Leggerezza Profonda: 49. Luce Comanda Colore

Il grande inganno della ferita?

Se mi apro lo prendo in quel posto.

Se resto chiuso scelgo di prenderlo in quel posto, ma almeno lo decido io.

 

Sulla ferita ci lavorano davvero in pochi. E con un linguaggio psicanalitico, non così concreto come nella Trasformazione Caratteriale di Stephen M. Johnson, così ricco di spunti.

Far parlare la ferita evita che lei, risentita, ci parli negli altri 2 modi possibili:

  • attraverso i sintomi del corpo
  • o gli impedimenti, i blocchi e i temi irrisolti che continuano a ripetersi.

 

Mi ha detto ieri Alberico, di cui abbiamo già parlato in queste pagine.      

Il mio mal di schiena mi sta parlando. Mi dice:

Devo sempre guadagnarmi tutto, non riuscire, fare fatica, vivere a disagio, costantemente assediato. Perché è giusto. Io questo mi merito.
Ha ragione mio padre.
Allora mi posso costringere alla facilità e alla leggerezza.
Pulire ogni giornata con tutto me stesso. Ogni giorno.
Altrimenti tutto mi riporta lì, il minimo pulviscolo che mi preoccupa, mi fa sentire tutta l’enormità della ferita.
Tutto ritorna ad essere sproporzionato.
Mentre io invece sono il cielo.
Sono il cielo, non sono le nuvole.
Le nuvole passano.
Il cielo luminoso c’è sempre.
Splende il sole dentro.
Io curo la luce.

Se sto nel filo rosso che unisce ciò che mi ha fatto vibrare nell’immediato passato alla tessitura dei momenti futuri in cui mi potrò emozionare ancora…

…mi esprimo al meglio di me, senza aspettare…

… non alimento più i pensieri ricorrenti a tizio e a caio e ai problemi che loro mi portano per poi risolverli.

Io vivo di luce.

E non recedo più.
Resto con tutto me stesso nei territori dove io alimento luce e non sto mai più nei territori dove tu mi porti al buio.
Non continuo a procrastinare i circoli viziosi dove io sto con te e in cui tu mi porti malessere.
Perché altrimenti uso te per tornare in quei territori bui della mia ferita.
In realtà è tutto dentro di me.
Altrimenti perché certe situazioni e persone mi fanno sempre lo stesso effetto da decenni?

 

Poi, certo -rispondo io- se si sviluppa anche una pratica corporea, bioenergetica o di altra natura, si sta ancora meglio, ma solo se queste condizioni di luce, emozione e pienezza sono pulite in noi. Altrimenti staremo con il mal di schiena a tendere la schiena con una brutta immagine dentro.

Ogni sintomo passa davvero, di qualsiasi natura esso sia, se lo si vive immaginandolo nel territorio della luce.

Se invece indugio per coazione a ripetere, per mera abitudine nei territori del buio e voglio dare luce dal buio, vince comunque il buio.

Un altro esempio che io percorro riguarda i bambini. Con chi ha bambini viene più facile. Ma rende l’esempio anche prendere come riferimento il nostro bambino interiore.

Immagina, illustro al cliente, che tu sia davanti al tuo bambino. E che un fascio di luce esca da te a lui e ritorni ancora più arricchito. Come ti senti? Bene? E’ facile, non è vero?

Ora, questa luce, immagina di estenderla da te e dal tuo bambino a chiunque altro, prima positivo per te e poi via via a qualcuno che ti porti problemi. E scoprirai quanto, in questa luce che comanda colore, avremmo detto da bambini, il malessere con quella persona si resetti, non abbia più senso, dentro di noi. E ci permetta così di staccare, di nutrirci di altro, di atmosfere benefiche.

Mentre è normale che sia difficile dare luce e risolvere quella persona e quel problema dentro di noi se lo immagino nella atmosfera della famiglia o dell’ufficio dove si sviluppa abitualmente il problema. E dove il colore lo comanda lui.

Nessuno comanda il nostro colore. Questa è la verità.

Allora devo avere un posto mio.

Illuminato. Dove il sole splende anche di notte. E non devo averlo fuori.

Molte persone vengono in terapia solo per far brillare qualcosa dentro.

 

Posso avere sempre il mio posto privato dove far splendere il sole. Ne abbiamo bisogno tutti più di respirare.
Il Segreto è tutto qui: quando ho qualcosa che mi guida dentro, nulla mi condiziona o mi blocca. Ed essendo un’esigenza primaria, se non lo curo, di colpo mi troverò a vedere, pensare, alimentare, il buio. Non ci sono alternative.

 

Conclude Alberico:

Io vivo di Luce

Ormai so cos’è che mi ha fatto vibrare nell’ultimo mese.

Se c’è un pensiero non pulito, lo lavo nelle vibrazioni del filo rosso che unisce tutti i momenti passati e presenti che mi collegano a momenti futuri in cui mi do luce e immagino bellezza e emozione potente, respiro e risate e coinvolgimento e pienezza.

Ciò che affronto si scioglie.

Ciò che fuggo m’insegue.

Curo la luce. Ci respiro dentro.

E basta.

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