Mai Farsi Prendere dalla Ferita. 9 Passi Risolutivi per la Pienezza

  1. Mai farsi prendere dalla ferita. Il primo passo è sempre non credere a se stessi.
  2. Il secondo è: Mai identificarsi quando si sentono sempre le stesse paure, o derive o pensieri malsani. Ego-distonia mentre prima era ego-sintonia totale. Non mi identifico più con il limite. Mai più.
  3. Il terzo: parlarne sempre, tirar fuori, condividere, non vergognarsi mai. Con chiunque. Meglio se con esperti.
  4. Il quarto passo risolutivo è farci costantemente un lavoro interiore sopra, che cambia, evolve appunto solo se sento continuità nella consapevolezza delle mie dinamiche. Quindi dal benessere che non abbandono mai. Non per star bene solo un minimo e poi chissà.
  5. Il quinto è rendersi così conto che noi esseri umani addirittura sentiamo di star bene solo se ci percepiamo nel solco della consapevolezza interiore che progredisce. Questo è il segreto preziosissimo. Cercare di stare non solo meglio bensì sapendo come si fa e perché funziona. E poterlo ripetere. Questo ci dà la reale gioia coinvolta.
  6. E ciò arriva ‘a ricasco’ sulla relazione. Va da sé infatti che l’ ‘attacco’ al lavoro sulla ferita investe anche la relazione, ogni relazione, e ci fornisce un rimando sul fatto che siamo dentro o fuori le relazioni, proprio rispetto a se sentiamo o non sentiamo progressione, scambio e consapevolezza interiore. Consapevolezza e relazione sono direttamente proporzionali.
  7. Quindi relazione d’amore, d’amicizia, di lavoro, famigliare, o di terapia, funziona solo se siamo nel solco dello scambio di consapevolezza e progressione prima di tutto interiore. Al contrario, ogni relazione non funziona se siamo bloccati dentro, piantati sul posto. Pensate un po’ alle conseguenze notevoli di questo assunto di base.
  8. Pertanto: o io decido che vado avanti avanti avanti comunque e sempre, e sono totale come quando ero bambino e lo sono anche con te, ‘altro’, chiunque tu sia, dando per scontato che siamo identici e destinati a tutta la gioia possibile e allo scambio più proficuo possibile, oppure mi tengo, trattengo e intrattengo sempre con le stesse atmosfere di prima. E non scambio più niente con nessuno.
  9. In terapia, ci sono pertanto due grandi modus operandi. Quando la persona di fronte è bloccata nella ferita. E quando invece il nostro cliente è finalmente inserito nella relazione proficua e progredente. Con sé e con gli altri. E glielo facciamo notare come punto di alleanza notevole. Connessi con il terapeuta e attraverso lui, alleanza vitale con se stessi.

 

In una recente seduta di gruppo, ha colpito tutti noi quanto abbiamo tutti un limitatore che ancora tenderebbe a compromettere e a relativizzare il lavoro su di sé:

A. Continua a condividere quanto senta ogni volta ancora di dover fare fatica, una fatica incredibile negli esercizi corporei e nelle esperienze emotive. Tutti noi allora ci alziamo in piedi e recitiamo davanti a lui la stessa recita, camminando nello spazio, mettendo in evidenza il ridicolo del suo atteggiamento, che lo limita di nuovo come sempre. E lui alla fine si mette a ridere di sé come tutti. Con una preziosa informazione svelata a se stesso.

B. Continua a condividere quanto sia preoccupata per una questione fisica oggi, che le impedisce di vivere serena. Sta meglio, sempre meglio, per carità… ma sa che è la preoccupazione di turno, mentre prima era il lavoro, prima ancora le relazioni… e sono tutte preoccupazioni che a giro ritornano.
E noi ci alziamo e mettiamo in evidenza, tutti  insieme camminando, questo suo giro infinito, e le facciamo il verso, inducendo in lei e in noi la verità: possiamo abbandonare tutti la recita di questa nostra fandonia che ci raccontiamo. E vivere pienamente.

E così facciamo per C, che è sempre alle prese con la convinzione che certo, può star bene, ma facendo sempre un’attenzione minuziosa, smodata, ossessiva, a non abbandonarsi nelle relazioni e a trattenersi nel coinvolgimento. Perché poi tutti ti fregano.
E con D, che ogni volta non crede mai di potersi così coinvolgere e vivere pienamente. E ogni volta invece si scopre nella gioia e nel coinvolgimento.
E infine con E, che fosse per lei, tenderebbe sempre a stare nel rammarico del livello che non riesce a raggiungere piuttosto che nella pienezza del risultato gioioso e giocoso e di piacere totale che può raggiungere.

E’ così che alla fine di questi rispecchiamenti, ci alziamo e ci prendiamo per mano e ci salutiamo saltando e gridando a squarcia gola Grazie Grazie Grazie, infinitamente coinvolti e con la luce negli occhi finalmente liberata.

 

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