattina in cui i pensieri ritornano su binari che ora sappiamo non essere più veri.

Lo faccio su di me l’esempio così come l’ho fatto a suo tempo per orientarmi nella mia terapia e poi ho preso negli anni a farlo fare ai miei clienti.

Prendi un semplice foglio. Mettici al centro la tua emozione ferita (in cui tendi a ricadere ogni volta che senti che si ripetono sempre le stesse situazioni, come se tu vi fossi predestinato, come in una maledizione).

Per me era la paura. Sono nato male durante il parto e quindi ho avuto una paura senza nome alla nascita e poi sono cresciuto in un clima violento e con evidente paura sottostante di mia madre nei confronti di mio padre, il quale aveva improvvisi cambiamenti di umore che creavano un clima generale oggettivamente violento. L’atmosfera a casa era tesa e preoccupata per il lavoro precario e il denaro che mancava, quando non c’era violenza esplicita.

Quindi io ho scritto al centro di questo foglio Paura Preoccupazione Ansia Agitazione

Poi ai lati del foglio e tutto intorno dal centro in su, le cause di queste emozioni e tensioni preoccupate:

Papà è pericolo per me

Ansia senza nome, dalla nascita problematica

Denaro preoccupazione perenne dei miei

Lavoro di mio padre crea ansia per tutti

Imprevisti sempre in agguato

Vita difficile di quando sono cresciuto.

Blocco, immobilismo, da non verità (va tutto bene ma non è mai vero!)


Voi potete mettere, cito solo alcuni casi, ingiustizia, umiliazione, sottomissione, angoscia, tradimento, delusione, rabbia, non valore e così via.

Ora, lasciate uno spazio in bianco bello evidente accanto all’emozione principale che per me era appunto paura, e scriveteci Pretesto del Momento. E poi cerchiatelo come avete fatto per la ferita. 

Ricordo che l’ho tenuto appeso per anni in camera mia, in modo da vederlo mentre andavo in bagno.

E così, ogni santo giorno, mi chiedevo:

qual è oggi il pretesto, la scusa per avere paura?
Hai paura davvero della cosa che ti assilla? E ci sorridevo e sdrammatizzavo.
Per esempio: hai paura davvero di questa situazione di lavoro?
E se fosse sempre la stessa paura di casa tua da piccolo che si ripete?

E mi mettevo letteralmente e a ridere, riprendendo vigore.

Questo mi ha donato lo slancio decisivo per conoscermi e sbloccarmi sul serio e ricondurre tutto alla verità.

E mi ha fatto saltare a piè pari ogni piccola questione del momento considerandola per quello che era: una scusa per attaccarci sopra l’etichetta paura.

Così per voi può essere rabbia, irritazione perenne, fastidio, tradimento, non sentire nulla, non sapere che cosa voglio.

Ho imparato così a sdrammatizzare sul serio e a godermi tutto, dicendo al mio inconscio e quindi anche ai miei sogni preoccupati: sì, sì, oh se è vero! Ma smettila cretino che va davvero tutto bene!”.

Ed ha funzionato alla grande. Uno strumento così piccolo ha portato così grandi risultati.

Nella parte inferiore del foglio ho aggiunto e cerchiato come sopra le conseguenze invece positive.

Mai più paura – Gioia pura – Connessione – Piacere – Relazioni significative – Esprimermi – Trovare il mio scopo in questa vita – ballare – Suonare – Cantare – Vivere per aiutare ogni santo giorno – Mai più Contro nessuno – Sempre di più verso ciò che desidero – Con tutto me stesso. 


Questo semplice schema ha prodotto anche come vedete un modus, un’attitudine all’auto analisi: Cosa succede infatti se non fa effetto? Se l’emozione che mi fa star male è un’altra?

A me ha portato ad individuare e ad ammettere che c’era dell’altro.

Per esempio mio padre non essendoci, ha provocato almeno altre due disfunzioni: una è il mancato sostegno, l’umiliazione per il fatto che qualsiasi cosa facessi lui non mi vedeva, quindi io non valgo. Il bambino così fa. Semplifica. E questa è la mia prima disfunzione, una dinamica narcisistica.

E, la seconda, è il rifugio simbiotico in mia madre e poi con tutte le donne della mia vita, con cui ero troppo un tutt’uno.

Quindi non ho fatto altro, nel tempo, che aggiungere due altri fogli e due altri schemi.

Il primo con Umiliazione, Non Valore e Mi manca il Sostegno, e non poteva essere altrimenti, perché mio padre ignorava me come ignorava mia madre. E scrivendo accanto Pretesto Del Momento.

E poi il secondo con ricatto, non posso separarmi, non posso andare, non sono libero. E accanto Pretesto del Momento.

Lo so che vi si stanno aprendo le cataratte del cielo perché è come se stessi parlando di voi, ma è così. E’ semplice! Ed è vero: siamo tutti uguali. Seguiamo tutti gli stessi schemi.

Gli schemi sono sempre gli stessi, tutte le cause vere scritte intorno alle emozioni ferite e, accanto, uno spazio vuoto con Pretesto del Momento.

E da qui, una sensazione di verità e di fluidità e di bellezza e di gioia di vivere, che ha ripristinato l’entusiasmo del bambino, del filo rosso che avevo sempre avuto e che per forza di cose avevo smarrito dentro di me.

Cosa sentivo allora la mattina, magari paura o preoccupazione per qualcosa? Sapevo che non era vero e che non era per “quella cosa” che avevo realmente paura, e l’affrontavo per prima cosa. Oppure sentivo che non valevo? Ricordati lo schema: non varrai mai, dentro di te, perché allora non valevi per qualcuno che avrebbe dovuto essere importante. Ma adesso vali tu per te e tu sostieni te. Se LUI ci fosse stato ti avrebbe insegnato questo. E quindi mi tranquillizzavo, immaginavo di abbracciarmi dentro di me e andavo avanti mooooolto più sereno e rappacificato.

E così con la simbiosi: ho iniziato a parlare con la mia compagna di quel tempo e le ho detto: sento che tu non sei d’accordo e stai male se io vado e faccio e mi realizzo, ma so -perfettamente- che è una menata mia. E’ così? Ed era invariabilmente così.

Insomma, disinneschiamo bombe emotive che sono solo residuati bellici di guerre passate e nemmeno sostenute da noi, in cui ci siamo potuti solo adattare, barcamenare, per sopravvivere in qualche modo.

Un’ultima sottolineatura. Cosa succede -mi chiedono- se la mia famiglia non ha avuto tutte queste disfunzioni? E se c’è stato amore e sostegno e tutto il resto, e io invece mi sento male comunque?

E’ il bello della terapia caratteriale- rispondo io.

Ognuno di noi ha le proprie disfunzioni. E un mancato gelato può valere dentro la mente elementare di un bambino tanto quanto l’assenza di un genitore.

Ecco la verità.

Le scelte educative, tipo metterla su un piano di potere: “tu figlio sei sotto di me. Adesso siamo qui 6 ore (letterale) fino a che non finisci di mangiare e di fare i compiti, e vediamo chi vince”.

Oppure su una rinuncia al ruolo genitoriale perché non se ne ha la forza.

Oppure ancora un’alleanza tropo stretta col figlio come fosse un proprio amore adulto, provocano le dinamiche caratteriali su cui lavoriamo allo stesso modo di disfunzioni enormi. E a volte di più.

Anzi, se tu hai avuto problemi conclamati ed evidenti, sei anche avvantaggiato dalla vita perché non puoi non lavorarci, altrimenti stai proprio male, e quindi puoi riscattarti e diventare ‘migliore’ cioè con più spessore e maturità, perché sai di più cos’è la vita. Che poi è ciò che interessa alla natura: il miglioramento per la conservazione della specie.

Se invece non hai avuto grosse disfunzioni, ma senti lo stesso un disagio evidente, ti convinci sempre di più di due cose: che il disagio è tuo, ontologico, viene da te e non da ciò che hai vissuto. Perché i tuoi genitori sono evidentemente brave persone. E che non ci si può lavorare, perché appunto è tutto tuo e interiore e non può cambiare perché non sai nemmeno bene cos’è. E questi due errori ti ingarbugliano parecchio l’esistenza.

Quindi gli schemi di cui sopra valgono sempre. Che tu sia Gazzella o Leone. E le emozioni parassite, come le chiamiamo in Analisi Transazionale perché rubano l’energia a tutte le altre, ci sono per ogni persona che voglia conoscersi di più e stare sempre meglio.

Dice il papà di tutti noi, A. Lowen (ognuno poi deve trovarsi il padre che desidera e di cui ha bisogno, è questa poi la dinamica necessaria, no?) che tutte le terapie riuscite rappresentano un po’ un fallimento, perché le persone vengono in terapia per essere salvate e noi le accompagnano viceversa ad affrontare qualcosa nella direzione contraria alla fuga e all’analisi delle lore paure.
E questa è semplicemente La Vita.

Vai all’articolo correlato: La Sintesi Azzanna.

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