Accettazione Incondizionata: 6. Il Caso di Marc

“Dovete sapere quando accettare il rifiuto e rifiutare l’accettazione.“

Ray Bradbury

 

Nel punto Le 5 Ricette e la Trasformazione del Carattere, abbiamo detto che Marc era angustiato e teso a livelli insostenibili. E per lui contava solo risolvere, risolvere, risolvere.

Ma anche Jenny, ad esempio, la moglie di Marc, nel corso di un’esperienza, confessò apertamente di vedere ogni mattina, fin da quando era ragazzina, delle immagini terribili dentro di sé: che succedeva qualcosa ai propri familiari, che i progetti sarebbero andati male e che, se non avesse fatto tutto come doveva essere fatto, una catastrofe! E solo per colpa sua.

Quindi, sia moglie che marito, a questo punto del cammino, erano di fronte alla necessità che qui chiamiamo il primo nucleo di cambiamento interiore per la trasformazione del carattere: Accettazione Incondizionata della realtà. In questo caso è l’esigenza di attenuare il negativo, svelare l’assurdità di certe scelte e reindirizzare tutta la propria esistenza.

All’età di 48 anni, dopo 15 anni di questa vita, Marc, il marito di Jenny, aveva sviluppato un abbassamento notevole della vista e soprattutto dell’udito, disturbi diffusi del sonno e intolleranze alimentari gravi. In sostanza, un invecchiamento precoce, in cui aveva letteralmente consumato la propria esistenza, proprio come diceva la moglie, la quale non aveva disturbi psico-fisici, ma a scapito di realizzazione mancata sul lavoro, abitudini rigide e determinate su non poter guidare o lavorare più di un tot, sempre alle proprie condizioni e senza la capacità di poter fare alcun compromesso.

La necessità che io prospettai a loro come naturale, fu proprio quella di accettare la realtà: avevano nella testa e nel cuore un mare di emozioni negative.

Prendemmo allora a ragionare insieme -entrando in profondità con vere e proprie domande strutturate- su quanto il loro comportamento fosse automatico, irragionevole e sconsiderato.

E quanto invece le vere risposte erano lì, a portata di mano.

Come sappiamo, il livello di cambiamento o è emotivo o non è. Allora, rappresentai a Marc, davanti alla moglie, qual era il suo stato psicofisico, mettendo per terra dei simboli:

  • 1 era il suo udito
  • 2 la sua vista
  • 3 la sua schiena, e così via.
  • E poi dall’altro lato qualcosa che rappresentasse i suoi problemi economici: disposti nello spazio a coprire quasi tutto il percorso della sua vita, passata e soprattutto futura.

(Fatelo! Provateci: scrivete i vostri problemi ricorrenti su dei post-it e disponeteli nello spazio davanti a voi. Avrete la rappresentazione evidente di che cosa non va!

E la spinta che state cercando per interrompere questa catena!)

Solo in quel momento, pur sapendolo perfettamente, entrambi i coniugi realizzarono davvero che era impensabile rilassarsi solo al termine del pagamento dei loro debiti, perché era previsto dopo altri 15-18 anni da quel giorno (!).

Lo sapevano razionalmente, ma Marc non lo aveva mai compreso e accettato emotivamente.

E lui allora fece qualcosa di cui aveva necessità da anni: staccò la corrente, e si sciolse, letteralmente, come una macchina a cui si tolga tensione. Poi allungò le braccia, si ri-allacciò alla moglie e iniziò a piangere come se non ci fosse un domani.

 

Ma facemmo un passo in più. Che rappresenta il vero mutamento di stato dell’Accettazione Incondizionata.

Chiesi a Marc d’immedesimarsi -per le successive due settimane- non solo sulla sensazione di potersi rilassare; gli chiesi di più: immaginare che non li avrebbe mai raggiunti. Letteralmente. Che questi obiettivi, essendo caratteriali, andavano avanti non solo sui debiti, ma su qualsiasi area della propria esistenza, da sempre.

Ogni suo gesto si basava sulla necessità di avere una mancanza, un debito di qualsiasi forma fosse, per andare avanti. Ed era –pensate un po’- un’abitudine imparata in famiglia, ma che per Marc era divenuta un’ossessione. Tutto qui.

Dovevamo solo evidenziare la traccia comune, il fil rouge, e accettare che questa mancanza, inadeguatezza, questo suo doversi costantemente sforzare, era e sarebbe stato sempre lì, insito in lui -nella sua postura, energia, abitudini, maschera e molla vitale dell’ego.

Senza consapevolezza, si sarebbe inventato, come mille altre volte, infiniti modi per sbattersi e giustificare il suo restare tesissimo.

Lui e Jenny si voltarono uno verso l’altra all’unisono, colti nella verità.

E io li tranquillizzai: se l’effetto non disorienta, allora non è abbastanza utile.

Da quel giorno, Marc ha iniziato ad ascoltare, percepire, ricordare da dove viene tutto questo, ma senza più agire automaticamente le sue istanze antiche.

Questo primo stadio, l’Accettazione Incondizionata, si concretizza:

  • nel vedere come stanno realmente le cose
  • e nel non raccontarsela più.

Si torna così a nutrirsi di consapevolezza.

In terapia, è uno dei risultati più solidi, importanti. Rendersi conto delle disfunzioni del proprio comportamento. Ma per farlo occorre essere radicali e affrontare tutto.

Poi ci si allena, semplicemente, a:

  • staccare la testa dei problemi
  • imporsi di distrarsi
  • rendersi conto dei danni che facciamo agli altri con le nostre ossessioni -ai bambini per esempio
  • dedicarsi a pensieri molto diversi
  • affrontare le cose come stanno
  • fare le giuste azioni o telefonate per risolvere le questioni, e non per aggravarle
  • evitare allarmismi
  • parlarne più spesso
  • esprimere le proprie emozioni sempre e comunque
  • non tenersi tutto dentro
  • affrontare le proprie paturnie con ironia e riderci su: “mi sento preoccupato in modo assurdo, ma so che ci devo ridere su. E adesso almeno ne parlo…”.

Di solito si ottiene sempre attraverso un confronto con qualcun altro: un amico, un parente, un terapeuta. A volte basta un libro.

Vuol dire aggirarsi settimane, mesi, stagioni, senza più i vecchi scopi e sentirsi di doversi riprogrammare completamente.

E’ come una fotografia reale, ad una specie di raggi gamma, non visibile se non con occhi diversi, attenti a certi segnali che in realtà sentiamo da una vita e conosciamo fin troppo bene. E poi cercare di ridefinire le priorità dell’esistenza.

 

Quante volte lo abbiamo fatto? Innumerevoli, vero?

Solo che occorre sapere che cosa si fa, come mai funziona o non funziona, e strutturare così il reale mutamento di prospettive e di vita.

Altrimenti accade quando capita, se si ha la fortuna di avere qualcuno con cui farlo, oppure in modo casuale e solitario, se non abbiamo neanche un cane che ci ascolti.

 

Così iniziò a fare anche Jenny: dopo aver visto l’effetto positivo sul marito, non poteva più tirarsi indietro.

Leggi Il Caso di Jenny

 

Prosegui la lettura: Accettazione Incondizionata: 7. Il Caso di Jenny

 

Scopri di più sull’Accettazione e sulla Partecipazione a 4 Serate per una Piccola Felicità

 

Riepilogo:

 

 

Torna a:

Approfondimenti:

 

Conferenza Gratuita 1 Dicembre 2016, 20,30

5 Ricette per una Piccola Felicità

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.